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Dall'altra parte dell'oceano


 

Sono appena tornato dall'ennesimo viaggio in America latina e riprendo i discorsi lasciati interrotti. Innazitutto l'Honduras. Il Presidente scacciato, Manuel Zelaya è ancora chiuso nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Il Presidente de facto Roberto Micheletti, dopo aver tentato una prova di forza staccando luce e acqua all'ambasciata, dando un ultimatum di dieci giorni al Brasile per consegnare Zelaya e istituendo la legge marziale nel Paese, è ritornato sui suoi passi, ha revocato tutte le misure e da mercoledi sera le delegazioni dei due Presidenti stanno trattando per giungere ad un accordo sulla base della bozza predisposta dal Presidente del Costarica, il premio Nobel per la pace, Arias. L'accordo è quasi fatto, manca solo il punto cruciale della restituzione del potere a Zelaya. Ieri sera, venerdi, i rappresentanti di Micheletti hanno proposto che sia la Corte Suprema a decidere mentre Zelaya vuole che sia il Parlamento. Il tempo stringe, perchè le elezioni sono fissate per il 29 novembre, e tutti sanno, soprattutto i candidati presidenziali, che se non si raggiunge l'accordo il risultato delle lezioni non sarà riconosciuto valido e quindi una soluzione sarà molto più difficile.Il Brasile si sta giocando la leadership nell'intero sub continente e il rapporto preferenziale con Obama. Se riesce a risolvere la vicenda Honduregna Lula non avrà più ostacoli. Chavez lo sà ovviamente e sta facendo di tutto per far fallire la mediazione. E mentre il caudillo venezuelano dalla notte alla mattina privatizza l'hotel Hilton dell'isola Margherita non manca all'appuntamento a Cochobamba in Bolivia dove l'Alba, l'organizzazione degli Stati "bolivariani" ovvero Venezuela, Ecuador ,Bolivia, Cuba, Honduras, Nicaragua, Antigua y Barbuda, Dominica, San Vicente y las Granadinas dove rinnovano il loro appoggio a Zelaya e approvano una "moneta comune per sostituire il dollaro negli scambi commerciali". A Cochobamba però non si è presentato Raul Castro che sta prendendo visibilmente le distanze da Chavez, affidandosi sempre più alla mediazione brasiliana nei rapporti con gli Usa. Ma l'assenza di Cuba è stata efficacemente coperta da una presenza forse più preoccupante: quella del ministro della difesa russo che è stato accolto da Evo Morales con  un " bienvenido en el eje del mal" ( benvenuto nell'asse del male). La foto che pubblico è proprio della cumbre di Cochobamba, abbellita da una scritta floreale che fa pensare: Coca non è cocaina. Ultima nota: in Messico si sta accendendo una grande discussione sulla legalizzazione della droga legando questa misura alla più ampia lotta al narco traffico.

pubblicato da lucianoconsoli il 17/10/2009 alle 17:29
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tags: messico brasile chavez lula morales venezuela honduras zelaya micheletti

Chavez e il golf

Venezuela: Chavez chiude campi da golf, "Sport borghese"

13 Agosto 2009 00:24 

CARACAS - ''E' uno sport borghese'': per questa ragione il presidente venezuelano Hugo Chavez, ha deciso di chiudere due campi da golf di Caracas. ''Solo un piccolo borghese puo' giocare a golf'', ha precisato Chavez. Pronta la risposta di Washington per bocca di un portavoce del dipartimento di Stato, il quale ha commentato che ''ancora una volta, il presidente e' andato "fuori dai limiti".

Magari si trova qualcuno che gli da pure ragione. Ci manca solo che vieti l'uso delle parole straniere.

pubblicato da lucianoconsoli il 13/8/2009 alle 6:51
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tags: Chavez Venezuela

