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Povero Ministro Frattini


6 maggio 2011
"La conferma arriva oggi dal ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Sulla fine delle operazioni militari ci sono ipotesi realistiche che parlano di 3-4 settimane», ha detto il ministro sottolineando che «ipotesi ottimistiche dicono invece pochi giorni»"

24 maggio 2011
Notte di raid aerei della Nato su Tripoli, forse i più intensi da quando a fine marzo sono iniziate le operazioni dell'Alleanza Atlantica contro il regime di Gheddafi. Le incursioni hanno avuto inizio attorno all'una (la mezzanotte italiana) e avevano come obiettivo in particolare la zona di Bab Al-Aziziya, quartier generale di Gheddafi. Testimoni affermano di aver udito una quindicina di esplosioni. Il governo libico ha reso noto che i bombardamenti hanno provocato almeno tre morti e 150 feriti.

Dai Frattini che ce la puoi fare. Manca ancora una settimana. Poi intanto tutti si saranno dimenticati della tua bugia in ossequio alla Lega e potrai continuare a mentire.


pubblicato da lucianoconsoli il 24/5/2011 alle 13:0
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tags: libia frattini lega

Le parole di Obama

Ecco il discorso pronunciato dal presidente Barack Obama in tv con l'annuncio dell'uccisione di

Osama Bin Laden.


«Buona sera. Questa notte posso riferire al popolo americano e al mondo che gli Stati Uniti hanno condotto

un'operazione nel corso della quale è stato ucciso Osama Bin Laden, il leader di al-Qaeda, un terrorista

responsabile della morte di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti.

Quasi 10 anni fa una chiara giornata di settembre è stata resa buia dal peggiore attacco della storia contro il

popolo americano. Le immagini dell'11 settembre stanno bruciando la nostra memoria collettiva: aerei dirottati

che attraversano il cielo sereno di settembre, le Torri Gemelle che crollano, il fumo nero che si alza dal

Pentagono, i rottami del Volo 93 a Shanksville, in Pennsylvania, dove i cittadini eroici hanno prevenuto altro

dolore e distruzione. E comunque sappiamo che le immagini peggiori erano quelle che il mondo non aveva visto.

Una sedia vuota a tavola durante la cena. Bambini costretti a crescere senza la loro madre o il padre. Genitori

che non avrebbero mai conosciuto la sensazione dell'abbraccio dei loro bambini. Quasi 3mila cittadini ci sono

stati portati via, un buco nei nostri cuori.

L'11 settembre del 2001, nel nostro momento di dolore, il popolo americano si è riunito. Abbiamo dato una

mano ai nostri vicini e abbiamo donato il sangue ai feriti. Abbiamo rafforzato i nostri legami agli altri e il nostro

amore per la comunità e per il Paese. Quel giorno, indipendentemente dalla nostra provenienza, religione, razza

o etnia, eravamo uniti come una famiglia americana. Eravamo anche uniti nel nostro proposito di proteggere la

nazione e di portare i responsabili di questo brutale attacco davanti alla giustizia. Abbiamo scoperto in fretta che

gli attacchi dell'11 settembre erano stati organizzati da al-Qaeda, un'organizzazione guidata da Osama bin Laden,

che aveva apertamente dichiarato la guerra agli Stati Uniti eD era deciso a uccidere persone innocenti nel nostro

Paese e in tutto il mondo. E così siamo andati in guerra contro al Qaida per proteggere i nostri cittadini, i nostri

amici e i nostri alleati.

«Negli ultimi 10 anni, grazie al lavoro instancabile ed eroico del nostro esercito e di esperti

dell'antiterrorismo, abbiamo fatto enormi passi avanti. Abbiamo fermato in tempo attacchi terroristici e

rafforzato la nostra sicurezza interna. In Afghanistan, abbiamo eliminato il governo dei talebani, che forniva a

bin Laded e ad al-Qaeda nascondigli sicuri e sostegno. E in tutto il mondo abbiamo lavorato con i nostri amici e

alleati per catturare o uccidere numerosi terroristi di al-Qaeda, tra cui alcuni che avevano partecipato

all'organizzazione degli attacchi dell'11 settembre. Eppure Osama bin Laden aveva evitato la cattura ed era

fuggito dall'Afghanistan in Pakistan. Nel frattempo, al-Qaeda ha continuato a operare lungo il confine tra i due

Paesi e tramite gruppi affiliati in tutto il mondo. Così, poco dopo l'entrata in carica, ho istruito Leon Panetta, il

direttore della Cia, di uccidere o catturare bin Laden come la priorità numero uno nella nostra guerra contro al-

Qaeda, anche se continuavano gli sforzi per interrompere, smantellare e sconfiggere la sua rete.

