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Rosy Bindi sul caso Santoro-Annunziata

 GAZA: SANTORO;ROSY BINDI,LIBERTA'INFORMAZIONE HA SUOI RISCHI
(ANSA) - ROMA, 16 GEN - "La puntata di Annozero non mi ha entusiasmato. Ci sono stati toni e affermazioni non sempre puntuali ed equilibrati. Ma questi sono i rischi della libertà di nformazione. Rischi che preferisco correre, piuttosto che intaccare l'autonomia di un servizio pubblico che per sua missione istituzionale è chiamato a garantire il pluralismo": lo afferma Rosy Bindi (Pd), Vicepresidente della Camera.(ANSA).

Quanto dovremo aspettare per sapere la posizione ufficiale del PD?
pubblicato da lucianoconsoli il 16/1/2009 alle 16:46
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tags: palestina santoro libertà rosy bindi rai gaza red annunziata

Ecco la prima reazione PD

 (ANSA) - ROMA, 16 GEN - Giorgio Merlo (PD), vicepresidente della Commissione di Vigilanza, giudica difficilmente contestabile la scelta di Lucia Annunziata che ieri ha polemicamente lasciato gli studi televisivi di Annozero.    "La garanzia del pluralismo e la non ridicolizzazione degli ospiti - dice Merlo - sono e restano i due capisaldi essenziali che qualificano e differenziano un servizio pubblico radiotelevisivo rispetto a qualsiasi altra forma di emittenza. Ora, senza mettere in discussione la professionalità di Santoro, è indubbio che è difficilmente contestabile la scelta di Lucia Annunziata di abbandonare la trasmissione di Annozero ieri sera. Non è possibile, visto che non ci sono deroghe particolari della Rai per la conduzione e il programma di Santoro, ridurre una trasmissione ad una spettacolarizzazione continua che - conclude il parlamentare - rischia di attenuare pesantemente i criteri che ispirano un corretto ed equilibrato servizio pubblico radiotelevisivo".(ANSA).
pubblicato da lucianoconsoli il 16/1/2009 alle 16:31
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Spedizione punitiva...

 GAZA: D'ALEMA, NON E'GUERRA MA SPEDIZIONE PUNITIVA
(ANSA) - ROMA, 12 GEN - "Guerra contro Hamas è un'espressione partigiana dell'esercito israeliano. Si tratta di una vera e propria spedizione punitiva dove sono stati uccisi già circa 300 bambini. Come si combatte il fondamentalismo? Con il massacro di bambini il fondamentalismo si rafforza". E' la preoccupazione espressa dall'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ospite stamattina della tv 'Red'.    L'uccisione di civili e di bambini, è la convinzione di D'Alema, "avrà un enorme peso politico perché quello che sta accadendo a Gaza dal punto di vista del fondamentalismo è uno straordinario incoraggiamento ad una campagna di reclutamento in una logica di un guerra santa all'Occidente". L'ex vice premier ribadisce la sua "avversione contro il fondamentalismo di Hamas" ma "il problema non è Hamas perché noi non siamo alleati di Hamas. Il problema è cosa fa l'Europa, gli Stati Uniti e Israele per non fare il gioco del fondamentalismo che uscirà rafforzato mentre saranno indebolite le leadership moderate". (ANSA).


Come era facilmente prevedibile Massimo D'Alema questa mattina a RED tv ha spiegato meglio il suo punto di vista sulla crisi di Gaza, lanciando sul piatto alcune frasi che faranno sicuramente discutere. Una di queste è ovviamente la definizione di ciò che sta accadendo come "spedizione punitiva" israeliana. Ho già letto le prime reazioni sulle agenzie, come quella di Fabrizio Cicchitto che parla di "pregiudizi anti israeliani". Sarebbe troppo facile ricordare a Cicchitto le scelte che fece Bettino Craxi per Sigonella e in generale nei rapporti con il mondo arabo e israeliano, e purtuttavia non fu mai tacciato di "pregiudizi anti israeliani", come non lo furono mai Andreotti e gli altri statisti della cosidetta Prima Repubblica che cercarono sempre di tenere una politica estera mediterranea molto equilibrata con le parti in lotta.
Lasciamo quindi stare i pregiudizi e veniamo alla sostanza. E la sostanza del ragionamento di D'Alema è che l'attuale guerra o spedizione punitiva deve cessare subito perchè ogni morto dell'una o dell'altra parte rafforza il fondamentalismo arabo-israeliano e indebolisce le forze moderate arabo-israeliane. E questa è una sacrosanta verità.
pubblicato da lucianoconsoli il 12/1/2009 alle 12:46
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tags: d'alema israele guerra terrorismo palestinesi hamas gaza pace