L'agenda di Oscar Arias

Da poco sono arrivati gli aerei che trasportavano a San Josè di Costa Rica i due Presidenti dell'Honduras, quello destituito Zelaya e quello provvisorio Micheletti. Le due dichiarazioni appena sbarcati sono state di tono notevolmente diverse: Zelaya ha insultato il "golpista" Micheletti mentre quest'ultimo si è augurato che le capacità diplomatiche di Arias portino ad una soluzione nell'ambito "del dettato costituzionale del nostro Paese". Ovviamente siamo alla guerra psicologica e ognuno ha scelto il suo gioco: Zelaya quello del martire e Micheletti quello del costituzionalista. Entrambe sanno che è solo un gioco perché entrambe hanno violato apertamente quelle regole che dicono di volere rispettare. Adesso spetterà al Premio Nobel per la pace e Presidente del Costa Rica Oscar Arias farli sfogare e poi portarli sulla sua agenda. Da quello che mi risulta Arias avrebbe una ipotesi abbastanza precisa dell'obiettivo da raggiungere senza che nessuno dei due perda la faccia. Questi potrebbero essere i punti:
1) Zelaya rientra nel suo Paese con un voto di amnistia per i suoi reati votato dal Congresso.
2) Micheletti si dimette di fronte al Congresso per riconsegnare la Presidenza a Zelaya il quale immediatamente rinuncia a qualsiasi cambiamento costituzionale (o 4 urna) e convoca i comizi elettorali per il prossimo settembre ( ovvero circa due mesi prima della normale scadenza).
3) Si costituisce una commissione con personalità nazionali e internazionali per il controllo della consultazione elettorale.
4) Tutte le parti firmano un patto di riconciliazione nazionale con il quale mettono la parola fine su quanto avvenuto, una sorta di condono tombale come diremmo da noi.
Il percorso è molto impervio, ma Arias può contare, oltre che sulle sue capacità anche sull'appoggio degli Usa, del Canada e di qualche altro membro della OEA. Le varianti a questa agenda sono infinite, ma tutti gli analisti concordano che la pace passa solo se entrambe le parti potranno dire di aver vinto, e quindi Zelaya deve rientrare e ritornare da essere Presidente anche solo per un giorno e Micheletti e gli altri organi costituzionali debbono avere la garanzia che si elegga un nuovo Presidente al più presto e che finiscano i tentativi di stravolgere la Costituzione.
Nelle prossime ore assisteremo forse a qualche rottura, a qualche dichiarazione infuocata per alzare la posta, ma se il buon senso prevale torneranno al tavolo e chiuderanno l'accordo. L'augurio migliore per l'Honduras oggi è quello del Cardinal Rodriguez: Che Hugo Chavez pensi al suo paese e lasci in pace il nostro.
Alla prossima
pubblicato da lucianoconsoli il 9/7/2009 alle 21:53
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tags: Honduras Zelaya Micheletti Arias Costa Rica Chavez

Hillary Clinton su Chavez

" Crediamo che sia necessario avere un dialogo tra gli Stati Uniti e il Venezuela su una serie di questioni" ha detto la segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, in una intervista concessa alla televisione venezuelana Globovision. " Chiediamo di poter discutere quello che vediamo. E parte di quello che speriamo di vedere nei prossimi mesi in Venezuela è un riconoscimento che si possa essere un leader molto forte ed avere opinioni forti senza tentare di prendere troppo potere e di imporre il silenzio a tutti i suoi critici".

Parole che non hanno bisogno di commento. E' il primo pronunciamento chiaro sul "regime" che sta instaurando Chavez.



 
pubblicato da lucianoconsoli il 8/7/2009 alle 19:27
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tags: Chavez venezuela Hillary Clinton

Il Cardinale e il suo alunno

" Siamo un Paese piccolo ma un Paese sovrano. Da quando venne Chavez a insultarci nel mese di agosto del 2008, questo signore sta tentando di mettere le sue mani sul nostro Paese" Con queste dure parole il Cardinal Oscar Andres Rodriguez Mariadaga, Presidente della Conferenza Episcopale dell'Honduras torna sulle ultime vicende del suo Paese. In una intervista rilasciata alla CNN en espanol l'alto prelato racconta molti particolari precedenti alla destituzione di Zelaya. " Il Presidente Zelaya è un mio amico, fu mio alunno, e mi ha molto addolorato tutto quello che è successo perchè l'11 di giugno scorso siamo stati tre ore e mezzo a parlare. Zelaya venne a trovarmi nella mia casa presso la Conferenza Episcopale e parlammo con grande chiarezza di tutti i problemi e mi sembrava che avesse capito che non doveva insistere con la sua clausola, che era in violazione della Costituzione". Il Cardinale aggiunge che anche Zelaya sapeva che insistendo nella proposta di  modifica dell'art. 239 della Costituzione della Repubblica " cessava immediatamente dal suo incarico e resta inabilitato per dieci anni dall'esercizio di tutte le funzioni pubbliche ("Quien proponga la reforma' de este Artículo, 'cesa de inmediato en el desempeño de su cargo y queda inhabilitado por diez años para el ejercicio de toda función pública"). Pertanto, aggiunge il Cardinale, Zelaya quando fu catturato non era più il Presidente della Repubblica. Ma la parte più dura dell'intervista Oscar Andres Rodriguez la dedica a Hugo Chavez, Presidente del Venezuela: " Desidero approfittare di questa occasione che mi offre con questa intervista per rigettare l'ingerenza del Presidente del Venezuela. Siamo un Paese piccolo ma un Paese sovrano. Da quando venne Chavez a insultarci nel mese di agosto del 2008, (per l'adesione dell'Honduras all'ALBA, l'alleanza Bolivariana) questo signore sta tentando di mettere le sue mani sul nostro Paese. Che ci lasci in pace. che si dedichi a governare il suo di Paese e basta".

