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Contributi e bonus ai manager

Questa la notizia appena apparsa sulle agenzie:

(ANSA) - MILANO, 5 MAR - I compensi di Pier Francesco
Guarguaglini, amministratore delegato e presidente di
Finmeccanica, ammontano nel 2009 complessivamente a 4,7 milioni
di euro, di cui 3,1 milioni a titolo di bonus. E' quanto si
legge nel progetto di bilancio di Finmeccanica in cui si precisa
che "i compensi variabili, ancora da erogare, sono riportati
per il valore stimato".
   I compensi del manager sono in flessione rispetto ai 5,56
milioni (di cui circa 4 dovuti a bonus) incassati lo scorso
anno. Nel biennio Guarguaglini, che è in scadenza il prossimo
anno, ha percepito oltre 10 milioni di euro.
   Complessivamente i compensi spettanti agli amministratori e
ai dirigenti con responsabilità strategiche ammontano a 94
milioni, in crescita rispetto agli 89 milioni del 2008. I
sindaci anno percepito 2 milioni, uno in meno del 2008.
   Nel 2009 al direttore generale Giorgio Zappa sono andati 2,43
milioni, in leggero aumento rispetto ai 2,37 milioni dell'anno
precedente.(ANSA).

 Pensate che coincidenza: 94 milioni sono esattamente quelli che Tremonti ha rifiutato di assegnare alla Presidenza del Consiglio per salvare anche nel 2010 tutte le 96 testate a contributo pubblico, con i loro 4500 lavoratori. E questo sarebbe "il buon padre di famiglia" di cui parla il Codice civile?

alla prossima
pubblicato da lucianoconsoli il 5/3/2010 alle 13:33
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tags: editoria finmeccanica. tremonti red

Il milleproroghe e l'editoria

E' stato appena votato alla Camera l'emendamento al Milleproroghe che riguarda i contributi all'editoria. Venerdì torna al Senato per la seconda lettura e entro la scadenza del 28 febbraio il decreto verrà convertito in legge. Provo a fare alcune riflessioni a caldo:
1) Tremonti non ha ceduto, aveva detto che non avrebbe aggiunto risorse e ha mantenuto la parola. Non ha invece mantenuto la promessa fatta ai quattro direttori e al Presidente Fini. Non ci avevo mai creduto, ho messo in guardia tutti sul fatto che erano manovre dilatorie per farci stare buoni e ho avuto ragione.
2) Il Parlamento ha vinto una seconda volta in pochi giorni. Dopo il decreto sulla Protezione Civile adesso sul Milleproroghe si è evitata la fiducia, si è discusso e migliorato il testo. E questo è sicuramente un fatto importante per chi crede nella democrazia Parlamentare. 
3) Con la raccolta delle 400 firme dei parlamentari a sostegno dei contributi all'editoria si è creata una vasta sensibilità ai problemi del settore in tutti i gruppi, di maggioranza e opposizione. Ogni firma è stata conquistata spiegando, argomentando, e oggi l parlamentari ne sanno sicuramente più di prima sull'argomento. Li ringrazio tutti, uno a uno ma li invito a no abbassare la guardia. Il 2010 è senza soldi e senza diritto soggettivo, le mele marce stanno ancora dentro e l'unica possibilità adesso è fare una Riforma organica per avere un nuovo inizio.
4) Il sottosegretario Bonaiuti è uscito dal commissariamento di fatto che gli aveva imposto Tremonti, ma ha dovuto pagare un prezzo. D'ora in poi deve farcela da solo a far tornare i conti. E' scritto a chiare lettere nell'emendamento approvato: la Presidenza del Consiglio dovrà avvalersi solo della sua "autonomia contabile e di bilancio" e se necessario ripartendo quello che ha tra le spese "rimodulabili" ovvero i contributi diretti, che perdendo il diritto soggettivo non saranno più spese d'obbligo. Ma ha accettato la sfida e dobbiamo aiutarlo a fare la Riforma. Con essa si potrebbero trovare i fondi.
5) La maggior parte delle aziende a contributo potranno chiudere i bilanci del 2009, ma continueranno il 2010 senza diritto soggettivo e soprattutto senza fondi presso la Presidenza del Consiglio e senza la possibilità per questa di rifinanziarsi. Sono già 67 le imprese che hanno chiesto la cassa integrazione, oltre noi anche Rinascita, Liberazione, l'agenzia Dire, Il gazzettino di Vicenza, Domus, La cronaca di Mantova e tanti altri.
6) Cinque giornali di italiani all'estero, circa 700 radio e tv private locali, numerosi periodici dei consumatori, alcune agenzie perdono il contributo per il 2009. L'ho detto per noi e vale adesso per loro: a mio parere è una norma anticostituzionale. Se vogliono passo loro tutti i pareri che avevo raccolto per la class action.
7) l'intransigenza di Tremonti ha costretto a dei tagli verticali, a togliere intere categorie per salvare il 2009 ad alcune altre. Questa non è la pulizia che tutti avevamo richiesto ma una guerra tra poveri. Morte tua, vita mia. Ma io non ci sto. Magari in queste settimane non ho sentito al mio fianco gli esclusi di oggi ma vorrei che sapessero che io sarò al loro fianco adesso. Dobbiamo restare uniti per salvare i giusti e penalizzare i furbi. E fare una vera Riforma !