Poi, ad agosto scorso, dopo anni di accurato lavoro della nostra intelligence, sono stato informato di una

possibile pista che portava a bid Laden. Non era per niente certa e ci sono voluti molti mesi per seguirla. Nel

frattempo ho incontrato più volte il mio team di sicurezza nazionale ed eravamo riusciti a raccogliere più

informazioni secondo cui bin Laden si trovava all'interno del Pakistan. E infine, la settimana scorsa, ho deciso

che avevamo abbastanza informazioni per passare all'azione e ho autorizzato un'operazione volta a prendere bin

Laden e condurlo davanti alla giustizia. Oggi, sotto la mia supervisione, gli Stati Uniti hanno lanciato

un'operazione mirata contro un complesso di Abbottabad, in Pakistan. Una piccola squadra di americani ha

condotto l'operazione con straordinario coraggio e capacità. Nessun americano è rimasto ferito. Hanno preso

misure necessarie per evitare vittime civili. Dopo una sparatoria hanno ucciso Osama bin Laden e sono in

possesso del suo corpo».

«Per più di due decenni, bin Laden era stato il leader di al-Qaeda e un simbolo e ha continuato a ideare

attacchi contro il nostro Paese, contro i nostri amici e alleati. La morte di bin Laden è il più importante successo

finora negli sforzi della nostra nazione per sconfiggere al-Qaeda. Eppure la sua morte non segna la fine dei

nostri sforzi. Non c'è dubbio che al-Qaeda continuerà a organizzare attacchi contro di noi. Dobbiamo rimanere

vigili, e lo faremo, sia in casa nostra che all'estero. Mentre lo faremo, dobbiamo ribadire che gli Stati Uniti non

sono e non saranno mai in guerra contro l'islam. Ho detto chiaramente, così come aveva fatto il presidente Bush

poco dopo l'11 settembre, che la nostra guerra non è contro l'islam. Bin Laden non era un leader musulmano, era

un assassino di massa di musulmani. Infatti al-Qaeda ha ucciso molti musulmani in tanti Paesi, tra cui quello di

bin Laden.

Perciò la sua morte dovrebbe essere accolta da tutti coloro che credono nella pace e nella dignità umana.

Negli anni, avevo più volte chiarito che avremmo intrapreso azioni all'interno del Pakistan solo sapendo dove si

trovava bin Laden. Ed è questo che abbiamo fatto. Ma è importante notare che la nostra cooperazione

nell'ambito dell'antiterrorismo con il Pakistan ci ha permesso di localizzare bin Laden e il complesso in cui si

stava nascondendo. In effetti, bin Laden aveva dichiarato guerra anche al Pakistan e aveva ordinato attacchi

contro il popolo pakistano. Stanotte ho telefonato al presidente Zardari e il mio team ha anche parlato con i

colleghi pakistani. Sono d'accordo anche loro che si tratta di una giornata positiva e storica per entrambe le

nazioni. E più avanti è importante che il Pakistan continui a lottare insieme a noi contro al-Qaeda e i gruppi

affiliati».



Assolutamente condivisibile, m una domanda sorge spontanea: Perchè, secondo gli ordini di Obama, le forze speciali non hanno "assicurato alla giustizia" Bin Laden? Ha reagito, ha fatto fuoco o è stata una esecuzione? Non è un particolare irrilevante, anche perchè le forze speciali dicono di aver prelevato le due moglie e i figli piccoli di Bin Laden.

pubblicato da lucianoconsoli il 2/5/2011 alle 19:22
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tags: Obama Bin Laden Pakistan democrazia

Bin Laden "terminato"

Ieri la notizia della morte di un figlio di Gheddafi e di tre suoi figli sotto le bombe della Nato a tripoli, Questa mattina Bin Laden "terminato" nel suo rifugio a 70 kilometri da Islamabad in Pakistan. Scene di giubilo nelle piazze, a Bengasi, Misurata, New York e Washington. Vedendo le immagini di quelle manifestazioni ho provato un senso di imbarazzo e fastidio. Gioire per la morte dell'assassino dei tuoi familiari, dei tuoi amici, è un sentimento comprensibile ma dal mio punto di vista inaccettabile. Rappresenta la sconfitta della democrazia. La nostra forza, la nostra diversità, come democrazie, sta proprio nel fatto che riusciamo ad assicurare anche ai nostri più acerrimi nemici, un giusto processo. Cedere alla vendetta, all'occhio per occhio, dente per dente è una regressione, un cedimento ai nostri valori. Dimostriamo di essere più forti militarmente forse, ma la democrazia vincerà solo quando dimostrerà la sua forza morale, la fermezza nei suoi principi di giustizia. Ma forse sono solo un idealista. 
pubblicato da lucianoconsoli il 2/5/2011 alle 10:6
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tags: democrazia Bin Laden Gheddafi

Haiti

questo di Granellini mi sembra il miglior pezzo di oggi.