Mi sembra abbastanza chiaro a questo punto che Zelaya abbia voluto forzare la situazione contando sull'appoggio di Chavez e dell'ALBA, cosa questa ben conosciuta dagli altri Paesi della OEA, tanto da emettere una risoluzione molto preoccupata appena tre giorni prima di quella famosa domenica 28 giugno e che lo stesso Zelaya abbia infranto il dettato Costituzionale. Mi sembra altrettanto chiaro però che nessuno ancora ci spiega perché i poteri costituzionali non hanno arrestato Zelaya invece di deportarlo, infrangendo anch'essi un articolo della Costituzione e più precisamente l'art. 102 che impone che "nessun hondureno potrà essere espatriato ne trasferito in uno Stato straniero" ("Ningún hondureño podrá ser expatriado ni entregado a un Estado extranjero").

Per tali ragioni, la OEA doveva da subito avviare una riconciliazione costituzionale tra le due parti, entrambe illegali, e per tale ragione che fin dall'inizio avevo parlato di due golpe e non di uno soltanto. Ho l'impressione che Micheletti abbia capito e si stia disponendo a trattare. Non altrettanto ben disposto mi sembra Zelaya che continua a parlare di "reintegro senza condizioni nelle sue funzioni di Presidente della Repubblica". Ma il premio Nobel per la Pace Oscar Arias queste cose le conosce bene e sono certo che saprà far meglio della OEA.

Alla prossima.


 

 


    

pubblicato da lucianoconsoli il 8/7/2009 alle 17:45
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tags: chavez venezuela honduras zelaya micheletti arias oscar andres rodriguez

HONDURAS: LA SOLUZIONE PASSA DA WASHINGTON


washington, 7 lug - passa dal presidente del costa rica, oscar arias, ed attraverso gli uffici del dipartimento di stato di washington, la soluzione della crisi in honduras, che ha portato alla deposizione del presidente democraticamente eletto, manuel zelaya, e al regime del presidente de facto roberto micheletti. oggi zelaya si è incontrato con il segretario di stato usa, hillary clinton. un incontro che gli usa hanno preferito in un primo tempo trattare in modo molto riservato, senza anticiparne nè l'ora nè il luogo. poi, è stata la stessa clinton a presentarsi al consueto briefing previsto quotidianamente al ministero degli esteri, per dire che "una soluzione alla crisi è possibile". la soluzione è questa: è opportuno che zelaya eviti "il confronto diretto" con coloro che il 28 giugno scorso hanno guidato il colpo di stato in honduras, ed accetti l'ipotesi secondo cui il presidente del costa rica possa fare damediatore tra le parti in causa. "invitiamo le parti a cessare ogni violenza e a cercare una pacifica e durevole soluzione costituzionale, per mettere fine attraverso al dialogo alle divisioni in corso in honduras" ha affermato hillary clinton dopo l'incontro con zelaya. il quale dal canto suo, sia arrivando che lasciando il dipartimento di stato, ha evitato di fare dichiarazioni ai giornalisti. dopo l'incontro si è limitato a confermare l'ipotesi secondo cui la soluzione della crisi dovrebbe essere basata sulla risoluzione adottata dall'onu, che prevede il suo ripristino "immediato e senza condizioni" alla presidenza. mentre il presidente deposto parlava con la clinton, nelle stesse ore una delegazione di parlamentari honduregni facenti capo a micheletti ha tenuto a sua volta nella sede della stampa estera di washington una conferenza stampa. motivo dell'iniziativa era quello di chiarire le ragioni "degli equivoci e dei fraintendimenti" nati nella comunità internazionale successivamente al 28 giugno, giorno in cui zelaya fu caricato su un aereo e portato fuori confine dai suoi stessi militari. a dare quell'ordine era stata la corte suprema dell'honduras, la quale anche oggi ha ribadito la sua posizione: zelaya potrà fare rientro nel suo paese solo se il congresso dell'honduras sarà disposto a concedergli l'amnistia. nel frattempo micheletti ha accettato l'ipotesi, caldeggiata da washington, di una mediazione di arias.