alla prossima.
pubblicato da lucianoconsoli il 24/2/2010 alle 15:14
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Breve parentesi


Mi permetto una breve parentesi nel ragionamento che sto tentando di svolgere sul tema dei contributi pubblici all'editoria. Oggi quasi tutti i giornali parlano di Red tv anche quelli che stanno nelle nostre stesse condizioni, ovvero percepiscono il contributo e non sanno come chiudere i bilanci del 2009 e come fare i budget del 2010. Alcuni correttamente e orgogliosamente lo ricordano ai loro lettori, altri tacciono.
Tra questi ultimi mi preme segnalarne solo uno che dimostra un certo accanimento:

EDITORIALE LIBERO srl OPINIONI NUOVE   LIBERO QUOTIDIANO € 7.794.367,53 

CONTRIBUTI EROGATI NEL 2008 (ANNO DI RIFERIMENTO 2007)

dal sito della Presidenza del Consiglio, Dipartimento editoria : http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2007/2_2contr2007.pdf



A buon intenditor, poche parole: solo fatti.


(alla prossima)

pubblicato da lucianoconsoli il 23/2/2010 alle 15:12
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Una storia italiana - 4a parte

Arrivati a questo punto sarà utile tirare qualche somma:

1)      Il mercato non è la panacea di tutti i mali. Il mercato ha bisogno di regole che evitino      posizioni dominanti e consentano la liberaconcorrenza.

2)   Il pluralismo dell’informazione è un bene primario della democrazia. Il mercato e le regole da sole non sarebbero sufficienti a garantire la pluralità delle idee e delle opinioni, anche quelle delle minoranze etniche, politiche, culturali e religiose che oggettivamente non hanno un mercato sufficiente a mantenerle.

3)   Lo Stato ha il dovere di intervenire per garantire il pluralismo.  I contributi diretti possono costituire uno strumento importante di salvaguardia del pluralismo nella misura in cui concorrono ad agevolare la nascita e l’affermazione di nuovi soggetti, portatori di idee e informazioni incrementali rispetto al panorama esistente. Ciò risulta tanto più rilevante in un settore caratterizzato da elevate barriere all’accesso, in virtù dei notevoli costi di avviamento, nonché dalla necessità di raggiungere una certa notorietà ed una dimensione minima efficiente, al di sotto della quale risulta arduo ottenere risultati economici positivi.

Se fossimo d’accordo almeno su questi tre principi fondamentali, potremmo tentare di fare qualche proposta. Credo che a tutti sia capitato, almeno una volta nella vita, che qualcuno, alla fine di una discussione, ponga la domanda fatidica: Setu fossi al governo cosa faresti?

Ho sempre glissato, sfuggendo la domanda,ma questa volta forse vale la pena provarci. E come prima cosa partirei dalla fotografia dell’esistente scattata dall’Autorità Garante:

“La prima considerazione che sorge dalla rassegna delle diverse tipologie di sostegno pubblico al settore dell’editoria è l’eterogeneità dei criteri e delle modalità di erogazione dei contributi,rispetto ai quali non è agevole individuare un disegno organico sottostante,orientato alla tutela del pluralismo. L’attuale assetto appare essere la risultante di una progressiva stratificazione di misure, aventi obiettivi non sempre convergenti e basate su parametri di attribuzione e quantificazione non univoci. Inoltre, alcune misure sono state attuate in maniera discontinua,rendendo disagevole una pianificazione di lungo periodo da parte delle attività delle imprese editoriali.”

