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La cooperazione Italia Brasile

pubblicato da lucianoconsoli il 11/11/2009 alle 15:19
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tags: brasile walesa lula red luciano consoli cafè latino tridente

Dall'altra parte dell'oceano


 

Sono appena tornato dall'ennesimo viaggio in America latina e riprendo i discorsi lasciati interrotti. Innazitutto l'Honduras. Il Presidente scacciato, Manuel Zelaya è ancora chiuso nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Il Presidente de facto Roberto Micheletti, dopo aver tentato una prova di forza staccando luce e acqua all'ambasciata, dando un ultimatum di dieci giorni al Brasile per consegnare Zelaya e istituendo la legge marziale nel Paese, è ritornato sui suoi passi, ha revocato tutte le misure e da mercoledi sera le delegazioni dei due Presidenti stanno trattando per giungere ad un accordo sulla base della bozza predisposta dal Presidente del Costarica, il premio Nobel per la pace, Arias. L'accordo è quasi fatto, manca solo il punto cruciale della restituzione del potere a Zelaya. Ieri sera, venerdi, i rappresentanti di Micheletti hanno proposto che sia la Corte Suprema a decidere mentre Zelaya vuole che sia il Parlamento. Il tempo stringe, perchè le elezioni sono fissate per il 29 novembre, e tutti sanno, soprattutto i candidati presidenziali, che se non si raggiunge l'accordo il risultato delle lezioni non sarà riconosciuto valido e quindi una soluzione sarà molto più difficile.Il Brasile si sta giocando la leadership nell'intero sub continente e il rapporto preferenziale con Obama. Se riesce a risolvere la vicenda Honduregna Lula non avrà più ostacoli. Chavez lo sà ovviamente e sta facendo di tutto per far fallire la mediazione. E mentre il caudillo venezuelano dalla notte alla mattina privatizza l'hotel Hilton dell'isola Margherita non manca all'appuntamento a Cochobamba in Bolivia dove l'Alba, l'organizzazione degli Stati "bolivariani" ovvero Venezuela, Ecuador ,Bolivia, Cuba, Honduras, Nicaragua, Antigua y Barbuda, Dominica, San Vicente y las Granadinas dove rinnovano il loro appoggio a Zelaya e approvano una "moneta comune per sostituire il dollaro negli scambi commerciali". A Cochobamba però non si è presentato Raul Castro che sta prendendo visibilmente le distanze da Chavez, affidandosi sempre più alla mediazione brasiliana nei rapporti con gli Usa. Ma l'assenza di Cuba è stata efficacemente coperta da una presenza forse più preoccupante: quella del ministro della difesa russo che è stato accolto da Evo Morales con  un " bienvenido en el eje del mal" ( benvenuto nell'asse del male). La foto che pubblico è proprio della cumbre di Cochobamba, abbellita da una scritta floreale che fa pensare: Coca non è cocaina. Ultima nota: in Messico si sta accendendo una grande discussione sulla legalizzazione della droga legando questa misura alla più ampia lotta al narco traffico.

pubblicato da lucianoconsoli il 17/10/2009 alle 17:29
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tags: messico brasile chavez lula morales venezuela honduras zelaya micheletti

l'ONU discute di Honduras

Da poco è iniziata la seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata su richiesta del Brasile per esaminare la vicenda dell'Honduras. La seduta è rigorosamente a porte chiuse e solo al termine verrà emesso un comunicato. Lo scorso 30 giugno, due giorni dopo l'espulsione con la forza di Zelaya e la costituzione del governo de facto di Roberto Micheletti l'assemblea generale dell'ONU aveva condannato il colpo di stato ma non essendo vincolante per gli Stati membri ognuno si era comportato secondo le proprie convinzioni: in molti avevano ritirato le delegazioni diplomatiche, altri avevano interrotto i rapporti ma erano restati a Tegucigalpa, altri ancora avevano congelato i finanziamenti, e qualcuno aveva addirittura riconosciuto il governo di Micheletti. A differenza delle risoluzioni dell'Assemblea quelle del Consiglio di sicurezza sono vincolanti e se quindi prevarrà la linea delle sanzioni tutti dovranno rispettarle. Ma non sarà facile trovare una soluzione unitaria e i ben informati prevedono fino a due giorni di discussione. Come sempre staremo a vedere.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/9/2009 alle 18:43
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Chavez si arma e Lula si difende



"Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha annunciato l'acquisto dalla Russia di missili con una gittata di 300 chilometri. "Abbiamo firmato degli accordi militari con la Russia", ha dichiarato parlando ai suoi sostenitori dal balcone del palazzo presidenziale di Caracas, al ritorno da Mosca, "sapete che gittata hanno? 300 chilometri e non mancano l'obiettivo". Chavez ha assicurato di "non voler attaccare nessuno" e ha spiegato che le nuove armi saranno usate "contro qualsiasi minaccia, da dovunque possa arrivare".

