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Obama autorizza i rapimenti della Cia?

La notizia è di quelle che lasciano perplessi: il nuovo Presidente Usa Barak Obama ha autorizzato il proseguimento delle «extraordinary rendition» ovvero la possibilità per gli agenti della Cia di rapire presunti terroristi fuori dal territorio degli Stati Uniti. Come giustamente riporta l'articolo, potrei anche capirlo se poi questi "presunti" terroristi fossero portati negli Stati Uniti per un regolare processo come avveniva nell'era Reagan. E anche in questa ipotesi potrei sollevare obiezioni di leicità sulla violazione di sovranità degli Stati. Ma purtroppo in molti casi la Cia ha rapito, interrogato, e dei rapiti non si è piu saputo niente. Spero che nei prossimi giorni Obama chiarisca questi aspetti. Ho invece il sospetto che dopo gli eclatanti inizi adesso Obama cominci a fare i conti con la realtà e con i condizionamenti interni delle lobby (come quella dell'acciaio alla quale ha regalato il buy american) e dei centri di potere, come l'esercito e i servizi segreti.
pubblicato da lucianoconsoli il 3/2/2009 alle 16:27
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tags: barak obama acciaio cia rapimenti terrorismo

Dissenso politico ma non odio

Mi sembra che questo scambio di lettere, ci possa insegnare molto. A mio avviso non c'è nulla del perdono cristiano ma una riaffermazione voltairiana del diritto al dissenso e della forza della ragione contro l'odio. Spero che sia solo un inizio. Pietro Ichino continua a stupirmi, e non è facile in questi mesi.

 

Buongiorno Professore,

sono Paride Bortolato, fratello del più “famoso” Davide che ha avuto modo di “conoscere” in un’aula del Tribunale di Milano qualche giorno fa.

Le scrivo per manifestarle la mia solidarietà personale per quanto accaduto, soprattutto per le frasi rivolte a lei dagli imputati.

Inutile dire che non intendo chiederle comprensione o cercare di scusarmi a nome di mio fratello, si tratta di una persona adulta che ha fatto le sue scelte e, per quanto lontanissime dalle mie, purtroppo non posso far altro che prendere atto che sono quelle che sono. 

Ho pensato a lungo se scriverle queste poche righe, alla fine ha avuto la meglio il desiderio di marcare la differenza, di segnare la distanza dalle posizioni e dai metodi degli imputati e di esprimerle quindi la mia solidarietà.

Con questo non significa che io condivida le sue idee, che, confesso, conosco troppo poco, come poco conosco il mondo delle relazioni sindacali e del diritto del lavoro più in generale. Credo però, assieme a lei, che sia fondamentale recuperare una cornice che consenta il libero confronto, tra posizioni anche lontanissime, con metodi anche “tosti”, ma che non faccia mai venire meno il diritto di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni e soprattutto che non faccia venire meno il diritto alla vita. 

La saluto, rinnovo la mia solidarietà personale e le auguro un buon lavoro.

Paride Bortolato

Caro Paride,
in questi giorni sto ricevendo centinaia di messaggi a cui non riuscirò mai a rispondere uno per uno. Ma al Suo voglio rispondere, e subito; per dirLe che non giudico Suo fratello; forse credo di capire il movimento interiore che lo anima; comunque è una persona che ha il coraggio di rischiare la propria vita per quello in cui crede. Spero solo di avere un giorno la possibilità di parlargli: sono sicuro che se questa possibilità ci fosse data le minacce e gli insulti cederebbero il posto al rispetto reciproco. Dissenso politico profondo, certo, ma non odio.
Se mi consente, anch’io Le invio la mia solidarietà e comprensione per una congiuntura che penso per Lei non facile. Se ha occasione di parlare con Suo fratello, trovi il modo di fargli pervenire il contenuto di questo mio messaggio senza che egli possa intenderlo come una provocazione, o come manifestazione di un mio sentirmi più “buono” di lui: La prego di credere che non mi sento affatto tale.
Ancora grazie per il Suo messaggio
Pietro Ichino

pubblicato da lucianoconsoli il 1/2/2009 alle 8:27
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tags: pietro ichino terrorismo odio violenza br

Non abbassiamo la guardia.



