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Dedicato ai fans di Chavez



Il sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, è al terzo giorno di uno sciopero della fame per protestare contro "lo smantellamento dei poteri regionali nel paese" da parte del governo centrale del presidente Hugo Chavez. Accompagnato da un gruppo di altre dodici persone, Ledezma sta portando avanti la misura di protesta nella sede dell' Organizzazione degli stati americani (OEA), chiedendo una missione della stessa OEA a Caracas.  I media locali hanno d'altra parte protestato oggi contro una riforma dei mezzi di comunicazione previsto dal governo di Chavez, che sta portando avanti una nuova normativa nel settore, regole che prevedono tra l'altro la revoca delle licenze di trasmissione per 285 radio e televisioni del paese. Allo studio a Caracas ci sarebbe inoltre una normativa per punire "delitti mediatici" quali la diffusione di notizie che possano "provocare angoscia o panico tra la popolazione". Qualche giorno fa migliaia di manifestanti sono scesi per le strade di Caracas per protestare contro la presunta intenzione della autorità di chiudere un canale tv privato, mentre in un'altra parte della città, altre migliaia di simpatizzanti del governo, hanno marciato  per protestare contro il "terrorismo mediatico" di alcuni giornali e canali Tv critici nei confronti di Chavez. (ANSA)


Il Direttore Generale dell'OEA, il cileno Insulza, così sollecito nell'accompagnare Zelaya a Tegucigalpa nell'improbabile missione di ritorno in Honduras, farebbe bene a porre anche quest'altro "golpe bianco" all'ordine del giorno dell'Organizzazione degli Stati Americani se non vuole passare alla storia come il signor "due pesi e due misure". E farebbero bene anche gli altri colleghi "Presidenti accompagnatori", così solleciti a rinnovare i principi della carta democratica interamericana a verificare se il Venezuela non la sta violando palesemente. Tralascio l'ormai consueto richiamo ai tanti Gianni Minà nostrani, così solerti a denunciare le violazioni degli "imperialisti" ma dimentichi di ciò che avviene nei paesi "bolivariani". Quel povero Bolivar si rivolterebbe nella tomba se vedesse cosa fanno in suo nome.

Per la cronaca: il nuovo Presidente di Panamà si è dichiarato disponibile a farsi mediatore per riallacciare i colloqui tra Zelaya e Micheletti in Honduras. Qualcuno che dimostra buon senso ancora si trova.


pubblicato da lucianoconsoli il 7/7/2009 alle 3:18
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tags: chavez venezuela honduras oea zelaya micheletti insulza

Adesso parli la diplomazia

Il tentativo di Zelaya di rientrare nel suo Paese, come era facilmente prevedibile, fallito miseramente, irrigidendo le posizioni e lasciando sul campo la prima vittima di questo strano golpe, un giovane sostenitore di Zelaya di 19 anni. Fortunatamente non c'è stato quel bagno di sangue che la Conferenza Episcopale aveva previsto, ma la situazione potrebbe precipitare ogni ora che passa. Quello che oggi ci si augura è che Zelaya se ne stia da qualche parte tranquillo, ritessendo i rapporti con i suoi sostenitori nel Paese e collaborando per una soluzione pacifica, senza appellarsi a "Dio e al popolo" come ha fatto in questi giorni, anche perché Dio, o almeno i suoi rappresentanti in terra hanno già detto di non essere con lui e il popolo, al 60%, come dicono le statistiche più ottimistiche, lo ritiene responsabile di quello che sta succedendo. Tra l'altro se vuole veramente bene al suo "popolo" come dice, dovrebbe sapere che se si insiste sulle misure economiche come quella di interrompere le forniture di petrolio venezuelano, chi se la vedrà paggio sarà proprio il suo "popolo" e non il governo di fatto di Micheletti, che invece potrà contare su di un altro argomento contro di lui.
Dopo il ridicolo giro in aereo sui cieli dell'Honduras, Nicaragua e El Salvador di ben 4 Presidenti e due Direttori Generali, dell'ONU e della OEA, per "riaccompagnare" Zelaya, sarebbe bene che la diplomazia cominciasse a lavorare veramente, senza demagogia e senza nervosismo. Mentre ieri si chiudevano i cieli dell'Honduras per Zelaya, Micheletti apriva un varco sul quale la diplomazia deve entrare subito. Micheletti ha detto che se i candidati alle prossime elezioni, di tutti i partiti, lo richiedessero il Congresso potrebbe anticipare le elezioni Presidenziali, non aspettando il 29 novembre. In altre parole Micheletti sta offrendo alla OEA di indire subito i comizi elettorali per eleggere il nuovo Presidente e ristabilire la normale attività costituzionale del Paese centroamericano. Insulza ovviamente dovrebbe avviare colloqui riservati su questo terreno, chiedere garanzie ferree per il controllo di questa competizione elettorale e convincere Zelaya a sostenere questa ipotesi. La posizione di non trattare con Micheletti oramai non tiene più, vista la risoluzione della OEA che incarica Insulza di mantenere l'attività diplomatica per il ritorno alla democrazia.
pubblicato da lucianoconsoli il 6/7/2009 alle 16:24
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tags: honduras Zelaya Insulza