Inviti su Facebook

Facebook è una comunità interessante, ho ritrovato molti amici perduti negli anni e mi diverte vedere l'intreccio delle vite che si dipanano attraverso le foto pubblicate. Ma è anche uno specchio piu o meno fedele delle tensioni che ci attraversano ogni giorno. Solo oggi ad esempio ho ricevuto due inviti: uno da Marco Taradash per partecipare alla manifestazione CON ISRAELE, PER LA LIBERTÀ, CONTRO IL TERRORISMO, il secondo da Carlo Leoni per un aderire alla causa STOP AI BOMBARDAMENTI ISRAELIANI A GAZA!. Ringrazio entrambe ma debbo decisamente declinare sia l'uno che l'altro. Del primo approvo il PER LA LIBERTA', CONTRO IL TERRORISMO,  del secondo STOP AI BOMBARDAMENTI. Affermare infatti di stare con Israele oggi significa stare contro i palestinesi, (dico i palestinesi e non Hamas) e quindi non posso aderire. Chiedere lo stop dei bombardamenti israeliani a Gaza altresì significa negare che ci sono stati e continuano bombardamenti di Hamas contro gli israeliani. Quando mi arriverà un invito PER LA PACE TRA I POPOLI, CONTRO IL TERRORISMO, PER LO STOP A TUTTI I BOMBARDAMENTI allora ci sarò e farò la mia parte. Sarebbe molto bello se quell'invito poi mi provenisse da Parlamentari, politici, intellettuali di tutti gli schieramenti e di tutte le confessioni religiose. Sarebbe bello, troppo bello per essere vero.

 

pubblicato da lucianoconsoli il 11/1/2009 alle 17:43
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Trattare con i terroristi? Questo è il problema?


