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Cuba: rimossi due ministri per "errori e deficienze"

Fratelli coltelli: la guerra per il potere continua tra Raul e Fidel.



 L'AVANA, 4 MAG - Il vicepresidente del Consiglio dei
ministri cubano e ministro dei Trasporti Jorge Luis Sierra e il
ministro dello Zucchero Luis Manuel Avila sono stati oggi
rimossi dai loro incarichi per "errori" e "deficienze". Lo
ha annunciato un comunicato ufficiale letto in tv.
   Sierra, 48 anni, membro del Buro politico del Partito 
comunista cubano (Pcc) e deputato parlamentare, è stato 
destituito per "errori commessi" durante il suo mandato.
   La sua destituzione avviene due mesi dopo quella di Rogelio 
Acevedo, persona vicina all'ex presidente Fidel Castro, come 
presidente dell'Istituto dell'aeronautica civile. Senza
spiegazione ufficiale, secondo alcune voci il motivo della
rimozione di Acevedo sarebbe stato l'uso di aerei statali per
affari privati e appropriazione indebita di soldi.
   Avila, 58 anni, "ha  chiesto la sua rimozione dopo aver
riconosciuto deficienze nel suo lavoro che gli sono state
segnalate", secondo il comunicato. Fonti economiche hanno
informato il mese scorso della prossima chiusura del ministero
dello Zucchero e la sua  sostituzione per una corporazione
statale nella più vasta riorganizzazione del settore che
avrebbe permesso l'entrata di investitori stranieri. 
   A Sierra e Avila "saranno assegnati altri compiti".
   Al posto di Sierra è stato nominato come vicepresidente del
Consiglio Antonio Enrique Lusson, nato nel 1930, che lottò
nella guerriglia sotto il comando di Raul Castro prima del
trionfo della Rivoluzione, e ministro dei trasporti negli anni
70, rimosso poi da Fidel Castro.
   Il nuovo ministro dei Trasporti è Cesar Ignacio Arocha, 51
anni, dirigente del settore, e come ministro dello Zucchero è
stato nominato Orlando Celso Garcia, 53 anni, attuale vice
ministro. (ANSA).

pubblicato da lucianoconsoli il 4/5/2010 alle 10:30
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tags: cuba raul castro fidel castro

HONDURAS: LA SOLUZIONE PASSA DA WASHINGTON


washington, 7 lug - passa dal presidente del costa rica, oscar arias, ed attraverso gli uffici del dipartimento di stato di washington, la soluzione della crisi in honduras, che ha portato alla deposizione del presidente democraticamente eletto, manuel zelaya, e al regime del presidente de facto roberto micheletti. oggi zelaya si è incontrato con il segretario di stato usa, hillary clinton. un incontro che gli usa hanno preferito in un primo tempo trattare in modo molto riservato, senza anticiparne nè l'ora nè il luogo. poi, è stata la stessa clinton a presentarsi al consueto briefing previsto quotidianamente al ministero degli esteri, per dire che "una soluzione alla crisi è possibile". la soluzione è questa: è opportuno che zelaya eviti "il confronto diretto" con coloro che il 28 giugno scorso hanno guidato il colpo di stato in honduras, ed accetti l'ipotesi secondo cui il presidente del costa rica possa fare damediatore tra le parti in causa. "invitiamo le parti a cessare ogni violenza e a cercare una pacifica e durevole soluzione costituzionale, per mettere fine attraverso al dialogo alle divisioni in corso in honduras" ha affermato hillary clinton dopo l'incontro con zelaya. il quale dal canto suo, sia arrivando che lasciando il dipartimento di stato, ha evitato di fare dichiarazioni ai giornalisti. dopo l'incontro si è limitato a confermare l'ipotesi secondo cui la soluzione della crisi dovrebbe essere basata sulla risoluzione adottata dall'onu, che prevede il suo ripristino "immediato e senza condizioni" alla presidenza. mentre il presidente deposto parlava con la clinton, nelle stesse ore una delegazione di parlamentari honduregni facenti capo a micheletti ha tenuto a sua volta nella sede della stampa estera di washington una conferenza stampa. motivo dell'iniziativa era quello di chiarire le ragioni "degli equivoci e dei fraintendimenti" nati nella comunità internazionale successivamente al 28 giugno, giorno in cui zelaya fu caricato su un aereo e portato fuori confine dai suoi stessi militari. a dare quell'ordine era stata la corte suprema dell'honduras, la quale anche oggi ha ribadito la sua posizione: zelaya potrà fare rientro nel suo paese solo se il congresso dell'honduras sarà disposto a concedergli l'amnistia. nel frattempo micheletti ha accettato l'ipotesi, caldeggiata da washington, di una mediazione di arias.

