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La libertà di stampa in Venezuela


 Il caudillo democratico Hugo Chavez, dopo aver chiuso una emittente tv nazionale e ben 34 radio adesso ha lanciato l'attacco contro Globovision nel suo ultimo proclama televisivo "Alò Presidente". Il consiglio nazionale dei giornalisti venezuelani ha lanciato un appello per la libertà di stampa che riporto di seguito. Ovviamente nessun collega italiano ha dato la notizia.




Colegio Nacional de Periodistas

La Junta Directiva Nacional del Colegio Nacional de Periodistas
CONSIDERANDO las declaraciones del presidente de la República, Hugo Chávez Frías, el día 21 de noviembre durante su programa «Aló, Presidente» haciendo un llamado a los poderes del Estado, entre ellos al Judicial y a la Fiscalía General de la República, órganos independientes según la Constitución vigente, para que tomen «acciones» contra el canal de noticias Globovisión, en virtud de ser  propiedad de en virtud de ser  propiedad del señor Guillermo Zuloaga, quien tiene pendiente en Venezuela un proceso judicial en su contra; y  a quien el primer mandatario calificó de «criminal» y acusó de «traición a la Patria» en el citado programa;
CONSIDERANDO que Globovisión como empresa de comunicación se ha mantenido dentro del marco legal establecido y que su línea editorial no representa delito en una sociedad democrática, tal como lo es Venezuela, según la Constitución vigente, aprobada en referendo en 1999 y ratificada en 2007;
CONSIDERANDO que las sanciones legales contra un ciudadano y sus propiedades deben ser producto de un juicio justo, donde el acusado tenga derecho a la defensa, y no de decisiones tomadas o sugeridas por un elemento ajeno al Poder Judicial, como lo es el Presidente de la República,
CONSIDERANDO que este llamado se produce en un ambiente de hostigamiento, censura, discriminación, y ahogo económico por parte del gobierno nacional y de algunos de los regionales, sobre todo aquellos aliados del gobierno, hacia los medios de comunicación independientes y sus periodistas;
CONSIDERANDO que desde los más altos cargos del gobierno nacional se ha esbozado y defendido una «hegemonía comunicacional» como política de Estado, idea que debilita la democracia, que se basa en la diversidad de opiniones, por lo que lejos de cerrar, someter y amedrentar a medios y periodistas, un gobierno que se denomina democrático debe ante todo propiciar la discusión, la tolerancia y el respeto a las ideas;
CONSIDERANDO que el presidente Chávez tiene el precedente de haber decretado el cierre de RCTV anunciando su decisión de no renovarle la concesión del espacio radioeléctrico, y que para ello utilizó las pantallas de la red televisiva nacional para su anuncio;
CONSIDERANDO que tras el cierre de RCTV y de 34 emisoras de radio independientes el espectro informativo venezolano se ha oscurecido en cuanto a la diversidad de voces, lo que ha mermado la variedad de la opinión y ha disminuido la libertad de expresión, al generar sintonía de algunos medios con la línea editorial oficial o la autocensura, así como también, ha habido una marcada contracción del mercado laboral de los periodistas;
RESUELVE RECHAZAR las amenazas abiertas del presidente de la República, Hugo Chávez Frías, en contra de Globovisión y les EXIGE a las autoridades apegarse indiscutiblemente a los lineamientos establecidos por la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela y a su sistema legal, donde se establece el principio fundamental de la separación de los poderes públicos (Artículo 136). Asimismo, el Colegio Nacional de Periodistas SE DECLARA EN ALERTA y le ADVIERTE al pueblo de Venezuela que de concretarse cualquier «acción» que vulnere el derecho a la disidencia, al pensamiento crítico, a la libre circulación de ideas, al acceso a la información pública o a la manifestación, se estaría acabando con el sistema de libertades, entre ella la de expresión, en los que se fundamenta la democracia.
Junta Directiva Nacional del CNP

Caracas, 23 de noviembre de 2010

pubblicato da lucianoconsoli il 1/12/2010 alle 11:19
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tags: venezuela Hugo Chavez libertà di stampa

Chavez si arma e Lula si difende



"Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha annunciato l'acquisto dalla Russia di missili con una gittata di 300 chilometri. "Abbiamo firmato degli accordi militari con la Russia", ha dichiarato parlando ai suoi sostenitori dal balcone del palazzo presidenziale di Caracas, al ritorno da Mosca, "sapete che gittata hanno? 300 chilometri e non mancano l'obiettivo". Chavez ha assicurato di "non voler attaccare nessuno" e ha spiegato che le nuove armi saranno usate "contro qualsiasi minaccia, da dovunque possa arrivare".

