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Povero Frattini 2

questa la notizia di oggi:

la Nato ha deciso di prolungare per altri 90 giorni la missione militare in Libia, Unified Protector. Lo hanno reso noto fonti diplomatiche. La scadenza, prevista per il 27 giugno, è stata posticipata al 27 settembre. 

E adesso come la mette il povero Frattini con la Lega che già non è molto contenta della sberla elettorale. Le 4 settimane promesse con tanta enfasi e con un voto del Parlamento sono appena passate e adesso ce ne vogliono altre 12. Forse chiedere scusa sarebbe un atto di educazione.
pubblicato da lucianoconsoli il 1/6/2011 alle 19:48
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tags: Libia Frattini lega

Un pensiero per Scajola

Un anno fa manifestavo dei dubbi sulla vicenda Scajola ( http://lucianoconsoli.ilcannocchiale.it/2010/05/04/il_caso_scajola.html ) ma sono rimasto una voce nel deserto anche tra i miei congiunti. Oggi ritorno sull'argomento per il recente ritrovamento della lista della spesa di Anemone. E la domanda è sempre la stessa: dopo un anno di indagini dei magistrati come mai il Signor Scajola non ha ricevuto nessun atto, non è indiziato ne indagato per qualsivoglia reato? E allora ripeto a chi voglia sentire: se crediamo nei magistrati quando indagano su Berlusconi perchè non usiamo lo stesso metro di giudizio su Scajola? E a questo punto dico qualcosa in più: vi è mai passato per la mente che Scajola non è dell'ala dura del Pdl e forse l'ala dura lo ha voluto fare fuori un anno fa da Ministro e adesso che torna sulla scena lo vuole nuovamente neutralizzare con lo stesso metodo? Boffo, Fini e compagnia bella insegnano. Meditate gente, meditate.
pubblicato da lucianoconsoli il 26/5/2011 alle 15:16
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tags: scajola pdl

Povero Ministro Frattini


6 maggio 2011
"La conferma arriva oggi dal ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Sulla fine delle operazioni militari ci sono ipotesi realistiche che parlano di 3-4 settimane», ha detto il ministro sottolineando che «ipotesi ottimistiche dicono invece pochi giorni»"

24 maggio 2011
Notte di raid aerei della Nato su Tripoli, forse i più intensi da quando a fine marzo sono iniziate le operazioni dell'Alleanza Atlantica contro il regime di Gheddafi. Le incursioni hanno avuto inizio attorno all'una (la mezzanotte italiana) e avevano come obiettivo in particolare la zona di Bab Al-Aziziya, quartier generale di Gheddafi. Testimoni affermano di aver udito una quindicina di esplosioni. Il governo libico ha reso noto che i bombardamenti hanno provocato almeno tre morti e 150 feriti.

Dai Frattini che ce la puoi fare. Manca ancora una settimana. Poi intanto tutti si saranno dimenticati della tua bugia in ossequio alla Lega e potrai continuare a mentire.


pubblicato da lucianoconsoli il 24/5/2011 alle 13:0
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tags: libia frattini lega

Vecchia guardia

Starò diventando vecchio, ma nel clima incandescente di questi anni trovo refrigerio solo nelle parole di uomini da rottamare, secondo alcuni presuntuosi, che potremmo chiamare della vecchia guardia. Oggi è il turno di Paolo Cirino Pomicino, il celebre Geronimo di due divertenti libri e di tanti articoli.  E' uno dei 24 uomini politici della prima repubblica che è stato condannato per finanziamento illecito al partito della Dc, ha affrontato il processo con dignità e ha scontato la pena. Dal 2007 ha un cuore nuovo, ma l'acutezza e la verve polemica di sempre. Intervistato oggi da La Stampa ha detto:
" Questi vent'anni saranno seppelliti a breve tra il pianto per le macerie delle Istituzioni e il riso delle tante sciocchezze che vengono dette" 
"Sa cosa avrebbe fatto Berlusconi se fosse stato un democristiano? Avrebbe scelto un nuovo Presidente del Consiglio, conservando la carica di Presidente del partito, avrebbe risolto i suoi problemi giudiziari con dignità e così avrebbe spiazzato tutti."
E ad una domanda sul prossimo ballottaggio a Napoli, la sua città, Pomicino ha risposto:
"Non so dire chi vince, ma di certo chi perde: la città, comunque vada. Da un lato c'è un gruppo dirigente nato e cresciuto a Casal di Principe e Sant'Antimo, non certo la Silicon Valley della politica. Dall'altra un 45enne che si ritiene l'uomo della provvidenza, l'angelo vendicatore, con una idea personalistica rifiuta l'apparentamento col Pd e Sel."
Come dargli torto?
pubblicato da lucianoconsoli il 23/5/2011 alle 13:7
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tags: napoli dc prima repubblica cirino pomicino

