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Guatemala - secondo atto.

L'altro giorno tutto il mondo è stato colpito da quel video registrato da un avvocato Guatemalteco prima di essere assassinato. Quelle prime parole ancora risuonano nelle teste di tutti noi: Se vedrete questo video sarò morto... Purtroppo noi abbiamo visto quel video e il povero avvocato è stato ucciso sulla sua bicicletta da sicari spietati. Dopo l'emozione e lo sconcerto avevo fatto una agghiacciante ipotesi: che qualcuno, probabilmente i suoi assassini, avessero costretto l'avvocato a registrare quelle dichiarazioni, magari promettendogli salva la vita. Quell'ambientazione del video, con il panno azzurro dietro le spalle, quel tavolo spoglio, forse gli occhi stessi dell'avvocato mi avevano fatto sospettare. Mi auguravo che altri avessero ripreso questi miei stessi sospetti e avessero indagato. Fino ad ora non ho trovato nulla, ma i fatti cominciano ad arricchirsi di particolari che rafforzano i miei sospetti. Il giorno dopo la divulgazione del video, un giornalista di destra, un certo Mario David Garcia, parlando nel suo programma radiofonico aveva detto di sentirsi minacciato anche lui, che lo avrebbero ucciso come l'avvocato, perchè era stato lui a registrare quel video con le accuse a Alvaro Colom. Il presidente Colom aveva reagito duramente e sapendo la poca credibilità e la corruttibilità della giustizia guatemalteca aveva chiesto e ottenuto che le indagini fossero affidate alla CICIG, la Commissione Internazionale contro l'impunità in Guatemala, una organizzazione appositamente costituita sotto il controllo dell'ONU. La CICIG aveva accettato l'incarico e ha cominciato le indagini. Oggi la prima notizia: Il video fu registrato nell'ufficio di Mario David García, un giornalista indagato per aver appoggiato un colpo militare contro Vinicio Cerezo nel 1988 come risulta dalla relazione della Commissione Per il Chiarimento Storico, una commissione della verità creata dalle Nazioni Unite per stabilire gli abusi commessi durante la guerra civile (1960-1996). Nel frattempo Colom ha ricevuto l'appoggio dei 250 alcalde (una sorta di sindaci-governatori) del Guatemala e domenica prossima sono state annunciate due grandi manifestazioni, una contro e l'altra a favore del Presidente. E' evidente che ora si tenterà la strada dello scontro di piazza, magari con qualche morto, per destabilizzare ancora di più la fragile democrazia. E quando il Paese cadrà nel caos, vedrete che il capo dei narcotrafficanti, El Cachote, miracolosamente fuggirà.
Ma dove sono finiti i giornalisti di guerra? Possibile che nessuno dei nostri quotidiani abbia i soldi e la curiosità per spedire un inviato a seguire questa situazione? Dopo aver riportato la notizia del video-accusa nessuno ha piu informato i lettori di quel che sta succedendo. Tutto si brucia in una emozione e poi si dimentica. Questa non è informazione.
Alla prossima puntata.

pubblicato da lucianoconsoli il 15/5/2009 alle 23:6
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tags: guatemala Alvaro Colom onu narcotraffico

El Salvador alla svolta



 Oggi è un bel giorno per tutti i democratici e liberali. Ieri si sono svolte le elezioni Presidenziali nel piccolo Stato centro americano di El Salvador e i circa 6,5 milioni di salvadoregni hanno scelto di cambiare.  

Mauricio Funes, candidato del fronte Farabundo Marti per la libertà nazionale, o Fmln, ha ottenuto il 51,3% dei voti contro il 48,7 andato al partito conservatore di governo, Arena.

Si tratta di una vittoria storica per la sinistra in un paese in cui è ancora vivo il ricordo della guerra civile protrattasi dal 1980 al 1992 in cui sono morte 75.000 persone, molte delle quali uccise dagli squadristi di destra, le famigerate Brigate della Morte, ispirate e organizzate dal dittatore D'Aubuisson, del partito Arena, fino a ieri al potere ininterrottamente. Pensate che a questo mascalzone, dopo la pace del 1992 fu concessa l'amnistia e il titolo di "figlio meritevole de El Salvador" anche se erano state accertate le sue responsabilità quale mandante dell'assassinio dell'Arcivescovo Oscar Romero.

Centinaia di sostenitori dell'Fmln sono scesi in piazza a festeggiare la vittoria abbracciandosi e lanciando fuochi d'artificio nella capitale. Il mio cuore è con loro. una nuova speranza si accende in Centro America. Mauricio Funes è un giornalista, ha lavorato per la CNN, non è un estremista. Questa vittoria non è solo una festa per El Salvador ma rappresenta un ulteriore passo avanti per il mio amico Alvaro Colom, Presidente del Guatemala con cui confina. 

pubblicato da lucianoconsoli il 16/3/2009 alle 10:22
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tags: El salvador Mauricio Funes Alvaro Colom Guatemala Oscar Romero

Quattro Paesi uniti contro il narcotraffico.