Negli ultimi mesi e' salita la tensione tra il leader populista bolivariano e la Colombia, che ha firmato un accordo militare con gli Usa che prevede la presenza di soldati americani in molte sue basi per la lotta al narcotraffico e alla guerriglia di sinistra. Il presidente venezuelano non ha fornito dettagli sulle armi acquistate da Mosca, ma negli ultimi anni Caracas ha gia' investito 4 miliardi di dollari per il suo arsenale che comprende anche 24 caccia Sukhoi Su-30, decine di elicotteri e 100mila fucili d'assalto AK. Il Paese latino americano e' anche in trattativa per la fornitura di 100 carri armati T-72 e T-90."

Questa notizia arriva dopo quelle dell'acquisto di armi anche dalla Cina e dall'Iran, una vera escalation militare del caudillo venezuelano, che come è stato dimostrato ampiamente rifornisce anche le Farc e le altre organizzazioni paramilitari legate al narcotraffico. Immagino che Oliver Stone su questo argomento non girerà nessun film e i plaudenti del festival del Cinema di Venezia diranno che Chavez fa bene, per difendersi dall'imperialismo di Obama.Il problema è che nel raggio di 300 chilometri c'è anche il Brasile di Lula, che sempre in questi giorni, oltre a scoprire enormi giacimenti di petrolio nel mare di fronte a Rio de Janeiro ha anche firmato con i francesi un contratto per acquisto di sommergibili ed aerei da guerra.

pubblicato da lucianoconsoli il 13/9/2009 alle 10:15
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tags: Hugo Chavez Venezuela Brasile Lula Obama guerra america latina

