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La ricreazione è finita

La penso esattamente così e visto che c'è chi l'ha scritto, certamente meglio di quanto avrei fatto io, non mi resta che riportarlo integralmente. E fidatevi, di regimi sudamericani un po me ne intendo, vivendoci diversi mesi all'anno.


"Gianfranco Fini ha chiesto le dimissioni di Silvio Berlusconi e l’apertura formale di una crisi di governo, minacciando in caso contrario il ritiro di ministri, viceministri e sottosegretari di Futuro e Libertà. Da vari esponenti dell’opposizione, tuttavia, sono venute reazioni critiche, espresse per lo più con tono di sufficienza, come a dire: beh, tutto qui? Non si capisce che altro avrebbe dovuto dire Fini, per farli contenti. Più che chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, che doveva fare, sparargli? 
Comunque si giudichino il percorso, la strategia e le ultime mosse del presidente della Camera, minimizzare l’accaduto non sembra proprio la scelta più saggia, da parte dell’opposizione, al di là delle ragionevoli cautele (da parte del Pd), delle comprensibili ambiguità (da parte di Fini) e di tutti gli elementi di tatticismo (da parte di tutti) che sono ovviamente più che leciti in una simile partita. Una partita che è ormai per la vita o per la morte. E non soltanto dal punto di vista dei singoli protagonisti, che difficilmente usciranno indenni da un’eventuale sconfitta, si tratti di Silvio Berlusconi, di Pier Luigi Bersani o dello stesso Fini. E’ il futuro del nostro sistema politico che è in gioco. Bersani l’ha detto più volte, ma spesso ha dato anche l’impressione di essersene dimenticato, o magari di non poterne trarre tutte le conseguenze, finendo così per oscillare tra posizioni opposte.
La verità è che si tratta, adesso sì, di “salvare l’Italia”. Di salvarla anche solo dalla più remota possibilità che grazie alla divisione degli avversari, e grazie a una legge elettorale scandalosa, Berlusconi si ripresenti e rivinca con un Pdl epurato di ogni dissidente e con la Lega come unico alleato. E così, anche solo con un terzo dei voti degli italiani, grazie al premio di maggioranza, ottenga la possibilità di eleggersi presidente della Repubblica, e soprattutto di manomettere i pochi elementi di equilibrio, le poche istituzioni di garanzia e i pochissimi contropoteri rimasti. 
Questa è la posta in gioco, che Bersani ha più volte indicato come la minaccia della definitiva torsione populista e plebiscitaria del berlusconismo. Ma se così è, non si può più scherzare. Non è più tempo di piccoli calcoli di bottega, come quelli dei tanti esponenti dell’opposizione impegnati ogni giorno nel fare le pulci a Fini, alle sue contraddizioni, ai suoi passi falsi. Come i dipietristi e come i tanti giovani e meno giovani aspiranti leader del Pd e del centrosinistra, evidentemente più attenti alle sorti del proprio partito, della propria corrente o della propria futura candidatura, che alle sorti del governo e del paese. C‘è da invidiarli, se non altro per la serenità.
Inutile inseguirli. Su quella strada, per quanto Bersani vi si possa inoltrare, non sarà mai abbastanza. C‘è poco da fare: dinanzi alle contumelie lanciate da Matteo Renzi all’indirizzo del presidente della Camera, direttamente dalla sua convention fiorentina, impallidiscono perfino i giudizi di Gaetano Quagliariello. Come se non bastassero già Feltri e Belpietro.
Adesso, però, la ricreazione è finita. E bisogna essere chiari: la minaccia del “cappotto berlusconiano” è la principale minaccia allo stesso ordine costituzionale del paese, e impone pertanto alle opposizioni di tentare ogni strada, ogni mossa e ogni accordo possibile per cambiare innanzi tutto l’attuale legge elettorale. Ma non dipende certo dall’impossibilità, per gli elettori, di scegliersi i propri parlamentari. Questa è senza dubbio un’aggravante, ma non cambia la sostanza del problema, che dipende dal premio di maggioranza. E che non cambierebbe granché nemmeno con il ritorno al tanto decantato Mattarellum.
Non è più tempo di pierini e di professori innamorati delle proprie teorie. Qualsiasi legge elettorale costringa gli avversari di Berlusconi alla scelta tra presentarsi divisi e un’alleanza innaturale come quella che andasse da Nichi Vendola a Gianfranco Fini (o anche solo, e peggio, da Bersani a Fini) fa semplicemente il gioco di Berlusconi, rende più probabile la sua vittoria e cioè lo scenario di un “cappotto istituzionale” che non può lasciare tranquilla nessuna persona responsabile. Nemmeno a destra. E infatti, a destra, qualcosa si è mosso. Tutto si può dire, ma non che Fini non abbia fatto la sua parte: i suoi uomini si muovono ormai attorno a Berlusconi come il transition team di un nuovo governo. E’ la sinistra, invece, che non sta facendo fino in fondo la sua parte. 
E’ venuto il momento di affrontare il problema, innanzi tutto nel Pd, isolando i mullah del maggioritario e i kamikaze del bipolarismo a tutti i costi, con la loro frenesia per il “modello americano”, la “governabilità” e la “democrazia decidente”, che rischiano di portarci dritti dritti al modello sudamericano di Berlusconi. Un presidenzialismo di fatto che è già oggi un mostro giuridico e politico, per responsabilità larghe e condivise, e che nessuno può ancora illudersi di addomesticare.