Serve dunque una Riforma organica e non “pezze a colori” come si dice dalle mie parti. Ma prima ancora dei contenuti della Riforma dovremmo stabilire il metodo e la tempistica. Per passare da un regime caotico ad uno organico senza penalizzare i diritti dei giusti e impedendo agli ingiusti di profittarne, è indispensabile stabilire un periodo transitorio. Direi quindi che sarebbe necessario varare subito una norma di quattro semplici articoli:

1.     la riforma per il riordino dei contributi all’editoria dovrà essere varata non oltre il 30 giugno 2010 ed entrerà pienamente a regime il 1 gennaio 2012.

2.     Tutte le norme esistenti in materia di contributi sono prorogate fino al 31 dicembre 2011.

3.     La riforma dovrà prevedere nella fase transitoria tra l’attuale assetto e la entrata in vigore della riforma (1 gennaio 2012) adeguate misure affinché le aziende attualmente beneficiarie dei contributi possano:

a)    adeguarsi alle nuove norme entro i termini

b)   rinunciare ai contributi con incentivi per l’occupazione esistente.

4.     Nel periodo transitorio verranno intensificati i controlli e le funzioni ispettive degli organi preposti per colpire abusi e irregolarità con conseguente inasprimento delle pene.

Mi sembrerebbe una soluzione ragionevole per tutti: per lo Stato che si impone tempi certi per varare la riforma e si impegna decisamente nella lotta agli estorsori di denaro pubblico; alle imprese che avrebbero i tempi necessari per adeguarsi alle nuove norme senza arrecare danno all’occupazione e alle loro imprese; e anche per coloro che non avrebbero piu titolo a ricevere il contributo si offrirebbe una sorta di scivolo che salvaguarda comunque i livelli occupazionali. Sinceramente non vedo obiezioni a questo modo di procedere, anzi lo riterrei degno di uno Stato moderno e democratico capace di programmare, pianificare e cambiare senza creare lesioni al tessuto sociale e produttivo. Ma c’è qualcuno così saggio da attuarlo? Certo è più facile tagliare di punto in bianco, buttare il bambino e l’acqua sporca. Se questa è la politica del “fare” “aridatece il Parlamento”. Ma continuiamo a ragionare e vediamo quale potrebbero essere i contenuti della riforma.

 

(alla prossima)

pubblicato da lucianoconsoli il 22/2/2010 alle 14:57
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Una storia italiana - 3a parte

Non pretendo di aver convinto tutti sulla legittimità dei contributi pubblici all’editoria, ma proviamo ad immaginare per un momento che sia così e che ci ritroviamo tutti in quel che ha scritto l’Autorità garante della concorrenza nella sua indagine conoscitiva: “ Nel caso dell’editoria, agli obiettivi di carattere economico si affianca una preoccupazione di altra natura, che mira a preservare una pluralità di fonti di informazione, anche laddove ciò risulti non ottimale in termini di allocazione delle risorse ed efficienza complessiva del sistema. “. In altre parole, il pluralismo dell’informazione è un bene prezioso che giustifica l’intervento pubblico e l’Autorità infatti dichiara ancora: Sebbene nell’accezione comune la tutela delpluralismo venga intesa come la mera presenza di più soggetti proprietari dimezzi di comunicazione, la nozione è in realtà notevolmente più articolata,comprendendo tutte le misure idonee ad assicurare l’accesso dei cittadini ad una varietà di fonti di informazione, opinioni, voci, di modo che essi possano formare i propri convincimenti in assenza dell’influenza dominante di una sola fonte di condizionamento”. A questo punto vediamo quanto la comunità spende per i contributi pubblici e a chi vanno. Per attenermi a dati ufficiali seguo la relazione dell’Autorità: “Attualmente, le forme di sostegno pubblico in favore dell’editoria sono riconducibili a due tipologie fondamentali: gli aiuti economici diretti in favore di determinate imprese editoriali; gli aiuti economici indiretti, di tipo generalizzato, a loro volta distinguibili in riduzioni tariffarie, agevolazioni fiscali e credito agevolato. Qui di seguito si riporta una presentazione sintetica delle principali forme di sussidio tuttora attuate e del rispettivo valore.