 

Fin qui i fatti del giorno,senz’altro confortanti per il povero paese centroamericano. Le considerazioniperò non sono altrettanto confortanti. Infatti tutta la vicenda ha dimostrato:

  1.            che la OEA non è stata capace di contenere la sua componente “bolivariana” che ne ha egemonizzato e condizionato le scelte.
  2.        che in conseguenza a questa egemonia la OEA ha perduto una grande occasione per dimostrare la sua capacità di intervenire e risolvere le questioni tra i paesi membri senza ricorrere a “papà gringo”,ovvero all’odiato imperialista per alcuni o all’ingombrante vicino per altri.
  3.            che gli Stati Uniti di Obama sono veramente cambiati e se la OEA non ne prenderà rapidamente atto perderà molta della sua influenza. Non credo sia un caso se Fidel ha giudicato la OEA “serva degli imperialisti”.

A margine di tutto ciò, non posso fare a meno di segnalare come un morto in Honduras ha portato al ritiro di tutti gli ambasciatori da Tegucigalpa, ma la strage in Cina di almeno 156 oppositori al regime di Pechino non ha suscitato reazioni. La vita e i principi democratici non sono ovunque uguali, o almeno non lo sono se di mezzo ci sono dei “fondi sovrani” che investono e sostengono i paesi cosiddetti “industrializzati". Il povero Honduras si muore di fame e lo si può isolare, ma la Cina…. E se poi non copre più il 25% del debito americano e parte di quello europeo? Chi ci paga la pensione?

Alla prossima.

  


            

          

   

pubblicato da lucianoconsoli il 7/7/2009 alle 23:31
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tags: usa cina hillary clinton chavez cuba obama honduras

Dedicato ai fans di Chavez



Il sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, è al terzo giorno di uno sciopero della fame per protestare contro "lo smantellamento dei poteri regionali nel paese" da parte del governo centrale del presidente Hugo Chavez. Accompagnato da un gruppo di altre dodici persone, Ledezma sta portando avanti la misura di protesta nella sede dell' Organizzazione degli stati americani (OEA), chiedendo una missione della stessa OEA a Caracas.  I media locali hanno d'altra parte protestato oggi contro una riforma dei mezzi di comunicazione previsto dal governo di Chavez, che sta portando avanti una nuova normativa nel settore, regole che prevedono tra l'altro la revoca delle licenze di trasmissione per 285 radio e televisioni del paese. Allo studio a Caracas ci sarebbe inoltre una normativa per punire "delitti mediatici" quali la diffusione di notizie che possano "provocare angoscia o panico tra la popolazione". Qualche giorno fa migliaia di manifestanti sono scesi per le strade di Caracas per protestare contro la presunta intenzione della autorità di chiudere un canale tv privato, mentre in un'altra parte della città, altre migliaia di simpatizzanti del governo, hanno marciato  per protestare contro il "terrorismo mediatico" di alcuni giornali e canali Tv critici nei confronti di Chavez. (ANSA)


Il Direttore Generale dell'OEA, il cileno Insulza, così sollecito nell'accompagnare Zelaya a Tegucigalpa nell'improbabile missione di ritorno in Honduras, farebbe bene a porre anche quest'altro "golpe bianco" all'ordine del giorno dell'Organizzazione degli Stati Americani se non vuole passare alla storia come il signor "due pesi e due misure". E farebbero bene anche gli altri colleghi "Presidenti accompagnatori", così solleciti a rinnovare i principi della carta democratica interamericana a verificare se il Venezuela non la sta violando palesemente. Tralascio l'ormai consueto richiamo ai tanti Gianni Minà nostrani, così solerti a denunciare le violazioni degli "imperialisti" ma dimentichi di ciò che avviene nei paesi "bolivariani". Quel povero Bolivar si rivolterebbe nella tomba se vedesse cosa fanno in suo nome.