 

Fin qui i fatti del giorno,senz’altro confortanti per il povero paese centroamericano. Le considerazioniperò non sono altrettanto confortanti. Infatti tutta la vicenda ha dimostrato:

  1.            che la OEA non è stata capace di contenere la sua componente “bolivariana” che ne ha egemonizzato e condizionato le scelte.
  2.        che in conseguenza a questa egemonia la OEA ha perduto una grande occasione per dimostrare la sua capacità di intervenire e risolvere le questioni tra i paesi membri senza ricorrere a “papà gringo”,ovvero all’odiato imperialista per alcuni o all’ingombrante vicino per altri.
  3.            che gli Stati Uniti di Obama sono veramente cambiati e se la OEA non ne prenderà rapidamente atto perderà molta della sua influenza. Non credo sia un caso se Fidel ha giudicato la OEA “serva degli imperialisti”.

A margine di tutto ciò, non posso fare a meno di segnalare come un morto in Honduras ha portato al ritiro di tutti gli ambasciatori da Tegucigalpa, ma la strage in Cina di almeno 156 oppositori al regime di Pechino non ha suscitato reazioni. La vita e i principi democratici non sono ovunque uguali, o almeno non lo sono se di mezzo ci sono dei “fondi sovrani” che investono e sostengono i paesi cosiddetti “industrializzati". Il povero Honduras si muore di fame e lo si può isolare, ma la Cina…. E se poi non copre più il 25% del debito americano e parte di quello europeo? Chi ci paga la pensione?

Alla prossima.

  


            

          

   

pubblicato da lucianoconsoli il 7/7/2009 alle 23:31
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Castro sull'Honduras

A freddo, con le poche notizie che arrivavano dall'Honduras, ieri mi ero permesso di parlare di un doppio golpe, uno del Presidente Zelaya e l'altro dei tre organi costituzionali del Paese. E avevo anche previsto che come falchi Chavez e Castro si sarebbero gettati sul ricco boccone. Oggi in Honduras i giornali sono usciti regolarmente annunciando l'elezione di Roberto Micheletti e riportando il suo programma di convocare subito le elezioni per il 29 novembre. Ma per completezza di informazione vale la pena leggere l'articolo apparso oggi su Granma a firma Fidel Castro Ruiz. E' talmente frastornato da dover prendere atto che la Clinton ha condannato la prova di forza, ma non smette di insultare l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) dove siedono quei pochi che ancora gli parlano. Lascio a voi giudicare se i cubani si meritano questo tipo di informazione. Ma la domanda è sempre la solita: che fine ha fatto il fratellino Raul? Non aveva passato a lui tutti i poteri?

Riporto il testo così come tradotto (male) sul sito ufficiale di Granma.

LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO FIDEL

Un errore suicida

Nella riflessione scritta la notte del giovedì 25, tre giorni fa, ho detto  "Non sappiamo che cosa accadrà stanotte o domani in Honduras, ma il comportamento valoroso di Zelaya passerà alla storia."

Due paragrafi prima avevo segnalato: 

 “Quello che accadrà sarà una prova per la OEA e per l'attuale amministrazione degli Stati Uniti."

Il giorno successivo, la preistorica istituzione interamericana si riuniva a Washington e in una spenta e tiepida risoluzione, ha promesso di svolgere   immediatamente le pratiche pertinenti per cercare un'armonia tra le parti in lotta. Cioè, una negoziazione tra i golpisti ed il Presidente Costituzionale dell’Honduras.

L'alto capo militare che continuava alla testa delle Forze armate honduregne, faceva pronunciamenti pubblici in differenza con le posizioni del Presidente, intanto riconosceva la sua autorità in modo meramente formale.

I golpisti non avevano bisogno di un'altra cosa dalla OEA. Gli importava poco la presenza di un gran numero di osservatori internazionali che si erano spostati al suddetto Paese per dare fede di una consultazione popolare, con i quali Zelaya ha parlato fino a notte inoltrata. Oggi, prima dell'alba  circa 200  soldati professionisti, ben allenati e armati, sono stati lanciati contro la residenza del Presidente, i quali, allontanando rudemente la squadra della

Guardia di Onore, hanno sequestrato  Zelaya che dormiva in quello momento, l’hanno portato alla base aerea, l’hanno fatto salire per la forza in un aereo e l’hanno trasportato a un aeroporto della Costa Rica. 

Alle ore 8 e 30 del mattino, abbiamo conosciuto da TeleSur la notizia dell'assalto alla Casa Presidenziale e il sequestro. Il Presidente non ha potuto partecipare all'atto iniziale della consultazione popolare che si sarebbe tenuta questa domenica. S’ignorava quello che avevano fatto con lui.

La stazione di televisione ufficiale è stata taciuta. Desideravano ostacolare la divulgazione prematura della traditrice azione attraverso TeleSur e Cubavisión

Internazionale che informavano sui fatti. Hanno sospeso, quindi, i centri di trasmissione e perfino hanno tolto l'elettricità a tutto il Paese. Il Congresso e gli alti tribunali coinvolti nella cospirazione non avevano ancora pubblicato le decisioni che giustificavano la congiura. Per primo hanno portato a termine l'inqualificabile colpo militare e dopo l’hanno legalizzato.