     
La ripartizione del contributo pubblico all’editoria (stime per l’anno 2006)
   
  Milioni di euro  Quota
Contributi a cooperative di giornalisti  
(copertura fino al 60% dei costi a bilancio) 82 16%
Contributi a giornali di movimenti politici e organi di partito  
(copertura fino al 60% dei costi a bilancio) 59 12%
Altri contributi diretti  13 3%
Totale contributi diretti  154 31%
   
Compensazioni tariffe postali  303 62%
di cui a editori iscritti al ROC  174 36%
di cui a organizzazioni no profit  104 21%
di cui a editori di libri 25 5%
Compensazioni tariffe telefoniche 35 7%
Totale contributi indiretti 338 69%
   
TOTALE CONTRIBUTI 492 100%
      

Possiamo già trarre una prima considerazione: oggi ci stiamo occupando solo del 31% della torta dei contributi, infatti l’abolizione del diritto soggettivo riguarda solo i contributi diretti. Vi sembra ragionevole? Non sentite un nauseabondo cattivo odore? Un terribile sospetto che non si tratti di “risparmiare” o “ripulire” ma semplicemente “ omologare” come dice giustamente il direttore di Avvenire? Ma avendo promesso di non essere ideologici e di attenerci ai fatti, andiamo a vedere chi si nasconde in quel 69% di contributi indiretti. Prendiamo ancora la relazione dell’Autorità: “E’ opportuno in questa sede tralasciare le organizzazioni noprofit, che esulano dal più ristretto ambito di analisi dell’indagine, esoffermarsi sui fondi destinati agli editori iscritti al ROC, tra i qualipossono individuarsi di fatto tre distinte tipologie difruitori, in relazione al livello di risorse ricevute. Tre importantissimi gruppi editoriali assorbono quasi un terzo delle agevolazioni complessive,ricevendo un contributo medio di quasi 17 milioni di euro ciascuno. Una seconda categoria, composta da 19 imprese, beneficia poi del 25% dei contributi, con un valore medio di quasi 2,3 milioni di euro. Infine, meno della metà del totale dei contributi postali erogati dallo Stato viene ripartita tra quasi 5.000 editori, che ricevono in media una compensazione nell’ordine dei 16 mila euro (si veda la tabella seguente). Il totale delle testate sostenute è 7.124.

COMPENSAZIONI POSTALI EDITORI ROC ANNO 2005
   
Editore Compensazioni Quota
   
ARNOLDO MONDADORI EDITORE S.p.A. 18.877.876  
IL SOLE 24 ORE S.p.A. 17.822.223  
R.C.S. QUOTIDIANI S.p.A. 13.763.592  
Totale fascia 10-20 milioni di euro 50.463.691 29%
Contributo medio di fascia 16.821.230  
   
PERIODICI SAN PAOLO 6.966.300  
GRUPPO EDITORIALE L'ESPRESSO S.p.A. 4.689.442  
AVVENIRE NUOVA EDITORIALE ITALIANA 3.603.599  
CONQUISTE DEL LAVORO S.r.l. 2.996.742  
DE AGOSTINI EDITORE 2.581.004  
ATHESIA DRUCK 2.536.023  
ED. LA STAMPA 2.415.521  
ERINNE S.r.l. 2.319.132  
HACHETTE RUSCONI S.p.A. 2.304.336  
MONDOLIBRI S.p.A. 2.106.761  
PROMOMEDIA 1.681.570  
TOURING CLUB ITALIANO 1.354.208  
GRUNER UND JAHR 1.267.525  
ACI-MONDADORI 1.184.221  
EDITORIALE BM ITALIANA S.r.l. 1.076.215  
MOPAK 1.052.939  
SFERA SERVICE S.r.l. 1.051.885  
S.E.S.A.A.B.EDITRICE 1.051.491  
PROVINCIA PADOVANA DEI FRATI MINORI 1.003.249  
Totale fascia 1-10 milioni di euro 43.242.164 25%
Contributo medio di fascia 2.275.903  
   
4.972 Editori 80.394.145  
Totale fascia fino a 1 milione di euro 80.394.145 46%
Contributo medio di fascia 16.169  
   
TOTALE COMPLESSIVO 174.100.000 100%
     


Non voglio aggiungere nulla alla spietata verità dei numeri. Ricordo solo che per gli editori che percepiscono i contributi diretti la legge impone l’obbligo di non distribuire utili per almeno 5 anni dopo l’ultimo contributo. Negli indiretti questo obbligo non sussiste e molti degli editori della tabella degli indiretti sono addirittura società quotate in borsa. Ci sono stati anni che per queste società quotate i dividendi ai soci erano molto simili all’entità dei contributi percepiti. Per chiudere anche questa puntata forse basta una sola riflessione: l’attuale decisione di interrompere il diritto soggettivo ai soli contributi diretti appare molto come una politica forte con i deboli e debole con i forti,esattamente il contrario di ciò che l’Autorità raccomandava.

