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l'ONU discute di Honduras

Da poco è iniziata la seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata su richiesta del Brasile per esaminare la vicenda dell'Honduras. La seduta è rigorosamente a porte chiuse e solo al termine verrà emesso un comunicato. Lo scorso 30 giugno, due giorni dopo l'espulsione con la forza di Zelaya e la costituzione del governo de facto di Roberto Micheletti l'assemblea generale dell'ONU aveva condannato il colpo di stato ma non essendo vincolante per gli Stati membri ognuno si era comportato secondo le proprie convinzioni: in molti avevano ritirato le delegazioni diplomatiche, altri avevano interrotto i rapporti ma erano restati a Tegucigalpa, altri ancora avevano congelato i finanziamenti, e qualcuno aveva addirittura riconosciuto il governo di Micheletti. A differenza delle risoluzioni dell'Assemblea quelle del Consiglio di sicurezza sono vincolanti e se quindi prevarrà la linea delle sanzioni tutti dovranno rispettarle. Ma non sarà facile trovare una soluzione unitaria e i ben informati prevedono fino a due giorni di discussione. Come sempre staremo a vedere.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/9/2009 alle 18:43
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tags: honduras onu micheletti zelaya brasile

Guatemala - secondo atto.

L'altro giorno tutto il mondo è stato colpito da quel video registrato da un avvocato Guatemalteco prima di essere assassinato. Quelle prime parole ancora risuonano nelle teste di tutti noi: Se vedrete questo video sarò morto... Purtroppo noi abbiamo visto quel video e il povero avvocato è stato ucciso sulla sua bicicletta da sicari spietati. Dopo l'emozione e lo sconcerto avevo fatto una agghiacciante ipotesi: che qualcuno, probabilmente i suoi assassini, avessero costretto l'avvocato a registrare quelle dichiarazioni, magari promettendogli salva la vita. Quell'ambientazione del video, con il panno azzurro dietro le spalle, quel tavolo spoglio, forse gli occhi stessi dell'avvocato mi avevano fatto sospettare. Mi auguravo che altri avessero ripreso questi miei stessi sospetti e avessero indagato. Fino ad ora non ho trovato nulla, ma i fatti cominciano ad arricchirsi di particolari che rafforzano i miei sospetti. Il giorno dopo la divulgazione del video, un giornalista di destra, un certo Mario David Garcia, parlando nel suo programma radiofonico aveva detto di sentirsi minacciato anche lui, che lo avrebbero ucciso come l'avvocato, perchè era stato lui a registrare quel video con le accuse a Alvaro Colom. Il presidente Colom aveva reagito duramente e sapendo la poca credibilità e la corruttibilità della giustizia guatemalteca aveva chiesto e ottenuto che le indagini fossero affidate alla CICIG, la Commissione Internazionale contro l'impunità in Guatemala, una organizzazione appositamente costituita sotto il controllo dell'ONU. La CICIG aveva accettato l'incarico e ha cominciato le indagini. Oggi la prima notizia: Il video fu registrato nell'ufficio di Mario David García, un giornalista indagato per aver appoggiato un colpo militare contro Vinicio Cerezo nel 1988 come risulta dalla relazione della Commissione Per il Chiarimento Storico, una commissione della verità creata dalle Nazioni Unite per stabilire gli abusi commessi durante la guerra civile (1960-1996). Nel frattempo Colom ha ricevuto l'appoggio dei 250 alcalde (una sorta di sindaci-governatori) del Guatemala e domenica prossima sono state annunciate due grandi manifestazioni, una contro e l'altra a favore del Presidente. E' evidente che ora si tenterà la strada dello scontro di piazza, magari con qualche morto, per destabilizzare ancora di più la fragile democrazia. E quando il Paese cadrà nel caos, vedrete che il capo dei narcotrafficanti, El Cachote, miracolosamente fuggirà.
Ma dove sono finiti i giornalisti di guerra? Possibile che nessuno dei nostri quotidiani abbia i soldi e la curiosità per spedire un inviato a seguire questa situazione? Dopo aver riportato la notizia del video-accusa nessuno ha piu informato i lettori di quel che sta succedendo. Tutto si brucia in una emozione e poi si dimentica. Questa non è informazione.
Alla prossima puntata.

pubblicato da lucianoconsoli il 15/5/2009 alle 23:6
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tags: guatemala Alvaro Colom onu narcotraffico

E' un giorno felice

Oggi è un giorno felice per tutti gli uomini e le donne che credono che questo mondo possa cambiare. Lo scorso 27 gennaio su questo blog feci un appello al Presidente Obama perchè tra i suoi primi atti ci fosse quello della ratifica degli accordi per il Comitato Onu dei diritti dell'uomo e dell'infanzia. Ieri finalmente la notizia: gli Stati Uniti hanno dato mandato ai propri ambasciatori a Ginevra per la ratifica. La mia amica Rosa Maria Ortiz e tutti quelli che da anni lottano per la difesa dei diritti umani possono oggi brindare, e noi con loro.
pubblicato da lucianoconsoli il 2/4/2009 alle 21:29
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tags: onu diritti umani usa obama. rosa maria ortiz

