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Una donna straordinaria


 
Ieri sono stato a Ginevra, nello storico Palais Wilson, la prima sede delle Nazioni Unite ed oggi sede dell'Alto Commissariato per i diritti dell'infanzia. Ero lì per registrare una intervista che andrà in onda su Red tv nelle prossime settimane alla Vice Presidente del Comitato, la paraguayana Rosa Maria Ortiz, una donna straordinaria che pochi conoscono ma che svolge un lavoro silenzioso preziosissimo. Rosa Maria non è un funzionario dell'Onu ne dell'Unicef, ma solo un esperto indipendente, come tutti i membri dell'Alto Commissariato, che percepiscono un rimborso spese solo nei tre mesi all'anno che per regolamento debbono risiedere a Ginevra per lo svolgimento delle sedute del Comitato. In realtà Rosa Maria dedica tutto il suo tempo alla causa dei diritti dei bambini, e quando non risiede a Ginevra gira per tutta l'america latina ad incontrare le autorità dei vari paesi e soprattutto le ong impegnate sul territorio. Per svolgere questa "missione" Rosa Maria ha trasformato la sua casa in Paraguay in un piccolo ostello e invece di risiedere in hotel e mangiare al ristorante, nei tre mesi a Ginevra vive in una casa che amici le mettono a disposizione. E' una donna mite, parla con voce calma e serena anche quando ti racconta storie alluccinanti di traffico di organi e di sfruttamento di bambini. Nelle diverse ore che abbiamo passato insieme ho colto solo due volte un lampo di rabbia nei suoi occhi: quando testimoniava che molto spesso sono donne quelle che trafficano in adozioni illegali e quando mi raccontava della prepotenza del Brasile rispetto allo sfruttamento energetico di alcuni grandi fiumi del Paraguay. Ma la cosa che forse mi ha colpito di piu è stato il racconto, molto personale, di come, sotto la dittatura che ha martoriato per decenni il suo paese, è arrivata ad occuparsi dei diritti dei bambini. Come per molti di noi, Rosa Maria ha dovuto affrontare una situazione personale, un marito legato alla dittatura che l'ha denunciata come "comunista" per toglierle il proprio figlio. Da giovane madre disperata ha cominciato a studiare il problema, a consultare esperti, leggi, regolamenti. Si è resa conto che quello che lei stava passando era comune a milioni di donne, di famiglie, e soprattutto di bambini. La dittatura non permetteva organizzazioni sociali o politiche, ma lasciava una limitata libertà d'intervento alle associazioni cattoliche,  ed è con una di queste che Rosa Maria si fa le ossa sul campo per aiutare gli altri. Da allora non ha piu smesso di battersi per i diritti dei bambini, e ora come allora si indigna se in un documento ufficiale dell'Alto Commissariato qualcuno traduce la parola "bambini" con "minori",  o come è avvenuto in Italia si usa "fanciullo" invece di bambino, adolescente o ragazzo. Ce ne fossero di donne e uomini così. Vivremmo in un mondo migliore.

pubblicato da lucianoconsoli il 31/1/2009 alle 14:15
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tags: Rosa maria Ortiz onu paraguay america latina bambini

Un poeta contro una dittatura.