Il Canada rompe il fronte dell'OEA sull'Honduras

Alla riunione plenaria della OEA che si sta svolgendo a Washington, dopo l'informativa del Direttore Generale Insulza sul viaggio di ieri a Tegucigalpa, prima che il Presidente di turno sospendesse la seduta per dar tempo alle delegazioni di concordare una decisione, hanno preso la parola gli ambasciatori di Nicaragua e Canada. Il rappresentante del Nicaragua ha denunciato che il governo di Micheletti sta tentando di creare disordini all'arrivo di Zelaya nel Paese dando la responsabilità a Cuba, Venezuela e Nicaragua. L'ambasciatore ha proseguito dicendo che i tre Paesi non hanno nulla a che vedere con eventuali disordini e che la responsabilità sarà tutta dei golpisti di Micheletti. E' evidente che nei documenti consegnati ieri dalla Suprema Corte di Giustizia dell'Honduras al segretario Insulza così come nelle parole del Cardinale Rodriguez si fa riferimento alle eventuali responsabilità di questi tre Paesi prima della deportazione di Zelaya. Ma l'intervento dell'ambasciatore nicaraguense è suonata anche come un mettere le mani avanti se domani, al ritorno di Zelaya, scoppierà quel bagno di sangue che teme la Conferenza Episcopale. Subito dopo è intervenuto l'ambasciatore del Canada che dichiarandosi d'accordo per la sospensione dell'Honduras ha anche affermato che lo statuto della OEA prevede che continuino i rapporti diplomatici con il paese escluso, ma soprattutto ha affermato che la OEA deve riconoscere il contesto nel quale si è arrivati a questa situazione, alle presunte violazioni di Zelaya prima del golpe, e che quindi ritiene che sia necessario evitare per il momento il ritorno di Zelaya nel Paese, anche alla luce dei timori della Chiesa e dello stesso ambasciatore del Nicaragua che aveva parlato prima di lui.
Insomma, il Canada finalmente rompe il fronte unanime nella OEA e consiglia condanna al golpe ma di non insistere sulla verginità di Zelaya.
Mi sembra uno spiraglio di verità che potrebbe evitare il peggio al povero Honduras.
pubblicato da lucianoconsoli il 5/7/2009 alle 2:20
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tags: Honduras Nicaragua OEA Zelaya Insulza

Venti di guerra in Honduras

Lo spazio per la diplomazia si sta restringendo ogni ora che passa e cresce la tensione e le parole di guerra in Honduras. Ieri la missione del Direttore Generale della OEA a tegucigalpa non ha portato a risultati. Insulza si è incontrato con le gerarchie della Chiesa cattolica e della Suprema Corte di giustizia, oltre ad esponenti delle organizzazioni dei contadini e dei lavoratori hondureni. L'unica cosa che ha riportato indietro Insulza è stata una valanga di documenti che dovrebbero dimostrare i delitti contro la Costituzione perpetrati dal Presidente Zelaya. Poche ore dopo la visita del Direttore della OEA il governo di fatto di Micheletti ha annunciato di uscire dalla Organizzazione degli Stati Americani perchè "la OEA è una organizzazione di Stati indipendenti e non una Corte di Giustizia". Questa mattina probabilmente la OEA deciderà di espellere l'Honduras e Micheletti ha anticipato questa decisione, cambiando anche 10 ambasciatori, tra cui quello all'ONU. Mentre a Tegucigalpa continuano le manifestazioni pro e contro Zelaya, per fortuna senza incidenti, nella notte sono esplose alcune granate contro locali pubblici del governo, Chavez ha annunciato che se necessario mobiliterà il suo esercito per accompagnare Zelaya in Honduras e il Presidente dell'Ecuador, Correa ha dichiarato che accompagnerà Zelaya e "se necessario l'Honduras è un buon posto per morire". Mentre la Chavista Telesur continua a trasmettere in diretta così come la CNN e altre tv internazionali, molti analisti si chiedono fino a quando l'ONU lascerà che quello che sta succedendo in Honduras possa restare un caso "privato" tra Honduras e la OEA. Risulta infatti evidente che la OEA ha fallito nella sua azione diplomatica e i venti di guerra si fanno pericolosamente vicini. L'unica possibilità per la OEA riunita questa mattina è quella di convincere Zelaya a non insistere con il suo ritorno in Honduras, deliberare l'esclusione dell'Honduras dall'organizzazione ma non interrompere i tentativi di dialogo, convincendo magari il governo di Micheletti a convocare subito le elezioni Presidenziali sotto lo stretto controllo degli osservatori internazionali. Se Zelaya invece insiste a ritornare, sarà la guerra civile.
pubblicato da lucianoconsoli il 4/7/2009 alle 18:31
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tags: OEA Insulza Zelaya Chavez Correa
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