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la lettera di Vasco

Questa lettera di Vasco Rossi merita di essere rilanciata in tutti i blog. Non è solo un bel gesto di uno dei cantautori più amati, ma è anche lo specchio di uno stato d'animo, di un malessere, di una preoccupazione che in pochi hanno il coraggio o l'interesse di esternare.

«Caro 1° maggio
Sono felice di partecipare anch’io quest’anno alla festa.
Per me è un “ritorno”. Sono passati 10 anni da quando mi accogliesti tra le tue braccia rock.
Ne è passata di acqua sotto i ponti. 
Per me è andata sempre bene e torno con riconoscenza. 
Peccato che per il nostro Paese non si possa dire altrettanto. 
Non vedo un bel clima in giro. 
La crisi economica e, soprattutto, la difficoltà per molti di arrivare a fine mese. 
Ma anche le conquiste di libertà e convivenza civili, faticosamente raggiunte negli ultimi decenni, rimesse in discussione, addirittura a rischio di annullamento. 
Non tira una bella aria e non è certo il mondo che vorrei. 
Non mi occupo di politica e “governare” tra l’altro è un termine che non ho mai gradito. 
Tu sai quanta importanza hanno per me le parole. Si dovrebbe dire “amministrare”. 
Sarebbe più corretto. Dalle mie parti “governare” s’intende accudire gli animali. 
Ma “noi” siamo qui per portarti un po’ di gioia. 
Questo, per me, è il momento della solidarietà. 
Vorrei restituire un po’ di quello che ho ricevuto. 
Sarà una splendida giornata.

Vasco Rossi

pubblicato da lucianoconsoli il 1/4/2009 alle 22:20
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tags: crisi vasco rossi 1° maggio

Una nuova classe dirigente globale

Con l'editoriale di oggi sul Cor Sera anche Mario Monti aggiunge elementi all'allarme che da settimane, nel mio piccolo, cerco di lanciare. Ecco le sue parole:

"... un pericolo ancora più grave viene dalle crescenti disuguaglianze, tra Paesi e all'interno dei Paesi. Oltre a causare sofferenze umane e sociali, esse rischiano di scatenare reazioni capaci di far cadere il mondo nel protezionismo e vari Paesi nel caos politico o in regimi non democratici. Secondo una ricerca dell'«Economist Intelligence Unit» ( Manning the barricades: who is at risk), 95 dei 165 Paesi studiati sarebbero a «rischio alto o molto alto» nei prossimi due anni.
Le disuguaglianze tra Paesi sono molto gravi, ma la comunità internazionale quanto meno sa che cosa va fatto per attenuarle. E, sia pure in misura insufficiente, lo fa, ad esempio nel campo del commercio internazionale e dell'assistenza.
Ma per quanto riguarda le disuguaglianze all'interno dei Paesi, cresciute a dismisura, si incontrano difficoltà più profonde, culturali e politiche."

Ci pensate? 95 su 165 Paesi? La vogliono smettere questi pseudo leader di vedere nel loro orticello sotto casa? Abbiamo bisogno, ed in fretta, di una classe dirigente mondiale che:
1- dica la verità alla gente. La festa è finita per molti e non comincerà per chi se l'aspettava. Ma possiamo ancora stare tutti bene e vivere felici e in pace.
2- tolga di mezzo tutti quelli ( banchieri, manager, controllori vari, etc) che hanno gestito il sistema finanziario e bancario fino ad oggi.
3- convochi in permanenza un tavolo ( G20, G30 o 40, quello che sia) per definire le linee dell'intervento globale. Non escano senza una soluzione condivisa. E provino a pensare al mondo intero e non al si salvi chi può.

 Ma c'è questa classe dirigente? Per ora no. Ma non possiamo assistere senza tentare.









pubblicato da lucianoconsoli il 22/3/2009 alle 18:45
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tags: crisi diseguaglianze povertà

Monopoli o Risiko?

Consiglio la lettura di  Francesco Giavazzi sul Cor Sera di oggi. E ne riporto solo il finale:

"Gli europei possono permettersi di giocare a Monopoli con il futuro del capitalismo — e guardare altrove indispettiti quando i nostri vicini dell'Europa centrale chiedono di essere aiutati ad evitare il collasso economico e politico — perché tanto a salvare Polonia, Ucraina e Lettonia ci pensa il Fondo monetario internazionale. E quale è l'unico Paese che sinora ha dato al Fondo le risorse per farlo? Il Giappone, che non è esattamente confinante con l'Ucraina."