Un uomo così non poteva che essere un poeta. Si chiama Ernesto Cardenal ed è nato un giorno dopo di me, il 20 gennaio, ma con trenta anni di anticipo nel 1925. Una vita incredibile: nato in una ricca famiglia di Granada, l'antica capitale del Nicaragua, frequenta Lettere prima all'Università di Managua  poi in Messico per completare gli studi a New York:  Tornato in patria, entra nella resistenza contro il regime di Anastasio Somoza García e nel 1954 partecipa alla Rivoluzione di Aprile, un tentativo fallito di mettere fine alla dittatura in Nicaragua. Il 1956 è l'anno della conversione: entra come novizio nel monastero trappista di Nostra Signora a Gethsemani (in Kentucky), dove diventa discepolo del religioso e poeta Thomas Merton. Nel 1965 viene ordinato sacerdote a Cuernavaca, in Messico. Co-fondatore della comunità religiosa di Solentiname, su un’isola nel Lago Nicaragua, predica la non-violenza appresa da Merton. Scoperta la sua appartenenza al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), è costretto a fuggire all'estero: diviene ambasciatore dell’opposizione sandinista all’Avana (Cuba). Il 19 luglio 1979 Cardenal entra a Managua con le truppe rivoluzionarie abbattendo il regime di Anastasio Somoza Debayle e viene nominato ministro della Cultura dal nuovo governo guidato da Daniel Ortega. Nel 1983, durante la sua visita in Nicaragua, papa Giovanni Paolo II lo invita  pubblicamente a dimettersi: Cardenal rifiuta e viene sospeso a divinis.  Nell 1987 il suo ministero viene soppresso per ragioni finanziarie da Daniel Ortega.  Abbandona il FSLN nel 1994, in polemica con quella che lui interpretò come deriva autoritaria nella gestione del partito da parte di Daniel Ortega. Nel 2005 è stato candidato al Nobel per la letteratura.

Giorni fa, a Managua per una conferenza sulla libertà di stampa Cardenal all'età di 84 anni ha dichiarato: 

 “Ortega tiene doble personalidad y con su esposa, Rosario Murillo,no tienen la costumbre de corregir sus errores. Evidentemente estamos frente a una dictadura de tipo familiar”.
(Ortega ha una doppia personalità e con sua moglie Rosario Murillo non è abituato a correggere i propri errori. E' evidente che siamo di fronte ad una dittatura di tipo familiare).

Non ho avuto l'onore di incontrare Ernesto, ho letto alcune delle sue poesie ( tra cui la splendida preghiera per Mariliy Monroe ) ma sono daccordo con lui sulla degenerazione dittatoriale di un altro che in molti abbiamo ritenuto un rivoluzionario.

pubblicato da lucianoconsoli il 28/1/2009 alle 17:7
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tags: ernesto cardenal nicaragua daniel ortega poesia

Appello a Obama: ratifichi la Convenzione sui diritti dell'infanzia.

 Il 20 novembre 1989 i rappresentanti degli Stati del pianeta, riuniti nell’Assemblea Generale dell’ONU, approvavano all’unanimità il testo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Quell’atto formale, una fra le innumerevoli votazioni che avvengono nel Palazzo di Vetro dell’ONU, racchiudeva in sé un significato di portata storica. Per la prima volta, infatti, i diritti dei bambini entravano a pieno titolo nel mondo giuridico internazionale, dopo avervi fatto comparse più o meno marginali. 191 Stati hanno ratificato la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.
Stati Uniti e Somalia sono gli unici paesi al mondo a non averlo ancora fatto.
La Somalia, uno fra gli Stati più poveri del mondo, non ha ancora un governo centrale riconosciuto da tutte le fazioni in lotta e dunque non può materialmente ratificare un accordo internazionale.
Diverso il discorso per gli USA, che pure hanno firmato la Convenzione nel febbraio 1995, ma tardano a ratificarla. Il ritardo è dovuto sia alla tradizionale lentezza dell’iter di ratifica per i trattati internazionali sui diritti umani (con tempi medi abbondantemente superiori al decennio), sia alla politicizzazione del dibattito interno. L’ala più conservatrice dell’opinione pubblica e del mondo politico americano accusa la Convenzione di minare l’autorità dei genitori con le sue norme troppo permissive, e di sottoporre la sovranità dello Stato a un eccesso di controlli e di limitazioni esterne. Inoltre, è assai contestato il divieto di comminare la pena di morte a chi compie reati in minore età, essendo largamente maggioritaria negli Stati Uniti l’opinione a favore della pena capitale come deterrente al crimine.
 Barak Obama adesso ha l'occasione per dare un ulteriore segnale al mondo intero: ratificare immediatamente la Convenzione.
pubblicato da lucianoconsoli il 27/1/2009 alle 14:24
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Crisi dell'auto e vecchi arnesi