giù le mani da Real de Catorce

Riporto di seguito la denuncia di Pino Cacucci sull'ennesimo scempio che si sta perpetrando alla cultura, alla natura e alle tradizioni di un luogo magico come Real de Catorce in Messico. Se volete potete firmare le petizioni in fondo. Ancora è possibile fermare lo scempio.

http://www.feltrinellieditore.it/BlogAutore?id_autore=155756&blog_id=14




 
Wirikuta: multinazionale ottiene concessione per devastare la zona di Real de Cator
 


Wirikuta minacciata da devastanti miniere 


Che cos’è?
Wirikuta (o Hiricuta) è il nome in Wixarika (la lingua parlata dal gruppo indigeno Huichol) della regione circostante lo storico paese di Real de Catorce, situato nel nord dello stato messicano di San Luis Potosí. Si tratta di una regione di particolare rilevanza planetaria per l’insieme del suo patrimonio culturale e naturale.

Che cosa sta succedendo?
Il Ministero dell’Economia ha fornito 22 concessioni minerarie – alcune delle quali risalenti a oltre un secolo fa e altre ad anni più recenti – per l’estrazione dell’argento in Wirikuta, il luogo sacro del Popolo Wixárika. Questo non è stato minimamente consultato, contravvenendo così alla legislazione vigente in Messico.
Più del 60% delle concessioni assegnate si trovano nel territorio della Riserva naturale e culturale di Wirikuta, protetta in quanto classificata come zona di sfruttamento sostenibile dell’agricoltura, di recupero, di sfruttamento speciale e di uso tradizionale. La parte prevista per l’attività mineraria ha tali restrizioni che renderebbe impossibile un’operazione del tipo di quella prevista dalla First Majestic.
Dal 1999, inoltre, Wirikuta è stata dichiarata dall’UNESCO uno dei 14 siti naturali sacri del mondo che devono essere protetti.
Questa situazione, assieme ad alcune politiche pubbliche applicate in diversi stati del paese, hanno prodotto una serie di violazioni dei diritti umani fondamentali del popolo Wixárika, accompagnate dalla distruzione di alcuni siti sacri.
Parlare di Wirikuta, significa riferirsi a un territorio vivo in cui, lungo un’antichissima rotta tradizionale, il popolo Wixárika ricrea il cammino degli antenati affinché continuino ad ardere le candele della vita. Lungo questo percorso ci sono fonti sacre e luoghi in cui vivono e parlano gli antenati, lo stesso cammino e ogni passo sono sacri. [Si tratta del tragitto attraverso il deserto che conduce, in sacro pellegrinaggio da compiere preferibilmente a piedi, gli indigeni Huicholes dallo stato di Nayarit, dove vivono, fino al Cerro Quemado, la loro montagna sacra posta nella Sierra de Catorce, a 4/500 chilometri di distanza].

Il contesto
Il deserto Chihuahuense, eco-regione in cui è situata, è una delle tre aree semidesertiche biologicamente più ricche del pianeta. Wirikuta ospita una notevole biodiversità di flora e di fauna, e si distingue per le cactacee, i rettili e gli uccelli; in particolare, qui vivono esemplari di Aquila Reale, simbolo vivente del Messico, specie che è in cima alla lista del programma nazionale di conservazione di specie prioritarie.
A Real de Catorce e dintorni, inoltre, vi è il maggior numero di siti con valore storico patrimoniale dello stato di San Luis Potosí: costruzioni, fattorie, lastricati e acquedotti. Vi si trovano importanti vestigia paleontologiche e archeologiche, tra le quali la più antica orma umana scoperta in Messico, risalente a circa 31.000 anni fa.