“tratto da www.leftwing.it
pubblicato da lucianoconsoli il 9/11/2010 alle 4:41
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tags: democrazia berlusconi fini governo pd bersani libertà

E il circolo si chiude

Fa piacere a volte ascoltare che altri la pensano come te o che condividono comunque i tuoi dubbi e le tue preoccupazioni. Ti sembra di non essere proprio completamente scemo o almeno di esserlo in compagnia. Questo è quello che ho provato ieri ascoltando l'intervento di Bersani al Congresso del Partito Radicale di Chianciano. Per chi ne ha voglia lo si può ascoltare integralmente nel sito di Radio Radicale. I riferimenti al "silenzio delle fabbriche mettalmeccaniche di Piombino, alle lacrime dell'artigiano di Imola e alla disperazione del precario di Foggia" mi sono sembrati addirittura poetici, declamati in quel emiliano rotondo che contraddistingue il nostro. Ma quel che piu mi ha fatto piacere è che finalmente un dirigente politico di primo piano del PD parla della possibilità che da questa crisi non ne esca un nuovo modello di sviluppo ma una guerra devastante, come appena ieri mi ero permesso di osservare prendendo spunto da un articolo di Ferguson. La storia non si ripete ma ha delle assonanze, dice Bersani, e tra la fine dell'800 e i primi del 900 ci fu un'altra grande globalizzazione che generò attese messianiche, treni, bastimenti, comunicazioni, un mondo migliore, un mondo piu piccolo, l'incontro tra umanità e tecnologia. Quando quelle attese fallirono nacquero  i movimenti autoritari di massa e un " forte desiderio di guerra" si impadronì dei popoli. Allora come oggi vi erano grandi masse che non volevano perdere i propri privilegi e altrettanti milioni che volevano uscire dalla schiavitù e dalla povertà. Sia gli uni che gli altri, nell'inettitudine e nell'egoismo delle democrazie di allora, trovarono facile rifugio negli autoritarismi che facero dell'autarchia e della xenofobia le loro armi retoriche. Cosa altro stiamo vivendo oggi nel mondo? Non sentiamo questo tanfo di protezionismo, questo prevalere insopportabile dell'egoismo, anche tra i lavoratori? Gli operai di Pomigliano contro quelli della Fiat polacca, quelli inglesi contro i nostri connazionali asserragliati in un barcone. E il circolo si chiude. La caccia al rumeno in Italia, al guatemalteco in Messico, al messicano negli Stati Uniti. E il circolo si chiude. Ognuno è troppo occupato a tappare le falle nel proprio paese per occuparsi degli altri, e presto lasceremo al loro destino paesi ancora instabili come l'Iraq e l'Afghanistan, e faremo finta di non vedere che la Cina, l'Iran e il Venezuela continuinino a scambiarsi strumenti di morte e a cambiare le costituzioni per trasformarsi in dittature elettive. E il circolo si chiude. Ma cosa potremmo fare? Noi poveri cristi ben poco, ma gli statisti molto. Ma oggi tutti sono occupati a tranquilizzare i mercati interni e a parare le falle che si aprono di continuo. E soprattutto sono occupati a distogliere l'attenzione su altri temi che non siano la realtà. Per carità, è sacrosanta la discussione sul testamento biologico, ma non avete la sensazione che Berlusconi ha creato tutto questo casino per distrarci dalla crisi? E i giornali, i media? Le famose sentinelle del popolo perchè non denunciano le bugie (le nostre banche sono migliori, non abbiamo titoli tossici: e cosa sono allora quei 38 miliardi di titoli degli enti locali che dovremo coprire o nascondere sotto il tappeto della bad bank?), perchè non gridano al pericolo? Perchè ci sono dentro pure loro fino al collo, ovviamente i loro editori, industriali neo monopolisti, palazzinari, farmaceutici clinicari, tutti indaffarati a raccattare incentivi e appalti pubblici. E il circolo si chiude. E chi sommessamente esce dal coro è un catastrofista. Ebbene si, meglio catastrofista che connivente, complice con il silenzio di un dramma prossimo venturo.