 Almeno lui ci sta provando con una idea: ti aiuto se tu aiuti il Paese. 

http://video.corriere.it?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal+Mondo&vxClipId=2524_9b29ce10-ebd2-11dd-92cf-00144f02aabc&vxBitrate=300

e sentite invece i nostri cosa dicono:

«Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa, se non ci sarà un intervento del governo, è reale» ha detto l'amministratore delegato del Lingotto. Marchionne
«Dal governo ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell'auto, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso». «Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di fare ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia», ha aggiunto Marchionne.

Veltroni, ha spiegato che, di fronte a quella che ha definito una "riduzione gigantesca delle vendite di auto", se gli altri Paesi interverranno si "altererà la concorrenza e l'Italia pagherà di più". Per questo, ha detto, "se lo faranno gli altri invito a mettere in campo, anche noi, incentivi al settore delle auto". 

 L'unico che ha posto qualche obiezione è stato invece, pensa un po, Calderoli della Lega: 
«Abbiamo pagato abbastanza volte per la Fiat per reintervenire. Se così fosse ci sarebbe la rivolta del popolo. Non si possono condividere i debiti e tenersi gli utili»

Comunque nessuno che dica: Ti aiuto ma solo a queste condizioni. Niente. Vuoto pneumatico.



 

pubblicato da lucianoconsoli il 26/1/2009 alle 23:37
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Altro che bottegai.




«Voglio essere assolutamente chiaro - ha detto il presidente Obama -: il nostro obiettivo non è di porre nuovi ostacoli a un'industria già in pesanti difficoltà; è di aiutare i costruttori americani a prepararsi per il futuro. Infine vogliamo chiarire al mondo che l'America è pronta a dirigere. Per proteggere il nostro clima e la nostra sicurezza collettiva, dobbiamo organizzare una vera coalizione globale, in modo da garantire che paesi come la Cina e l'India facciano la loro parte, come noi vogliamo fare la nostra».
Questo è l'Obama che mi piace. La crisi come occasione da cogliere per un nuovo sviluppo fondato sulla difesa del clima, delle libertà, e nuovi valori e stili di vita. Altro che gli appelli dei nostri piccoli bottegai: continuate a spendere, non abbiate paura, aiutiamo l'auto, nazionalizziamo le banche, salviamo l'Alitalia e altre scicchezze del genere.
pubblicato da lucianoconsoli il 26/1/2009 alle 21:48
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Stupro, censura e affari

Giorni fa avevo denunciato l'esistenza di una pagina di facebook che ironizzava sullo stupro. Oggi scopro di non essere stato il solo, ma molti altri sono scesi in campo. Purtroppo anche le pagine vergognose si sono moltiplicate, e addirittura qualcuno ha creato un fans club che inneggia allo stupro di gruppo. Il tema del controllo dei contenuti diventa sempre piu di attualità nella rete. A questo punto dico la mia: sono assolutamente contrario ad ogni censura o filtro legislativo imposto alla rete. Esiste da anni una polizia postale che puo intervenire e reprimere reati perpetrati in rete. Se sono necessari nuove regole di trasparenza dell'identità di chi genera contenuti in rete si possono stabilire, e nessuno avrà che ridire. Temo invece che ci sia qualcuno che voglia creare tensione e sdegno per imporre regole alla rete e per imbrigliare un mercato che sta diventando anche interessante dal punto di vista economico. Oggi la rete è uno dei pochi luoghi liberi sui quali poter scrivere, leggere, incontrarsi e confrontarsi. Non servono tessere di giornalista per poter scrivere, editori compiacenti che ti pubblichino, reti di distribuzione che ti mettano in edicola o in libreria, stampatori o impianti di diffusione che ti permettano di arrivare all'utente finale. Basta un collegamento telefonico e il pubblico diventa il mondo, anche quelle parti di mondo dove governi dittatoriali impediscono ai loro popoli di esprimersi e di confrontarsi. Se vogliamo quindi salvaguardare questo grande strumento di democrazia stiamo in campana, denunciamo le violazioni ma difendiamoci anche dai tentativi di metterci le briglie.