Petizione. Che cosa vogliamo come Frente?
1) Che venga rivista l’attività mineraria nella zona di Wirikuta, data la sua importanza eco-culturale, e in maniera particolare, le concessioni acquisite dall’impresa First Majestic Silver Corporation.

2) Che la SEMARNAT- CONANP (Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali – Commissione Nazionale delle Aree Naturali Protette), conceda alla Riserva Statale la categoria di Area Naturale Protetta Federale (c’è un decreto di Area Naturale protetta del Governo di San Luis Potosí).

3) Che l’INAH (Istituto Nazionale di Antropologia e Storia) dichiari la zona nord della Sierra de Catorce come Paesaggio Culturale.

4) Accelerare i lavori che l’associazione Conservación Humana AC, in coordinamento con la Direzione del Patrimonio Mondiale dell’INAH, stanno portando avanti per ottenere la nomina del Cammino a Wirikuta nella Convenzione del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

5) Produrre campagne di informazione e per la presa di coscienza sia livello mondiale, che a livello locale nella Sierra di Catorce e tra le comunità Wixaritari.

6) Creare progetti di sviluppo sostenibili e alternativi alla miniera tossica nella Sierra di Catorce e in Wirikuta.


Come puoi aiutare:

Firmare lettere alle autorità nei seguenti siti:

http://www.salvalaselva.org/mailalert/650/plata-para-el-mercado-global-destruccion-para-los-huicholes-en-mexico
e
http://salvemoswirikuta.blogspot.com/2010/12/cultural-survival-frenan-la-mina-y.html 

Firmare la petizione
http://www.thepetitionsite.com/2/proclamation-in-defense-of-wirikuta/


Mantenersi in contatto con la posta elettronica

Ulteriori informazioni:
Español
http:// frenteendefensadewirikuta.org
http://venadomestizo.blogspot.com
http://salvemoswirikuta.blogspot.com

Ingles
wixarika.mediapark.net/en/index.html
theesperanzaproject.org/tag/wixarika/
 
pubblicato da lucianoconsoli il 6/5/2011 alle 15:1
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tags: Real de Catorce Messico Pino Cacucci

Le parole di Obama

Ecco il discorso pronunciato dal presidente Barack Obama in tv con l'annuncio dell'uccisione di

Osama Bin Laden.


«Buona sera. Questa notte posso riferire al popolo americano e al mondo che gli Stati Uniti hanno condotto

un'operazione nel corso della quale è stato ucciso Osama Bin Laden, il leader di al-Qaeda, un terrorista

responsabile della morte di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti.

Quasi 10 anni fa una chiara giornata di settembre è stata resa buia dal peggiore attacco della storia contro il

popolo americano. Le immagini dell'11 settembre stanno bruciando la nostra memoria collettiva: aerei dirottati

che attraversano il cielo sereno di settembre, le Torri Gemelle che crollano, il fumo nero che si alza dal

Pentagono, i rottami del Volo 93 a Shanksville, in Pennsylvania, dove i cittadini eroici hanno prevenuto altro

dolore e distruzione. E comunque sappiamo che le immagini peggiori erano quelle che il mondo non aveva visto.

Una sedia vuota a tavola durante la cena. Bambini costretti a crescere senza la loro madre o il padre. Genitori

che non avrebbero mai conosciuto la sensazione dell'abbraccio dei loro bambini. Quasi 3mila cittadini ci sono

stati portati via, un buco nei nostri cuori.

L'11 settembre del 2001, nel nostro momento di dolore, il popolo americano si è riunito. Abbiamo dato una

mano ai nostri vicini e abbiamo donato il sangue ai feriti. Abbiamo rafforzato i nostri legami agli altri e il nostro

amore per la comunità e per il Paese. Quel giorno, indipendentemente dalla nostra provenienza, religione, razza

o etnia, eravamo uniti come una famiglia americana. Eravamo anche uniti nel nostro proposito di proteggere la

nazione e di portare i responsabili di questo brutale attacco davanti alla giustizia. Abbiamo scoperto in fretta che

gli attacchi dell'11 settembre erano stati organizzati da al-Qaeda, un'organizzazione guidata da Osama bin Laden,

che aveva apertamente dichiarato la guerra agli Stati Uniti eD era deciso a uccidere persone innocenti nel nostro

Paese e in tutto il mondo. E così siamo andati in guerra contro al Qaida per proteggere i nostri cittadini, i nostri

amici e i nostri alleati.

