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A Piazza Farnese per l'IRAN

Nel 2003 ero a Il Riformista e con Polito e Velardi decidemmo di appoggiare la lotta degli studenti iraniani e lanciammo una giornata di mobilitazione. La mattina ci presentammo d'avanti all'ambasciata in via Nomentana. Eravamo pochi, con dei cartelli e poco più. Nel pomeriggio ci vedemmo a Piazza Farnese ed eravamo tanti. Conservo ancora la T-shirt che stampammo per l'occasione. Domani la indosserò e tornerò a Piazza Farnese con gli amici de Il Riformista e di Radio Radicale. Mi auguro che saremo ancora molti.
pubblicato da lucianoconsoli il 16/6/2009 alle 20:33
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tags: iran il riformista radio radicale

E il circolo si chiude

Fa piacere a volte ascoltare che altri la pensano come te o che condividono comunque i tuoi dubbi e le tue preoccupazioni. Ti sembra di non essere proprio completamente scemo o almeno di esserlo in compagnia. Questo è quello che ho provato ieri ascoltando l'intervento di Bersani al Congresso del Partito Radicale di Chianciano. Per chi ne ha voglia lo si può ascoltare integralmente nel sito di Radio Radicale. I riferimenti al "silenzio delle fabbriche mettalmeccaniche di Piombino, alle lacrime dell'artigiano di Imola e alla disperazione del precario di Foggia" mi sono sembrati addirittura poetici, declamati in quel emiliano rotondo che contraddistingue il nostro. Ma quel che piu mi ha fatto piacere è che finalmente un dirigente politico di primo piano del PD parla della possibilità che da questa crisi non ne esca un nuovo modello di sviluppo ma una guerra devastante, come appena ieri mi ero permesso di osservare prendendo spunto da un articolo di Ferguson. La storia non si ripete ma ha delle assonanze, dice Bersani, e tra la fine dell'800 e i primi del 900 ci fu un'altra grande globalizzazione che generò attese messianiche, treni, bastimenti, comunicazioni, un mondo migliore, un mondo piu piccolo, l'incontro tra umanità e tecnologia. Quando quelle attese fallirono nacquero  i movimenti autoritari di massa e un " forte desiderio di guerra" si impadronì dei popoli. Allora come oggi vi erano grandi masse che non volevano perdere i propri privilegi e altrettanti milioni che volevano uscire dalla schiavitù e dalla povertà. Sia gli uni che gli altri, nell'inettitudine e nell'egoismo delle democrazie di allora, trovarono facile rifugio negli autoritarismi che facero dell'autarchia e della xenofobia le loro armi retoriche. Cosa altro stiamo vivendo oggi nel mondo? Non sentiamo questo tanfo di protezionismo, questo prevalere insopportabile dell'egoismo, anche tra i lavoratori? Gli operai di Pomigliano contro quelli della Fiat polacca, quelli inglesi contro i nostri connazionali asserragliati in un barcone. E il circolo si chiude. La caccia al rumeno in Italia, al guatemalteco in Messico, al messicano negli Stati Uniti. E il circolo si chiude. Ognuno è troppo occupato a tappare le falle nel proprio paese per occuparsi degli altri, e presto lasceremo al loro destino paesi ancora instabili come l'Iraq e l'Afghanistan, e faremo finta di non vedere che la Cina, l'Iran e il Venezuela continuinino a scambiarsi strumenti di morte e a cambiare le costituzioni per trasformarsi in dittature elettive. E il circolo si chiude. Ma cosa potremmo fare? Noi poveri cristi ben poco, ma gli statisti molto. Ma oggi tutti sono occupati a tranquilizzare i mercati interni e a parare le falle che si aprono di continuo. E soprattutto sono occupati a distogliere l'attenzione su altri temi che non siano la realtà. Per carità, è sacrosanta la discussione sul testamento biologico, ma non avete la sensazione che Berlusconi ha creato tutto questo casino per distrarci dalla crisi? E i giornali, i media? Le famose sentinelle del popolo perchè non denunciano le bugie (le nostre banche sono migliori, non abbiamo titoli tossici: e cosa sono allora quei 38 miliardi di titoli degli enti locali che dovremo coprire o nascondere sotto il tappeto della bad bank?), perchè non gridano al pericolo? Perchè ci sono dentro pure loro fino al collo, ovviamente i loro editori, industriali neo monopolisti, palazzinari, farmaceutici clinicari, tutti indaffarati a raccattare incentivi e appalti pubblici. E il circolo si chiude. E chi sommessamente esce dal coro è un catastrofista. Ebbene si, meglio catastrofista che connivente, complice con il silenzio di un dramma prossimo venturo.

pubblicato da lucianoconsoli il 28/2/2009 alle 10:35
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tags: bersani pd crisi catastrofismo iran afghanistan cina stati uniti

Obama tolga subito l'embargo a Cuba


 

Oggi La Stampa ha pubblicato un interessante articolo sui rapporti tra Iran e Venezuela, denunciando un traffico di armi e congegni elettronici tra i due paesi e la Siria. In pratica gli aerei venezuelani aggirano l'embargo di armi all'iran caricando e tarsportando in Siria e in Iran prodotti non consentiti. INelle stesse pagine un trafiletto annunciava la firma di un contratto tra Mosca e Teheran per la vendita di missili allo Stato Iraniano. Giovedi scorso inoltre a Teheran si è aperta una fiera internazionale con i sette Paesi che fanno parte dell'"Alternativa bolivariana per le Americhe" ovvero Venezuela, Cuba, Ecuador, Bolivia, Honduras, Nicaragua e Repubblica Dominicana. Di fronte a simili notizie corre un brivido lungo la schiena. Ma se non vogliamo stilare altri elenchi di Stati canaglia o assi del male si deve intervenire subito, prima che sia toppo tardi. E si deve certo condannare, ma non isolare. Mi rendo conto che è complicato ma l'esperienza insegna che se non si vuole arrivare a nuove guerre dobbiamo far lavorare la politica, la diplomazia e l'economia. In questi paesi ci sono forti opposizioni, come gli studenti di Caracas e di Teheran. Ma Chavez e Ahmadinejad avranno sempre facile gioco se gli permettiamo di far ricorso al nazionalismo e al populismo. Molto dipende dal nuovo Presidente Barak Obama. E come suggerisce il politologo Moises Naim un primo importante passo sarebbe quello di togliere unilateralmente l'embargo a Cuba e magari invitare Raul Castro alla Casa Bianca. In questa maniera aiuteremmo un popolo, quello cubano, a vivere meglio, scardineremmo il ricatto del petrolio perpetrato da Chavez e colpiremmo alle radici il disegno del Caudillo venezuelano che vuole governare fino al 2021. E l'Europa dovrebbe farsi parte attiva verso Obama in questa direzione. La crisi sta arrivando anche nei paesi produttori di petrolio e presto le tensioni cresceranno e potranno essere gestite a favore dei promotori dell'asse del male. O potrebbero divenire una occasione per recuperare questi paesi alla democrazia. Ma dobbiamo fare presto.
pubblicato da lucianoconsoli il 21/12/2008 alle 18:5
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tags: europa iran armi siria cuba venezuela obama stati canaglia asse del male
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