 

(alla prossima)

pubblicato da lucianoconsoli il 21/2/2010 alle 16:50
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Una storia italiana - 2a parte

Com’era prevedibile qualche amico, dopo aver letto la mia prima puntata di questa storia italiana, mi ha soffiato nell’orecchio l’obiezione che in tanti si fanno: va bene, voi di Red,Il Manifesto e tanti altri siete i buoni e non è giusto quello che vi stanno facendo, ma mi spieghi perché con i soldi pubblici vi dovremmo finanziare? O ce la fate da soli, come tutti gli imprenditori, o chiudete. Questo è il mercato, bellezza! Ecco appunto, parliamo di mercato. Ma parliamone seriamente, senza ideologismi, senza preconcetti o frasi fatte. Stiamo pagando sulla nostra pelle, ancora in questi giorni, gli effetti di un mercato lasciato a se stesso, senza regole, senza controlli, che ha creato una crisi mondiale di proporzioni inimmaginabili. Oramai anche gli iperliberisti sono convinti che Il mercato di per se non è la soluzione di tutti i mali.   D’altra parte non possiamo certo sostenere che lo Stato imprenditore sia andato meglio o stia producendo meno guasti in quei paesi che ancora lo difendono a denti stretti. Il mercato, o meglio la libera concorrenza, è sicuramente il sistema più idoneo allo sviluppo, ma per essere libera la concorrenza deve avere regole, altrimenti è il far west, la legge del più forte. E queste regole le può imporre, e far rispettare, solo un organismo democratico, lo Stato appunto, che ha come fine il bene comune di tutti i cittadini. Ognuno di noi si sarà fatto un’idea su come in Italia il “libero mercato” e “la concorrenza” siano regolati e controllati.  E non parlo solo del mercato della pubblicità, che com’è noto è completamente in mano a pochi soggetti, ma anche delle varie corporazioni che difendono le loro esclusive prerogative corporative, dai notai ai farmacisti, dagli edicolanti ai tabaccai, per finire con taxisti e giornalisti. So bene di inimicarmi tanta gente, compresi i miei colleghi, ma chi mi conosce sa che sarei potuto diventare giornalista nel lontano 1982 e non l’ho fatto solo perché credo fermamente che scrivere sia una libertà individuale che non ha bisogno di albi o autorizzazioni. Se vogliamo essere giusti dovremmo quindi ammettere che in Italia la libertà di mercato e di concorrenza la vogliamo solo per gli altri,ma guai a chi tocca la nostra piccola cuccia protetta. E questa non è prerogativa solo delle categorie, anzi direi che i nostri stimati grandi imprenditori sono i campioni di questo sport. Soprattutto quelli che oggi si risentono quando qualcuno ricorda loro tutti i contributi, gli incentivi, le infrastrutture, i piani di sostegno, le agevolazioni che lo Stato ha fornito in questi anni a lor signori. Senza contare il protezionismo italico, che oltre alle compagnie di bandiera, le auto di bandiere, il made in Italy di bandiera di questi tempi è arrivato al ridicolo della frutta di bandiera con un Ministro della Repubblica che ci ha invitato a non comperare frutta esotica. Potrei quindi rispondere ai miei critici: chi non ha avuto incentivi o contributi scagli la prima pietra.  Già li sento i commenti: e allora dovresti prendere il contributo per l’editoria perché così fan tutti? No, dico di più, molto di più. Affermo che il mercato libero non c’è e nessuno lo vuole perché così tutti possono piangere e attingere contributi. Affermo poi che l’informazione è un bene essenziale per la democrazia, e se si finanzia ogni ulivo che si pianta o ogni decoder che si compra, non vedo perché non si dovrebbero finanziare le idee, le minoranze, le diversità. E affermo anche che ci sono idee che anche in regime di vero libero mercato comunque non potrebbero vivere, proprio perché fanno le pulci al mercato stesso, o sono espressione di minoranze che altrimenti sarebbero escluse. Pensate ad esempio a Il Salvagente. E’ un giornale che difende i consumatori, noi cittadini che comperiamo. Pensate che potrebbe essere indipendente, che potrebbe scrivere che un prodotto non va bene se dovesse dipendere dalla pubblicità di quel produttore? E i nostri concittadini di lingua slovena dove troverebbero le risorse per pubblicare il loro giornale? O giornali di idee come Il Manifesto, Il foglio, Il Riformista, Carta, Left e tanti altri dovrebbero morire perché non hanno un partito in parlamento o lettori a sufficienza per finanziarsi? E se foste un “big spender” della pubblicità pianifichereste i giornali di partito?  A questo punto i miei detrattori di destra e di sinistra potrebbero ribattere: che li paghino quelli del loro partito. Ma bravi, e allora perché finanziamo le scuole private anche se non ci mandiamo i nostri figli? O paghiamo in convenzione ospedali e cliniche private anche se ci facciamo curare in quelli pubblici? E ricordiamoci sempre che informazione e idee sono il sale della democrazia. Ecco perché non mi vergogno e non provo rimorso nel difendere i contributi all’editoria. Perché come certo ricorderete,qualcuno piu saggio di me disse: “non sono d’accordo con le tue idee ma offrirei la mia vita per garantirti di esprimerle”.  Uno Stato moderno ha l’obbligo di proteggere e sostenere l’espressione delle idee anche dei pochi. E se non vogliamo essere tutti omologati dovremmo gioire nel vedere che in Italia, grazie a questi contributi, esistono ancora editori “puri” che vivono solo del mestiere di editore. E come tutte le razze in via di estinzione vanno protetti, come i Panda.