pubblicato da lucianoconsoli il 26/1/2009 alle 18:16
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Un buon risveglio

Svegliarsi, accendere il computer e leggere che Barak Obama ha deciso di togliere il blocco imposto da Bush alle auto ecologiche (richiesto da 14 Stati) è veramente un buon risveglio. Finalmente un atto concreto per far diventare questa crisi una occasione per un serio cambiamento di valori e stili di vita. Sapete cosa significa questa decisione? Che adesso il settore auto dovrà competere in ricerca (ma i modelli ecologici già esistono) e in offerta al pubblico con auto che consumino meno. Seguiremo attentamente gli sviluppi, ma una prima idea mi viene: perchè non porre questa come condizione per aiutare le imprese automobilistiche? Insomma perchè non dire: Lo Stato ti aiuta, ma solo a condizione che tu, azienda automobilistica, aiuti un nuovo sviluppo, fai consumare meno i cittadini e il bilancio nella spesa energetica. Uno Stato regolatore e non proprietario farebbe così. Buona giornata.
pubblicato da lucianoconsoli il 26/1/2009 alle 9:10
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Lasciamo riposare in pace il Che.

 

La sua vita diventerà un film, prossimamente sugli schermi italiani. «Il film è bello, ma non trasmette lo spirito del comandante e soprattutto non risponde alle domande: perché fallì in Congo e in Bolivia? Chi lo ha tradito e perché?».

A parlare è l’ultimo che ha visto il Che nella giungla della Bolivia. È l’ultimo testimone di un’esecuzione ancora oggi oscura. Dariel Alarcón Ramírez, detto «Benigno», ex guerrigliero della rivoluzione cubana, vive dal 1996 a Parigi, inseguito da una condanna a morte di Fidel Castro e dall’accusa di aver tradito il regime per il quale ha combattuto con onore.

Nel marzo dello scorso anno Baldini Castoldi Delai avevano pubblicato il suo diario “ Benigno, l’ultimo compagno del Che”. Oggi Il Corsera pubblica una intervista che ripercorre rapidamente la testimonianza di Dariel Alarcon Ramirez. Eccone un passo:

«Cienfuegos e Guevara facevano ombra a Fidel. C’erano contrasti nel gruppo dirigente. Poi Cienfuegos morì, in un misterioso incidente. Ero con Guevara in Congo, quando Fidel rese pubblica una lettera in cui Guevara dichiarava di rinunciare ad ogni incarico e alla nazionalità cubana. Il Che prese a calci la radio e urlò: ecco dove porta il culto della personalità! ….. Il Che era il leader più amato dal popolo. La nostra rivoluzione è durata pochi anni, oggi è una dittatura come quella di Batista. I cubani hanno conquistato la cultura, non la libertà, e sono ancora poveri. E la causa non è soltanto l’embargo americano. È Fidel ad aver tradito la rivoluzione. Difficile prevedere il futuro, ma non vorrei che il potere finisse agli esuli di Miami che sono corrotti».

Visto che l’intervista non apporta nulla di nuovo al libro lo scopo evidentemente è puramente promozionale per l’uscita del film. Consiglio quindi di leggere il libro prima di vedere il film, soprattutto a tutti quelli che vanno in giro con le t-shirt del Che, e se avanza tempo leggete pure un saggio di Alvaro Vargas Llosa ( il figlio del più celebre Mario) per i caratteri della Lindau : Il mito Che Guevara e il futuro della libertà. Se facessimo tutti uno sforzo per uscire dai miti e tornare alla realtà sarebbe senz’altro più duro vivere ma almeno non vivremmo di illusioni.

pubblicato da lucianoconsoli il 25/1/2009 alle 18:28
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Spero sia uno scherzo.