Ieri avevo parlato di Risiko, adesso Giavazzi parla di Monopoli, sempre giochi da tavolo! E la casa brucia, pensa che se ne accorge pure la Signora Marcegaglia.
pubblicato da lucianoconsoli il 15/3/2009 alle 10:58
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tags: crisi banche berlusconi tremonti marcegaglia giavazzi G20 Giappone europa

E la casa brucia

 il presidente dell’Abi Faissola dichiara : “Gli istituti bancari italiani hanno dimostrato in questa crisi di essere i migliori del mondo”. (come chiedere all'oste se il vino è buono, visto che è il presidente dell'assocazione degli Istituti bancari che lo hanno eletto).

Berlusconi dice che il nostro sistema bancario è il piu solido di tutta Europa ( quindi ci sarebbe da fidarci ) ma il suo Ministro Tremonti propone addirittura che a vigilare sulle banche ci pensino i Prefetti ( che notoriamente sono esperti di finanza ).

Parole in libera uscita, mentre la casa brucia. Ma lo spunto è utile per riflettere su un aspetto molto piu terra terra. Poniamo che io sia il massimo responsabile di una impresa, che so, di scarpe o mattonelle per il bagno. Mi pagano bene perchè ho portato buoni risultati e tutti sono felici. Poi succede qualcosa nel mercato e comincio a perdere quote di mercato, non ho sufficienti soldi per pagare i fornitori, insomma in poco meno di sei mesi mi rimangio tutti i risultati ottenuti e faccio perdere alla società anche il 50% del valore delle azioni. Voi che fareste? Mi caccereste a calci e mi sostituireste con qualcun'altro, è evidente. Ma se durante la mia direzione della società avessi fatto tanti favori a qualcuno degli azionisti ( piastrelle in tutte le loro residenze e sarpe per tutta la famiglia allargata), voi pensate che sarebbe facile cacciarmi? E allora si comincierebbe a sostenere che la colpa di quello che sta succedendo non è la mia, ci sono fattori esterni, la crisi, la recessione, anche gli altri stanno nelle stesse condizioni. Insomma mal comune mezzo gaudio, e io mi continuo a beccare il mio stipendio e il mio incarico.

Ecco, questo è esattamente quello che sta succedendo alle nostre banche. Giustamente Fausto Panunzi scrive : Quando il governo britannico ha salvato Royal Bank of Scotland, il vecchio management è stato accompagnato alla porta. Da noi, malgrado nell’ultimo mese il prezzo delle azioni Unicredit sia sceso del 46% e quello di Intesa Sanpaolo del 43%, è quasi impossibile leggere un articolo che critichi l’operato di Profumo e Passera.

Evidentemente di favori i due "banchieri" ne hanno fatti molti, sia al governo (vedi Alitalia) che agli editori dei giornali. Ma in questo paese non usa farsi da parte quando si sbaglia o si perde. Magari tardi ma Veltroni ne ha preso atto. Lo facciano anche gli altri.

P.S. : Le banche sottoscriveranno i Tremonti bond pagando un interesse tra il 7,5 e l'8 %. I Prefetti controlleranno che questi soldi vengano dati come credit alle imprese. Bene, ma a che interesse? Quanto ci caricheranno sopra le banche? Qualcuno ce lo sa dire? Non dovrebbe dircelo Tremonti?

pubblicato da lucianoconsoli il 14/3/2009 alle 17:55
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tags: berlusconi crisi tremonti banche

Bombardieri e navi da guerra.

La notizia forse è sfuggita a molti, anche perchè oggi c'è il G20 sulla crisi e perchè recentemente sia l'Europa che gli Stati Uniti avevano chisto la collaborazione della Russia di Putin per convincere l'Iran a trattare sulla produzione del nucleare. L'amico Putin è un ex del KGB sovietico e sa come utilizzare a suo favore tutte le situazioni e così ha mandato avanti un suo generale che ha dichiarato come probabile una base in Venezuela per i bombardieri russi. Ma ecco la notizia:

" Il comandante delle forze aeree strategiche russe, il generale Anatoli Jikharev ha detto sabato che il presidente venezuelano Hugo Chavez ha offerto la disponibilità dell'isola di Arcila per lo stazionamento temporaneo dei bombardieri strategici russi e che per tale possibilità non viene esclusa nemmeno Cuba.