 

(alla prossima)

pubblicato da lucianoconsoli il 21/2/2010 alle 1:31
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Una storia italiana - 1 parte

Non ho mai scritto del mio lavoro e se mi decido a farlo oggi è solo perché è in gioco l’avvenire di tanti giovani che lavorano con me, che si stanno facendo una famiglia, che avevano programmi per il futuro e se le cose non cambiano in fretta dovranno passare un lungo periodo in cassa integrazione ed altri, addirittura senza nessun ammortizzatore, dovranno cercarsi un nuovo inizio. Non temo per me, ho 55 anni, mi sono sempre inventato lavori, mia moglie ha un impiego, i miei figli hanno dove dormire, e siamo abituati a vivere con poco se c’è poco e a non dilapidare quando c’è di più.  Non sono per il posto fisso, anzi penso che sia un bene cambiare e non sedersi, mettersi in gioco, rischiare, ma dovrebbe essere una scelta non una costrizione. E quello che sta avvenendo è esattamente una costrizione, anzi una palese ingiustizia. Red tv è una spa con 14 dipendenti regolarmente assunti, che spende circa 5 milioni l’anno per trasmettere 24 ore al giorno sul satellite Sky (canale 890).I costi vengono coperti per 4,1 milioni dal contributo pubblico per l’editoria e per il restante dalla pubblicità (pochissima) e dalle produzioni che facciamo per altri. I nostri bilanci sono da sempre certificati, paghiamo tutti i contributi previdenziali e ogni anno presentiamo la regolarità contributiva,per legge, non possiamo distribuire utili (che non abbiamo) fino a 5 anni dopo aver percepito l’ultimo contributo pubblico. I soci, per far partire la società hanno investito più di 3,5 milioni di euro, tra capitale sociale e finanziamento .  Dal 2005, come Nessunotv, trasmettiamo ininterrottamente, abbiamo ospitato più di duemila tra politici (nazionali, regionali e locali) amministratori pubblici, sindacalisti, dirigenti di onlus e del volontariato, intellettuali, scrittori, musicisti, giornalisti, religiosi, imprenditori, comitati di quartiere, associazioni,fondazioni. Abbiamo mandato in onda gratuitamente gli spot promozionali di tutti quelli che ce lo chiedevano, da Amnesty International al WWF, dalla LegaAmbiente a Il Manifesto, dall’Amed alle etichette musicali indipendenti a tanti altri senza distinzione di classe, religione o appartenenza politica. Abbiamo mandato in diretta i congressi del Pds, della Margherita, di AN e Forza Italia,dell’UDC e di tanti altri. Le sedute più importanti della Camera e del Senato sono state rilanciate dai nostri schermi. Abbiamo prodotto programmi, forse belli o forse no, su temi “minori” che le altre tv commerciali non trasmettono,dalla squadra di calcio dei rifugiati politici, la mitica Liberi Nantes, al talent sul teatro, dalla filosofia ai beni culturali, dalla geopolitica all’america latina, dalle vecchie tribune politiche della RAI alle presentazioni dei libri delle case editrici minori, dai concerti di jazz alle memorie dei testimoni della nostra storia. Chi non credesse alle mie parole vada nel nostro sito www.redtv.it e troverà un archivio consultabile gratuitamente di tutto quello che abbiamo fatto.Abbiamo nell’ultimo anno comperato una regia televisiva all’avanguardia,telecamere e allestito uno studio piccolo ma ben attrezzato. Ho raccontato tutto questo perché l’accusa che più mi ferisce in questi giorni è quella di chi pensa, e a volte scrive, che siamo degli assistiti, dei parassiti, che lucrano con i soldi pubblici. No, amici miei di destra e di sinistra, è vero che ci sono i parassiti, i furbi e i disonesti che prendono i soldi dei contributi, ma noi non siamo tra quelli. Anzi, noi ne siamo i primi danneggiati. Oggi, per colpa loro e dei governi che non hanno controllato, che non hanno impedito le frodi, che non hanno fatto leggi chiare e non raggirabili, noi siamo sul limite della chiusura. E con noi tanti altri, come Il Manifesto, che hanno fatto molto di più di quanto richiesto dalle leggi per accedere ai contributi. Si, perché ad esempio nel nostro caso, la legge non prescrive alle aziende beneficiarie dei contributi di avere dipendenti, neanche uno. E noi ne abbiamo assunti 14. La legge ci impone una sola ora di programma autoprodotto al giorno. E noi ne abbiamo fatte 7 al giorno. La legge prescrive un palinsesto dalle 7 alle 23, 16 ore al giorno. Noi ne abbiamo fatte 24.  Se accendete la tv, RED la trovate sempre. Provate a cercare in edicola qualcuno dei tanti giornali a contributo che dichiarano migliaia di copie di distribuito. Ma attenzione: loro sono i furbi, i ladri, ma io me la prendo con le guardie che non fanno il loro mestiere e con le leggi che hanno permesso al furbo di poter riscuotere i soldi pubblici. Il governo adesso ha detto basta: c’è la crisi (ma non era superata ?) i soldi non bastano,  ci sono tanti malfattori che prendono i contributi. Tutto vero. E qualcuno lo dice da tempo. Ma i furbi ci sono anche tra gli invalidi che percepiscono una pensione, e nessuno si è mai nemmeno sognato di togliere da un giorno all’altro tutte le pensioni di invalidità per colpire i falsi invalidi. Nell’editoria invece si. Proprio chi avrebbe dovuto controllare e reprimere gli abusi pensa bene di tagliare tutto da un giorno all’altro. Il famoso bambino con l’acqua sporca. Ma si dice: è solo momentaneo, poi rifaremo le regole e i buoni (il bambino) riavranno i contributi. Già, ma bisogna vedere se il bambino sarà ancora vivo per quel tempo. Se infatti riprendiamo il paragone con le pensioni di invalidità forse ci capiamo meglio. Chi pensate che resisterà meglio a un mese, sei mesi, un anno,chissà, senza pensione? L’invalido vero che deve comperare le medicine o pagarsi l’accompagno o quello falso che continuerà tranquillo e beato a fare la sua vita senza dover spendere un euro? E tornando a noi, chi ci ritroveranno Bonaiuti e Tremonti alla fine della cura? Quelli come noi, con dipendenti, affitti, leasing, service, ammortamenti e oneri sulle anticipazioni bancarie o quelli che non hanno un costo fisso, un dipendente, ma magari si sono spesati la macchina personale con autista o l’appartamento facendolo passare per auto di servizio e sede aziendale?.  