Il popolo si è svegliato con i fatti consumati e ha cominciato a reagire con crescente indignazione. Non si sapeva il destino di Zelaya. Tre ore più tardi, la reazione popolare era tale che si è visto delle donne battendo con il pugno i soldati, i cui fucili cadevano quasi delle loro mani per mero sconcerto e nervosismo. Inizialmente i loro movimenti sembravano quelli di un bizzarro combattimento contro fantasmi, più tardi tentavano di coprire con le mani le cineprese di TeleSur, miravano tremuli i loro fucili contro i reporter, e a volte, quando la gente andava avanti, i soldati venivano in dietro. Hanno inviato veicoli blindati con cannoni e mitragliatrici. La popolazione discuteva senza paura con le dotazioni dei blindati;  la reazione popolare era sorprendente.

Circa alle ore 2 pomeridiane, in coordinamento con i golpisti, una maggioranza addomesticata del Congresso ha destituito Zelaya, Presidente Costituzionale dell’Honduras, e ha nominato un nuovo Capo di Stato, affermando al mondo che quello  aveva rinunciato, presentando una firma falsificata. Alcuni minuti dopo, Zelaya, da un aeroporto della Costa Rica, informava di quanto accaduto e smentiva categoricamente la notizia della sua rinuncia. I cospiratori hanno fatto una figuraccia davanti al mondo.

Molte altre cose sono successe oggi. Cubavisión si è dedicata interamento a smascherare il colpo, informando continuamente la nostra popolazione.

Dei fatti nettamente fascisti si sono verificati, e anche se gli aspettavamo, ci hanno comunque stupito.

Patricia Rodas, ministro degli Affari Esteri dell’Honduras, è stata, dopo Zelaya, l'obiettivo fondamentale dei golpisti. Un altro distaccamento è stato inviato alla sua residenza. Lei, coraggiosa e decisa, a agito velocemente,  non ha perso neanche un minuto per denunciare il colpo per tutte le vie possibili.

Il nostro ambasciatore aveva  contattato Patricia per conoscere la situazione, così come altri ambasciatori. A un certo punto ha chiesto ai rappresentanti diplomatici del Venezuela, Nicaragua e Cuba di riunirsi con lei che, ferocemente assillata, aveva bisogno di protezione diplomatica. Il nostro ambasciatore, che dal primo momento era stato autorizzato da offrire il massimo appoggio al Ministro costituzionale e legale, è andato a visitarla alla sua residenza.

Quando erano già nella sua casa, il comando golpista ha inviato il maggiore Oceguera per arrestarla. Loro si sono messi davanti alla donna e hanno detto che era sotto la protezione diplomatica, e che solo si poteva muovere in compagnia degli ambasciatori. Oceguera discute con loro e lo fa rispettosamente. Poco dopo entrano nella casa 12  o 15 uomini in divisa ed incappucciati.

I tre ambasciatori si abbracciano a Patricia;  gli incappucciati agiscono in modo brutale e riescono a separare gli ambasciatori del Venezuela e Nicaragua;  Hernández l’ha presso tanto fortemente per uno delle braccia che i mascherati hanno trascinato loro fino a un furgoncino;  gli portano alla base aerea, dove riescono a separarli, e gliela portano via. Stando lì detenuto, Bruno, che aveva notizie del sequestro, si comunica con lui attraverso il telefonino;  un mascherato tratta di strappargli rudemente il telefonino;  l'ambasciatore cubano che era stato già battuto a casa di Patricia, gli grida:  Non mi spingere, coglione! Non ricordo se la parola che ha pronunciato sia stata utilizzata qualche volta da Cervantes, ma senza dubbio l'ambasciatore Juan Carlos Hernández ha arricchito la nostra lingua.

Poi l’hanno lasciato in una strada lontano dalla missione e prima di abbandonarlo gli hanno detto che, se parlava, poteva succedergli qualcosa di peggio. "Niente è peggiore della morte!", gli ha risposto con dignità, "e non per quello ho paura di voi. I vicini della zona l'hanno aiutato a ritornare all'ambasciata, da dove si è comunicato subito, un'altra volta, con Bruno. 

Con quell'alto comando golpista non si può negoziare, bisogna esigergli la rinuncia e che altri ufficiali più giovani e non compromessi con l'oligarchia occupino il comando militare, o non ci sarà mai un governo "con popolo, dal popolo e per il popolo" in Honduras.

I golpisti, messi alle strette e isolati, non hanno salvazione possibile se si confronta con fermezza il problema.

Perfino la signora Clinton ha già dichiarato nel pomeriggio che Zelaya è l'unico Presidente dell’Honduras, e i golpisti honduregni non possono neanche respirare senza l'appoggio degli Stati Uniti.

In camicia da notte fino ad alcune ore fa, Zelaya sarà riconosciuto dal mondo come l'unico Presidente Costituzionale del Honduras.

