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Honduras: l'epilogo

Ci siamo. Tra qualche ora le due delegazioni, quella del Presidente destituito Zelaya e quella del Presidente de facto Micheletti firmeranno l'accordo che permetterà al vincitore della competizione elettorale del 29 novembre di essere riconosciuto dal mondo intero come il futuro Presidente del piccolo Stato centro americano. L'accordo, annunciato da entrambe le parti prevede che Zelaya , previa il parere della Corte Suprema di giustizia potrà presentarsi dinanzi al Congresso per essere reintegrato nel suo incarico di Presidente. Il giro di boa si è avuto ieri, quando all'incontro delle due delegazioni in un hotel della capitale Tegucigalpa ha fatto la sua comparsa il segretario aggiunto per l'emisfero occidentale di Washington, Thomas Shannon. Come spesso succede, l'accordo ha un prezzo, e gli Usa si sono impegnati a pagarlo, in termini di aiuti economici e commerciali.  Se non ci saranno sorprese nel Congresso presto l'Honduras tornerà alla normalità e da gennaio sia Zelaya che Micheletti saranno un brutto ricordo e tutta l'america latina potrà tirare un respiro di sollievo. E il merito sarà dell'asse Lula-Obama, la grande novità geopolitica di questi mesi.
pubblicato da lucianoconsoli il 30/10/2009 alle 17:31
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tags: honduras

Quattro secondi

Nel mio ultimo viaggio ho incontrato un prete, un missionario, di quelli giovani, vestiti come noi, con la barba incolta di anni ma pulito anche se trasandato. Un prete senza parrocchia, senza tonica, senza paramenti. Uno di noi, poteva essere proprio uno di noi. Ci ho parlato a lungo divorato dalla curiosità di sapere come un giovane di famiglia agiata italiana si trovasse ai limiti della selva messicana ad aiutare gente povera che vive ancora dei frutti della terra, in palapas di pali e foglie di palma, senza luce ne gas, con l'acqua del ruscello che vanno a prendere ogni giorno e cucinando e riscaldandosi con legna tagliata con il machete. Prima ha tentato di parlarmi di Dio ma evidentemente leggeva lo scetticismo nei miei occhi. A quel punto si è fermato, si è guardato intorno come se fosse intimidito e qundo ha incrociato nuovamente i miei occhi i suoi erano pieni di lacrime. Non si è schernito, non ha tentato di nascondere l'emozione ma ha solo detto: conta insieme a me... UNO....DUE...TRE...QUATTRO. Ecco, in questi quattro secondi un povero è morto di fame. Tu riusciresti a vivere senza far nulla?. 
 
E adesso torniamo al nostro tg con le notizie sulle vacanze d'affari di Berlusconi, i racconti delle escort, il bandito al grande fratello, le uscite sul lavoro fisso e il colore dei calzini di quel giudice.
Se ci riusciamo.
pubblicato da lucianoconsoli il 21/10/2009 alle 21:54
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Dall'altra parte dell'oceano


 

Sono appena tornato dall'ennesimo viaggio in America latina e riprendo i discorsi lasciati interrotti. Innazitutto l'Honduras. Il Presidente scacciato, Manuel Zelaya è ancora chiuso nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Il Presidente de facto Roberto Micheletti, dopo aver tentato una prova di forza staccando luce e acqua all'ambasciata, dando un ultimatum di dieci giorni al Brasile per consegnare Zelaya e istituendo la legge marziale nel Paese, è ritornato sui suoi passi, ha revocato tutte le misure e da mercoledi sera le delegazioni dei due Presidenti stanno trattando per giungere ad un accordo sulla base della bozza predisposta dal Presidente del Costarica, il premio Nobel per la pace, Arias. L'accordo è quasi fatto, manca solo il punto cruciale della restituzione del potere a Zelaya. Ieri sera, venerdi, i rappresentanti di Micheletti hanno proposto che sia la Corte Suprema a decidere mentre Zelaya vuole che sia il Parlamento. Il tempo stringe, perchè le elezioni sono fissate per il 29 novembre, e tutti sanno, soprattutto i candidati presidenziali, che se non si raggiunge l'accordo il risultato delle lezioni non sarà riconosciuto valido e quindi una soluzione sarà molto più difficile.Il Brasile si sta giocando la leadership nell'intero sub continente e il rapporto preferenziale con Obama. Se riesce a risolvere la vicenda Honduregna Lula non avrà più ostacoli. Chavez lo sà ovviamente e sta facendo di tutto per far fallire la mediazione. E mentre il caudillo venezuelano dalla notte alla mattina privatizza l'hotel Hilton dell'isola Margherita non manca all'appuntamento a Cochobamba in Bolivia dove l'Alba, l'organizzazione degli Stati "bolivariani" ovvero Venezuela, Ecuador ,Bolivia, Cuba, Honduras, Nicaragua, Antigua y Barbuda, Dominica, San Vicente y las Granadinas dove rinnovano il loro appoggio a Zelaya e approvano una "moneta comune per sostituire il dollaro negli scambi commerciali". A Cochobamba però non si è presentato Raul Castro che sta prendendo visibilmente le distanze da Chavez, affidandosi sempre più alla mediazione brasiliana nei rapporti con gli Usa. Ma l'assenza di Cuba è stata efficacemente coperta da una presenza forse più preoccupante: quella del ministro della difesa russo che è stato accolto da Evo Morales con  un " bienvenido en el eje del mal" ( benvenuto nell'asse del male). La foto che pubblico è proprio della cumbre di Cochobamba, abbellita da una scritta floreale che fa pensare: Coca non è cocaina. Ultima nota: in Messico si sta accendendo una grande discussione sulla legalizzazione della droga legando questa misura alla più ampia lotta al narco traffico.

pubblicato da lucianoconsoli il 17/10/2009 alle 17:29
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tags: messico brasile chavez lula morales venezuela honduras zelaya micheletti
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