Per la cronaca: il nuovo Presidente di Panamà si è dichiarato disponibile a farsi mediatore per riallacciare i colloqui tra Zelaya e Micheletti in Honduras. Qualcuno che dimostra buon senso ancora si trova.


pubblicato da lucianoconsoli il 7/7/2009 alle 3:18
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Venti di guerra in Honduras

Lo spazio per la diplomazia si sta restringendo ogni ora che passa e cresce la tensione e le parole di guerra in Honduras. Ieri la missione del Direttore Generale della OEA a tegucigalpa non ha portato a risultati. Insulza si è incontrato con le gerarchie della Chiesa cattolica e della Suprema Corte di giustizia, oltre ad esponenti delle organizzazioni dei contadini e dei lavoratori hondureni. L'unica cosa che ha riportato indietro Insulza è stata una valanga di documenti che dovrebbero dimostrare i delitti contro la Costituzione perpetrati dal Presidente Zelaya. Poche ore dopo la visita del Direttore della OEA il governo di fatto di Micheletti ha annunciato di uscire dalla Organizzazione degli Stati Americani perchè "la OEA è una organizzazione di Stati indipendenti e non una Corte di Giustizia". Questa mattina probabilmente la OEA deciderà di espellere l'Honduras e Micheletti ha anticipato questa decisione, cambiando anche 10 ambasciatori, tra cui quello all'ONU. Mentre a Tegucigalpa continuano le manifestazioni pro e contro Zelaya, per fortuna senza incidenti, nella notte sono esplose alcune granate contro locali pubblici del governo, Chavez ha annunciato che se necessario mobiliterà il suo esercito per accompagnare Zelaya in Honduras e il Presidente dell'Ecuador, Correa ha dichiarato che accompagnerà Zelaya e "se necessario l'Honduras è un buon posto per morire". Mentre la Chavista Telesur continua a trasmettere in diretta così come la CNN e altre tv internazionali, molti analisti si chiedono fino a quando l'ONU lascerà che quello che sta succedendo in Honduras possa restare un caso "privato" tra Honduras e la OEA. Risulta infatti evidente che la OEA ha fallito nella sua azione diplomatica e i venti di guerra si fanno pericolosamente vicini. L'unica possibilità per la OEA riunita questa mattina è quella di convincere Zelaya a non insistere con il suo ritorno in Honduras, deliberare l'esclusione dell'Honduras dall'organizzazione ma non interrompere i tentativi di dialogo, convincendo magari il governo di Micheletti a convocare subito le elezioni Presidenziali sotto lo stretto controllo degli osservatori internazionali. Se Zelaya invece insiste a ritornare, sarà la guerra civile.
pubblicato da lucianoconsoli il 4/7/2009 alle 18:31
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tags: OEA Insulza Zelaya Chavez Correa

La risoluzione dimenticata della OEA

Fin dal primo giorno, il 28 giugno, ho parlato di un doppio golpe in Honduras. Adesso ho le prove di quel che avevo affermato. Il 26 giugno infatti, due giorni prima del secondo golpe, il Consiglio Permanente della OEA ( Organizzazione Stati Americani) aveva approvato una risoluzione nella quale si diceva estremamente preoccupata perchè " i recenti avvenimenti potrebbero porre a rischio il processo politico istituzionale e l'esercizio legittimo del potere". Evidentemente la OEA era preoccupata delle forzature e aperte violazioni alla Costituzione che Zelaya stava perpetrando nel suo Paese tanto da invitare tutte le parti a rispettare i criteri democratici dando mandato anche al segretario Generale della OEA di costituire " con grande urgenza" una commissione speciale per affrontare il tema. Ecco, per chi volesse il testo della risoluzione:


 

CP/RES. 952 (1699/09)

 

 

SITUACIÓN EN HONDURAS

 

(Aprobada en sesión celebrada el 26 de junio de 2009)

 

 

EL CONSEJO PERMANENTE DE LA ORGANIZACIÓN DE LOS ESTADOS AMERICANOS,

 