Lo riferisce l'agenzia Interfax. Jikharev ha detto che una tale proposta venezuelana esiste e che «se ci sarà una decisione politica in tale senso è possibile». Il generale ha precisato di aver visitato lo scorso anno l'isola venezuelana di Arcila e che la pista potrebbe essere usata per decolli e atterraggi dopo alcuni lavori di ristrutturazione. Lo stesso generale non ha escluso che il territorio cubano potrebbe essere utilizzato per la «presenza temporanea dei bombardiere strategici» durante pattugliamenti aerei. Anche in questo caso è necessaria una decisione politica.

Qualcuno mi puo spiegare che si deve pattugliare Putin nei Caraibi? Cìè poi un altro notiziola dello stesso genere che è apparsa sulle riviste specializzate. Sembra che l'India abbia regaloto allo stato delle Mauritius, nell'oceano Indiano e paradiso dei vacanzieri, niente meno che una nave da guerra. I cinesi, invidiosi e preoccupati che gli indiani si ingrazino troppo lo statarello in posizione strategica per le rotte commerciali dall'oriente, sono corsi ai ripari offrendo un mega prestito di miliardi di dollari.

Il gioco del risiko è cominciato.
pubblicato da lucianoconsoli il 14/3/2009 alle 14:8
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tags: crisi guerra armamenti venezuela russia cina india mauritius

Anche i ricchi piangono

"La crisi si fa sentire anche nel mondo dei super-ricchi.  A guidare la pattuglia dei plurimiliardari c'è il fondatore di Microsoft, Bill Gates, che è tornato ad essere l'uomo più ricco del mondo, secondo la tradizionale classifica stilata dalla rivista americana «Forbes».  Tra i ricchi più colpiti, quelli di Russia, India e Turchia. Bill Gates invece con i suoi 40 miliardi di dollari ha riguadagnato la vetta della classifica, seguito dall'americano Warren Buffet, con 37 miliardi, e dal magnate messicano delle telecomunicazioni Carlos Slim con 35. Tutti, comunque, hanno accusato il colpo portato dalla crisi: Gates solo un anno fa era accreditato di una fortuna pari a 58 miliardi, Buffet di un patrimonio superiore ai 60 miliardi e Carlos Slim di 62 miliardi di dollari. Secondo Forbes, solo questi tre miliardari avrebbero perso complessivamente in un anno una ricchezza pari a 68 miliardi di dollari. Il magazine sostiene che nell'ultimo anno i miliardari del mondo hanno perso circa 2mila miliardi di dollari, circa 1560 miliardi di euro. I ricchissimi del pianeta un anno fa erano 1.125, oggi sono 793. New York è tornata a rimpiazzare Mosca come la città in cui vivono il maggior numero di super ricchi (55), mentre Mosca, che un anno fa aveva 87 supermiliardari, oggi ne conta 32. A New York però l'unico che non ha accusato perdite nell'ultimo anno è stato il sindaco Michael Bloomberg, il cui patrimonio sarebbe cresciuto da 11,5 a 16 miliardi. " (corsera) 

Mi sembra che la notizia sia degna di nota e meriti qualche rapida considerazione:

1) anche i ricchissimi accusano il colpo ma hanno scorte sufficienti per intere generazioni. Ciò non toglie che saranno i più attivi nello scaricare sulla comunità ulteriori altre perdite.

2) non sono solo gli americani ad essere colpiti, anzi, sembra che le nuove potenze Russia, Turchia e india se la passino un pochino peggio. Della Cina ovviamente non c'è dato sapere la ricchezza degli oligarchi del regime, ma di certo non saranno felici neanche loro.

3) Ho calcolato che con un decimo dei patrimoni dei primi tre ricchi (112 miliardi di dollari, quindi 11,2 miliardi) si potrebbero sfamare per un anno 30 milioni di esseri umani ( con 1 dollaro al giorno ).

