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Dall'altra parte dell'oceano


 

Sono appena tornato dall'ennesimo viaggio in America latina e riprendo i discorsi lasciati interrotti. Innazitutto l'Honduras. Il Presidente scacciato, Manuel Zelaya è ancora chiuso nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Il Presidente de facto Roberto Micheletti, dopo aver tentato una prova di forza staccando luce e acqua all'ambasciata, dando un ultimatum di dieci giorni al Brasile per consegnare Zelaya e istituendo la legge marziale nel Paese, è ritornato sui suoi passi, ha revocato tutte le misure e da mercoledi sera le delegazioni dei due Presidenti stanno trattando per giungere ad un accordo sulla base della bozza predisposta dal Presidente del Costarica, il premio Nobel per la pace, Arias. L'accordo è quasi fatto, manca solo il punto cruciale della restituzione del potere a Zelaya. Ieri sera, venerdi, i rappresentanti di Micheletti hanno proposto che sia la Corte Suprema a decidere mentre Zelaya vuole che sia il Parlamento. Il tempo stringe, perchè le elezioni sono fissate per il 29 novembre, e tutti sanno, soprattutto i candidati presidenziali, che se non si raggiunge l'accordo il risultato delle lezioni non sarà riconosciuto valido e quindi una soluzione sarà molto più difficile.Il Brasile si sta giocando la leadership nell'intero sub continente e il rapporto preferenziale con Obama. Se riesce a risolvere la vicenda Honduregna Lula non avrà più ostacoli. Chavez lo sà ovviamente e sta facendo di tutto per far fallire la mediazione. E mentre il caudillo venezuelano dalla notte alla mattina privatizza l'hotel Hilton dell'isola Margherita non manca all'appuntamento a Cochobamba in Bolivia dove l'Alba, l'organizzazione degli Stati "bolivariani" ovvero Venezuela, Ecuador ,Bolivia, Cuba, Honduras, Nicaragua, Antigua y Barbuda, Dominica, San Vicente y las Granadinas dove rinnovano il loro appoggio a Zelaya e approvano una "moneta comune per sostituire il dollaro negli scambi commerciali". A Cochobamba però non si è presentato Raul Castro che sta prendendo visibilmente le distanze da Chavez, affidandosi sempre più alla mediazione brasiliana nei rapporti con gli Usa. Ma l'assenza di Cuba è stata efficacemente coperta da una presenza forse più preoccupante: quella del ministro della difesa russo che è stato accolto da Evo Morales con  un " bienvenido en el eje del mal" ( benvenuto nell'asse del male). La foto che pubblico è proprio della cumbre di Cochobamba, abbellita da una scritta floreale che fa pensare: Coca non è cocaina. Ultima nota: in Messico si sta accendendo una grande discussione sulla legalizzazione della droga legando questa misura alla più ampia lotta al narco traffico.

pubblicato da lucianoconsoli il 17/10/2009 alle 17:29
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tags: messico brasile chavez lula morales venezuela honduras zelaya micheletti

L'esercito chiude radio e tv.

Dopo la chiamata di Zelaya allo "offensiva finale" lanciato ai suoi sostenitori invitandoli a marciare sulla capitale la reazione non si è fatta attendere. Micheletti ha fatto intimare al Brasile che entro 10 giorni Zelaya deve essere consegnato alle autorità honduregne, pena la perdita della condizione di delegazione diplomatica dell'ambasciata brasiliana. Ovviamente Lula gli ha risposto per le rime invitandolo ad attenersi alle regole internazionali e avvisandolo che il Brasile non accetterà alcuna violazione della sua sede diplomatica. Micheletti ha poi rifiutato il colloquio con gli ambasciatori di Messico, Spagna, Argentina e Venezuela che gli volevano chiedere conto dei suoi atteggiamenti ed è prevedibile un ulteriore irrigidimento. Questa mattina poi siamo passati dalle parole ai fatti e l'esercito ha chiuso Radio Globo e l'emittente televisiva Cholusat Sur. Il tempo stringe e le nuvole si vanno addensando. Questa sembra essere la settimana decisiva.
pubblicato da lucianoconsoli il 28/9/2009 alle 17:14
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tags: honduras zelaya micheletti lula

ultime da Tegucigalpa

Il governo golpista dell'Honduras guidato da Roberto Micheletti ha sospeso le garanzie costituzionali. Limitazioni sono state imposte alla liberta' di circolazione, di espressione e di riunione e diversi giornali sono a rischio chiusura. Permessi anche gli arresti senza mandato.  