Ho appena ricevuto sul mio telefonino le ultime notizie della TIM che trascrivo:
 
"Stupri, Berlusconi: servirebbero tanti soldati quante belle donne. Aumentare presenza militari? Devo ancora parlare con Napolitano"

Qualcuno mi dica che è uno scherzo! Aiuto, voglio scendere.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/1/2009 alle 16:41
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Caro Monsignor Rino Fisichella.....

 


Caro Fisichella,

Un comune amico qualche anno ci fece conoscere di persona  e ne rimasi colpito. Prima di entrare nel tuo ufficio presso l’Università Lateranense di cui eri già rettore chiesi al mio amico come mi sarei dovuto rivolgere a te. Tutti lo chiamano Eccellenza, ma tu fai come vuoi – mi avvertì l’amico. Ti chiamai Monsignore, con lo stesso imbarazzo con cui chiamo Onorevole o Presidente tanti eletti del popolo del nostro Parlamento. Sono renitente a questi titoli, mi sembrano un ossequio servile e non una forma di rispetto. Il mio animo anarchico si ribella e preferisco sempre chiamare anche le autorità con il loro nome e cognome, come del resto non sopporto che altri mi chiamino Dottore ( che tra l’altro non merito non essendo laureato) o Presidente ( pur essendolo di una società mi suona ridicolo). Ma sto divagando. Tu fosti subito cordiale e mi desti l’impressione di un uomo estremamente colto, studioso attento dell’animo degli uomini e per tutto il tempo di quel primo colloquio e dei successivi ebbi la sensazione che i tuoi grandi occhi mi esplorassero dentro per scoprire le ragioni profonde delle mie convinzioni e dei miei dubbi sulla Chiesa e sulle religioni. Parlammo serenamente di aspetti anche delicati come l’aborto, la ludopatia, e su ogni tema sembravi molto preparato ed esponevi i tuoi argomenti con calma e senza dogmi. Insomma una persona stimolante con cui è sempre piacevole discutere. Conoscendo il mio agnosticismo credo che lo ritenesti un’opportunità di conversione, ma non lo desti mai a vedere.  Adesso sei noto al grande pubblico, anche per alcune tue apparizioni televisive di grande equilibrio. Leggo oggi una interessante intervista sul Corriere della Sera nella quale affronti e giudichi i primi passi di Barak Obama. Non potendo discuterne da vicino provo a ragionare con te in queste poche righe. Tu dichiari:

«Apriamo gli occhi, mi sembra ci sia in giro molta polvere di stelle. ….Succede quando ci sono tanti problemi urgenti, seri, e insieme delle difficoltà oggettive, mancanza di risorse eccetera. Allora si vanno a prendere altre cose che luccicano e soddisfano forse chi vive di ideologia. Solo che in concreto non portano ad alcun risultato, se non a nascondere i problemi veri.

Diciamo che sulla prima parte la penso come te sulla polvere di stelle, ma giustifico Obama che deve dare segnali simbolici al suo popolo, che ne rafforzino la fiducia nel cambiamento. Guantanamo, la tortura, le staminali non sono solo polvere di stelle, ma forse le cose più semplici da fare in due giorni, come altrettanto simboliche sono le telefonate a Abu Mazen. Ben più complicate saranno le altre decisioni e richiederanno molto più tempo. Quindi, si, è polvere di stelle ma necessaria. Aspettiamo il resto per giudicare. Continua l’intervista:

Il presidente Obama ha abolito la legge che vietava di finanziare le organizzazioni internazionali che sostengono, per la pianificazione familiare, anche l'aborto...
«Come dice il proverbio: chi ben comincia è alla metà dell'opera... Se questo è uno dei primi atti del presidente Obama mi sento di dire, con tutto il rispetto possibile, che il passo verso la delusione è assai breve. Anche perché, quando ci si erge giustamente a paladini della dignità della persona, ci si aspetta che tale diritto sia esteso a tutti, senza discriminazioni né contraddizioni profonde».