pubblicato da lucianoconsoli il 28/2/2009 alle 10:35
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tags: bersani pd crisi catastrofismo iran afghanistan cina stati uniti

La scelta dei tempi

Da lontano, circa 9000 chilometri, la politica italiana si vede come da un binocolo rivoltato, piccola piccola, come realmente è. Veltroni conferma le sue dimissioni. Bene, meglio tardi che mai. Se fossi stato in lui lo avrei fatto subito dopo le scorse elezioni, ci sarebbe stato tutto il tempo per discutere della sconfitta ( che non è certo colpa di Veltroni solamente) eleggere un nuovo segretario e un gruppo dirigente, organizzare il partito ed essere pronti per questa tornata elettorale. Ma Walter non ha voluto farlo, anche se ha sempre parlato di stile americano e non si è mai visto negli USA un leader che perde e continua come niente fosse. Poi poteva farlo alla fine dello scorso anno, quando alla Convenzione del PD la sua direzione dovette prenedre atto delle numerose critiche. Anche allora niente. E in questi mesi di segnali ce ne sono stati eccome. Non mi interessa sapere perchè lo ha fatto ora. Mi sembra il momento piu sbagliato. Un comandante in capo non lascia nel mezzo di una battaglia. Ha avuto mesi per lasciare e non l'ha fatto e sinceramente mi sembra irresponsabile farlo ora. Ma va bene così. Non sarà certo una Caporetto o un 8 settembre. Se questo partito ha ancora un motivo per esistere potrebbe essere il momento buono per dimostrarlo. Almeno cosi lo vivo da lontano.
pubblicato da lucianoconsoli il 18/2/2009 alle 0:0
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tags: pd elezioni veltroni

Un plauso a Franca Chiaromonte

(ANSA) - ROMA, 9 FEB -  "Voterò no al ddl sul caso di Eluana Englaro". Lo annuncia la senatrice del Pd, Franca Chiaromonte, che chiede ai cattolici di "tener conto" delle posizioni della famiglia di Eluana.    Per la senatrice che siede in commissione Sanità a Palazzo Madama e che a seguito di un incidente convive con una disabilità, le parole del ministro Sacconi sui disabili accostate al caso Englaro "non sono affatto appropriate".    Chiaromonte inoltre ritiene che oggi "rischiano di tramontare le libertà individuali della persona. E' intollerabile il tentativo di far decidere lo Stato su tematiche che riguardano la persona, la famiglia. Per questo mi chiedo come mai molti cattolici - anche nel mio gruppo - che in passato hanno anche partecipato al family day, oggi non vogliano tenere conto delle posizioni del padre di Eluana, che è certamente la persona più vicina alla ragazza".    "Mi auguro che la discussione di oggi e domani - ha concluso la senatrice del Pd - possa essere comunque importante, densa di significato e non tirata via solo al fine di approvare il provvedimento, dato che il Parlamento - e la commissione dove siedo - stanno discutendo di queste tematiche da anni".