Adesso le cose si mettono male. 
pubblicato da lucianoconsoli il 28/9/2009 alle 12:4
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Dispetti pericolosi in Honduras

 Il governo de facto guidato da Roberto Micheletti ha bloccato oggi l'ingresso in Honduras di una missione dell'Organizzazione degli stati americani, obbligata a rientrare negli Stati Uniti. Gli Usa, per tutta risposta, hanno espulso dal paese la figlia del leader golpista, Bianca Micheletti, impiegata presso l'ambasciata honduregna a Washington. E pensare che non più tardi di qualche ora prima Micheletti alla CNN aveva dichiarato che gli USA continuavano a sostenere il Paese centroamericano. A questo punto le cose cominciano a mettersi male. O Micheletti cede e fa rientrare Zelaya o lo scontro sarà inevitabile.
pubblicato da lucianoconsoli il 28/9/2009 alle 0:26
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tags: Zelaya Micheletti Honduras OSA

l'ONU discute di Honduras

Da poco è iniziata la seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata su richiesta del Brasile per esaminare la vicenda dell'Honduras. La seduta è rigorosamente a porte chiuse e solo al termine verrà emesso un comunicato. Lo scorso 30 giugno, due giorni dopo l'espulsione con la forza di Zelaya e la costituzione del governo de facto di Roberto Micheletti l'assemblea generale dell'ONU aveva condannato il colpo di stato ma non essendo vincolante per gli Stati membri ognuno si era comportato secondo le proprie convinzioni: in molti avevano ritirato le delegazioni diplomatiche, altri avevano interrotto i rapporti ma erano restati a Tegucigalpa, altri ancora avevano congelato i finanziamenti, e qualcuno aveva addirittura riconosciuto il governo di Micheletti. A differenza delle risoluzioni dell'Assemblea quelle del Consiglio di sicurezza sono vincolanti e se quindi prevarrà la linea delle sanzioni tutti dovranno rispettarle. Ma non sarà facile trovare una soluzione unitaria e i ben informati prevedono fino a due giorni di discussione. Come sempre staremo a vedere.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/9/2009 alle 18:43
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Honduras: si comincia a trattare

Non nascondo la mia invidia per quei corrispondenti dei grandi giornali e televisioni (nessun italiano ovviamente) che in queste ore stanno asserragliati intorno all'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Lo spettacolo deve essere veramente unico. Ho saputo poco fa ad esempio che oltre agli schiamazzi notturni dei militari per non far dormire i rifugiati adesso intorno all'ambasciata sono stati posizionati grandi proiettori che illuminano giorno e notte la delegazione diplomatica e enormi altoparlanti che diffondono a tutto volume musica tropicale intervallata dall'inno nazionale. Non sono riuscito a capire se il mio interlocutore mi stesse prendendo in giro o dicesse la verità quando mi raccontava di gente che ne approfittava per ballare al suono di quegli altoparlanti. Nel frattempo dentro e fuori le cose si stanno muovendo. Ieri sera ad esempio i quattro candidati alle prossime elezioni di novembre (indette da Micheletti e ancora non riconosciute da Zelaya) hanno incontrato separatamente i due Presidenti (quello legittimo spodestato e rifugiato nell'ambasciata e quello de facto insediato nel palazzo presidenziale ma non riconosciuto da nessuno). Sembra che i quattro si siano proposti come mediatori, proponendo appunto una sorta di tregua fino alle elezioni. In altre parole i quattro hanno spiegato che tra i due litiganti il terzo gode e il terzo sarà uno di loro quattro che gli elettori indicheranno liberamente. Evidentemente debbono riconoscere entrambi le prossime consultazioni, farle controllare dagli osservatori internazionali e chi vince si impegna a emendare ai due ogni pendenza vera o presunta con la giustizia. Mi auguro che questa strada possa proseguire e se nel frattempo spengono i riflettori e gli altoparlanti sicuramente tutti gli abitanti della zona ne trarrebbero giovamento.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/9/2009 alle 16:12
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A Tegucigalpa non si dorme