Ma questo non fatelo sapere a quei 30 milioni di uomini, donne e bambini, altrimenti saranno guai.

pubblicato da lucianoconsoli il 12/3/2009 alle 18:23
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tags: crisi ricchi poveri

Sobrietà



 «Carlo, è atroce quella foto, va oltre il limite. Bisognerà ripensare lo stile maschile al tempo della crisi».Carlo è Rossella e chi scrive questo sms è Gad Lerner. Non mi capita spesso, ma questa volta sono daccordo con il nostro Gad. Avevo notato già lunedi scorso, nella puntata de L'infedele, una felice stonatura rispetto alle discussioni correnti sulla crisi, e Lerner era arrivato fino al punto di temere "conflitti tragici" se non si prende coscienza della posta in gioco. Adesso questo sms e un articolo su Vanity Fair. «Sarà bene fare un passo indietro di compostezza - scrive Lerner su Vanity Fair -, se non nei materiali, almeno nella postura e negli addobbi. Confido che la moda al tempo della Grande Depressione non imponga un ritorno alle divise militaresche, ma non mi accontenterei di un banale ritorno alla sobrietà. Direi piuttosto che il passaggio storico contempla anche per questi nuovi nobili medicei il commiato dalle porpore e dai damaschi tipicamente rinascimentali nella speranza (tutt'altro che scontata) di riuscire ad incamminarci nella contemporaneità». Bravo Gad, non lasciamo ai soli cattolici la riscoperta della sobrietà, della solidarietà e della ricerca di nuovi valori. Non ce lo possiamo più permettere. 
pubblicato da lucianoconsoli il 12/3/2009 alle 14:56
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tags: gad Lerner Carlo Rossella crisi sobrietà valori solidarietà

Lacrime e bugie

Oggi il nostro Premier è sembrato un pochino più preoccupato del solito e a Vimercate ha detto: "La crisi sembra particolarmente grave, ma la sua estensione nel tempo dipenderà dai nostri comportamenti". Questa prima frase è assolutamente da sottoscrivere e dovrebbe far riflettere sul gioco delle tre carte che stanno facendo con i soliti 80 miliardi di euro che da settembre dicono di aver impegnato. Ma come al solito la sua incontinenza verbale lo ha fregato nel secondo passaggio: "Non ci saranno situazioni di miseria. Il governo è presente per sostenere i cittadini meno fortunati. Per fortuna siamo un popolo di risparmiatori e normalmente le famiglie hanno il conto in banca in attivo. Il sistema bancario è il più solido di tutti i Paesi Europei". Che non ci saranno situazioni di miseria questo lo vedremo nei prossimi mesi, che il governo li sosterrà ho i miei dubbi, ma quello sul quale posso metterci la mano sul fuoco è che le nostre banche stanno esattamente nelle medesime condizioni delle altre banche europee, con la sola differenza che continuano a nascondere sotto il tappeto la sporcizia degli anni passati. Altrimenti perché il titolo di Unicredit dai 7euro di fine 2007 è arrivato oggi a 0,7 euro? Anche sui conti in attivo vorrei dire qualcosa: un risparmiatore con qualche soldo, come dice il Premier, di certo non li tiene sul conto corrente ma li investe. Bene, costui se avesse avuto 70.000 euro di Unicredit adesso se ne troverebbe solo 7.000 con una perdita di 63.000 euro secchi. Di questo passo quanto dureranno in attivo i conti, se si perde anche il lavoro? Vada in banca Signor Presidente, e parli con la mia vecchietta risparmiatrice che piangeva come un vitello, e provi a convincerla che tutto va bene. E già che ci sono riporto l'ultimo lancio di agenzia: "Una «recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010» e produrre «gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone». Sono le considerazioni del progetto di documento del «Comitato per l'occupazione e per la protezione sociale», contenente i messaggi chiave del Consiglio Epsco al Consiglio europeo di primavera e anticipato dall'Agi".