Fidel Castro Ruz

pubblicato da lucianoconsoli il 29/6/2009 alle 21:58
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tags: Honduras Cuba Fidel Castro Raul Castro Manuel Zelaya

Il dito di Fidel



Il vecchio Castro non si arrende e adesso punta il suo lungo dito contro il fratello, reo di pensare diversamente da lui, anche se formalmente ha ceduto tutti i poteri. Speriamo che non faccia fare al fratello la fine che ha fatto fare ai tanti eroi della rivoluzione cubana che ebbero l'ardire di pensare. Quello che riporto è un testo di denuncia molto ben documentato che prende le mosse dalla nostra coraggiosa amica Yoani Sanchez.



En el blog de Generación Y, con el artículo “Nadie escucha” Yoani Sánchez ha señalado una de las llagas del régimen: ¿Qué ha pasado que Raúl no habla? Ni da explicaciones, ni plantea soluciones.

Parece que tampoco está dispuesto a hablar fuera de Cuba, donde no tendría que explicar nada sino culpar a otros de los males que aquejan al pueblo. En el peor de los casos podía hacer promesas que no se van a cumplir y sobre las cuales no tendría que dar cuentas. 

Hoy se informa que Raúl Castro no asistirá a la cumbre extraordinaria del ALBA en la ciudad de Maracay. Su presencia había sido anunciada por Hugo Chávez y en su lugar, encabeza la delegación castrista José Ramón Machado Ventura, acompañado por el vicepresidente del Consejo de Ministros, Ricardo Cabrisas, y el canciller Bruno Rodríguez. ¿Está secuestrado Raúl? Tal vez vigile una nueva gravedad del enfermo en jefe.

Es cierto, Raúl calla, o lo callan. El más notorio de sus silencios fue después de que Fidel aclaró en público que Barack Obama no había interpretado correctamente las palabras de su hermano menor. Lo que dijo Raúl era muy claro, de ninguna forma sujeto a interpretaciones. Pero a Fidel no le gustó.

El hecho es que después de la aclaración sobre lo que Obama había entendido mal, se celebró en Cuba el 1 de mayo. Raúl asistió a la manifestación - bueno es el “Presidente” - pero guardó silencio. Parece que alguien le había prohibido hablar para no tener que volver a explicar lo que allí diría.

Algo extraño también sucedió con el anuncio de Raúl sobre la celebración del Congreso del Partido, evento que se esperaba para el 2009. Hasta el momento es como si Raúl no lo hubiera ofrecido, o tal vez no sabemos que alguien aclaró que eso no era lo que Raúl había querido decir.

Podríamos continuar la lista de las cosas que Raúl ofreció públicamente pero luego han desaparecido de la agenda oficial. Es como si no hubiera dicho nada. Como si alguien tomara sus palabras y las hiciera desaparecer por arte de magia. Uno creería que en una dictadura el presidente manda. Pero es común que los presidentes de dedo no manden, manda el del dedo.

No me cabe duda, que desde que Fidel enfermó Raúl ha ido tendiendo con más libertad una red de incondicionales a su alrededor. Hasta la mujer de Fidel ha intervenido más de una vez para proteger a un favorito de segundo nivel, que estaba siendo purgado. 

Pero tampoco hay duda de que desde su cama de convaleciente, al igual que Mao Zedong antes de su muerte, Fidel insiste en dar órdenes. El hermano mayor todavía subestima y maltrata a Raúl, como en los tiempos de la Sierra Maestra y los días de Birán.


Publicado por Huber Matos Araluce en http://patriapuebloylibertad.blogspot.com/


pubblicato da lucianoconsoli il 28/6/2009 alle 3:15
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tags: Cuba Fidel Castro Yoani Sanchez libertà di stampa

Non lasciamoli soli

Per la prima volta ben 69 tra partiti, organizzazioni, cooperative e associazioni cubane hanno sottoscritto un documento comune che hanno inviato all'Unione Europea in occasione dei prossimi colloqui che si avvieranno tra questa e le autorità cubane. E' una straordinaria notizia, che certo non leggerete sui giornali, ma che segna una svolta per Cuba. Non solo per l'unità raggiunta tra tanti diverse organizzazioni, ma soprattutto per i toni del documento. Ne ho fatto una traduzione molto rapida, forse non perfetta, ma certamente sarà sufficiente per capire di cosa stiamo parlando. La nuova Cuba indica una via per la democratizzazione dell'isola, pacifica e graduale, di grande responsabilità e amore per la propria Patria. Per chi tuttora viene arrestato e represso senza complimenti, un simile atteggiamento dimostra una grande maturità. Non lasciamoli soli, e se potete divulgate il comunicato.

Mensaje a los 27

La Habana, 12 junio de 2009.

" L'Unione Europea, UE, valuterà a metà di giugno la sua messa a fuoco verso Cuba come parte della nuova politica di Dialogo Critico e Costruttivo, definita in giugno del 2008 per accordo unanime dei 27 paesi membri.  
 
Questa politica di Dialogo trattiene varie messe a fuoco dentro una strategia da normalizzazione esterna di Cuba, basata nella sua omologazione internazionale in termini di rispetto ai diritti umani, democratizzazione e pluralismo politico. Il primo di queste messe a fuoco significa incrementare il dialogo politico con le autorità cubane al più alto livello. Il secondo, attivare la cooperazione e collaborazione con Cuba in tutte le aree; il terzo, mantenere ed approfondire, anche al più alto livello, il dialogo e la cooperazione con la società civile e le comunità democratiche indipendenti, e la quarta, e finale, avanzare con le autorità cubane l'agenda globale dei diritti umani e le libertà fondamentali, quello che include il prioritario tema dei prigionieri politici e di coscienza.     
 