«Negli ultimi 10 anni, grazie al lavoro instancabile ed eroico del nostro esercito e di esperti

dell'antiterrorismo, abbiamo fatto enormi passi avanti. Abbiamo fermato in tempo attacchi terroristici e

rafforzato la nostra sicurezza interna. In Afghanistan, abbiamo eliminato il governo dei talebani, che forniva a

bin Laded e ad al-Qaeda nascondigli sicuri e sostegno. E in tutto il mondo abbiamo lavorato con i nostri amici e

alleati per catturare o uccidere numerosi terroristi di al-Qaeda, tra cui alcuni che avevano partecipato

all'organizzazione degli attacchi dell'11 settembre. Eppure Osama bin Laden aveva evitato la cattura ed era

fuggito dall'Afghanistan in Pakistan. Nel frattempo, al-Qaeda ha continuato a operare lungo il confine tra i due

Paesi e tramite gruppi affiliati in tutto il mondo. Così, poco dopo l'entrata in carica, ho istruito Leon Panetta, il

direttore della Cia, di uccidere o catturare bin Laden come la priorità numero uno nella nostra guerra contro al-

Qaeda, anche se continuavano gli sforzi per interrompere, smantellare e sconfiggere la sua rete.

Poi, ad agosto scorso, dopo anni di accurato lavoro della nostra intelligence, sono stato informato di una

possibile pista che portava a bid Laden. Non era per niente certa e ci sono voluti molti mesi per seguirla. Nel

frattempo ho incontrato più volte il mio team di sicurezza nazionale ed eravamo riusciti a raccogliere più

informazioni secondo cui bin Laden si trovava all'interno del Pakistan. E infine, la settimana scorsa, ho deciso

che avevamo abbastanza informazioni per passare all'azione e ho autorizzato un'operazione volta a prendere bin

Laden e condurlo davanti alla giustizia. Oggi, sotto la mia supervisione, gli Stati Uniti hanno lanciato

un'operazione mirata contro un complesso di Abbottabad, in Pakistan. Una piccola squadra di americani ha

condotto l'operazione con straordinario coraggio e capacità. Nessun americano è rimasto ferito. Hanno preso

misure necessarie per evitare vittime civili. Dopo una sparatoria hanno ucciso Osama bin Laden e sono in

possesso del suo corpo».

«Per più di due decenni, bin Laden era stato il leader di al-Qaeda e un simbolo e ha continuato a ideare

attacchi contro il nostro Paese, contro i nostri amici e alleati. La morte di bin Laden è il più importante successo

finora negli sforzi della nostra nazione per sconfiggere al-Qaeda. Eppure la sua morte non segna la fine dei

nostri sforzi. Non c'è dubbio che al-Qaeda continuerà a organizzare attacchi contro di noi. Dobbiamo rimanere

vigili, e lo faremo, sia in casa nostra che all'estero. Mentre lo faremo, dobbiamo ribadire che gli Stati Uniti non

sono e non saranno mai in guerra contro l'islam. Ho detto chiaramente, così come aveva fatto il presidente Bush

poco dopo l'11 settembre, che la nostra guerra non è contro l'islam. Bin Laden non era un leader musulmano, era

un assassino di massa di musulmani. Infatti al-Qaeda ha ucciso molti musulmani in tanti Paesi, tra cui quello di

bin Laden.

Perciò la sua morte dovrebbe essere accolta da tutti coloro che credono nella pace e nella dignità umana.

Negli anni, avevo più volte chiarito che avremmo intrapreso azioni all'interno del Pakistan solo sapendo dove si

trovava bin Laden. Ed è questo che abbiamo fatto. Ma è importante notare che la nostra cooperazione

nell'ambito dell'antiterrorismo con il Pakistan ci ha permesso di localizzare bin Laden e il complesso in cui si

stava nascondendo. In effetti, bin Laden aveva dichiarato guerra anche al Pakistan e aveva ordinato attacchi

contro il popolo pakistano. Stanotte ho telefonato al presidente Zardari e il mio team ha anche parlato con i

colleghi pakistani. Sono d'accordo anche loro che si tratta di una giornata positiva e storica per entrambe le

nazioni. E più avanti è importante che il Pakistan continui a lottare insieme a noi contro al-Qaeda e i gruppi

affiliati».



