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Il dito di Fidel



Il vecchio Castro non si arrende e adesso punta il suo lungo dito contro il fratello, reo di pensare diversamente da lui, anche se formalmente ha ceduto tutti i poteri. Speriamo che non faccia fare al fratello la fine che ha fatto fare ai tanti eroi della rivoluzione cubana che ebbero l'ardire di pensare. Quello che riporto è un testo di denuncia molto ben documentato che prende le mosse dalla nostra coraggiosa amica Yoani Sanchez.



En el blog de Generación Y, con el artículo “Nadie escucha” Yoani Sánchez ha señalado una de las llagas del régimen: ¿Qué ha pasado que Raúl no habla? Ni da explicaciones, ni plantea soluciones.

Parece que tampoco está dispuesto a hablar fuera de Cuba, donde no tendría que explicar nada sino culpar a otros de los males que aquejan al pueblo. En el peor de los casos podía hacer promesas que no se van a cumplir y sobre las cuales no tendría que dar cuentas. 

Hoy se informa que Raúl Castro no asistirá a la cumbre extraordinaria del ALBA en la ciudad de Maracay. Su presencia había sido anunciada por Hugo Chávez y en su lugar, encabeza la delegación castrista José Ramón Machado Ventura, acompañado por el vicepresidente del Consejo de Ministros, Ricardo Cabrisas, y el canciller Bruno Rodríguez. ¿Está secuestrado Raúl? Tal vez vigile una nueva gravedad del enfermo en jefe.

Es cierto, Raúl calla, o lo callan. El más notorio de sus silencios fue después de que Fidel aclaró en público que Barack Obama no había interpretado correctamente las palabras de su hermano menor. Lo que dijo Raúl era muy claro, de ninguna forma sujeto a interpretaciones. Pero a Fidel no le gustó.

El hecho es que después de la aclaración sobre lo que Obama había entendido mal, se celebró en Cuba el 1 de mayo. Raúl asistió a la manifestación - bueno es el “Presidente” - pero guardó silencio. Parece que alguien le había prohibido hablar para no tener que volver a explicar lo que allí diría.

Algo extraño también sucedió con el anuncio de Raúl sobre la celebración del Congreso del Partido, evento que se esperaba para el 2009. Hasta el momento es como si Raúl no lo hubiera ofrecido, o tal vez no sabemos que alguien aclaró que eso no era lo que Raúl había querido decir.

Podríamos continuar la lista de las cosas que Raúl ofreció públicamente pero luego han desaparecido de la agenda oficial. Es como si no hubiera dicho nada. Como si alguien tomara sus palabras y las hiciera desaparecer por arte de magia. Uno creería que en una dictadura el presidente manda. Pero es común que los presidentes de dedo no manden, manda el del dedo.

No me cabe duda, que desde que Fidel enfermó Raúl ha ido tendiendo con más libertad una red de incondicionales a su alrededor. Hasta la mujer de Fidel ha intervenido más de una vez para proteger a un favorito de segundo nivel, que estaba siendo purgado. 

Pero tampoco hay duda de que desde su cama de convaleciente, al igual que Mao Zedong antes de su muerte, Fidel insiste en dar órdenes. El hermano mayor todavía subestima y maltrata a Raúl, como en los tiempos de la Sierra Maestra y los días de Birán.


Publicado por Huber Matos Araluce en http://patriapuebloylibertad.blogspot.com/


pubblicato da lucianoconsoli il 28/6/2009 alle 3:15
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tags: Cuba Fidel Castro Yoani Sanchez libertà di stampa

Yoani Sanchez di nuovo on line



Pubblico l'ultimo post dal blog di Yoani Sanchez di cui avevo già parlato. Sembra che Raul Castro faccia sul serio e dovremmo aiutare questo processo, a dispetto del Leader Maximo.

 Credo che l’influenza di Internet sulla nostra realtà sia maggiore di quanto avrei mai pensato. Dopo diversi giorni in cui non è stato possibile collegarsi alla rete dagli hotel, come il Meliá Cohiba, il Panorama e l’emblematico Hotel Nacional, pare che abbiano tolto il divieto. Oggi ho parlato con le stesse impiegate che circa due settimane fa mi mostrarono la risoluzione che escludeva i cubani dall’uso dei servizi negli insediamenti turistici. Mi hanno detto che adesso posso di nuovo comprare la fantastica targhetta che apre la porta al mondo virtuale.

Forse può sembrare un po’ presuntuoso, ma credo che se non avessimo imbastito il caso degli ultimi giorni - denunciando un simile apartheid - ci avrebbero tolto quella possibilità di collegarci alla rete. Abbiamo compreso che si piegano quando sono sotto pressione, che devono modificare i piani quando i cittadini alzano la voce e i media internazionali fanno eco. Ce ne siamo resi conto in occasione del caso Gorki e questa marcia indietro ci conferma che tacere serve soltanto a farci strappare ulteriori spazi. Approfittiamo che adesso dicono che “i cubani possono collegarsi a internet” e prendiamolo come un impegno pubblico. Obblighiamoli a onorarlo e in caso contrario, abbiamo Twitter, Facebook e gli SMS per reclamare quando torneranno a tapparci la bocca.