Le organizzazioni che sottoscrivono questo Messaggio ai 27 sono d'accordo, essenzialmente, con questo Dialogo Critico e Costruttivo nelle sue messe a fuoco e strategia. Non discutiamo l'importanza del dialogo tra l'Unione Europea e l'elite nel potere, quella che non rappresenta agli interessi della maggioranza della società, e benché fino ad ora i risultati concreti di quell'esercizio non siano stati gli attesi dalla maggioranza dei cubani e la comunità democratica globale, riconosciamo che il dialogo aperto a tutti gli attori della realtà nazionale costituisce la scommessa strategica chiave per risolvere conflitti come quello del crescente divorzio del governo cubano con la sua società, e coi modelli universali che dirigono la convivenza all'interno della maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite.  
 
In realtà questo divorzio del governo cubano con Cuba, e con lo spirito e la lettera delle istituzioni globali, si è incrementato nell'ultimo anno. Repressione verso la pluralità di spazi che incoraggiano dentro la società civile, tra altri, temi tanto fondamentali come il razziale ed il sindacale; repressione verso la densa rete di sopravvivenza creata per i cubani per provvedersi di alimentazione e di altre risorse; tentativo di reinstallare pratiche razziste e discriminatorie negli hotel; rallentamento e distorsione di riforme fondamentali dalle quali dipende la sicurezza nazionale dal paese, come sono le riforme nell'agricoltura e di apertura dei servizi privati, e diniego a liberare i prigionieri politici e di coscienza, sono tutti chiari esempi delle sfide pendenti per il dialogo.  
 
Da giugno del 2008, l'UE ha avanzato visibilmente in questa direzione con le autorità cubane. A partire da questa discussione è imprescindibile, tuttavia, che l'UE approfondisca il suo avvicinamento, la sua legittimazione visibile e la sua cooperazione col tessuto della società civile cubana, quello che è essenziale per l'obiettivo strategico del nostro futuro come nazione democratica. Speriamo che l'UE estenda effettivamente, oltre alle sue relazioni con le autorità del governo, il suo aiuto ai democratici cubani, simile ai vincoli che caratterizzano le sue relazioni con la società civile nelle altre nazioni sottosviluppate.  
 
Ciò fortificherà al Dialogo Critico e Costruttivo come mezzo per un fine, e non come il fine di un mezzo. " 

Organizaciones que se adhieren al Mensaje a los 27

Reunión del Consejo de Ministros de la Unión Europea

Cuba: Evaluación del Diálogo Crítico con Gobierno cubano

1. Partido Arco Progresista

2. Partido Solidaridad Democrática

Ámbito Cívico: conformado por:

3. Grupo Mediático Consenso

4. Límite Humano

5. Comité Ciudadano por la Integración Racial

6. Club de Escritores de Cuba

7. Cubabarómetro

8. Ciudadanos por el Estado de Derecho

9. Fundación por la Libertad de Expresión

10. Red de Bibliotecas Cívicas

11. Nuevo País

12. Centro de Salud y Derechos Humanos “Juan Bruno Zayas”

13. Partido Popular Joven Cuba

14. Centro de Documentación “Jaime Guzmán”

15. ONG “Identidad por Cuba”

16. Instituto Juvenil Cristiano de Estudios Sociales

17. Movimiento Viva Cuba Libre

18. Fundación Luisa María García-Toledo

19. Delegación Nacional del Partido Republicano de Cuba

20. ONG “Mensaje de Esperanza”

21. Coordinadora Socialdemócrata de Cuba

22. Coordinadora de Presos y Expresos Políticos

23. Delegación Nacional de Unión por Cuba Libre

24. Corriente Martiana

25. Fundación Isla de Pinos de Derechos Humanos y Fomento Territorial

26. Cooperativa Independiente Ceramistas Pineros

27. Comisión de Atención a Presos Políticos y sus Familiares

28. Movimiento Liberal Cubano

29. Delegación Nacional de la FLAMUR

30. Municipios de Cuba y Derechos Humanos

31. Centro de Información Hablemos Press (CIHPRESS)

32. Consejo Nacional por los Derechos Civiles en Cuba

33. Frente Feminista Aliadas Democráticas

34. Partido Republicano Renovación Ortodoxa

35. Frente Oriental Presidio Político “Pedro Luis Boitel”

36. Alianza Fraternal Martiana

37. Frente Democrático Oriental

38. Club de Presos y Expresos Políticos

39. Comisión Nacional de Derechos Humanos “José Martí”

40. Solidaridad de Trabajadores Cubanos

41. Partido Demócrata Cristiano de Cuba

42. Movimiento Cívico “Calixto García Iñiguez”

43. Círculo Democrático Municipalista de Velazco

44. Delegación Nacional del Partido Republicano de Cuba

45. Consejo Editor de la Revista “Renacer”

46. Proyecto Cultural Pinareño “Libertad”

47. Movimiento Feminista “La Rosa Blanca de Martí”

48. Centro de Distribución de Literatura y Prensa de Velazco

49. Buró de Información y Prensa adscrito a la Coalición Juvenil Martiana

50. Grupo de Apoyo a la Democracia “Quinto Patio”

51. Delegación Pinareña de la FLAMUR

52. Delegación de Velazco del Partido Liberal Cubano

53. Alianza Nacional Cristiana

54. Partido Acción Concertadora Democrática

55. Confederación de Trabajadores Democráticos de Cuba

56. ONG “Cubanos Libres”

57. Comisión de Atención a Presos Políticos y sus Familiares

58. Sindicato Independiente Cambio Regional de Pinar del Río

59. Centro de Derechos Humanos Jan Karsky

60. Atención al Preso Político de Pinar del Río

61. Sociedad Civil y Bibliotecas Independientes de Pinar del Río

62. Sindicato Independiente de Conductores de Bicitaxis

63. Sindicato Independiente de Zapateros

64. Sindicato de Trabajadores Independientes

65. Movimiento de Resistencia y Desobediencia Cívica “Mario Chanes de Armas”

66. Comisión Nacional Cuba

67. Colegio de Pedagogos Independiente de Cuba

68. Confederación de Trabajadores Independientes

69. Biblioteca Independiente “Hermanos al Rescate”

pubblicato da lucianoconsoli il 14/6/2009 alle 21:56
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La voce della vera Cuba

Oggi un caro amico mi ha inviato un comunicato che sta girando sul web a proposito della rinuncia da parte di Fidel castro di accogliere l'invito dell'organizzazione degli stati americani a far rientrare Cuba in questo organismo internazionale. Lo riporto integralmente per chi conosce lo spagnolo ma il senso risulterà chiaro anche a chi non lo parla. Un'altra Cuba alza la voce e grida chiaro e tondo ai Castro che ormai non rappresentano più i cubani, non ne interpretano i bisogni, i desideri e le opinioni. Tra l'altro nel comunicato si legge: "Ma deve essere chiaro che la voce delle autorità dell'isola riflette solo la visione delle autorità dell'isola. L'espressione ufficiale di Cuba non coincide con l'opinione della Cuba reale. Già da molto tempo." Il documento, firmato da Manuel Costa Morúa portavove del Parp, partido arco progresista, è frutto anche di una consultazione con le altre forze progressiste, riformiste e socialdemocratiche cubane e lancia anche l'appello a tutte le organizzazioni a lavorare insieme. Sarebbe bello che ciò avvenisse e per chi ha a cuore il benessere e la libertà di questo popolo oggi può fare qualcosa di piccolo ma molto concreto: diffondere questo comunicato sul web in tutto il mondo.

 

La Habana, 9 de junio de 2009

Declaración

El partido Arco Progresista quiere reconocer y agradecer, en nombre de cientos de miles de ciudadanos cubanos, la histórica decisión de los países de las Américas de revocar la suspensión del Estado cubano de la Organización de Estados Americanos (OEA), adoptada en 1962.

Esta decisión histórica tiene el respaldo, podríamos asegurar, del setenta por ciento de los ciudadanos cubanos de la isla. Hasta el mediodía de hoy, 9 de junio, cientos de estos ciudadanos a lo largo de toda Cuba, miembros, simpatizantes o amigos del Arco Progresista, han venido mostrando su acuerdo con una reinserción que, indicativa de los nuevos tiempos que corren por nuestro hemisferio, refleja la voluntad de renovación de la OEA. En consulta con otras organizaciones y formaciones políticas cubanas, el Arco Progresista pudo captar el mismo espíritu: los cubanos se sienten complacidos con el regreso político de Cuba a su entorno político y cultural.

Y el gobierno cubano ha reaccionado. Pero debe ser claro que la voz de las autoridades de la isla solo refleja la visión de las autoridades de la isla. La expresión oficial de Cuba no coincide con la opinión de la Cuba real. Hace ya mucho tiempo. En lo que toca a la relación Estado-sociedad, el discurso del gobierno no tiene ninguna legitimidad como vehículo de las corrientes de opinión principales que circulan en todos los grupos y niveles de la sociedad cubana. Ello compromete, entre otras cosas, el tipo de relación que sostiene la comunidad internacional con Cuba. Esta dialoga, profundiza y extiende sus relaciones con un gobierno que no representa, en términos de valores, ideas, intereses e inquietudes, a los ciudadanos cubanos. Y no podría ser de otro modo porque, ¿cómo un gobierno puede expresar la voluntad y opinión de un país y de unos ciudadanos contra los que gobierna?