 

pubblicato da lucianoconsoli il 9/3/2009 alle 14:37
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tags: berlusconi europa crisi banche unicredit

Una manciata di azioni

Il nostro premier ha oggi dichiarato che la crisi esiste ( bene, è un primo passo, visto che pensavamo che ci stessimo inventando tutto) ma... "è vissuta sui media in maniera più drammatica di quella che è", basti pensare, ha aggiunto il nostro, "al calo delle borse che è dovuto a una manciata di azioni". Diavolo di un premier, quindi è tutta suggestione, panico collettivo, illusionismo dei media. Debbo assolutamente rintracciare quella anziana signora che ieri in banca, proprio davanti a me e ad un'altra decina di clienti, ha versato lacrime vere alla notizia che il suo piccolo gruzzolo di azioni Telecom, Terna, Enel e Alitalia che mesi fa valevano 35.000 euro ne valevano meno di 12.000. E quando ha chiesto al funzionario di banca che la stava attendendo di vendere tutto, almeno non avrebbe più pagato il mensile per la gestione del pacchetto azionario si è sentita rispondere: Cara Signora, lo farei volentieri ma non c'è nessuno che compra, neanche a questi prezzi, le conviene aspettare. Tra le lacrime (sempre vere e non immaginarie o indotte dai media) l'anziana risparmiatrice ha finalmente cominciato a sfogarsi, urlando al povero malcapitato dietro lo sportello che era colpa sua, che non ultimo nel luglio scorso gli aveva consigliato quei titoli e che adesso o li comprava lui a quel prezzo o l'avrebbe denunciato. Non so come è finita la storia perché è intervenuto il direttore della filiale che si è trascinato l'anziana inviperita nel suo ufficio. Adesso la debbo assolutamente rintracciare per spiegarle che non c'è niente di cui preoccuparsi, è solo una manciata di azioni e siamo tutti in preda ad un gioco illusionistico di questi maledetti giornalisti. Ma spero che nel frattempo il direttore le abbia venduto le azioni a 12.000 euro.
pubblicato da lucianoconsoli il 6/3/2009 alle 16:25
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circonvoluzioni decrescenti

 



Sono un subacqueo, amo il mare e mi affascina il silenzio che venti metri di acqua sopra la testa ti creano intorno, adoro l’assenza di peso che ti fa librare nel liquido, ammiro le creature che vi vivono, grandi come lo squalo balena ma ancora più quelle microscopiche, quasi invisibili. In questi giorni di amarezza per quel che il mondo sta passando avrei una gran voglia di immergermi, e penso spesso al mare e alle sue bellezze. Oggi, tra una riunione e l’altra, in un ufficio come un altro mi sono distratto ad ammirare uno stupendo caracol dai colori perlacei poggiato su di una scrivania. Mi è tornato in mente allora un brano che avevo letto tanto tempo fa e appena a casa sono andato a rintracciarlo nel libro di Ivan Illich. Eccolo: “La lumaca costruisce la delicata architettura del suo guscio aggiungendo una dopo l’altra delle spire sempre più larghe, poi smette bruscamente e comincia a creare delle circonvoluzioni stavolta decrescenti. Una sola spira più larga darebbe al guscio una dimensione sedici volte più grande. Invece di contribuire al benessere dell’animale, lo graverebbe di un peso eccessivo. A quel punto, qualsiasi aumento della sua produttività servirebbe unicamente a rimediare alle difficoltà create da una dimensione del guscio superiore ai limiti fissati dalla sua finalità. Superato il punto limite dell’ingrandimento delle spire, i problemi della crescita eccessiva si moltiplicano in progressione geometrica, mentre la capacità biologica della lumaca può seguire soltanto, nei migliori dei casi, una progressione aritmetica.” Ho la netta sensazione che questo esempio ci dica molto di più di tanti discorsi di statisti, economisti e opinionisti sulla attuale crisi. Temo che in questi ultimi anni abbiamo tentato di costruire una spira di troppo al nostro guscio che si chiama terra. Stiamo rovinando la nostra vita per inseguire bisogni indotti mentre miliardi di altri esseri umani chiedono di raggiungere i bisogni elementari. Un pianeta finito è incompatibile con una popolazione infinita. Quindi se non vogliamo costringere la metà del mondo alla miseria, con le buone o le cattive, dobbiamo cominciare a pensare a come ridistribuire il benessere disponibile. Per nessuno è facile rinunciare a qualcosa, ma abbiamo veramente bisogno di tutto quello che abbiamo per vivere? Forse dovremmo cominciare anche noi a costruire le nostre circonvoluzioni decrescenti.

pubblicato da lucianoconsoli il 4/3/2009 alle 23:11
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tags: mare crisi povertà
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