 “Scossa di coscienza ”

Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremotodi Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com'era la vitanell'isola, fino all'altro ieri. Ho appreso che l'ottanta per cento deglihaitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta percento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Chel'aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge(raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezzapressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Masoprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre dellaloro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamodilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti aselezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno diriflettere sull'incongruenza di una situazione che - complice la potenzaevocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto idetriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che avevatrascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così miviene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza deglihaitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del generepossa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioniallucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loromorire”

 

MassimoGranellini (La Stampa del 15 gennaio 2010)

pubblicato da lucianoconsoli il 15/1/2010 alle 16:48
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tags: Haiti terremoto Massimo Granellini

A Piazza Farnese per l'IRAN

Nel 2003 ero a Il Riformista e con Polito e Velardi decidemmo di appoggiare la lotta degli studenti iraniani e lanciammo una giornata di mobilitazione. La mattina ci presentammo d'avanti all'ambasciata in via Nomentana. Eravamo pochi, con dei cartelli e poco più. Nel pomeriggio ci vedemmo a Piazza Farnese ed eravamo tanti. Conservo ancora la T-shirt che stampammo per l'occasione. Domani la indosserò e tornerò a Piazza Farnese con gli amici de Il Riformista e di Radio Radicale. Mi auguro che saremo ancora molti.
pubblicato da lucianoconsoli il 16/6/2009 alle 20:33
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tags: iran il riformista radio radicale

L'intervista di Englaro a El Pais

 Beppino Englaro è, più che un uomo, un superuomo.

"Beppino Englaro es, más que un hombre, un superhombre. Lleva 17 años intentando cumplir la misión que le encomendó su hija Eluana. Vivir libre y con dignidad, o morir. "Lo decidimos en familia. Vida, muerte, dignidad, libertad. Somos tres purasangres de la libertad. La magistratura ha defendido nuestro derecho. Y no necesitamos oír letanías", explica."

per chi conosce un po di spagnolo suggerisco di leggersi l'intervista di Beppino Englaro al quotidiano El Pais. Credo che non sia un caso che Beppino abbia scelto un quotidiano non italiano. E' un ulteriore segno di dignità e detreminazione.

pubblicato da lucianoconsoli il 8/2/2009 alle 14:51
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tags: crisi dolore coraggio speranza s agostino

Spedizione punitiva...

 GAZA: D'ALEMA, NON E'GUERRA MA SPEDIZIONE PUNITIVA
(ANSA) - ROMA, 12 GEN - "Guerra contro Hamas è un'espressione partigiana dell'esercito israeliano. Si tratta di una vera e propria spedizione punitiva dove sono stati uccisi già circa 300 bambini. Come si combatte il fondamentalismo? Con il massacro di bambini il fondamentalismo si rafforza". E' la preoccupazione espressa dall'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ospite stamattina della tv 'Red'.    L'uccisione di civili e di bambini, è la convinzione di D'Alema, "avrà un enorme peso politico perché quello che sta accadendo a Gaza dal punto di vista del fondamentalismo è uno straordinario incoraggiamento ad una campagna di reclutamento in una logica di un guerra santa all'Occidente". L'ex vice premier ribadisce la sua "avversione contro il fondamentalismo di Hamas" ma "il problema non è Hamas perché noi non siamo alleati di Hamas. Il problema è cosa fa l'Europa, gli Stati Uniti e Israele per non fare il gioco del fondamentalismo che uscirà rafforzato mentre saranno indebolite le leadership moderate". (ANSA).