L'ambasciata brasiliana nella capitale Honduregna rimane presidiata dalle forze antisommossa del governo de facto di Roberto MIcheletti mentre dentro Zelaya, il Presidente deposto, i suoi familiari e decine di fedelissimi continuano a incitare alla insurrezione e a denunciare un piano per uccudere Zelaya e farlo apparire come un suicidio. Le forniture di energia e acqua sono state ripristinate, ma le condizioni di vita dei rifugiati nell'ambasciata restano difficili. Ma come molti drammi da questa parte dell'oceano si ammantano di lati comici. L'ultima trovata degli assedianti è una specie di tortura a distanza, come quelle ben più note che le polizie dei dittatori usavano anni fa con i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri segrete dei regimi latino americani: sfiancare la resistenza impedendo al prigioniero di dormire. E così da quando Zelaya si è rifugiato nell'ambasciata brasiliana, ogni notte a intervalli regolari i militari assedianti battono improvvisamente i loro scudi svegliando gli assediati e mettendoli in guardia e apprensione. Il forte baccano dura qualche minuto, svegliando tutto il quartiere, poi cala di nuovo il silenzio, interrotto solo dalle risa sguaiate dei militari, come se avessero fatto un divertente scherzo ad un loro commilitone. Appena la tensione cala e gli occhi si chiudono ecco di nuovo gli scudi in azione e il gioco-tortura prosegue fino al sorgere del sole. Ma la guerra psicologica non finisce qui. Ogni giorno infatti alcuni volontari dell'organizzazione dei diritti dell'uomo, si presentano davanti all'ambasciata con scatoloni pieni di viveri e medicinali per i rifugiati. Sotto un sole implacabile e gli obiettivi delle telecamere un ufficiale honduregno inizia la revisione del contenuto delle casse, infilando ditoni sporchi di grasso di fucile nel pane e nei pacchetti di burro e mettendo a favore di telecamera i medicinali e gli alimenti. E così tutto il mondo (meno l'Italia ovviamente dove la nostra informazione se ne frega) comincia a chiedersi chi, tra i rifugiati, possa avere la tosse o la diarrea, chi beva Coca Cola Light o in quanti facciano la comunione, visto che nelle casse ci sono anche ostie consacrate e un calice (che è stato bloccato dalla polizia come oggetto contundente non consentito). Pino Cacucci ne trarrebbe un libro di grande successo.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/9/2009 alle 8:59
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tags: Zelaya. Honduras Micheletti Pino Cacucci

la prima vittima in Honduras

 Ho cercato inutilmente sui giornali italiani qualche notizia o analisi su quello che sta succedendo in Honduras. Neanche un rigo. Ho fatto qualche telefonata ma le linee sono talmente disturbate che sono appena riuscito a captare qualche frase smozzicata ma la parola "muertos" l'avevo capita e mi ero allarmato. Ho navigato per le agenzie internazionali fino a quando, con un dispaccio delle 20,30 è arrivata la prima conferma dalla reuters: un uomo di 65 anni, simpatizzante di Zelaya è stato ucciso da un colpo d'arma da fuoco esploso dalla polizia antisommossa schierata intorno all'ambasciata brasiliana dove si è rifugiato il deposto Presidente. In una corrispondenza da Tegucigalpa trasmessa dalla CNN il cronosta ci raccontava che questa mattina la gente è scesa in strada ma non per manifestare o andare al lavoro ma per fare scorte nei supermercati di tutti i generi di prima necessita. Molti supermercati hanno esaurito le scorte e sarà difficile rifornirsi. Il coprifuoco è stato esteso dalle nove della sera alle sei di mattina, polizia e militari presidiano i punti strategici e i quattro aereoporti internazionali dell'honduras sono stati chiusi. Questa mattina il rappresentante brasiliano all'ONU riconfermando la protezione della sua ambasciata a Zelaya aveva anche ammonito il Presidente a non fare dichiarazioni che esasperassero gli animi ma invitassero al dialogo. Si è saputo anche che nell'ambasciata brasiliani della capitale honduregna non c'è solo Zelaya ma molti familiari e circa un centinaio di altri collaboratori del Presidente. Senza acqua ed energia per alcune ore se la sono vista brutta, poi le forniture sono state riallacciate, ma il segnale è arrivato forte e chiaro: Micheletti non molla, anche se ha dichiarato che Zelaya potrebbe restare solo a condizione che accetti le prossime elezioni indette per il prossimo mese di novembre. Ed è proprio intorno a questo spiraglio che si gioca la partita diplomatica, anche se Zelaya anche oggi non ha smesso di incitare i suoi sostenitori dai microfoni della tv venezuelana Telesur del suo sodale Chavez con frasi tipo: libertad o muerte. Le ultime notizie sembrano averlo accontentato. Prima l'Honduras si togliera dai piedi Zelaya e Micheletti e prima riprenderà il suo cammino nella democrazia. Staremo a vedere. Per ora piangiamo un altro povero honduregno morto per le smanie di potere.
pubblicato da lucianoconsoli il 23/9/2009 alle 23:39
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tags: Zelaya Micheletti Honduras