Assolutamente condivisibile, m una domanda sorge spontanea: Perchè, secondo gli ordini di Obama, le forze speciali non hanno "assicurato alla giustizia" Bin Laden? Ha reagito, ha fatto fuoco o è stata una esecuzione? Non è un particolare irrilevante, anche perchè le forze speciali dicono di aver prelevato le due moglie e i figli piccoli di Bin Laden.

pubblicato da lucianoconsoli il 2/5/2011 alle 19:22
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tags: Obama Bin Laden Pakistan democrazia

Bin Laden "terminato"

Ieri la notizia della morte di un figlio di Gheddafi e di tre suoi figli sotto le bombe della Nato a tripoli, Questa mattina Bin Laden "terminato" nel suo rifugio a 70 kilometri da Islamabad in Pakistan. Scene di giubilo nelle piazze, a Bengasi, Misurata, New York e Washington. Vedendo le immagini di quelle manifestazioni ho provato un senso di imbarazzo e fastidio. Gioire per la morte dell'assassino dei tuoi familiari, dei tuoi amici, è un sentimento comprensibile ma dal mio punto di vista inaccettabile. Rappresenta la sconfitta della democrazia. La nostra forza, la nostra diversità, come democrazie, sta proprio nel fatto che riusciamo ad assicurare anche ai nostri più acerrimi nemici, un giusto processo. Cedere alla vendetta, all'occhio per occhio, dente per dente è una regressione, un cedimento ai nostri valori. Dimostriamo di essere più forti militarmente forse, ma la democrazia vincerà solo quando dimostrerà la sua forza morale, la fermezza nei suoi principi di giustizia. Ma forse sono solo un idealista. 
pubblicato da lucianoconsoli il 2/5/2011 alle 10:6
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tags: democrazia Bin Laden Gheddafi

In Cile non dimenticano



Nel giorno della beatificazione di Karol Wojtila sembra che qualcuno in Cile non dimentichi questa immagine del 1987. Papa Luciani nel suo breve pontificato ebbe a dire che quando sarebbero arrivati in paradiso ci avrebbero trovato, oltre ai Santi, molte persone semplici e sconosciute. Se è vero, ma non ci credo, Wojtila in Paradiso non incontrerà Pinochet ma le sue vittime. E forse dovrà dare qualche spiegazione. 




pubblicato da lucianoconsoli il 1/5/2011 alle 7:33
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tags: Cile Wojtila Pinochet

Monsieur Battisti ?


Lula ha deciso: il pluri omicida Battisti resta per ora in Brasile. Ne capisco poco di trattati internazionali ma il buon senso mi dice che se un Paese democratico condanna una persona, dopo vari gradi di giudizio, un altro Paese democratico non può rifiutare l'estradizione. Ma ripeto, ne capisco poco e lascio ad altri avventurarsi in queste interpretazioni. Sono però una persona molto curiosa a cui piace ascoltare, e voglio raccontare  una storia che gira in Brasile. Come è noto Battisti è stato molti anni in Francia, tutti lo sapevano e lo accoglievano nei circoli letterari della capitale. A un certo punto è diventato una presenza imbarazzante per i transalpini e gli amici parigini come Fred Vargas hanno pensato bene di farlo partire. Il viaggio verso l'altra parte dell'oceano è stato organizzato sotto il discreto controllo dei servizi anche perché il Battisti è entrato in Brasile con passaporto francese, essendo il suo italiano trattenuto in Francia. All'aeroporto carioca erano ad attenderlo distinti signori che chiamandolo "Monsieur Battisti" gli fanno passare la dogana e lo accompagnano al suo alloggio, già predisposto e organizzato. Per due anni tutto è filato liscio e Battisti ha vissuto tranquillo e beato con passaporto francese in terra brasiliana in una casa che aveva più microspie che libri. Un giorno tornando a casa trova tutto in disordine, le microspie erano sparite e al posto del passaporto francese Battisti ritrova quello italiano. Miracoli della scienza. Il nostro assassino, con insolito acume, intuisce che qualcosa stava per succedere e avvisa subito La cara Fred e gli altri rivoluzionari da salotto parigino. Ma il tempo è tiranno e al mattino seguente, uscendo da casa come ogni mattina, viene avvicinato da agenti dell'Interpol che lo arrestano su mandato di cattura internazionale. A quel punto le cose si mettevano male. Potevano venire fuori le connivenze franco-brasiliane e l'intrigo sarebbe stato veramente internazionale. Ma l'allora Ministro della Giustizia Brasiliano, Tarso Gerso, acerrimo avversario di Lula, indovinate che si inventa? Lo fa arrestare per ingresso illegale, poi condannato a due anni di carcere dalla Corte di Rio, e avendo Battisti chiesto l'asilo politico rovescia su Lula la decisione finale. l'Interpol è fatta fuori, per i momento, c'è tempo per far scomparire tutte le prove dell'intrigo e Lula si becca la patata bollente a fine mandato, anzi nell'ultimo giorno. Ed eccoci qui a richiamare il nostro ambasciatore per consultazione e se fosse per La Russa dichiareremmo anche la guerra al Brasile. E in tutto questo i francesi che dicono?
Comunque buon anno, domani è un altro giorno... si vedrà 
pubblicato da lucianoconsoli il 31/12/2010 alle 15:45
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tags: Battisti Lula Tarso Gerso