El divorcio explícito de las autoridades de Cuba con los cubanos viene fraguándose paso a paso a partir de 2002. Desde la reforma constitucional de ese año, que nos privó de nuestra condición básica de ciudadanos; pasando por las mieles del poder, que dejaron bien claro que las correas de mando en Cuba pertenece a los comandantes de la Sierra; hasta la reciente sustitución de los cubanos de 2009 por los cubanos de 1962, quienes constituyen menos del 10 por ciento de la población actual de la Isla, el gobierno ha institucionalizado el modelo de la “real gana” como pauta para la toma de decisiones fundamentales que comprometen nuestro presente y nuestro futuro.

Su negativa a reintegrarse a la OEA confirma este modelo. Confirma también su desorientación estratégica frente al nuevo comienzo definido por el presidente de los Estados Unidos en relación con Cuba. Una desorientación estratégica que pone de relieve la esquizofrenia de rechazar una relación fluida y mutuamente respetuosa dentro de marcos institucionales con los Estados Unidos, aferrándose al pasado, al tiempo que se fortalecen las dependencias con ese país.

Rechazar un nuevo comienzo en las Américas, a favor de una vieja subordinación económica con los Estados Unidos es muestra de la falta de visión del gobierno de Cuba.

Definir una nueva política en las Américas es imprescindible para Cuba frente a la orfandad estratégica de las autoridades de la isla. Para el Arco Progresista constituye un buen punto de partida la reinserción del Estado cubano, siempre de acuerdo con las “prácticas, propósitos y principios de la OEA”, tal y como consigna la resolución adoptada en Honduras. Para nosotros se trata ahora de definir esa estrategia y de encontrar los canales apropiados para conectar la sociedad civil y la comunidad prodemocrática cubana con sus homologas en el hemisferio.

Manuel Cuesta Morúa

Portavoz

pubblicato da lucianoconsoli il 12/6/2009 alle 0:28
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Fidel rifiuta l'invito dei "fratelli latinoamericani"

La Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha deciso con 33 voti su 34, "senza condizioni", di avviare i colloqui con Cuba per il suo ingresso nell'organizzazione, dopo la esclusione del 1962. Ieri è arrivata la risposta del Lider Maximo, che è stata ovviamente negativa. In un articolo chilometrico (nello stile di quelli domenicali di Eugenio Scalfari) Fidel ha rifiutato l'invito dei suoi "fratelli latinoamericani" definendo l'OSA una organizzazione che rappresenta gli interessi degli imperialisti americani". A parte il fatto che gli USA, con Hillary Clinton non hanno votato e si sono dichiarati contrari e che i suoi amici "bolivariani come Chavez invece erano favorevoli, Fidel si è ovviamente reso conto che se cade il suo isolamento non avrà altri argomenti per mantenere il suo potere assoluto che dura ormai da 50 anni. Una ragione in più per gli USA per togliere l'embargo, oramai del tutto anacronistico, e avviare regolari contatti con Cuba. Chi, come Gianni Minà, ha veramente a cuore il destino di quel popolo, dovrebbe oggi pretendere dagli Usa la fine dall'embargo e con la stessa forza chiedere al Lider Maximo di accettare l'invito dell'OSA e riaprire così l'isola caraibica al mondo latinoamericano. Ma vedrete che questo non avverrà.
pubblicato da lucianoconsoli il 7/6/2009 alle 10:50
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Cuba riammessa nell'OSA

 



Dopo 47 anni e con il solo voto contrario degli Stati Uniti e' caduto il veto dell' Organizzazione degli Stati Americani (Osa) contro Cuba. Dei 34 paesi rappresentati nell’OSA 33 hanno votato a favore e già tengono regolari rapporti con Cuba. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri ecuadoregno Fander Falconi, secondo cui il consesso ha raggiunto un accordo a maggioranza per derogare alla risoluzione del 1962 che aveva estromesso l'Avana. Falconi ha chiarito che la riammissione avverra' "senza condizioni". La decisione e' uno colpo per Washington che aveva cercato di bloccare il rientro di Cuba. Il segretario di Stato Hillary Clinton aveva lasciato ieri sera il vertice di San Pedro Sula in Honduras alla volta dell'Egitto confermando che per Washington l'Avana non poteva essere riammessa fino a quando il regime non avesse abbracciato i principi democratici e avesse fatto progressi sul rispetto dei diritti umani, a partire dal rilascio dei prigionieri politici. Nel testo del documento approvato si precisa che ''la partecipazione di Cuba nell'organismo sara' il risultato di un processo di dialogo che verra' avviato su proposta delle autorita' cubane ed in accordo con le norme, i propositi ed i principi dell'Osa''. Il grande regista di questa operazione è stato senz’altro il Presidente brasiliano Inacio Lula da Silva, che ha sicuramente parlato con Obama di questo passo nei recenti incontri. Adesso, per paradosso, anche Obama è più forte per sostenere nel Congresso l’indispensabilità della caduta dell’embargo, come primo passo verso la riapertura dei rapporti con l’isola dei caraibi. Del resto è facile intuire che lo stesso Lula si sia fatto garante con Obama che questo processo non avrà nulla di antiamericano, spuntando gli argomenti massimalisti di Fidel Castro e di Chavez e rafforzando nel contempo il ruolo e la politica di Raul Castro. Il 3 giugno, con questa dichiarazione inoltre l’OSA è risultata compatta e ha assunto un ruolo proprio che lascia ben sperare nel processo di unificazione continentale, una sorta di Comunità Latino Americana, simile alla Comunità Europea, con tutte le diversità necessarie e anche cercando di far tesoro degli errori che sono stati commessi nel vecchio continente. E’ stato sicuramente un bel giorno e una bella notizia che come sempre troverete solo nei blog e non sulle pagine dei nostri quotidiani, troppo presi dal vestibolo del pagliaccio italico.

