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Trattare con i terroristi? Questo è il problema?


 
Le riflessioni di Gianni Cuperlo mi stimolano ancora qualche considerazione sulla crisi di Gaza:
1) chi ha cominciato? su questo non c'è dubbio: Hamas, che ha rotto unilateralmente la tregua e ha cominciato a lanciare missili su Israele a volte anche sbagliando mira e uccidendo cittadini palestinesi. Il silenzio internazionale è stato assordante e nessuno si è sognato di scendere in piazza contro questa violazione. Da questo punto di vista non capisco molti dei miei amici che oggi si affrettano a partecipare a manifestazioni pro palestinesi e oggettivamente anti israeliane. Pacifisti a senso unico che non fanno per me.
2) Hamas ha il consenso popolare. E' oggettivamente vero, Hamas ha assunto il controllo della striscia di Gaza con un voto popolare. Ma quel voto non autorizzava nessuno a rompere la tregua, a provocare una guerra. Ma ammettendo anche che tutti i palestinesi della striscia siano daccordo con Hamas, e non lo credo, questo cambierebbe qualcosa nel giudizio? In altri termini, il consenso popolare non rende meno grave la violazione, altrimenti anche Hitler o Saddam e tanti altri dittatori dovrebbero essere giustifficati per aver avuto gran parte del loro popolo consensiente.
3) La reazione di Israele è stata sproporzionata. Si, lo è. Ma dobbiamo ammettere anche che la reazione era dovuta. O qualche anima bella pensa che avrebbe dovuto continuare ad assistere ai bombardamenti sul suo territorio, fin quasi a 40 km, all'uccisione dei civili, senza reagire. Certo poteva farlo se le nazioni "civili" avessero ascoltato le grida d'allarme del governo israeliano e dello stesso Abu Mazen e fossero intervenute per tempo, con azioni politico diplomatiche per fermare l'aggressione di Hamas.
Accertata la verità su questi aspetti il vero punto è: che fare?
Per prima cosa bisogna fermare la morte. Non credo che ci sia nessuno che pensi che la guerra possa risolvere il problema, neanche gli israeliani, che sanno benissimo che se anche uccidessero tutti i capi di Hamas non avrebbero risolto il problema. La nostra l'esperienza come quella di tanti altri paesi dimostra che la lotta al terrorismo (e Hamas è un movimento terrorista) non è solo lotta armata. E' anche lotta politica, di eliminazione del consenso di massa a tali organizzazioni, isolarle, prosciugarne l'acqua dove sguazzano e si rifuggiano. Sono quindi convinto che la condanna di Hamas deve essere forte e generale, di nazioni e popoli. Ma il punto di discordia è forse ancora piu profondo e si riduce ad un quesito: si deve trattare con Hamas? Massimo D'alema ha giudicato retorico questo interrogativo e forse ha ragione, ma per me resta comunque necessario approfondirlo. E non posso fare a meno di pensare alle migliaia di articoli e discorsi che ho letto ed ascoltato ai tempi del rapimento Moro sulla "fermezza" dello Stato, sull'impossibilità di "trattare" con le BR. Allora la pensavo anch'io così, anche se mi piangeva il cuore non poter fare di tutto per salvare la vita di uno dei nostri piu grandi statisti. Con gli anni ho riflettuto molto su questi aspetti e confesso di aver rivalutato la posizione di Craxi sulla vicenda. Mi risulta di non essere stato il solo a cambiare idea, e questo mi fa piacere. Un'altra occasione di riflessione fu il caso di Saddam Hussein e l'intervento americano e alleato in Iraq. Anche allora ritenevo Saddam un assassino di curdi e iraqueni, un brutale dittatore con cui le nazioni "civili" intrattenevano lucrosi affari. In quell'occasione mi schierai con il partito radicale per evitare l'intervento, trattare la resa di Saddam garantedogli un giusto processo internazionale. A questo punto credo senza ipocrisie che dovremmo affermare che si, dobbiamo trattare con Hamas, senza nulla togliere al giudizio che ho espresso. Trattare per fermare la morte, per indebolire ed isolare il terrorismo che si alimenta dei martiri, per restituire ad Abu Mazen l'autorità su tutto il suo popolo, per aiutare palestinesi e israeliani a ritrovare la gioia della pace e la fiducia nel vivere civile. Si deve fare, subito. Il cuore mi si stringe per la rabbia, ma credo che la mente debba avere il sopravvento sui sentimenti. Trattare, subito, e smetterla di schierarsi e manifestare per l'uno o per l'altro.
pubblicato da lucianoconsoli il 11/1/2009 alle 13:1
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tags: d'alema palestina israele gianni cuperlo hamas gaza abu mazen

noi comunisti italiani siamo arrivati sin qui.






Avevo segnalato già il blog di Gianni Cuperlo sulla questione morale. Il dibattito continua e oggi Gianni posta una bella lettera ricevuta. Andatevela a leggere.
 http://giannicuperlo.ilcannocchiale.it/2008/12/14/ancora_sulla
_questione_morale.html
 
Ne riporto solo la frase finale che mi ha colpito.

 Cari concittadini, noi comunisti italiani siamo arrivati fin qui. Per il bene e pure, qualche volta, per il male abbiamo rappresentato un pezzo importante della vita di questo paese. Ora non possiamo più andare avanti da soli, ma questa storia non è nostra e non possiamo disporne, perciò abbiamo deciso di  restituirla a tutti voi. Chi vorrà potrà contribuire alla nascita di un nuovo  Partito di Sinistra, democratico e socialista, partecipando alle Primarie  delle Storie. Si! Le Primarie delle Storie per mettere insieme  prima di tutto le vite delle persone; per costruire un movimento di popolo  che possa trovare in un partito il luogo per dire chi è, e qual è la sua direzione di marcia.
pubblicato da lucianoconsoli il 17/12/2008 alle 17:36
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tags: pci primarie gianni cuperlo

La penso come Gianni Cuperlo


   


 Il lavoro quotidiano non sempre permette di seguire tutto quello che avviene nella rete. Per questo quando posso mi rifaccio il sabato e navigo nei vari blog per tenermi aggiornato. Confesso quindi di aver letto solo oggi il post di Gianni Cuperlo sulla questione morale  
http://giannicuperlo.ilcannocchiale.it/2008/12/08/sulla_questione_morale.html 
che vi consiglio di leggere. Gianni ha trovato il tono e le parole per dire quello che penso anch'io e quindi non mi dilungo. Ma scorrete anche i commenti a quel post e vi renderete conto di come siamo caduti in basso.
Risale al 1980 la mia ultima tessera del Partito Comunista Italiano. Da allora non ho piu trovato un "comune sentire" che mi portasse a compiere un atto di adesione che per me è molto di piu di una semplice tessera. Ma se un giorno nascerà un partito con cui condividere " un principio di appartenenza, una comune lettura del tempo, un’idea di dove vuoi condurre tradizioni e valori, senza di cui manca il perno intorno al quale tutto il resto ruota" come scrive Gianni allora potrò ... ricominciare.
pubblicato da lucianoconsoli il 13/12/2008 alle 19:27
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tags: pci berlinguer gianni cuperlo
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