un ricordo e un consiglio


Mio nonno materno, si chiamava Giuseppe ma per tutti era Peppe, faceva il ferroviere. Era un bell’uomo, alto e magro, con un portamento naturale che gli conferiva eleganza e dignità. Amava la musica classica, l’operetta, ed era un divoratore di libri. Romano “da sette generazioni” non aveva mai accettato di mettersi la “pecetta”, come la chiamava lui, cioè quel piccolo distintivo che durante il fascismo veniva “consigliato”a tutti di tenere sul bavero della giacca o della divisa. Per questo lo avevano spostato a Sassari a staccare i biglietti sul treno locale Sassari-Macomer. Lì nacque mia madre, che pur avendo vissuto solo pochi anni nella città natale dei Cossiga e dei Berlinguer, andava orgogliosa delle sue origini isolane. Ci penso spesso a mio nonno, non solo perché mi manca ma anche perché i suoi racconti, le sue storie, il suo rigore e il suo spirito libero e indipendente, sembrano così stridentemente in contrasto con quello che mi capita di vivere. I suoi racconti sono stati il mio Salgari, mi hanno fatto sognare avventure che sapevo essere realtà. Mi ha fatto vivere sul fronte del Carso nella prima guerra mondiale e mi sono appiattito con lui in trincea sentendo i morsi della fame. Ho riso delle furbizie per arrivare in fureria per salvarsi la vita e non morir di fame. Ho camminato dopo il coprifuoco per portare messaggi ai compagni dell’antifascismo clandestino. Ho conosciuto quella famiglia di ebrei nascosti in casa nostra e mi sono infilato in quello splendido nascondiglio sotto la finestra della stanza da letto, con un buco per l’aria, che fascisti e tedeschi non hanno mai scoperto. Tutto era bello raccontato da nonno Peppe, anche la fame e la paura, il moschetto e la ritirata nel fango, l’esilio e le bombe. E c’era anche un altro racconto che gli chiedevo spesso di ripetermi. Dai nonno – gridavo - raccontami di quando ti arrestavano perché doveva passare il Duce. E lui, paziente, raccontava. “Eravamo qualche centinaia, non di più, ed eravamo diventati tutti amici. Quando leggevamo su Il Messaggero che ci sarebbe stata un’adunata con il Duce e qualche dignitario straniero preparavamo la nostra piccola valigia. Non sapevi mai quanto prima ci sarebbero venuti a prendere e per quanto ci avrebbero tenuti a Regina Coeli o in qualche altro posto. Così tenevamo sempre pronta la valigia con qualche cambio, non più di due anche perché non li avevamo, un po’ di pane, chi poteva formaggio o addirittura un salame, e qualunque cosa avessimo per stare al caldo. Quando meno te l’aspetti, eccoli a casa senza troppe spiegazioni che portano via con loro. A volte mi vennero a prendere anche sul lavoro, e ti puoi immaginare la faccia dei miei colleghi. Quando tornai al lavoro dopo il primo “prelievo” mi sentivo come un appestato,nessuno mi parlava, nessuno si avvicinava. Poi qualcuno ci ha fatto l’abitudineo ha preso coraggio e le cose sono andate meglio. Una volta raccolti tutti i“sovversivi”, che saremmo stati noi, anarchici, comunisti, socialisti o anche gente che secondo me non c’entrava niente, ci sbattevano in grandi cameroni e ci lasciavano lì. Sapevi quando entravi ma non quando ti lasciavano uscire. E così si cominciava a cercare di passare il tempo. C’era un napoletano che aveva sempre delle carte e apriva la sua bisca. Ci si giocava quello che si aveva, ma le fiches più comuni erano le sigarette. Io non giocavo, non perché non mi piaceva, ma perché mi piace di più fumare e sapevo per certo che avrei perso le mie adorate Alfa. Con un altro gruppo di “sovversivi” avevamo creato quasi un club letterario. Ognuno di noi doveva portare un libro, ci mettevamo in un angolo per non essere disturbati da quelli che urlavano per le carte o per la zecchinetta, e leggevamo dieci pagine a turno, a voce alta. E sai ciacetto che succedeva dopo un po’? (ciacetto era il mio nomignolo che solo lui e mia madre utilizzavano). No nonno dimmelo, che succedeva? Dai racconta, dai – rispondevo come se fosse un coito interrotto-.