* Lunedì scorso, insieme a una dozzina di blogger ho svolto un’indagine in oltre quaranta hotel della città. A eccezione dell’Occidental Miramar, tutti dicevano di non conoscere la regola che proibiva l’accesso a Internet da parte dei cubani.
pubblicato da lucianoconsoli il 24/5/2009 alle 10:27
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tags: cuba yoani sanchez fidel castro raul castro

Ultime dalla Pandemia

Pochi ricordano che meno di un mese fa, il 23 di aprile, il mondo era sull'orlo del panico per una temuta pandemia di un virus sconosciuto che stava mietendo vittime a migliaia e che fu paragonata alla temibile "spagnola". Sempre spagnolo parlava il nuovo virus, avendo la sua origine in Messico. L'organizzazione mondiale della sanità si affrettò a porre l'allarme a livello 5 (su 6), ma quando vide che il virus era innocuo tentò di scaricare sul governo messicano le responsabilità prontamente rispedite al mittente. Altri Paesi, come Cina, Perù, Ecuador, Argentina e Cuba chiusero le frontiere e i voli con il Messico, e il redivivo Fidel castro denunciò un complotto messico-americano per aver tardato a dare l'allarme. Insomma in tempi di panico si vede il peggio dell'essere umano e dei governanti e anche questa volta non è stata da meno. Nel frattempo il Messico è in ginocchio, con 1,5 del Pil in meno, 50.000 disoccupati in più e un crollo del turismo pari al 60%. Il turismo è la terza voce delle entrate, dopo le rimesse degli emigranti ( anche queste in calo per la crisi americana) e il petrolio. Comunque, da circa 10 giorni non si registrano vittime in Messico, ma questo non lo leggerete sui nostri quotidiani, quindi continuo a riportare i bollettini ufficiali della Secrateria de salud de Mexico:

Influenza A(H1N1)
Número de casos confirmados2,895Número de defunciones:66  


Casos acumulados hasta las 08:40 hrs. del día 15 de mayo del 2009.

Fuente: Secretaría de Salud.

La notizia positiva di oggi è la visita a Città del Messico dell'alcalde di Madrid Alberto Ruiz Gallardon, che con la sua presenza ha voluto dimostrare ai suoi concittadini che non c'è alcun pericolo a che viaggiare in Messico non solo è possibile ma dopo quello che ha passato è anche un concreto atto di solidarietà. Forse anche qualche nostro governante potrebbe fare altrettanto. Nel frattempo tutti hanno riaperto le frontiere e i voli meno uno. Indovinate chi? Ma certo, è il paese di adozione di Gianni Minà, la patria della libertà che non permette a Yoani Sanchez di andare a Torino a presentare il suo libro. Proprio lei, la Cuba di Fidel.

Alla prossima. 






pubblicato da lucianoconsoli il 19/5/2009 alle 9:18
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tags: cuba fidel castro gianni minà yoani sanchez messico. pandemia

Cuba Libre... da Minà.






L'altro giorno avevo ripreso un post di Omero Ciai su Cuba e la visione che ne ha il prode Gianni Minà. Oggi lascio la parola alla diretta interessata, Yoani Sanchez, che sul suo blog si rivolge direttamente al prode. Potete leggere tutto a questo indirizzo. Io ne riporto solo una parte che ho tradotto rapidamente. Scrive Yoani:


 Mi piacerebbe suggerirgli ( a Minà ndr) un paio di domande per un nuovo incontro tra LUI e Fidel Castro che non succederà probabilmente mai. Lei indaghi signore Minà - lei che può parlare con LUI - perché non decreta un'amnistia per Adolfo Fernández Saínz ed i suoi colleghi che già da più di sei anni sono in prigione per delitti di opinione. Annoti nella sua agenda, per favore, i dubbi che ha la mia vicina sul fatto che suo fratello metta piede a Cuba, dopo avere "disertato" all'estero per partecipare ad un congresso. Gli trasmetta la domanda di mio figlio Teo che non capisce che per studiare nel livello superiore debba compiere una serie di requisiti ideologici. 
 
Se lei può avvicinarsi a LUI - più di quello che chiunque di noi riuscirebbe - gli chieda che lasci a questi "sconosciuti" cittadini la possibilità di dassociarsi, fondare un giornale, creare una stazione radiofonica, postulare un presidente o godere di quello diritto - che lei esercita a pienezza - di scrivere pubblicamente opinioni molto differenti a quelle del governo del suo paese. Le assicuro che quell'intervista - quella che lei non farà mai - sarà un bestseller in questa Isola. 

Mi chiedo sinceramente come possa una persona intelligente come Gianni Minà continuare a non prendere atto dell'evidenza.

pubblicato da lucianoconsoli il 10/5/2009 alle 9:9
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