 
Le riflessioni di Gianni Cuperlo mi stimolano ancora qualche considerazione sulla crisi di Gaza:
1) chi ha cominciato? su questo non c'è dubbio: Hamas, che ha rotto unilateralmente la tregua e ha cominciato a lanciare missili su Israele a volte anche sbagliando mira e uccidendo cittadini palestinesi. Il silenzio internazionale è stato assordante e nessuno si è sognato di scendere in piazza contro questa violazione. Da questo punto di vista non capisco molti dei miei amici che oggi si affrettano a partecipare a manifestazioni pro palestinesi e oggettivamente anti israeliane. Pacifisti a senso unico che non fanno per me.
2) Hamas ha il consenso popolare. E' oggettivamente vero, Hamas ha assunto il controllo della striscia di Gaza con un voto popolare. Ma quel voto non autorizzava nessuno a rompere la tregua, a provocare una guerra. Ma ammettendo anche che tutti i palestinesi della striscia siano daccordo con Hamas, e non lo credo, questo cambierebbe qualcosa nel giudizio? In altri termini, il consenso popolare non rende meno grave la violazione, altrimenti anche Hitler o Saddam e tanti altri dittatori dovrebbero essere giustifficati per aver avuto gran parte del loro popolo consensiente.
3) La reazione di Israele è stata sproporzionata. Si, lo è. Ma dobbiamo ammettere anche che la reazione era dovuta. O qualche anima bella pensa che avrebbe dovuto continuare ad assistere ai bombardamenti sul suo territorio, fin quasi a 40 km, all'uccisione dei civili, senza reagire. Certo poteva farlo se le nazioni "civili" avessero ascoltato le grida d'allarme del governo israeliano e dello stesso Abu Mazen e fossero intervenute per tempo, con azioni politico diplomatiche per fermare l'aggressione di Hamas.
Accertata la verità su questi aspetti il vero punto è: che fare?
Per prima cosa bisogna fermare la morte. Non credo che ci sia nessuno che pensi che la guerra possa risolvere il problema, neanche gli israeliani, che sanno benissimo che se anche uccidessero tutti i capi di Hamas non avrebbero risolto il problema. La nostra l'esperienza come quella di tanti altri paesi dimostra che la lotta al terrorismo (e Hamas è un movimento terrorista) non è solo lotta armata. E' anche lotta politica, di eliminazione del consenso di massa a tali organizzazioni, isolarle, prosciugarne l'acqua dove sguazzano e si rifuggiano. Sono quindi convinto che la condanna di Hamas deve essere forte e generale, di nazioni e popoli. Ma il punto di discordia è forse ancora piu profondo e si riduce ad un quesito: si deve trattare con Hamas? Massimo D'alema ha giudicato retorico questo interrogativo e forse ha ragione, ma per me resta comunque necessario approfondirlo. E non posso fare a meno di pensare alle migliaia di articoli e discorsi che ho letto ed ascoltato ai tempi del rapimento Moro sulla "fermezza" dello Stato, sull'impossibilità di "trattare" con le BR. Allora la pensavo anch'io così, anche se mi piangeva il cuore non poter fare di tutto per salvare la vita di uno dei nostri piu grandi statisti. Con gli anni ho riflettuto molto su questi aspetti e confesso di aver rivalutato la posizione di Craxi sulla vicenda. Mi risulta di non essere stato il solo a cambiare idea, e questo mi fa piacere. Un'altra occasione di riflessione fu il caso di Saddam Hussein e l'intervento americano e alleato in Iraq. Anche allora ritenevo Saddam un assassino di curdi e iraqueni, un brutale dittatore con cui le nazioni "civili" intrattenevano lucrosi affari. In quell'occasione mi schierai con il partito radicale per evitare l'intervento, trattare la resa di Saddam garantedogli un giusto processo internazionale. A questo punto credo senza ipocrisie che dovremmo affermare che si, dobbiamo trattare con Hamas, senza nulla togliere al giudizio che ho espresso. Trattare per fermare la morte, per indebolire ed isolare il terrorismo che si alimenta dei martiri, per restituire ad Abu Mazen l'autorità su tutto il suo popolo, per aiutare palestinesi e israeliani a ritrovare la gioia della pace e la fiducia nel vivere civile. Si deve fare, subito. Il cuore mi si stringe per la rabbia, ma credo che la mente debba avere il sopravvento sui sentimenti. Trattare, subito, e smetterla di schierarsi e manifestare per l'uno o per l'altro.
pubblicato da lucianoconsoli il 11/1/2009 alle 13:1
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Gaza, D'Alema e Obama.



 Appena tornato in Italia ho letto la lettera di D'Alema sulla situazione a Gaza e ho ritrovato con soddisfazione alcune considerazioni che avevo svolto appena gli israeliani hanno lanciato l'attacco. Il recente rifiuto di Hamas e di Israele della tregua rischia non solo di fare altre vittime ma soprattutto di indebolire ulteriormente l'autorità dell'unico che sembra voler veramente la pace, e cioè di Abu Mazen. Su questo e su molto altro avremo occasione di approfondire l'analisi con lo stesso D'Alema lunedi prossimo alle 10,15 su RED, nel programma condotto da Antonio Polito. Mi risulta difficile credere che in questi giorni nessun altro mezzo di comunicazione abbia sentito il bisogno di chiamare l'ex Ministro degli Esteri a precisare la sua posizione. E visto che ci sono continua a lasciarmi perplesso il silenzio di Barak Obama sulla crisi di Gaza. E non mi si venga a dire che non si pronuncia perchè ancora non in carica,  che ci deve essere un Presidente per volta. Come si spiega allora il programma economico annunciato in tutti i particolari da Obama per l'emergenza economica? Il rispettoso silenzio del Presidente eletto fino al 20 gennaio vale solo per Gaza?
pubblicato da lucianoconsoli il 10/1/2009 alle 12:23
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