Succedeva che quelli che non avevano niente di meglio da fare cominciavano ad avvicinarsi per ascoltare,prima con fare distratto poi sempre più avvinti dalla storia, si accomodavano alla bene e meglio, e per noi fondatori del club quello era il segnale convenuto per far scattare il “reclutamento”. Il primo che finiva le sue dieci pagine, invece di passare il libro al successivo di noi, con fare del tutto normale, lo passava al nuovo arrivato. Dovevi vedere le facce di quei poveretti. Paura, stupore, orgoglio, felicità. In qualche secondo vedevi tutte le emozioni in quei volti, ma mai nessuno si è rifiutato di leggere le sue pagine. Anzi no, due lo fecero, anche rumorosamente, alzandosi e tirandoci il libro. Capimmo solo dopo che non sapevano leggere e li arruolammo nel nostro club “ad onorem” senza obbligo di lettura. Certo non avevamo molti libri a disposizione, ma tra tutti i classici andavano alla grande, Dante, Guicciardini, Cavalcanti, Omero, Stendhal e addirittura il Cantico delle Creature di San Francesco. Era la nostra televisione, passavamo ore a leggere e ascoltare e nessuno fiatava. Nelle pause, per andare a turno al bugliolo a fare pipì, si scatenava il finimondo. Tutti a chiedere, a commentare, a interpretare quello che avevamo appena ascoltato. E questa era la parte più divertente perché noi fondatori potevamo “interpretare”, dare la linea insomma. C’era uno di noi che chiamavamo il professore, anche se era impiegato all’anagrafe, che sapeva parlare veramente bene e convinceva tutti. Un giorno un ciabattino, un vero mago nel riparare le suole, mi prese da parte e mi fece una confessione che non dimenticherò mai: Sor Giuse’ vi posso chieder un favore? Certo, dite Sor Michè- risposi-. Se un giorno non ci porteranno più in galera per far passeggiare il capoccione (così chiamavamo tra noi il Duce) ci potremmo rivedere tutti e continuare a leggere altri libri?. Certo sor Michè, ma voi provate a leggere pure da solo e magari poi ci vediamo e ne parliamo – gli risposi -. Hai capito ciacetto che cosa era successo? Avevamo seminato il grano nel deserto e stavano spuntando le prime spighe”.

Che volete che vi dica, questo racconto mi è tornato in mente proprio oggi quando ho letto di Dasp, “fermi preventivi” e tessere per i manifestanti.  Mi auguro che tutto ciò non avvenga, ma se non riuscissimo a fermarli avrei un consiglio da dare a quei ragazzi che mercoledì potrebbero essere prelevati dalla polizia per non farli partecipare alla manifestazione: portatevi un libro e leggetelo a voce alta. 

pubblicato da lucianoconsoli il 19/12/2010 alle 18:22
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tags: fascismo studenti libertà
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