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Un Pais normal

 
Ieri sera eravamo in piu di cento, con i capelli bianchi e tanti ricordi. Qualcuno ha parlato, altri hanno ascoltato, tutti ci siamo divertiti. Massimo Micucci ha pubblicato oggi su facebook il suo intervento. Ho voluto copiarlo in questo diario per averlo sempre sotto mano. Mi sembra un pezzo di grande affetto, alla maniera di Massimo ovviamente, con quella aggressiva ironia che nasconde i suoi sentimenti. O almeno così mi piace pensare.

L’insegnamento di D’alema nel mondo : di Massimo Micucci

Sappiamo tutti che il compagno D’alema è un uomo modesto e almeno su questo tutti siamo d’accordo.
Non ama che si parli di lui. Gli elogi gli provocano un fastidio profondo. Solo su un tema dei tantissimi di cui si è occupato ha mostrato un qualche orgoglio: il mondo. Ripete spesso, infatti, che non si occupa di partiti né di correnti, ma solo del mondo.
Ed è qualcosa che anche la stampa di parte e gli avversari acerrimi gli riconoscono. Doti notevoli di statista internazionale
Erroneamente si ritiene che questa propensione, quest’apertura globale vengano della sua recente esperienza di governo…non è vero. Si radicano piuttosto in una lunga e meditata elaborazione cui il compagno Massimo D’alema si è dedicato fin da giovanissimo.
Io che ho avuto qualche occasione di seguirlo proprio nei viaggi degli inizi voglio provare a porre l’accento alcuni di quelli che definirei gli insegnamenti del compagno d’alema al mondo.
Per cominciare So già che tutti avete in mente quel viaggio fondamentale a Cuba nel 1978, proprio perché lì si gettarono le fondamenta di questo interesse, di questa inclinazione al mundialismo.
Di quel viaggio si è parlato assai. Meno raccontato come e quanto in quell’occasione egli abbia influito sulla realtà Cubana, negli sviluppi delle conquiste di quel paese. Basti dire che prima che Fidel Castro e D’alema se incontrassero …i Cubani chiamavano Fidel semplicemente “el lider”; solo dopo D’alema presero a chiamarlo el lider Maximo…uno scarto in termini di prestigio popolare di cui Fidel è ancora grato a Massimo. Sempre restando a Cuba ricordate quella notte in cui assieme al gruppo dirigente (di cui abbiamo qui una dispositiva) nell’indiavolato carnevale di Santiago de Cuba diedero una dimostrazione di creativa e ordinata solidarietà facendo il trenino ?
Beh quel simbolo, quella norma innovativa è rimasta tanto impressa nel cuore dei cubani che ancora oggi davanti ai negozi del pane, e dei generi di prima necessità non fanno più... la coda fanno “el trenino italiano”. Di là del folclore resta soprattutto il consiglio che con determinazione D’alema volle dare nel colloquio riservato Fidel: vacci piano con le riforme, attento alla transizione, non farti fregare. Fidel è ancora lì, ha tenuto conto di un suggerimento tanto prezioso. Che mi ricorda quando, un altro statista di origine comunista Gian Carlo Pajetta, ai funerali di Tito, agli albori delle perestrojka si avvicinò al rappresentante del PCUS raccomandandogli : Festina Lente (Affrettatevi ma lentamente)
Debbo dire anche di in una altro viaggio famoso quello in Cina , per ristabilire rapporti con la Gioventù Cinese…un viaggio in cui ho rischiato il posto , poiché avevo attentamente preparat i testi di tre giorni di clìolloqui estenuanti con i didirgenti Cinesi …e mi ero perso solo due fogli : quelli sull’Unione Sovietica, e D’alema si rotrovò a passare dall’Europa al terzo Mondo . Di quel viaggio esistono indimenticabili immagini: D’alema insegna ai cinesi a cantare l’internazionale, coltivare le perle, ad allevare i bachi da seta, a intagliare la giada e persino a tenere le bacchette per il riso Com’è evidente per chi conosca quello sterminato paese i compagni cinesi hanno fatto tesoro prezioso di quei suggerimenti. Oggi hanno sviluppato quelle abilità a livelli allora impensabili. In verità c’è anche una foto in cui assieme a Fumagalli, il sottoscritto, Chiara Risoldi e Walter vitali sembriamo tutti paralizzati da una specie di rigor mortis assieme al gruppo dei giovani comunisti cinesi. Beh D’alema stava cercando di insegnar loro a stare fermi; In questo com’è evidente i Cinesi non riuscirono a seguirlo , in compenso possiamo dirlo senza piaggeria : il messaggio nella sinistra italiana ha avuto un grande successo…
Finisco con due altri insegnamenti e una ispirazione del D’alema Mundial : uno negli incontri con il Dalai lama cui D’alema raccomandò le virtù della calma (era l’epoca di sun tze) della serenità : il risultato fu clamoroso . Pochi lo sanno ma prima di conoscere D’alema sia il Dalai Lama che tutti i buddisti erano praticamente come Fassino nevrotici e stakanovisti…adesso la loro serena accettazione del mondo è proverbiale. Grazie a D’alema !
L’ultima e controversa foto quella sottobraccio agli Hizbollah : oggetto di una campagna vergognosa. D’alema in realtà stava cercando di insegnare la democrazia al Partito di Dio !! Purtroppo davanti alla ipotesi di doversi leggere i libri di Guseppe Vacca la maggioranza di loro ha deciso di continuare a farsi saltare in aria. Che ci volete fare.
Dalle sue esperienze internazionali ha tratto alcune delle idee più brillanti : ad un edicolante di Madrid che lo aveva riconosciuto e gli proponeva un numero del Pais con supplementi e con video, dvd e allegati , rispose “ No , no quiero nada mas ! Solo quiero un Pais Normal “ E si fermò folgorato Pais Normal …era nato il Paese Normale che tutti conosciamo!! A Condoleeza che lo continuava a chiamare davanti ai pescatori pugliesi ha insegnato la ricetta delle orecchiette con le cime di rapa per farla star buona ; A Tony Blair il rapporto con la Chiesa e quello è diventato un predicatore che non si riconosce. Con Clinton è andata male : quando D’alema ha saputo che suonava il sassofono subito gli è parsa una attività poco consona per uno statista (tanto più che lui non suona nessuno strumento)..e anche a lui ha voluto dare dato un consiglio : “Bill se ti piace tanto fattelo suonare da qualcun altro” . Bill ha capito male, ha preso la prima stagista …ed è andata come è andata. Potrei continuare a lungo…ma ognuno di noi ha presente almeno un insegnamento del D’alema Mundial , sta a noi rifletterci e seguirlo oppure guardarcene bene. Della sua generosa perspicacia siamo comunque grati.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/4/2009 alle 16:12
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Inganno su facebook