Parla della chiusura di Guantanamo e del no alle torture?
«Appunto. Nel momento in cui si vuol fare chiarezza su questo — e ripeto: giustamente —, ci si aspetta che tale preoccupazione possa riguardare anche la vita nascente. Il mondo di oggi è più piccolo di quello che crediamo e i temi etici suscitano grande incertezza e magari gravi conflitti nella popolazione. Per questo vanno affrontati con grande prudenza e non con l'arroganza di chi si crede nel giusto, apponendo la firma a un decreto che di fatto è un'ulteriore apertura all'aborto e quindi alla distruzione di esseri umani» .

Su questo invece proprio non ci siamo. Obama non ha “imposto” come magari fanno i cinesi con la proibizione ad avere più di un figlio, la pianificazione familiare o l’aborto. Ha solo tolto un divieto a finanziare “anche” quelle organizzazioni. Si, perché “l’arroganza di chi si crede nel giusto” di cui parli  è sacrosanta, ma non è tale la pretesa di imporre a tutti le proprie convinzioni? Non è credersi nel giusto negare ad altri, fossero anche una minoranza, di pensarla diversamente, e interrompere la gravidanza ad esempio, o cercare di pianificare le nascite? Certo occorre prudenza, ma direi ancor di più che occorre conoscenza, informazione, sostegno, per evitare che scelte difficile vengano assunte senza la dovuta consapevolezza. E caro Fisichella su questo credo che potremmo trovarci insieme per fare un buon lavoro, ognuno con le proprie convinzioni. Del resto, che senso ha ostacolare la diffusione del preservativo in un intero continente come quello Africano? Pensiamo davvero di fare del bene a quella povera gente? Persino il tanto vituperato George W. Bush si era impegnato con tutte le sue forze per la lotta all’AIDS, con risultati meritori. Ma andiamo avanti.

Tra l'altro, torneranno i finanziamenti federali alla ricerca sulle staminali embrionali.
«La mia prima impressione, se lo facesse, sarebbe di un cedimento alla pressione delle grandi multinazionali del settore. In tutto il mondo gli scienziati spiegano che la ricerca sulle staminali adulte funziona mentre quella sulle embrionali non va da nessuna parte. Addirittura, in alcuni settori, gli interventi sulle cellule a livello genetico stanno superando la necessità di lavorare sulle staminali adulte. Insistere sulle embrionali significherebbe imboccare un vicolo cieco indicato dall'ideologia e non da una valutazione scientifica. No, il problema non è scientifico, è ideologico. Ed economico».

E qui proprio non ci siamo. Puoi avere anche ragione, ma perché proibire un settore di ricerca? Se veramente le cellule embrionali non danno risultati, e su questo la comunità scientifica è ancora divisa, sono certo che nessuno butterà anni di soldi e ricerca su questo. Ma impedirlo, proibirlo, non appare anche a te una scelta ideologica? Una manifestazione di “arroganza di chi si crede nel giusto”?

Caro Fisichella, capisco le tue ragioni e mi batterò al tuo fianco perché possa esprimerle in ogni luogo e in ogni tempo, soprattutto la dove oggi i tuoi correligionari vengono massacrati e perseguitati, ma non chiedere agli altri di fare quello che non vuoi che sia fatto a te: imporre, proibire, costringere.

con immutata stima.

pubblicato da lucianoconsoli il 25/1/2009 alle 11:48
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tags: religione Rino Fisichella aborto barak obama staminali
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