"Pietro Ichino, giuslavorista e docente universitario, oggi anche senatore del Pd, stava spiegando  nell'aula della prima corte d'assise di Milano, al processo contro le presunte nuove Br, i motivi che lo hanno indotto a costituirsi parte civile al processo (per le sue posizioni a favore di una riforma del lavoro era stato più volte indicato tra i possibili obiettivi di un'azione brigatista) quando dalle gabbie è partita la sollevazione degli imputati che lo hanno attaccato duramente definendolo, tra l'altro, «massacratore di operai». Ichino aveva preso la parola per sottolineare come la sua scelta di costituirsi parte civile era stata presa «non tanto per me ma perchè le limitazioni, le intimidazioni permanenti alla libertà di pensiero sono qualcosa che pesa sull'intero Paese. Non mi importava tanto per me, ma non volevo svalutare quanto accade all'intera comunità accademica a cui appartengo». Immediata l'interruzione da parte degli imputati: «Siete una banda di sfruttatori, volete la libertà per sfruttare». Le dichiarazioni dei brigatisti, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, sono state accompagnate anche da qualche applauso dal pubblico."
 
Ichino è una persona perbene, che si batte per le sue idee ed è sempre pronto ad ascoltare le ragioni degli altri. Recentemente ha presentato una proposta di legge per l'anagrafe degli eletti che sarebbe bello se venisse approvata. Credo che tutti dovremmo fare uno sforzo per non farci passare addosso queste notizie senza provare una nota di sdegno e di rivolta. Fare l'abitudine alla violenza è il male peggiore. Proviamo a non abbassare la guardia e reagiamo ognuno come puo, magari anche con un blog di solidarietà come questo.
pubblicato da lucianoconsoli il 23/1/2009 alle 13:12
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Spedizione punitiva...

 GAZA: D'ALEMA, NON E'GUERRA MA SPEDIZIONE PUNITIVA
(ANSA) - ROMA, 12 GEN - "Guerra contro Hamas è un'espressione partigiana dell'esercito israeliano. Si tratta di una vera e propria spedizione punitiva dove sono stati uccisi già circa 300 bambini. Come si combatte il fondamentalismo? Con il massacro di bambini il fondamentalismo si rafforza". E' la preoccupazione espressa dall'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ospite stamattina della tv 'Red'.    L'uccisione di civili e di bambini, è la convinzione di D'Alema, "avrà un enorme peso politico perché quello che sta accadendo a Gaza dal punto di vista del fondamentalismo è uno straordinario incoraggiamento ad una campagna di reclutamento in una logica di un guerra santa all'Occidente". L'ex vice premier ribadisce la sua "avversione contro il fondamentalismo di Hamas" ma "il problema non è Hamas perché noi non siamo alleati di Hamas. Il problema è cosa fa l'Europa, gli Stati Uniti e Israele per non fare il gioco del fondamentalismo che uscirà rafforzato mentre saranno indebolite le leadership moderate". (ANSA).


Come era facilmente prevedibile Massimo D'Alema questa mattina a RED tv ha spiegato meglio il suo punto di vista sulla crisi di Gaza, lanciando sul piatto alcune frasi che faranno sicuramente discutere. Una di queste è ovviamente la definizione di ciò che sta accadendo come "spedizione punitiva" israeliana. Ho già letto le prime reazioni sulle agenzie, come quella di Fabrizio Cicchitto che parla di "pregiudizi anti israeliani". Sarebbe troppo facile ricordare a Cicchitto le scelte che fece Bettino Craxi per Sigonella e in generale nei rapporti con il mondo arabo e israeliano, e purtuttavia non fu mai tacciato di "pregiudizi anti israeliani", come non lo furono mai Andreotti e gli altri statisti della cosidetta Prima Repubblica che cercarono sempre di tenere una politica estera mediterranea molto equilibrata con le parti in lotta.
Lasciamo quindi stare i pregiudizi e veniamo alla sostanza. E la sostanza del ragionamento di D'Alema è che l'attuale guerra o spedizione punitiva deve cessare subito perchè ogni morto dell'una o dell'altra parte rafforza il fondamentalismo arabo-israeliano e indebolisce le forze moderate arabo-israeliane. E questa è una sacrosanta verità.
pubblicato da lucianoconsoli il 12/1/2009 alle 12:46
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tags: d'alema israele guerra terrorismo palestinesi hamas gaza pace