 Qualche burlone ha aperto un fans club su facebook dedicato a Massimo D'Alema. Ho aderito per andare a curiosare e ho trovato insieme a foto di veri fans anche foto su "boia chi molla", Berlusconi in tutte le pose e altri insulti assolutamente volgari e gratuiti. Ho chiesto di conoscere chi era l'amministratore di quelle pagine e ovviamente non ho ricevuto risposta. L'unica cosa che potevo fare era dunque ritirare il mio sostegno da quelle pagine e avvisare altri dell'inganno. Lo so che questo è il prezzo che si deve pagare per la libertà di espressione che abbiamo su facebook, ma d'ora in poi avrò molta piu attenzione nell'aderire e cercherò di scoprire se l'amministratore è palese o biecamente nascosto. Non è tanto, ma è già qualcosa.
pubblicato da lucianoconsoli il 12/1/2009 alle 18:30
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Spedizione punitiva...

 GAZA: D'ALEMA, NON E'GUERRA MA SPEDIZIONE PUNITIVA
(ANSA) - ROMA, 12 GEN - "Guerra contro Hamas è un'espressione partigiana dell'esercito israeliano. Si tratta di una vera e propria spedizione punitiva dove sono stati uccisi già circa 300 bambini. Come si combatte il fondamentalismo? Con il massacro di bambini il fondamentalismo si rafforza". E' la preoccupazione espressa dall'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ospite stamattina della tv 'Red'.    L'uccisione di civili e di bambini, è la convinzione di D'Alema, "avrà un enorme peso politico perché quello che sta accadendo a Gaza dal punto di vista del fondamentalismo è uno straordinario incoraggiamento ad una campagna di reclutamento in una logica di un guerra santa all'Occidente". L'ex vice premier ribadisce la sua "avversione contro il fondamentalismo di Hamas" ma "il problema non è Hamas perché noi non siamo alleati di Hamas. Il problema è cosa fa l'Europa, gli Stati Uniti e Israele per non fare il gioco del fondamentalismo che uscirà rafforzato mentre saranno indebolite le leadership moderate". (ANSA).