Negli ultimi mesi e' salita la tensione tra il leader populista bolivariano e la Colombia, che ha firmato un accordo militare con gli Usa che prevede la presenza di soldati americani in molte sue basi per la lotta al narcotraffico e alla guerriglia di sinistra. Il presidente venezuelano non ha fornito dettagli sulle armi acquistate da Mosca, ma negli ultimi anni Caracas ha gia' investito 4 miliardi di dollari per il suo arsenale che comprende anche 24 caccia Sukhoi Su-30, decine di elicotteri e 100mila fucili d'assalto AK. Il Paese latino americano e' anche in trattativa per la fornitura di 100 carri armati T-72 e T-90."

Questa notizia arriva dopo quelle dell'acquisto di armi anche dalla Cina e dall'Iran, una vera escalation militare del caudillo venezuelano, che come è stato dimostrato ampiamente rifornisce anche le Farc e le altre organizzazioni paramilitari legate al narcotraffico. Immagino che Oliver Stone su questo argomento non girerà nessun film e i plaudenti del festival del Cinema di Venezia diranno che Chavez fa bene, per difendersi dall'imperialismo di Obama.Il problema è che nel raggio di 300 chilometri c'è anche il Brasile di Lula, che sempre in questi giorni, oltre a scoprire enormi giacimenti di petrolio nel mare di fronte a Rio de Janeiro ha anche firmato con i francesi un contratto per acquisto di sommergibili ed aerei da guerra.

pubblicato da lucianoconsoli il 13/9/2009 alle 10:15
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tags: Hugo Chavez Venezuela Brasile Lula Obama guerra america latina

Brasile: legalizzati gli immigrati

Il Presidente Inacio Lula da Silva, esattamente nello stesso giorno in cui da noi passava la legge liberticida per gli immigranti, firmava una legge che legalizza almeno 50.000 immigranti stranieri, principalmente cinesi e sud americani, concedendo loro gli stessi diritti e doveri dei brasiliani.

Lula ha detto che la nuova legge vuole essere uno stimolo alla integrazione regionale e converte il Brasile in un esempio per le Nazioni industrializzate che invece stanno chiudendo le porte agli stranieri. 

La nuova legge stabilisce che gli stranieri che siano entrati in Brasile prima del 1 febbraio di questo anno e siano in regola con i documenti migratori, potranno chiedere la residenza provvisoria per due anni. Tre mesi prima della scadenza di questo periodo potranno chiedere la residenza permanente.

"La misura che stiamo adottando oggi darà agli immigrati gli stessi diritti e doveri previsti dalla Costituzione per i cittadini Brasiliani, con l'esclusione del diritto ad essere candidati nelle competizioni elettorali" ha detto Lula in una cerimonia presso il Ministero di Giustizia. " Garanzie di libertà di circolazione , pieno accesso al lavoro retribuito, educazione, salute e giustizia".  

Il governo brasiliano calcola in almeno 50.000 i beneficiari della legge, anche se le organizzazioni non governative calcolano in almeno 200.000 i non documentati che verranno regolarizzati. 

Lula criticó fermamente i Paesi ricchi che adottano politiche migratorie di espulsione degli immigranti, come quelli dell'Europa, e ha preannunciato che nel prossimo G8 che si riunirà in Italia farà presente questa anomalia.

"Consideriamo ingiusta la politica migratoria adottata recentemente da alcuni Paesi ricchi, che prevedono addirittura il rimpatrio degli immigranti. Per noi la repressione, la discriminazione e la intolleranza non aiutano la risoluzione del problema".

Il ministro della Giustizia, Tarso Genro, è stato più esplicito, segnalando che "in vari Paesi europei siamo alla preistoria della democrazia, criminalizzando la semplice presenza degli immigranti mentre i capitali possono circolare senza nessuna frontiera".

 La domanda è sempre la stessa: perché mi debbo vergognare di essere italiano?

pubblicato da lucianoconsoli il 3/7/2009 alle 3:45
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tags: immigrati brasile lula da silva

Questa volta in Paraguay.

Domani parto per Argentina e Paraguay. Saranno pochi giorni ma molto intensi. Nei giorni a cavallo tra la fine di aprile e i primi di maggio sarò a Ciudad del Este, la piccola città fondata appena 50 anni fa esattamente nel punto di incontro delle tre frontiere tra Brasile, Argentina e Paraguay. Ciudad del Este è un porto franco, celebre alle cronache per essere il paradiso dei trafficanti di tutto il mondo. Dalle armi alla droga, dall'elettronica alle automobile, puoi trovare di tutto a prezzi veramente imbattibili. Ovviamente si prendono anche grandi fregature e l'ambiente non è sempre dei piu raccomandabili. Ma per qualche giorno Ciudad del Este ospiterà esperti e autorità dei tre paesi frontelieri nel I° Foro de Cooperacion Transfronteriza Argentina-Brasil-Paraguay,  promosso dal Cespi, il Centro Studi di politica internazionale italiano diretto dal mio caro amico Josè Luis Rhi-Sausi. Il Foro è una delle tante iniziative preparatorie della IV Conferenza Italia-America Latina che si terrà ad Ottobre di quest'anno a MIlano.
Ovviamente avrò con me gli strumenti del mestiere, la mia Nikon e la telecamera di RED Tv per documentare e intervistare e con l'occasione potrò rivedere molti amici. Nell'ambito del Foro si terrà poi una sezione molto speciale sulla "tratta delle persone". Infatti a Ciudad del Este non si vendono solo cose ma anche persone. Dopo la vendita dei bambini in Guatemala di cui ho già parlato, questo è un nuovo tassello della mercificazione umana che spero di poter documentare e raccontare.