 
Distratto dalle vicende nostrane ho tralasciato in questi ultimi giorni di commentare quello che avviene nella mia seconda patria oltre oceano. Nel novembre scorso, in un interessantissimo viaggio di lavoro avevo conosciuto due Presidenti di altrettanti Paesi del centro america, Guatemala e Panamà, e avevo scritto qualcosa sul tema. Ieri finalmente arriva la notizia che Messico, Colombia, Guatemala e Panamà hanno posto le basi per sviluppare una nuova fase della lotta al narcotraffico, con un maggiore livello di organizzazione di quello che esiste attualmente tra i quattro paesi. Riuniti per quattro ore a Città di Panamà, i Presidenti del Messico, Felipe Calderón; della Colombia, Álvaro Uribe; del Guatemala, Álvaro Colom, e del Panamà, Martín Torrijos, hanno concordato nella valutazione che il crimine organizzato rappresenta un rischio per la stabilità sociale e la governabilità democratica non solo dei loro Paesi ma dell'intera area centro americana. Davanti a questa prospettiva, i quattro Presidenti si sono impegnati a redigere accordi bilaterali e multilaterali per affrontare il crimine e, in un futuro prossimo,
"prevedere la sottoscrizione di uno strumento giuridico unico ed aperto alla firma di altri paesi della regione." Tra le misure adottate nell'incontro, le quattro nazioni hanno stabilito le forme per velocizzare lo scambio di informazione e rafforzare la cooperazione nell'intervento sulle iniziative del crimine organizzato. Nel suo discorso, il Presidente messicano Calderon ha denunciato che la principale difficoltà "è che ancora, a livello continentale, la criminalità è organizzata, mentre gli stati di questa area agiscono ancora separatamente." Calderon, Colom, Uribe e Torrijos hanno finalmente capito che la guerra al narcotraffico non si vince in maniera individuale, bensì con una strategia comune contro un flagello che non conosce frontiere.  Adesso manca solo che Barak Obama, dopo il suo insediamento, appoggi queste iniziative e aiuti questi Paesi ad uscire dall'incubo della violenza. Un caro pensiero a Alvaro Colom, coraggioso Presidente del Guatemala. Oggi è un po meno solo.
pubblicato da lucianoconsoli il 17/1/2009 alle 19:10
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tags: messico obama guatemala colombia narcotraffico panamà alvaro colom calderon alvaro uribe torrijos

18 mila pallottole al mese

Per capire i rischi che corre un uomo come Alvaro Colom basta dara qualche numero. Il Guatemala è un paese con appena 3 milioni di abitanti. Circa il 30% vive a città del Guatemala. L'esercito fino al 1996 si è macchiato delle piu abominevoli atrocità e per questo oggi, in base al trattato di pace, è stato ridotto ad appena 9.500 unità. La polizia dispone di 20.000 uomini, ma con un altissimo livello di corruzione. L'ordine in realtà è assicurato, per chi se lo può permettere da più di 150.000 agenti dei corpi di polizia privata, armati fino ai denti. Poi ci sono le Maras, le bande giovanili che si combattono per il controllo del territorio, composte prevalentemente dai 25.000 che gli Stati Uniti hanno rispedito in Guatemala dopo averli espulsi dal Paese delle opportunità. Ma la cosa che più colpisce è la legge sul porto d'armi: ogni cittadino può disporre di tre pistole con 6.000, dico seimila, pallottole per ogni pistola al MESE !!!! Una disponibilità di 18.000 pallottole al mese. Colom ha cominciato a incidere su questo stato abberrante delle cose riducendo a 500 pallottole al mese per pistola, ma anche questa piccola modifica gli è costata cara, avendo seduti in Parlamento i rappresentanti dei produttori di armi. Attualmente il macabro bilancio delle statistiche segnala in 17 al GIORNO le vittime da arma da fuoco. Appena sbarcato a Ciudad de Guatemala ad sempio mi hanno informato che la mattina stessa avevano trovato cinque corpi crivellati di colpi e decapitati a due isolati dal palazzo Presidenziale, in pieno centro. Con tutto ciò il Presidente Alvaro Colom prosegue il suo lavoro, e noi qui a ridere delle battute di Berlusconi.
pubblicato da lucianoconsoli il 10/12/2008 alle 17:39
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tags: armi guatemala alvaro colom

Una persona perbene.

Il 24 novembre scorso ho incontrato Alvaro Colom, il presidente della Repubblica del Guatemala. Ho potuto registrare una breve intervista con Colom che andrà in onda a gennaio su Red tv, canale 890 di Sky. Non sono, per natura,  esposto a facili entusiasmi. Anni di delusioni nel genere umano mi hanno costruito una scorza di diffidenza e scetticismo. Eppure confesso che questa volta quella scorza è stata trapassata come il burro dalla semplicità e dalla tranquillità di questo uomo alto e smilzo, apparentemente debole e fragile. Una persona per bene, forse un eroe. Lasciandoci con affetto al termine del colloquio ho chiesto a Colom se avesse paura. La sua risposta è stata terribile: "Vedi, so benissimo che se esco vivo da questa esperienza vorrà dire che ho fallito".  Buon lavoro Presidente!







pubblicato da lucianoconsoli il 10/12/2008 alle 10:45
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tags: red guatemala alvaro colom
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