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la prima vittima in Honduras

 Ho cercato inutilmente sui giornali italiani qualche notizia o analisi su quello che sta succedendo in Honduras. Neanche un rigo. Ho fatto qualche telefonata ma le linee sono talmente disturbate che sono appena riuscito a captare qualche frase smozzicata ma la parola "muertos" l'avevo capita e mi ero allarmato. Ho navigato per le agenzie internazionali fino a quando, con un dispaccio delle 20,30 è arrivata la prima conferma dalla reuters: un uomo di 65 anni, simpatizzante di Zelaya è stato ucciso da un colpo d'arma da fuoco esploso dalla polizia antisommossa schierata intorno all'ambasciata brasiliana dove si è rifugiato il deposto Presidente. In una corrispondenza da Tegucigalpa trasmessa dalla CNN il cronosta ci raccontava che questa mattina la gente è scesa in strada ma non per manifestare o andare al lavoro ma per fare scorte nei supermercati di tutti i generi di prima necessita. Molti supermercati hanno esaurito le scorte e sarà difficile rifornirsi. Il coprifuoco è stato esteso dalle nove della sera alle sei di mattina, polizia e militari presidiano i punti strategici e i quattro aereoporti internazionali dell'honduras sono stati chiusi. Questa mattina il rappresentante brasiliano all'ONU riconfermando la protezione della sua ambasciata a Zelaya aveva anche ammonito il Presidente a non fare dichiarazioni che esasperassero gli animi ma invitassero al dialogo. Si è saputo anche che nell'ambasciata brasiliani della capitale honduregna non c'è solo Zelaya ma molti familiari e circa un centinaio di altri collaboratori del Presidente. Senza acqua ed energia per alcune ore se la sono vista brutta, poi le forniture sono state riallacciate, ma il segnale è arrivato forte e chiaro: Micheletti non molla, anche se ha dichiarato che Zelaya potrebbe restare solo a condizione che accetti le prossime elezioni indette per il prossimo mese di novembre. Ed è proprio intorno a questo spiraglio che si gioca la partita diplomatica, anche se Zelaya anche oggi non ha smesso di incitare i suoi sostenitori dai microfoni della tv venezuelana Telesur del suo sodale Chavez con frasi tipo: libertad o muerte. Le ultime notizie sembrano averlo accontentato. Prima l'Honduras si togliera dai piedi Zelaya e Micheletti e prima riprenderà il suo cammino nella democrazia. Staremo a vedere. Per ora piangiamo un altro povero honduregno morto per le smanie di potere.
pubblicato da lucianoconsoli il 23/9/2009 alle 23:39
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tags: Zelaya Micheletti Honduras
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