Come era facilmente prevedibile Massimo D'Alema questa mattina a RED tv ha spiegato meglio il suo punto di vista sulla crisi di Gaza, lanciando sul piatto alcune frasi che faranno sicuramente discutere. Una di queste è ovviamente la definizione di ciò che sta accadendo come "spedizione punitiva" israeliana. Ho già letto le prime reazioni sulle agenzie, come quella di Fabrizio Cicchitto che parla di "pregiudizi anti israeliani". Sarebbe troppo facile ricordare a Cicchitto le scelte che fece Bettino Craxi per Sigonella e in generale nei rapporti con il mondo arabo e israeliano, e purtuttavia non fu mai tacciato di "pregiudizi anti israeliani", come non lo furono mai Andreotti e gli altri statisti della cosidetta Prima Repubblica che cercarono sempre di tenere una politica estera mediterranea molto equilibrata con le parti in lotta.
Lasciamo quindi stare i pregiudizi e veniamo alla sostanza. E la sostanza del ragionamento di D'Alema è che l'attuale guerra o spedizione punitiva deve cessare subito perchè ogni morto dell'una o dell'altra parte rafforza il fondamentalismo arabo-israeliano e indebolisce le forze moderate arabo-israeliane. E questa è una sacrosanta verità.
pubblicato da lucianoconsoli il 12/1/2009 alle 12:46
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tags: d'alema israele guerra terrorismo palestinesi hamas gaza pace

Trattare con i terroristi? Questo è il problema?


 
Le riflessioni di Gianni Cuperlo mi stimolano ancora qualche considerazione sulla crisi di Gaza:
1) chi ha cominciato? su questo non c'è dubbio: Hamas, che ha rotto unilateralmente la tregua e ha cominciato a lanciare missili su Israele a volte anche sbagliando mira e uccidendo cittadini palestinesi. Il silenzio internazionale è stato assordante e nessuno si è sognato di scendere in piazza contro questa violazione. Da questo punto di vista non capisco molti dei miei amici che oggi si affrettano a partecipare a manifestazioni pro palestinesi e oggettivamente anti israeliane. Pacifisti a senso unico che non fanno per me.
2) Hamas ha il consenso popolare. E' oggettivamente vero, Hamas ha assunto il controllo della striscia di Gaza con un voto popolare. Ma quel voto non autorizzava nessuno a rompere la tregua, a provocare una guerra. Ma ammettendo anche che tutti i palestinesi della striscia siano daccordo con Hamas, e non lo credo, questo cambierebbe qualcosa nel giudizio? In altri termini, il consenso popolare non rende meno grave la violazione, altrimenti anche Hitler o Saddam e tanti altri dittatori dovrebbero essere giustifficati per aver avuto gran parte del loro popolo consensiente.
3) La reazione di Israele è stata sproporzionata. Si, lo è. Ma dobbiamo ammettere anche che la reazione era dovuta. O qualche anima bella pensa che avrebbe dovuto continuare ad assistere ai bombardamenti sul suo territorio, fin quasi a 40 km, all'uccisione dei civili, senza reagire. Certo poteva farlo se le nazioni "civili" avessero ascoltato le grida d'allarme del governo israeliano e dello stesso Abu Mazen e fossero intervenute per tempo, con azioni politico diplomatiche per fermare l'aggressione di Hamas.
Accertata la verità su questi aspetti il vero punto è: che fare?
Per prima cosa bisogna fermare la morte. Non credo che ci sia nessuno che pensi che la guerra possa risolvere il problema, neanche gli israeliani, che sanno benissimo che se anche uccidessero tutti i capi di Hamas non avrebbero risolto il problema. La nostra l'esperienza come quella di tanti altri paesi dimostra che la lotta al terrorismo (e Hamas è un movimento terrorista) non è solo lotta armata. E' anche lotta politica, di eliminazione del consenso di massa a tali organizzazioni, isolarle, prosciugarne l'acqua dove sguazzano e si rifuggiano. Sono quindi convinto che la condanna di Hamas deve essere forte e generale, di nazioni e popoli. Ma il punto di discordia è forse ancora piu profondo e si riduce ad un quesito: si deve trattare con Hamas? Massimo D'alema ha giudicato retorico questo interrogativo e forse ha ragione, ma per me resta comunque necessario approfondirlo. E non posso fare a meno di pensare alle migliaia di articoli e discorsi che ho letto ed ascoltato ai tempi del rapimento Moro sulla "fermezza" dello Stato, sull'impossibilità di "trattare" con le BR. Allora la pensavo anch'io così, anche se mi piangeva il cuore non poter fare di tutto per salvare la vita di uno dei nostri piu grandi statisti. Con gli anni ho riflettuto molto su questi aspetti e confesso di aver rivalutato la posizione di Craxi sulla vicenda. Mi risulta di non essere stato il solo a cambiare idea, e questo mi fa piacere. Un'altra occasione di riflessione fu il caso di Saddam Hussein e l'intervento americano e alleato in Iraq. Anche allora ritenevo Saddam un assassino di curdi e iraqueni, un brutale dittatore con cui le nazioni "civili" intrattenevano lucrosi affari. In quell'occasione mi schierai con il partito radicale per evitare l'intervento, trattare la resa di Saddam garantedogli un giusto processo internazionale. A questo punto credo senza ipocrisie che dovremmo affermare che si, dobbiamo trattare con Hamas, senza nulla togliere al giudizio che ho espresso. Trattare per fermare la morte, per indebolire ed isolare il terrorismo che si alimenta dei martiri, per restituire ad Abu Mazen l'autorità su tutto il suo popolo, per aiutare palestinesi e israeliani a ritrovare la gioia della pace e la fiducia nel vivere civile. Si deve fare, subito. Il cuore mi si stringe per la rabbia, ma credo che la mente debba avere il sopravvento sui sentimenti. Trattare, subito, e smetterla di schierarsi e manifestare per l'uno o per l'altro.
pubblicato da lucianoconsoli il 11/1/2009 alle 13:1
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tags: d'alema palestina israele gianni cuperlo hamas gaza abu mazen