HABIENDO RECIBIDO la solicitud de asistencia del Gobierno de la República de Honduras en los términos del artículo 17 de la Carta Democrática Interamericana;

 

HABIENDO ESCUCHADO la presentación del Representante Permanente de Honduras sobre la situación imperante en su país;

 

PREOCUPADO porque los recientes acontecimientos en la República de Honduras pueden poner en riesgo su proceso político institucional democrático y el ejercicio legítimo del poder; y

 

CONSCIENTE del compromiso de velar permanentemente por la estabilidad del sistema democrático de los Estados Miembros dentro del marco de la Carta de la Organización de los Estados Americanos y de la Carta Democrática Interamericana,

 

RESUELVE:

 

1.         Acoger el pedido del Gobierno constitucional y democrático de Honduras en el sentido de prestar apoyo para preservar y fortalecer la institucionalidad democrática del país, dentro del marco del estado de derecho.

 

2.         Realizar un llamado a todos los actores políticos y sociales para que sus acciones se enmarquen en el respeto al Estado de Derecho  a fin de evitar la ruptura del orden constitucional y de la paz social que pueda afectar la convivencia entre los hondureños.

 

 

3.         Instruir al Secretario General de la OEA para que constituya, con carácter de urgencia, una Comisión Especial que visite Honduras con la finalidad de hacer un análisis de los hechos y contribuir a un diálogo nacional amplio, a fin de encontrar soluciones democráticas a la situación  existente e informar de sus gestiones al Consejo Permanente.



Quello che è avvenuto dopo è a tutti noto: Zelaya non ha rispettato le regole, ha commesso abusi contro gli altri organi costituzionali, non ha neanche rispettato la risoluzione della OEA per un dialogo tra le parti, ma ha cercato lo scontro, destituendo il capo di stato maggiore dell'esercito, confermando il referendum contro tutte le leggi e addirittura chiedendo al Venezuela aiuto per il materiale elettorale. Purtroppo gli altri organi costituzionali hanno fatto ricorso alla forza e hanno ottenuto il bel risultato di far passare per vittima Zelaya e di costringere la OEA a dimenticare la sua risoluzione del 26 di giugno per impedire qualcosa di più grave, ovvero il ritorno della stagione dei golpe in America Latina. Dopo i primi commenti a caldo, molto prudenti purtroppo nella OEA ha prevalso la linea Chavista e si è persa traccia delle colpe di Zelaya. Lo stesso uso della parola Golpe Militare è stata utilizzata impropriamente e come spauracchio. In Honduras non c'è traccia di golpe militare, e qui li conosciamo bene. L'esercito ha agito su ordine scritto di un organo costituzionale, il nuovo Presidente è stato eletto dal Congresso dei deputati eletti dal popolo e non è ne un militare ne un gorilla da loro indicato. C'è stato sicuramente un golpe anticostituzionale che si è contrapposto al golpe anticostituzionale perpetrato da Zelaya. L'imbarazzo della OEA è palese e adesso debbono trovare la via di uscita. 

Sembra che adesso si stia cercando una soluzione "garantista" per tutti: Zelaya torna e non lo arrestano ne lo incriminano, ma lo stesso Zelaya dovrà subito indire i comizi elettorali per il 29 novembre e se ne dovrà andare allo scadere del suo mandato, a gennaio, senza tentare più la rielezione ne il cambio della costituzione. A garanzia di questo processo potrebbe vigilare la OEA.

Staremo a vedere. Il tempo stringe.

pubblicato da lucianoconsoli il 2/7/2009 alle 20:42
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Italia come Venezuela?

Migliaia di persone in piazza oggi a Caracas per sostenere Globovision, la tv messa sotto inchiesta dal governo del presidente Hugo Chavez. I manifestanti hanno sfilato per le vie della capitale venezuelana al grido di 'giornalismo e' liberta'. Chavez ha duramente attaccato l'emittente minacciandone anche la chiusura. Golobovision e' l'unica tv del Venezuela contraria a Chavez che puo' ancora trasmettere in chiaro. Dall'altra parte della citta' migliaia di persone hanno invece manifestato in favore di Chavez sostenendo che si deve chiudere la bocca ai giornalisti contrari al regime. Non vi ricorda niente del nostro Belpaese?
pubblicato da lucianoconsoli il 28/6/2009 alle 3:4
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tags: Chavez Berlusconi Italia Venezuela libertà di stampa
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