pubblicato da lucianoconsoli il 25/4/2009 alle 22:44
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tags: argentina brasile paraguay josè luis rhi-sausi america latina

Fisichella sulla mujer brasilera



Qualche giorno fa avevo scritto a proposito della ragazzina brasliana di 14 anni violentata dal patrigno e costretta ad abortire due gemelli. Il Vescovo di Olindo aveva lanciato la scomunica non al violentatore ma al medico. Il fatto aveva fatto abbastanza scalpore.

Ho già raccontato come provi una profonda stima per Mons. Rino Fisichella e questa volta i fatti mi danno ragione. Oggi infatti L'Osservatore Romano pubblica un intervento di Fisichella sulla vicenda brasiliana. Eccone alcuni passaggi fondamentali:

 "La bambina  «doveva essere in primo luogo difesa» e «prima di pensare alla scomunica  era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri». «Così non è stato  e, purtroppo, ne risente la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia. Vero che Carmen portava dentro di sè altre vite innocenti come la sua, anche se frutto della violenza, e sono state soppresse; ciò, tuttavia non basta per dare un giudizio che pesa come una mannaia".

Caro Rino,
sapevo che un uomo del tuo spessore non avrebbe potuto approvare un simile scempio. Sono lieto di non aver riposto male le mie aspettative.

pubblicato da lucianoconsoli il 15/3/2009 alle 18:57
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tags: fisichella aborto brasile stupro chiesa

Mujer brasilera

Mettiamola così: sono una donna di circa trenta anni, vivo in una favela ai margini di Rio de Janeiro, ho un matrimonio fallito dietro le spalle e due figlie, una di nove e l'altra di 14 anni. La più grande ha un ritardo mentale che la rende dipendente dagli altri per tutta la vita. Sono ancora giovane anche se la povertà e le due gravidanze hanno segnato il mio corpo. Vivere come "soltera" oltre che triste può anche essere pericoloso qui da noi. Avere un uomo al tuo fianco ti rende più sicura e accettabile. Così ho trovato un uomo, più giovane di me, ha appena 22 anni, a cui piaccio e che ha deciso di vivere al mio fianco nonostante le due bambine. Lui in realtà non fa molto per noi, non ci mantiene, non porta soldi a casa, anzi a volte neanche ritorna la notte, ma comunque tutti sanno che c'è e i malintenzionati si tengono alla larga. Da due anni però le mie bambine sono strane, non amano restare sole con il patrigno e io comincio ad insospettirmi. Da qualche mese poi alla piccola si sta gonfiando la pancia. Le ho dato tutto quello che potevo contro i vermi; sapete qui con l'acqua che beviamo a volte ci nascono nello stomaco strani animaletti che si fanno casa e ci fanno gonfiare come pelotas. Ma non c'è stato niente da fare e allora ho dovuto portarla dal dottore. Hanno scoperto che era incinta e tutti i miei sospetti sono diventati realtà. Quel farabutto per due anni aveva abusato delle mie due bambine, anche della grande che poverina è anche ritardata. L'ho cacciato di casa e l'ho denunciato e per fortuna la polizia lo ha arrestato e spero che buttino la chiave della sua cella. Ma la piccola stava male, ha nove anni e i dottori hanno addirittura detto che può morire, perchè è incinta di due gemelli. Ci pensate a 9 anni,  è alta 1 metro e 36 centimetri e pesa appena 33 chili. Una emorragia non gliela toglie nessuno se porta avanti la gravidanza e potrebbe morire lei e i suoi due gemelli. Qui da noi l'aborto è illegale ma gli assistenti sociali mi hanno spiegato che in caso di stupro o pericolo per la donna il giudice può autorizzarlo. E cosi lo abbiamo fatto. Adesso siamo tornate tutte a casa, le vicine ci stanno aiutando, e la mia piccola sta bene ed è tornata a giocare con l'orsacchiotto di peluche e con la sua bambola preferita. Ma ho saputo che i medici che ci hanno aiutato sono stati scomunicati dall'Arcivescovo di Recife e Olindo. Mi dispiace, veramente, e non capisco. Sinceramente pensavo che la Chiesa avrebbe dovuto scomunicare quel farabutto che ha violentato le mie bambine e invece mi hanno risposto che a lui ci penserà la giustizia brasiliana e che non c'è crimine peggiore dell'aborto. Insomma violentare è meno grave di evitare che mia figlia morisse dissanguata? Sono ignorante e lascio ad altri decidere, ma non credo che tornerò in Chiesa. Pregheremo il nostro Dio nella nostra casa e sono certa che lui capirà.

Domani è l'8 marzo, festa della donna. Auguri, siete sempre la speranza di un mondo migliore.

pubblicato da lucianoconsoli il 7/3/2009 alle 12:15
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tags: aborto violenza 8 marzo brasile donna
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