Questa storia mi ricorda tanto un film del dopoguerra, credo con Vittorio Gassman e Alberto Sordi dove al fronte una sentinella, vedendo avvinarsi un soldato sospetto, prima spara e poi chiede “chiva là?”.

 

(alla prossima puntata)

pubblicato da lucianoconsoli il 20/2/2010 alle 13:39
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Una battaglia di libertà

Sosteniamo l'appello dei parlamentari

Il pluralismo dell’informazione è un bene pubblico, un diritto di ogni cittadino. Solo il libero confronto tra più voci, più mezzi di informazione e più editori, ciascuno con i propri legittimi interessi e convincimenti, può garantire la minima vitalità e trasparenza del dibattito pubblico, fondamento di qualsiasi sistema democratico. Nell’Italia di oggi, però, il mercato non offre queste condizioni. Lo stato deve pertanto intervenire per assicurarle, garantendo la sopravvivenza di quel minimo di pluralismo nell’offerta che oggi è invece messo radicalmente in discussione dalle nuove norme sui contributi all’editoria. Se non verranno rapidamente modificate, queste norme costringeranno a chiudere decine di testate, private di colpo del cosiddetto “diritto soggettivo” al contributo. Spegnere anche queste voci significa assestare un colpo mortale a quel poco, pochissimo che resta della libertà d’informazione in Italia. Per questo facciamo nostro l’appello già sottoscritto da centinaia di parlamentari di maggioranza e opposizione per l’immediato ripristino del “diritto soggettivo” di quelle testate, garanzia dei diritti di tutti.