pubblicato da lucianoconsoli il 5/6/2009 alle 14:53
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L'erede di Mons. Romero


 
Dopo circa due mesi dalle elezioni, ieri ha giurato Mauricio Funes come nuovo Presidente de El Salvador. Nel suo discorso, durato 45 minuti, ha definito il suo governo come un "cambio strutturale". Ed è proprio così, infatti El Salvador ha patito 30 anni di feroce dittatura, e come per il Paraguay, caduto il carnecife è stato governato per altri 15 anni dallo stesso partito. Insomma come se il partito nazionale fascista avesse governato l'Italia altri 15 anni dopo la caduta di Mussolini. Ma la grande novità di ieri è anche un'altra. Nel suo discorso Funes ha chiarito quale sarà la sua collocazione internazionale. "Obama e Lula saranno i miei referenti" titolano oggi i giornali e poche ore dopo l'investitura il suo ministro degli esteri ha firmato con il vice di Raul Castro un accordo per ristabilire le relazioni tra i due paesi interrotti nel 1962. Insomma, a poco è servita la presenza di Ortega che invitava Funes ad aderire al fronte dei paesi Chavisti. L'ex giornalista della CNN adesso presidente del "giardino dei caraibi" sembra avere le idee chiare. Non ha parlato di socialismo ne di bolivarismo ma di progressismo e di "unità regionale di tutti i fratelli del centro e sud america" nella loro diversità ma con la condivisione dei principi della democrazia. Ha citato solo Barak Obama ( reinventare la speranza) e il suo "amico personale" Lula da Silva (ridistribuire la ricchezza del mondo). Ma il passaggio veramente emozionante è quando ha citato il "suo maestro e guida spirituale " Monsignor Romero. Per chi non lo ricordasse, il 24 marzo 1980, mentre stava celebrando l'Eucaristia nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, Mons. Romero venne ucciso da un sicario con un colpo al cuore. Nell'omelia aveva ribadito la sua denuncia contro il governo di El Salvador, che aggiornava quotidianamente le mappe dei campi minati mandando avanti bambini che restavano squarciati dalle esplosioni. Quando Funes ha fatto il nome del martire tè scattato un applauso liberatorio, tutti in piedi e le lacrime agli occhi. E' stata veramente una data storica per El Salvador, ma non solo. Un altro popolo riprende il cammino per costruire il proprio futuro.
pubblicato da lucianoconsoli il 2/6/2009 alle 9:38
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Yoani Sanchez di nuovo on line



Pubblico l'ultimo post dal blog di Yoani Sanchez di cui avevo già parlato. Sembra che Raul Castro faccia sul serio e dovremmo aiutare questo processo, a dispetto del Leader Maximo.

 Credo che l’influenza di Internet sulla nostra realtà sia maggiore di quanto avrei mai pensato. Dopo diversi giorni in cui non è stato possibile collegarsi alla rete dagli hotel, come il Meliá Cohiba, il Panorama e l’emblematico Hotel Nacional, pare che abbiano tolto il divieto. Oggi ho parlato con le stesse impiegate che circa due settimane fa mi mostrarono la risoluzione che escludeva i cubani dall’uso dei servizi negli insediamenti turistici. Mi hanno detto che adesso posso di nuovo comprare la fantastica targhetta che apre la porta al mondo virtuale.

Forse può sembrare un po’ presuntuoso, ma credo che se non avessimo imbastito il caso degli ultimi giorni - denunciando un simile apartheid - ci avrebbero tolto quella possibilità di collegarci alla rete. Abbiamo compreso che si piegano quando sono sotto pressione, che devono modificare i piani quando i cittadini alzano la voce e i media internazionali fanno eco. Ce ne siamo resi conto in occasione del caso Gorki e questa marcia indietro ci conferma che tacere serve soltanto a farci strappare ulteriori spazi. Approfittiamo che adesso dicono che “i cubani possono collegarsi a internet” e prendiamolo come un impegno pubblico. Obblighiamoli a onorarlo e in caso contrario, abbiamo Twitter, Facebook e gli SMS per reclamare quando torneranno a tapparci la bocca.

* Lunedì scorso, insieme a una dozzina di blogger ho svolto un’indagine in oltre quaranta hotel della città. A eccezione dell’Occidental Miramar, tutti dicevano di non conoscere la regola che proibiva l’accesso a Internet da parte dei cubani.
pubblicato da lucianoconsoli il 24/5/2009 alle 10:27
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