Inviti su Facebook

Facebook è una comunità interessante, ho ritrovato molti amici perduti negli anni e mi diverte vedere l'intreccio delle vite che si dipanano attraverso le foto pubblicate. Ma è anche uno specchio piu o meno fedele delle tensioni che ci attraversano ogni giorno. Solo oggi ad esempio ho ricevuto due inviti: uno da Marco Taradash per partecipare alla manifestazione CON ISRAELE, PER LA LIBERTÀ, CONTRO IL TERRORISMO, il secondo da Carlo Leoni per un aderire alla causa STOP AI BOMBARDAMENTI ISRAELIANI A GAZA!. Ringrazio entrambe ma debbo decisamente declinare sia l'uno che l'altro. Del primo approvo il PER LA LIBERTA', CONTRO IL TERRORISMO,  del secondo STOP AI BOMBARDAMENTI. Affermare infatti di stare con Israele oggi significa stare contro i palestinesi, (dico i palestinesi e non Hamas) e quindi non posso aderire. Chiedere lo stop dei bombardamenti israeliani a Gaza altresì significa negare che ci sono stati e continuano bombardamenti di Hamas contro gli israeliani. Quando mi arriverà un invito PER LA PACE TRA I POPOLI, CONTRO IL TERRORISMO, PER LO STOP A TUTTI I BOMBARDAMENTI allora ci sarò e farò la mia parte. Sarebbe molto bello se quell'invito poi mi provenisse da Parlamentari, politici, intellettuali di tutti gli schieramenti e di tutte le confessioni religiose. Sarebbe bello, troppo bello per essere vero.

 

pubblicato da lucianoconsoli il 11/1/2009 alle 17:43
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tags: gaza israele palestinesi hamas guerra pace terrorismo carlo leoni marco taradash

Hamas non è il popolo palestinese.



Sono sempre stato con i Palestinesi ma mai contro gli Israeliani. Per me i due popoli possono e debbono convivere. Tanti anni fa partecipai ad una cena con Shimon Peres, non piu Primo Ministro Israeliano, di passaggio a Roma per raccogliere fondi per una Università arabo-israeliana da costruire proprio al confine. A molti di noi quella sembrava la strada giusta e da allora molto si è fatto. Arafat mi piaceva, sembrava un eroe, ma dopo la sua morte la notizia del tesoro a Parigi mi fece cambiare idea su di lui ma non sui Palestinesi. Con tutti i fondi che come Stato e come Regioni abbiamo dato ad Arafat oggi i palestinesi dovrebbero stare come gli svizzeri, ma per anni quei soldi sono stati spesi per le armi o portati altrove. Di fronte alle atrocità di questi giorni nuovamente ci stiamo dividendo tra filo palestinesi e filo israeliani, ma le cose non stanno proprio così. Hamas non è il popolo palestinese. Prima dell'attacco israeliano Hamas lanciava missili impunemente uccidendo anche palestinesi. Hamas è un gruppo terrorista, legato e finanziato all'Iran. La reazione di Israele è sproporzionata, ma cosa ha fatto il mondo democratico quando Hamas lanciava i missili? Cosa faremmo noi se un gruppo terrorista continuasse a mettere bombe e ad uccidere ? E adesso muoiono israeliani e palestinesi, civili e militari.Quindi è giusto chiedere il cessate il fuoco immediato, ma ricordiamoci di chiederlo anche quando Hamas uccide le due bambine palestinesi con un razzo destinato agli Israeliani. E soprattutto isoliamo Hamas, stringiamoci intorno ai rappresentanti del popolo palestinese legalmente eletti come Abu Mazen e chiamiamo i terroristi con il loro nome e non come combattenti per la libertà. Altrimenti anche Bin Laden diventa un eroe.
pubblicato da lucianoconsoli il 28/12/2008 alle 20:46
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tags: palestina israele terrorismo arafat bin laden hamas abu mazen shimon peres
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