Brava Franca, buon nome non mente.
pubblicato da lucianoconsoli il 9/2/2009 alle 15:40
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tags: franca chiaromonte pd testamento biologico

Ancora su Ponzio Pilato e il voto di oggi

Il precedente post l’ho titolato “Ceccanti il moderno Pilato” e l’interessato si è risentito garbatamente riaffermando il suo punto di vista. Solo per il gusto della precisione Ponzio Pilato è stato un politico romano, fu prefetto della provincia della Giudea tra gli anni 26 e 36; il prefetto era l'organo monocratico che rappresentava il governo in una circoscrizione territoriale. Dunque Pilato non era un giudice ma un politico, con incarichi di governo. Detto questo, vorrei tornare al punto. Oggi il Parlamento è chiamato ad esprimere un voto su di un disegno di legge che recita: "In attesa dell'approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi". Il 25 giugno 2008, dopo 11 anni di accertamenti, perizie e verifiche la Corte di Appello di Milano aveva decretato che sulla base delle leggi esistenti e seguendo un determinato protocollo si concedeva “l’autorizzazione a disporre l’interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale di quest’ultima, realizzato mediante alimentazione e idratazione con sondino naso-gastrico”. Quindi il DDL rappresenta una legge ad-personam e soprattutto una legge contro una legittima sentenza della Magistratura passata in giudicato. Su questo i nostri deputati e senatori sono chiamati a votare. Non a giudicare, come dice Ceccanti, ma ad impedire che il Parlamento impropriamente si opponga all’applicazione di un giudizio che la Magistratura ha emesso sulla base delle leggi attuali. Uscire dall’aula equivale a non difendere l’autonomia della Magistratura. Un precedente assai pericoloso. Vorrei anche sommessamente chiedere a Enrico Letta e agli altri nostri Deputati e Senatori cosa c’entra la coscienza. Dei Magistrati, che sicuramente hanno avuto scrupoli di coscienza ma si sono attenuti alle leggi dello Stato, hanno accertato la sussistenza di tutti i requisiti per emanare la sentenza di interruzione. Come potete voi Parlamentari sostituirvi ai giudici? Potete cambiare le leggi, questo si, e da quando ci saranno le nuove norme tutta la Magistratura le farà applicare. Per ora hanno applicato quelle esistenti e anche voi le dovete rispettare. Ma non sono nessuno per chiedere a Voi questa coerenza, o meglio sono un semplice elettore, un cittadino che potrà esprimere il suo parere solo con un voto, e in alcuni casi con la preferenza. E lo farò ricordandomi di questi giorni.
pubblicato da lucianoconsoli il 9/2/2009 alle 11:30
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tags: eluana accanimento terapeutico ddl ponzio pilato ceccanti enrico letta pd

Ceccanti il moderno Pilato

(ANSA) - ROMA, 8 FEB - "Il Parlamento, intervenendo con un disegno di legge volutamente rivolto al caso singolo già oggetto di sentenza definitiva finirebbe per sostituirsi al potere giudiziario. Noi siamo parlamentari, non possiamo essere chiamati ad essere abusivamente giudici". Lo dice il senatore del Pd Stefano Ceccanti che condivide le osservazioni di Giulio Andreotti sull'impossibilità del Parlamento di sostituire i giudici e annuncia:  "Proprio per questo motivo proporrò all'Assemblea di gruppo domani di non partecipare ad un voto che non possiamo esprimere, essendo legislatori e non giudici".    "Quanto poi alla ipotizzata revisione della Costituzione in materia di decreti, il problema è del tutto diverso da quello individuato dal Presidente del Consiglio: come trovare nuovi strumenti efficaci e corretti che consentano di evitare l'anomalia italiana dei decreti". Secondo Ceccanti  "se c'é qualcosa di profondamente filosovietico e illiberale è proprio l'idea che i detentori provvisori del potere si liberino di qualsiasi vincolo".  

Da Castagnetti me lo aspettavo, ma da Ceccanti sinceramente no. Se il PD uscirà dall'aula sul decreto si scordi il mio voto alle prossime europee.
pubblicato da lucianoconsoli il 8/2/2009 alle 18:1
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tags: crisi istituzionale ceccanti castagnetti pd

Cossiga gode in questi momenti.

 Un appello al Presidente Napolitano. tra i primi firmatari:
Roberto Formigoni. Francesco Cossiga Paola Binetti Guglielmo Vaccaro. Giancarlo Cesana, Vittorio Feltri, Mario Giordano, Dino Boffo, Luigi Amicone, Giuliano Ferrara, Rocco Buttiglione, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Renato Pozzetto, Mario Melazzini, Carlo Casini, Giampiero Cantoni.         