Honduras: golpe su golpe

Quello a cui stiamo assistendo in Honduras non è un golpe di Stato, ma ben due illegalità che si sovrappongono e minacciano la fragile unità raggiunta nel continente latino americano in questi ultimi mesi. Vediamo i fatti: il Presidente eletto Manuel Zelaya propone un referendum popolare che si doveva tenere proprio oggi, 28 giugno 2009, per cambiare la Costituzione dell’Honduras in modo da poter eliminare l’impossibilità di rielezione per più mandati allo stesso Presidente. Esattamente quello che ha fatto qualche mese fa il suo protettore e gran elemosiniere di petrolio Hugo Chavez. Il Congresso dello Stato ( il Parlamento eletto ) non appoggia la proposta del Presidente e all’interno dello stesso partito di Zelaya molti si dichiarano contro. Il Tribunale Supremo Elettorale dichiara illegittima la consultazione referendaria e si appella alla Corte Suprema della Fiscalità ( che presiede all’applicazione delle leggi) che da ragione al Tribunale Elettorale. Ma Zelaya si appella al popolo e tira dritto sostenendo in un recente comizio che bisognava passare dalla democrazia rappresentativa a quella partecipativa, mettendo in discussione quindi anche il Congresso dei deputati eletti dal popolo. A questo punto il Presidente, come capo supremo dell’esercito ordina al capo di Stato Maggiore dell’esercito di procedere con la preparazione del referendum. Il Capo di Stato maggiore si rifiuta e Zelaya lo destituisce. A questo punto lo stesso Ministro della Difesa del governo del Presidente Zelaya si dimette e la Corte Suprema di Giustizia ordina il reintegro del capo di Stato Maggiore dell’esercito.  Un vero e proprio scontro istituzionale che vede da una parte il Presidente che chiede la rielezione e il cambio di Costituzione e tutti gli altri organi costituzionali dall’altra. In una democrazia solida si sarebbe avviato un processo di messa in stato d’accusa del Presidente, un Impeachment insomma che avrebbe chiarito le posizioni e salvato la democrazia. Ma l’Honduras è una giovane democrazia e il referendum incalzava e così nella notte prima delle elezioni, su ordine della Suprema Corte di Giustizia, l’esercito esce dalle caserme, arresta il Presidente e lo deporta nella vicina Costarica. Poche ore dopo, mentre da Tegucigalpa, capitale del Costarica, Zelaya in una conferenza stampa si dice ispirato dalla “voce di Dio e del popolo” ( ricorda purtroppo anche questo il nostro unto dal signore), il congresso dei deputati dell’Honduras, all’unanimità, dichiara destituito Zelaya e elegge il nuovo Presidente nella persona di Roberto Micheletti, Presidente del Congresso stesso. Chavez prende la palla al balzo e fa il suo show, dichiarando che è colpa degli americani, ma quando Obama si dice preoccupato e Hillary Clinton e Dan Restrepo, responsabile della Casa Bianca per l’America latina, dichiarano che deve essere ristabilita la legalità e che nel bene e nel male gli USA non interverranno, allora Chavez ci ripensa e minaccia di guerra l’Honduras se non rilasciano il suo Ambasciatore (che ovviamente nessuno ha toccato). Insomma la sintesi è la seguente: Zelaya ha commesso un delitto contro la Costituzione (art. 4, 321, 322 e 323 della stessa che proibisce a chiunque, anche al Presidente, di disobbedire ai tre poteri, legislativo,esecutivo e giudiziario), ma i tre poteri hanno commesso un delitto facendo intervenire l’esercito, occupando il palazzo presidenziale e destituendo il Presidente senza regolare imputazione e giudizio. Insomma una brutta storia che ci riporta indietro di tanti anni e da fiato alle ali più populiste e demagogiche del continente latino americano. E ovviamente non poteva mancare il prode Fidel redivivo, dopo aver fatto ammalare per punizione il fratellino Raul.

pubblicato da lucianoconsoli il 29/6/2009 alle 3:22
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tags: hillary clinton obama fidel castro hugo chavez honduras costarica zelaya

Chavez e la libertà

 


Bloccato per circa un'ora in aeroporto, al suo arrivo in Venezuela, Mario Vargas Llosa. Le autorita' di Caracas avrebbero controllato minuziosamente le valigie dello scrittore peruviano, in citta' per partecipare al seminario anti-Chavez che si apre domani proprio a Caracas. Una volta uscito dall'aeroporto Vargas Llosa ha raccontato che un funzionario della dogana gli ha spiegato che in quanto cittadino straniero non ha diritto a fare dichiarazioni politiche. Lo scrittore e' molto critico nei confronti del presidente venezuelano Chavez. (Agr
)

Che ne pensa Gianni Minà e tutti gli artisti di Hollywood che si sono fatti immortalare con orgoglio abbracciati a Chavez?
pubblicato da lucianoconsoli il 28/5/2009 alle 8:26
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tags: hugo chavez venezuela mario vargas llosa seen penn gianni minà