Gaza, D'Alema e Obama.



 Appena tornato in Italia ho letto la lettera di D'Alema sulla situazione a Gaza e ho ritrovato con soddisfazione alcune considerazioni che avevo svolto appena gli israeliani hanno lanciato l'attacco. Il recente rifiuto di Hamas e di Israele della tregua rischia non solo di fare altre vittime ma soprattutto di indebolire ulteriormente l'autorità dell'unico che sembra voler veramente la pace, e cioè di Abu Mazen. Su questo e su molto altro avremo occasione di approfondire l'analisi con lo stesso D'Alema lunedi prossimo alle 10,15 su RED, nel programma condotto da Antonio Polito. Mi risulta difficile credere che in questi giorni nessun altro mezzo di comunicazione abbia sentito il bisogno di chiamare l'ex Ministro degli Esteri a precisare la sua posizione. E visto che ci sono continua a lasciarmi perplesso il silenzio di Barak Obama sulla crisi di Gaza. E non mi si venga a dire che non si pronuncia perchè ancora non in carica,  che ci deve essere un Presidente per volta. Come si spiega allora il programma economico annunciato in tutti i particolari da Obama per l'emergenza economica? Il rispettoso silenzio del Presidente eletto fino al 20 gennaio vale solo per Gaza?
pubblicato da lucianoconsoli il 10/1/2009 alle 12:23
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tags: d'alema palestina israele hamas gaza abu mazen red barak obama

Hamas non è il popolo palestinese.



Sono sempre stato con i Palestinesi ma mai contro gli Israeliani. Per me i due popoli possono e debbono convivere. Tanti anni fa partecipai ad una cena con Shimon Peres, non piu Primo Ministro Israeliano, di passaggio a Roma per raccogliere fondi per una Università arabo-israeliana da costruire proprio al confine. A molti di noi quella sembrava la strada giusta e da allora molto si è fatto. Arafat mi piaceva, sembrava un eroe, ma dopo la sua morte la notizia del tesoro a Parigi mi fece cambiare idea su di lui ma non sui Palestinesi. Con tutti i fondi che come Stato e come Regioni abbiamo dato ad Arafat oggi i palestinesi dovrebbero stare come gli svizzeri, ma per anni quei soldi sono stati spesi per le armi o portati altrove. Di fronte alle atrocità di questi giorni nuovamente ci stiamo dividendo tra filo palestinesi e filo israeliani, ma le cose non stanno proprio così. Hamas non è il popolo palestinese. Prima dell'attacco israeliano Hamas lanciava missili impunemente uccidendo anche palestinesi. Hamas è un gruppo terrorista, legato e finanziato all'Iran. La reazione di Israele è sproporzionata, ma cosa ha fatto il mondo democratico quando Hamas lanciava i missili? Cosa faremmo noi se un gruppo terrorista continuasse a mettere bombe e ad uccidere ? E adesso muoiono israeliani e palestinesi, civili e militari.Quindi è giusto chiedere il cessate il fuoco immediato, ma ricordiamoci di chiederlo anche quando Hamas uccide le due bambine palestinesi con un razzo destinato agli Israeliani. E soprattutto isoliamo Hamas, stringiamoci intorno ai rappresentanti del popolo palestinese legalmente eletti come Abu Mazen e chiamiamo i terroristi con il loro nome e non come combattenti per la libertà. Altrimenti anche Bin Laden diventa un eroe.
pubblicato da lucianoconsoli il 28/12/2008 alle 20:46
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tags: palestina israele terrorismo arafat bin laden hamas abu mazen shimon peres
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