a Tegucigalpa si mette male

Il governo di Roberto Micheletti non ha gradito l'ingresso del deposto Presidente Zelaya nel paese ma sembra che ancor di più sia indispettito dall'accoglienza che l'ambasciata del Brasile nella capitale Honduregna sta offrendo a Zelaya. Poche ore fa sono state interrotte le forniture di acqua e luce all'ambasciata brasiliana. Questo è un chiaro segno di ostilità che non promette nulla di buono. Il portavoce di Obama è comparso di fronte alla stampa per richiamare le parti al dialogo ma rispondendo ad una precisa domanda ha affermato che stanno studiando tutte le forme per aiutare il Brasile e la sua ambasciata a Tegucigalpa a ristabilire le normali condizioni di vita. Per ora i gruppi elettroggeni e le riserve di acqua assicurano al personale dell'ambasciata normali condizioni di vita ma con il passare delle ore ,se le forniture non verranno ristabilite, la situazione comincerà ad aggravarsi e di certo il Brasile e gli Stati Uniti non resteranno con le mani in mano. Tutta la diplomazia è al lavoro ma in molti soffiano sul fuoco. 
pubblicato da lucianoconsoli il 23/9/2009 alle 0:28
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tags: honduras lula zelaya micheletti obama

L'agenda di Oscar Arias

Da poco sono arrivati gli aerei che trasportavano a San Josè di Costa Rica i due Presidenti dell'Honduras, quello destituito Zelaya e quello provvisorio Micheletti. Le due dichiarazioni appena sbarcati sono state di tono notevolmente diverse: Zelaya ha insultato il "golpista" Micheletti mentre quest'ultimo si è augurato che le capacità diplomatiche di Arias portino ad una soluzione nell'ambito "del dettato costituzionale del nostro Paese". Ovviamente siamo alla guerra psicologica e ognuno ha scelto il suo gioco: Zelaya quello del martire e Micheletti quello del costituzionalista. Entrambe sanno che è solo un gioco perché entrambe hanno violato apertamente quelle regole che dicono di volere rispettare. Adesso spetterà al Premio Nobel per la pace e Presidente del Costa Rica Oscar Arias farli sfogare e poi portarli sulla sua agenda. Da quello che mi risulta Arias avrebbe una ipotesi abbastanza precisa dell'obiettivo da raggiungere senza che nessuno dei due perda la faccia. Questi potrebbero essere i punti:
1) Zelaya rientra nel suo Paese con un voto di amnistia per i suoi reati votato dal Congresso.
2) Micheletti si dimette di fronte al Congresso per riconsegnare la Presidenza a Zelaya il quale immediatamente rinuncia a qualsiasi cambiamento costituzionale (o 4 urna) e convoca i comizi elettorali per il prossimo settembre ( ovvero circa due mesi prima della normale scadenza).
3) Si costituisce una commissione con personalità nazionali e internazionali per il controllo della consultazione elettorale.
4) Tutte le parti firmano un patto di riconciliazione nazionale con il quale mettono la parola fine su quanto avvenuto, una sorta di condono tombale come diremmo da noi.
Il percorso è molto impervio, ma Arias può contare, oltre che sulle sue capacità anche sull'appoggio degli Usa, del Canada e di qualche altro membro della OEA. Le varianti a questa agenda sono infinite, ma tutti gli analisti concordano che la pace passa solo se entrambe le parti potranno dire di aver vinto, e quindi Zelaya deve rientrare e ritornare da essere Presidente anche solo per un giorno e Micheletti e gli altri organi costituzionali debbono avere la garanzia che si elegga un nuovo Presidente al più presto e che finiscano i tentativi di stravolgere la Costituzione.
Nelle prossime ore assisteremo forse a qualche rottura, a qualche dichiarazione infuocata per alzare la posta, ma se il buon senso prevale torneranno al tavolo e chiuderanno l'accordo. L'augurio migliore per l'Honduras oggi è quello del Cardinal Rodriguez: Che Hugo Chavez pensi al suo paese e lasci in pace il nostro.
Alla prossima
pubblicato da lucianoconsoli il 9/7/2009 alle 21:53
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tags: Honduras Zelaya Micheletti Arias Costa Rica Chavez
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