Una donna straordinaria


 
Ieri sono stato a Ginevra, nello storico Palais Wilson, la prima sede delle Nazioni Unite ed oggi sede dell'Alto Commissariato per i diritti dell'infanzia. Ero lì per registrare una intervista che andrà in onda su Red tv nelle prossime settimane alla Vice Presidente del Comitato, la paraguayana Rosa Maria Ortiz, una donna straordinaria che pochi conoscono ma che svolge un lavoro silenzioso preziosissimo. Rosa Maria non è un funzionario dell'Onu ne dell'Unicef, ma solo un esperto indipendente, come tutti i membri dell'Alto Commissariato, che percepiscono un rimborso spese solo nei tre mesi all'anno che per regolamento debbono risiedere a Ginevra per lo svolgimento delle sedute del Comitato. In realtà Rosa Maria dedica tutto il suo tempo alla causa dei diritti dei bambini, e quando non risiede a Ginevra gira per tutta l'america latina ad incontrare le autorità dei vari paesi e soprattutto le ong impegnate sul territorio. Per svolgere questa "missione" Rosa Maria ha trasformato la sua casa in Paraguay in un piccolo ostello e invece di risiedere in hotel e mangiare al ristorante, nei tre mesi a Ginevra vive in una casa che amici le mettono a disposizione. E' una donna mite, parla con voce calma e serena anche quando ti racconta storie alluccinanti di traffico di organi e di sfruttamento di bambini. Nelle diverse ore che abbiamo passato insieme ho colto solo due volte un lampo di rabbia nei suoi occhi: quando testimoniava che molto spesso sono donne quelle che trafficano in adozioni illegali e quando mi raccontava della prepotenza del Brasile rispetto allo sfruttamento energetico di alcuni grandi fiumi del Paraguay. Ma la cosa che forse mi ha colpito di piu è stato il racconto, molto personale, di come, sotto la dittatura che ha martoriato per decenni il suo paese, è arrivata ad occuparsi dei diritti dei bambini. Come per molti di noi, Rosa Maria ha dovuto affrontare una situazione personale, un marito legato alla dittatura che l'ha denunciata come "comunista" per toglierle il proprio figlio. Da giovane madre disperata ha cominciato a studiare il problema, a consultare esperti, leggi, regolamenti. Si è resa conto che quello che lei stava passando era comune a milioni di donne, di famiglie, e soprattutto di bambini. La dittatura non permetteva organizzazioni sociali o politiche, ma lasciava una limitata libertà d'intervento alle associazioni cattoliche,  ed è con una di queste che Rosa Maria si fa le ossa sul campo per aiutare gli altri. Da allora non ha piu smesso di battersi per i diritti dei bambini, e ora come allora si indigna se in un documento ufficiale dell'Alto Commissariato qualcuno traduce la parola "bambini" con "minori",  o come è avvenuto in Italia si usa "fanciullo" invece di bambino, adolescente o ragazzo. Ce ne fossero di donne e uomini così. Vivremmo in un mondo migliore.

pubblicato da lucianoconsoli il 31/1/2009 alle 14:15
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tags: Rosa maria Ortiz onu paraguay america latina bambini

Appello a Obama: ratifichi la Convenzione sui diritti dell'infanzia.

 Il 20 novembre 1989 i rappresentanti degli Stati del pianeta, riuniti nell’Assemblea Generale dell’ONU, approvavano all’unanimità il testo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Quell’atto formale, una fra le innumerevoli votazioni che avvengono nel Palazzo di Vetro dell’ONU, racchiudeva in sé un significato di portata storica. Per la prima volta, infatti, i diritti dei bambini entravano a pieno titolo nel mondo giuridico internazionale, dopo avervi fatto comparse più o meno marginali. 191 Stati hanno ratificato la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.
Stati Uniti e Somalia sono gli unici paesi al mondo a non averlo ancora fatto.
La Somalia, uno fra gli Stati più poveri del mondo, non ha ancora un governo centrale riconosciuto da tutte le fazioni in lotta e dunque non può materialmente ratificare un accordo internazionale.
Diverso il discorso per gli USA, che pure hanno firmato la Convenzione nel febbraio 1995, ma tardano a ratificarla. Il ritardo è dovuto sia alla tradizionale lentezza dell’iter di ratifica per i trattati internazionali sui diritti umani (con tempi medi abbondantemente superiori al decennio), sia alla politicizzazione del dibattito interno. L’ala più conservatrice dell’opinione pubblica e del mondo politico americano accusa la Convenzione di minare l’autorità dei genitori con le sue norme troppo permissive, e di sottoporre la sovranità dello Stato a un eccesso di controlli e di limitazioni esterne. Inoltre, è assai contestato il divieto di comminare la pena di morte a chi compie reati in minore età, essendo largamente maggioritaria negli Stati Uniti l’opinione a favore della pena capitale come deterrente al crimine.
 Barak Obama adesso ha l'occasione per dare un ulteriore segnale al mondo intero: ratificare immediatamente la Convenzione.
pubblicato da lucianoconsoli il 27/1/2009 alle 14:24
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tags: diritti infanzia unicef barak obama onu
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