Quel che conta è il gesto: l'ignoranza al potere


 
Il solito Hugo Chavez, tanto per non farsi notare ( mi ricorda sempre di piu il nostro Berlusconi nei vertici ufficiali), mentre tutti erano già seduti al tavolo a ferro di cavallo predisposto per l'occasione dell'incontro degli Stati Americani a Trinidad y Tobago, si è alzato dal suo posto e ha raggiunto Obama seduto al suo. Poggiando la mano sulla spalla al Presidente americano ( non vi ricorda le pacche del nostro Premier?) gli ha offerto un libro. Obama, cortesemente si è alzato in piedi, mentre tutti i leader osservavano la scena con immensa libidine del Chavez, ha preso il libro e si è offerto alle telecamere e agli obiettivi fotografici. Non siamo in grado di sapere quali frasi di circostanza si sono scambiati i due, ma sembra che Obama all'inizio avesse pensato ad un libro del capo delle camice rosse venezuelane, che come le opere del mai dimenticato coreano KimHilSung, sono state stampate in qualche miliardo di copie a spese dei contribuenti venezuelani. E invece no, il Chavez aveva regalato a Obama nientepopodimenochè un capolavoro della letteratura latino americana: Le vene aperte dell'America Latina di Eduardo Galeano., L'opera è stata pubblicata per la prima volta nell'anno 1971, quando nel continente latino americano c'erano piu dittature che democrazie. L'opera non poteva circolare durante le dittature militari sudamericane ( Cile e Argentina tra le prime) perché "strumento di corruzione della gioventù". Ma come il nostro amato Presidente operaio, ferroviere, calciatore e via dicendo, probabilmente Chavez non conosce bene ciò di cui parla, o non legge i libri che regala. Se è vero infatti che Galeano è un simbolo dell'emancipazione del Latino America e della denuncia dei misfatti nord americani, è pur vero che Eduardo Hughes Galeano , uruguayano dal bel volto segnato dai suoi 69 anni di impegno civile e letterario, è anche un vero democratico che ha saputo dire e scrivere cose veramente forti contro il regime Castrista a Cuba. Cito solo un brano di una sua intervista di anni fa a Il Manifesto, esattamente di 6 anni fa, il 18 aprile del 2003, nel quale Galeano scriveva:
Il ventesimo secolo e questo scampolo del ventunesimo ci hanno dato testimonianza di un doppio tradimento del socialismo: la destabilizzazione della democrazia e il disastro degli stati comunisti trasformati in stati polizieschi. Molti di quegli stati si sono già disintegrati, senza infamia e senza lode, e i loro burocrati riciclati servono il nuovo padrone con entusiasmo patetico. La rivoluzione cubana nacque per essere diversa. Sottoposta a un'incessante pressione imperiale, è sopravvissuta come ha potuto e non come avrebbe voluto. Si è molto sacrificato quel popolo, intrepido e generoso, per continuare a stare in piedi in un mondo pieno di prostrati. Ma nel duro cammino che ha percorso in tanti anni, la rivoluzione ha perso progressivamente il vento della spontaneità e della freschezza che al principio l'aveva sostenuta. 
Lo dico con dolore. Cuba ci fa male. La cattiva coscienza non m'imbroglia la lingua per ripetere quel che ho già detto all'interno e fuori dell'isola: non credo, non ci ho mai creduto, alla democrazia del partito unico, e non credo neppure che l'onnipotenza dello stato sia la risposta all'onnipotenza del mercato..... Ma le rivoluzioni vere, quelle che si fanno dal basso e dall'interno come si fece la rivoluzione cubana, hanno forse bisogno di imparare cattive abitudini dal nemico che combattono? La pena di morte non si può giustificare, ovunque venga applicata. Credo al sacro diritto all'autodeterminazione dei popoli, in qualunque luogo e in qualunque tempo. Posso dirlo, senza che niente mi tormenti la coscienza, perché l'ho detto pubblicamente ogniqualvolta questo diritto è stato violato in nome del socialismo, con gli applausi di un vasto settore della sinistra, come successe, ad esempio, quando i carri armati sovietici entrarono a Praga nel 1968, o quando le truppe sovietiche invasero l'Afganistan alla fine del 1979. A Cuba sono visibili i segni della decadenza di un modello di potere accentratore, che trasforma in merito rivoluzionario l'obbedienza agli ordini che vengono calati dall'alto.
Questo è Eduardo Galeano, un fiero nemico delle dittature vere e mascherate, dei partiti stato, di ogni potere che limita l'espressione e la libertà. Insomma è un fiero avversario di Fidel Castro e di Hugo Chavez. Ma Chavez questo o non lo sa o non gli interessa. Quel che conta è il gesto plateale, intanto neanche chi scrive le notizie si va piu a documentare.

 

 

pubblicato da lucianoconsoli il 19/4/2009 alle 13:27
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tags: cuba fidel castro america latina barak obama eduardo galeano hugo chavez
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