Hanno già aderito

Stefano Menichini, direttore di EUROPA
Antonio Polito, direttore IL RIFORMISTA
Francesco Cundari, direttore di REDtv
Chiara Geloni, direttrice YOUDEM tv
Massimo Bordin, direttore RADIO RADICALE
Andrea Pezzi, giornalista e conduttore tv
Stefano Balassone, conduttore
Luciano Consoli, presidente REDtv
Renato Sorace, presidente Radio Città Futura
Marco Moretti, direttore Radio Città Futura
Riccardo Giovannetti, presidente Agenzia AREA
Cristina Scarpa, direttrice Agenzia AREA
Antonio Saracino, direttore operativo L’UNITA’
Leonardo Iacovelli, Managing partner Iacovelli & Partners
Marco Gisotti, direttore MODUS VIVENDI – Ecolavoro
Dino Tavazzi, presidente Edit. Bologna L’Informazione il Domani
Gianni Rossi, caporedattore RAI 
Marco Lorenzoni, direttore PRIMAPAGINA
Stefano Peppucci, Il Cannocchiale – Dol
Mimmo Angeli, direttore Corriere Mercantile e Gazzetta del Lunedì


per aderire : http://www.redtv.it/appello
pubblicato da lucianoconsoli il 20/2/2010 alle 9:50
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La cooperazione Italia Brasile

pubblicato da lucianoconsoli il 11/11/2009 alle 15:19
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La rabbia e il dolore




Sono stato in viaggio per qualche giorno ma sembra passato un secolo. Il terremoto in Abruzzo sembra avermi riportato bruscamente ad una realtà atroce a volte esorcizzata. Ero in volo tra il Messico e l'Italia quando la terra ha tremato. Avevo ancora la testa all'ultimo discorso del Presidente messicano che aveva fatto approvare del Parlamento una legge che impone a tutti i "servitori dello Stato" ovvero i dipendenti pubblici di ogni ordine e grado che nessuno, in nessun caso, possa avere uno stipendio superiore a quello del primo cittadino messicano che è equivalente a circa 250mila dollari l'anno. Pensavo a cosa sarebbe successo nel nostro Paese se fosse passata una simile legge. Si perchè ce la prendiamo sempre con gli stipendi dei parlamentari ma non vediamo o non vogliamo vedere che altri "servitori dello Stato" tra l'altro senza alcun giudizio elettorale guadagnano molto di più per gestire municipalizzate a aziende pubbliche senza alcun ritegno per l'uso del denaro pubblico, i bilanci o meriti gestionali. Appena sceso a Malpensa per cambiare volo per Roma nel breve scalo tecnico compero i quotidiani e guarda caso trovo proprio su Il Giornale un interessante elenco degli stipendi dei cosiddetti manager di stato e ricevo conferma di questo altro scandalo tutto italiano e la giustezza del provvedimento messicano. Poi la telefonata: c'è stato un terremoto in Abruzzo, ci sono decine di morti. Mi torna alla mente quel giorno di circa 30 anni fa quando guidai una colonna di aiuti in Irpinia, con un  ospedale da campo e tanti aiuti inviati dal Comune di Roma dell'allora sindaco Petroselli. Facemmo base a San Gregorio Magno, epicentro del sisma, raso al suolo e solo dopo decenni ricostruito. Vidi la morte, ne toccai il gelo, ne assaporai l'odore, mi assordò il suo assordante silenzio. Nell'ora di volo tra Milano e Roma, fatto talmente tante volte da sembrarmi un giro in metropolitana, rividi quelle facce disegnate da profonde rughe e bruciate dal sole irpino, tanto simili a quei volti degli indio di origine maya che uscivano dai loro rifugi dopo l'uragano Dean di due anni fa, e ora della povera gente di Paganico, Onna e degli altri paesi abruzzesi devastati. Tornato nella falsa sicurezza delle pareti domestiche, come scopriamo solo in questi momenti, comincia la spasmodica ricerca di informazioni, dettagli, immagini che so per certo che rimarranno per sempre in qualche cassetto della memoria. Scorro l'elenco di amici, conoscenti, colleghi che vivono in quelle zone, i telefoni sono inutili ed illusori strumenti che in questi casi accrescono il senso di impotenza. E con le notizie arriva la rabbia e il dolore. Questi sentimenti, come la vendetta, hanno bisogno di tempo. Ma presto ci dovrò tornare. Adesso c'è solo tempo per mettere al servizio di quella povera gente soldi, tempo e quel poco di professione che anche una piccola tv come RED può mettere al loro servizio.
pubblicato da lucianoconsoli il 8/4/2009 alle 9:5
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