Come era facilmente prevedibile Massimo D'Alema questa mattina a RED tv ha spiegato meglio il suo punto di vista sulla crisi di Gaza, lanciando sul piatto alcune frasi che faranno sicuramente discutere. Una di queste è ovviamente la definizione di ciò che sta accadendo come "spedizione punitiva" israeliana. Ho già letto le prime reazioni sulle agenzie, come quella di Fabrizio Cicchitto che parla di "pregiudizi anti israeliani". Sarebbe troppo facile ricordare a Cicchitto le scelte che fece Bettino Craxi per Sigonella e in generale nei rapporti con il mondo arabo e israeliano, e purtuttavia non fu mai tacciato di "pregiudizi anti israeliani", come non lo furono mai Andreotti e gli altri statisti della cosidetta Prima Repubblica che cercarono sempre di tenere una politica estera mediterranea molto equilibrata con le parti in lotta.
Lasciamo quindi stare i pregiudizi e veniamo alla sostanza. E la sostanza del ragionamento di D'Alema è che l'attuale guerra o spedizione punitiva deve cessare subito perchè ogni morto dell'una o dell'altra parte rafforza il fondamentalismo arabo-israeliano e indebolisce le forze moderate arabo-israeliane. E questa è una sacrosanta verità.
pubblicato da lucianoconsoli il 12/1/2009 alle 12:46
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tags: d'alema israele guerra terrorismo palestinesi hamas gaza pace

Trattare con i terroristi? Questo è il problema?


 
Le riflessioni di Gianni Cuperlo mi stimolano ancora qualche considerazione sulla crisi di Gaza:
1) chi ha cominciato? su questo non c'è dubbio: Hamas, che ha rotto unilateralmente la tregua e ha cominciato a lanciare missili su Israele a volte anche sbagliando mira e uccidendo cittadini palestinesi. Il silenzio internazionale è stato assordante e nessuno si è sognato di scendere in piazza contro questa violazione. Da questo punto di vista non capisco molti dei miei amici che oggi si affrettano a partecipare a manifestazioni pro palestinesi e oggettivamente anti israeliane. Pacifisti a senso unico che non fanno per me.
2) Hamas ha il consenso popolare. E' oggettivamente vero, Hamas ha assunto il controllo della striscia di Gaza con un voto popolare. Ma quel voto non autorizzava nessuno a rompere la tregua, a provocare una guerra. Ma ammettendo anche che tutti i palestinesi della striscia siano daccordo con Hamas, e non lo credo, questo cambierebbe qualcosa nel giudizio? In altri termini, il consenso popolare non rende meno grave la violazione, altrimenti anche Hitler o Saddam e tanti altri dittatori dovrebbero essere giustifficati per aver avuto gran parte del loro popolo consensiente.
3) La reazione di Israele è stata sproporzionata. Si, lo è. Ma dobbiamo ammettere anche che la reazione era dovuta. O qualche anima bella pensa che avrebbe dovuto continuare ad assistere ai bombardamenti sul suo territorio, fin quasi a 40 km, all'uccisione dei civili, senza reagire. Certo poteva farlo se le nazioni "civili" avessero ascoltato le grida d'allarme del governo israeliano e dello stesso Abu Mazen e fossero intervenute per tempo, con azioni politico diplomatiche per fermare l'aggressione di Hamas.
Accertata la verità su questi aspetti il vero punto è: che fare?
Per prima cosa bisogna fermare la morte. Non credo che ci sia nessuno che pensi che la guerra possa risolvere il problema, neanche gli israeliani, che sanno benissimo che se anche uccidessero tutti i capi di Hamas non avrebbero risolto il problema. La nostra l'esperienza come quella di tanti altri paesi dimostra che la lotta al terrorismo (e Hamas è un movimento terrorista) non è solo lotta armata. E' anche lotta politica, di eliminazione del consenso di massa a tali organizzazioni, isolarle, prosciugarne l'acqua dove sguazzano e si rifuggiano. Sono quindi convinto che la condanna di Hamas deve essere forte e generale, di nazioni e popoli. Ma il punto di discordia è forse ancora piu profondo e si riduce ad un quesito: si deve trattare con Hamas? Massimo D'alema ha giudicato retorico questo interrogativo e forse ha ragione, ma per me resta comunque necessario approfondirlo. E non posso fare a meno di pensare alle migliaia di articoli e discorsi che ho letto ed ascoltato ai tempi del rapimento Moro sulla "fermezza" dello Stato, sull'impossibilità di "trattare" con le BR. Allora la pensavo anch'io così, anche se mi piangeva il cuore non poter fare di tutto per salvare la vita di uno dei nostri piu grandi statisti. Con gli anni ho riflettuto molto su questi aspetti e confesso di aver rivalutato la posizione di Craxi sulla vicenda. Mi risulta di non essere stato il solo a cambiare idea, e questo mi fa piacere. Un'altra occasione di riflessione fu il caso di Saddam Hussein e l'intervento americano e alleato in Iraq. Anche allora ritenevo Saddam un assassino di curdi e iraqueni, un brutale dittatore con cui le nazioni "civili" intrattenevano lucrosi affari. In quell'occasione mi schierai con il partito radicale per evitare l'intervento, trattare la resa di Saddam garantedogli un giusto processo internazionale. A questo punto credo senza ipocrisie che dovremmo affermare che si, dobbiamo trattare con Hamas, senza nulla togliere al giudizio che ho espresso. Trattare per fermare la morte, per indebolire ed isolare il terrorismo che si alimenta dei martiri, per restituire ad Abu Mazen l'autorità su tutto il suo popolo, per aiutare palestinesi e israeliani a ritrovare la gioia della pace e la fiducia nel vivere civile. Si deve fare, subito. Il cuore mi si stringe per la rabbia, ma credo che la mente debba avere il sopravvento sui sentimenti. Trattare, subito, e smetterla di schierarsi e manifestare per l'uno o per l'altro.
pubblicato da lucianoconsoli il 11/1/2009 alle 13:1
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Gaza, D'Alema e Obama.