"Signor Presidente la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l'irreversibilità del suo stato vegetativo. Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l'unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio".    "Signor Presidente Le chiediamo fermamente di non permettere questa tragedia, che sarebbe un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura, all'identità stessa del nostro Paese, convinti come siamo che nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico".    "Le chiediamo un intervento perché  di concerto con il Governo sia data una moratoria alla sospensione dell'alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa che il Parlamento - nelle cui fila si è già appalesata un'ampia maggioranza in sintonia con la maggioranza che vi è nel Paese - possa pronunciarsi su un'adeguata legge. Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro appello".

Appello molto sottile e pericoloso, ispirato sicuramente da Cossiga.

 

pubblicato da lucianoconsoli il 7/2/2009 alle 19:24
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E Berlusconi scopre le carte...

 (ANSA) - CAGLIARI, 7 FEB - Una riforma della Carta costituzionale "é necessaria perché è una legge fatta molti anni fa sotto l'influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi da Cagliari.

Altro che dolore come un padre per salvare Eluana...questo è il vero scopo della sua forzatura.
pubblicato da lucianoconsoli il 7/2/2009 alle 18:41
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Bravo Beppino, così si fa.

 (ANSA) - ROMA, 7 FEB - "Sono il tutore di Eluana Englaro - così scrive Beppino Englaro nel suo appello - ma in questo momento parlo da padre a padre, rivolgendomi al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per invitare entrambi, ed essi soli, a venire ad Udine per rendersi conto, di persona e privatamente, delle condizioni effettive di mia figlia Eluana, su cui si sono diffuse notizie lontane dalla realtà che rischiano di confondere e deviare ogni commento e convincimento"

pubblicato da lucianoconsoli il 7/2/2009 alle 18:33
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Il campo di battaglia - 7

 

(ANSA) - ROMA, 7 FEB - "Noi pretendiamo il pieno e totale rispetto delle regole. Il gruppo del Pd al Senato è assolutamente contrario a concedere la sede deliberante in commissione per la discussione e il voto del ddl". Lo afferma ai microfoni del Gr Rai la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro.    "Ci troviamo di fronte ad un testo di poche righe e non so quanto possa essere efficace lo strumento ostruzionistico. Ma penso anche che sia inaccettabile - continua Anna Finocchiaro - che venga messa la fiducia visto che non ci troviamo di fronte ad un decreto. Ci troveremmo di fronte ad una ennesima forzatura".    "Ma la questione è un altra. Io penso che la partita che si sta giocando non sia sul merito, che anzi viene usato dal governo in maniera spregiudicata, cinica e strumentale, ma sia sul terreno istituzionale dove - insiste la Presidente del Gruppo del Pd - ci troviamo di fronte ad un enorme conflitto tra poteri senza precedenti. C'é un evidente attacco al Capo dello Stato e c'é un modo assolutamente eversivo di usare, da parte del governo, la propria maggioranza parlamentare, asservendola e piegandola ai diktat del Premier e dell'esecutivo".   "Noi difenderemo le istituzioni, le prerogative del Parlamento e il Capo dello Stato. Ripeto, dietro un merito usato in modo strumentale, sfacciato e senza rispetto per il dolore di una famiglia, si nasconde e si gioca una grande partita democratica che riguarda il Parlamento".    "Siamo di fronte ad una concezione delle istituzioni e del Parlamento, quella del governo, che non ci appartiene, che non appartiene alla nostra Repubblica e che contrasteremo".    "Voglio aggiungere - conclude la Finocchiaro - che sono molto felice che, accanto a pochi parlamentari del mio partito che purtroppo hanno condiviso le scelte del governo, ci siano stati moltissimi senatori e deputati cattolici del Pd che hanno sostenuto e difeso le prerogative del Capo dello Stato".

Era ora, adesso ci siamo. E cominciamo a raccogliere consensi nel fronte avversario. Non permettiamogli di strumentalizzare Eluana ne la Chiesa. Il Parlamento faccia il suo dovere.

pubblicato da lucianoconsoli il 7/2/2009 alle 16:0
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