 Appena tornato in Italia ho letto la lettera di D'Alema sulla situazione a Gaza e ho ritrovato con soddisfazione alcune considerazioni che avevo svolto appena gli israeliani hanno lanciato l'attacco. Il recente rifiuto di Hamas e di Israele della tregua rischia non solo di fare altre vittime ma soprattutto di indebolire ulteriormente l'autorità dell'unico che sembra voler veramente la pace, e cioè di Abu Mazen. Su questo e su molto altro avremo occasione di approfondire l'analisi con lo stesso D'Alema lunedi prossimo alle 10,15 su RED, nel programma condotto da Antonio Polito. Mi risulta difficile credere che in questi giorni nessun altro mezzo di comunicazione abbia sentito il bisogno di chiamare l'ex Ministro degli Esteri a precisare la sua posizione. E visto che ci sono continua a lasciarmi perplesso il silenzio di Barak Obama sulla crisi di Gaza. E non mi si venga a dire che non si pronuncia perchè ancora non in carica,  che ci deve essere un Presidente per volta. Come si spiega allora il programma economico annunciato in tutti i particolari da Obama per l'emergenza economica? Il rispettoso silenzio del Presidente eletto fino al 20 gennaio vale solo per Gaza?
pubblicato da lucianoconsoli il 10/1/2009 alle 12:23
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Direzione del PD - il giorno dopo

 1)     Il dibattito c'è stato, come in un partito che si rispetti. E' stato pubblico, tutti lo hanno potuto seguire su Youdem e su Red, e quindi è piu difficile essere influenzati dalle poche frasi dei tg nazionali o da quelle riportate dai giornali di oggi. Sono intervenuti in tanti, e molti di piu lo avrebbero voluto fare. Ritengo sbagliata la decisione di tagliare il dibattito con le conclusioni alle 18,30, in tempo per i tg della sera. La situazione avrebbe richiesto coraggio e non sudditanza ai tempi dei media. Tutti avrebbero dovuto parlare, in diretta, e se necessario si sarebbe dovuto aggiornare ad oggi la fine della discussione e le conclusioni. Il popolo del PD avrebbe capito, avrebbe recepito la serietà del momento, avrebbe plaudito.
2)     Il dibattito è stato ricco e non tradizionale. Anche chi difendeva il segretario, come Tonini, la Finocchiaro e la Contri, hanno ammesso che in questo primo anno la direzione del partito non è stato all'altezza e molto si deve correggere. Quelli che hanno attaccato il leader hanno fatto proposte, hanno indicato soluzioni. Qualcuno ha manifestato il suo dissenso con documenti alternativi, come Follini e il gruppo dei 12 con Adinolfi, Sofri, Bachelet e altri. Questo è un bene, una risorsa da difendere. Non condivido le tue idee, ma mi batterò in ogni modo per garantire che tu possa esprimerle.
3)    Credo, e spero, che da oggi il PD si sia "riavviato" come ha chiesto D'Alema. Dipende da Veltroni cogliere questa opportunità. Se continuerà a non tener conto delle diverse opinioni, a temere il diverso e contornarsi dei suoi simili, a non svolgere la funzione essenziale della sintesi e della direzione nella ricerca continua del consenso, anche questa occasione sarà perduta, e forse non ce ne sarà un'altra. La leadership non è cesarismo. Per il PDL è così, ma il PD è un'altra cosa. Quei 3 milioni e mezzo alle primarie che hanno votato Veltroni non hanno firmato una cambiale in bianco. Hanno votato Veltroni anche perchè tutti i maggiori leader davano questa indicazione di voto. Ne tenga conto Veltroni e non commetta l'errore di pensare che erano tutti "veltroniani".
4)    Ma non mi illudo. E' solo l'inizio. Ieri nella relazione e in tutti gli interventi, sono emerse molte proposte, molte sensibilità. C'è materiale sufficiente per costruire una proposta forte, alternativa a quella governativa e a quella populista di Di Pietro. Il 12 marzo è ditro l'angolo. Non c'è tempo da perdere.
pubblicato da lucianoconsoli il 20/12/2008 alle 16:11
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tags: d'alema pd adinolfi follini veltroni luca sofri
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