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Pendemia in Messico?

 E' noto che amo il Messico e tutto il sud america e tra qualche ora sarò in volo per quel meraviglioso continente. Alla notizia della possibile epidemia di influenza suina e degli 81 morti a città del Messico mi sono attaccato al telefono e ho cominciato a chiamare tutti gli amici, che sono tanti, per sapere se stavano bene. Mi hanno preso per scemo quasi tutti. Qualcuno addirittura ha tentato di spiegarmi, con una dietrologia da brivido, che in Messico si sta svolgendo una campagna elettorale molto accesa per eleggere i deputati al parlamento federale e che questa chiusura dei luoghi pubblici e delle riunioni affollate è una manna dal cielo. Non so bene cosa pensare. Non credo che siano tutti impazziti e gridino al lupo inutilmente, ma forse una certa esagerazione mediatica c'è. Vi saprò dire nei prossimi giorni. Conoscendo però alcuni barrio del Distretto Federale, se c'è veramente l'epidemia, con quelle condizioni igieniche, possiamo avere una strage.

pubblicato da lucianoconsoli il 26/4/2009 alle 18:7
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tags: pandemia messico influenza suina

Pecore rosse e iene ignoranti

 

Oggi, Il Giornale, diretto da Mario Giordano e di proprietà della Società Europea di Edizioni srl, pubblica un articolo a firma Cristiano Gatti che si occupa di Red Tv. Se avessi ancora fiducia nella correttezza di alcuni organi di stampa avrei inviato una lettera al Direttore del quotidiano per una rettifica. Purtroppo, il tempo mi ha insegnato che rispondere a certe falsità genera solo altre falsità. In altre parole chi dice il falso, come in questo caso Il Giornale, non sarà mai disposto ad ammettere l’errore, e continuerà a dire altre falsità, per la sola ragione che vengono pagati per questo e non per informare correttamente i propri lettori. Mi dispiace solo per gli ignari lettori di quel quotidiano che non si meritano di essere disinformati, pagando 1,20€ al giorno.

Ma veniamo ai fatti:

1) Venerdì scorso 24 aprile, la Red tv ha tenuto una conferenza stampa per illustrare i primi mesi di attività e il prossimo palinsesto. Erano stati avvisati per tempo tutti gli organi di informazione, compreso Il Giornale, e la sala era stracolma di giornalisti, operatori e fotografi. Il signor Cristiano Gatti ne altri de Il Giornale erano presenti. Regola numero 1: raccogliere direttamente le fonti. Disattesa.

2) Abbiamo presentato la nuova immagine della Red tv con un filmato in animazione realizzato magistralmente da Francesco Castellani e Simone Silvi. Una pecora di colore rosso, nasce da un uovo, con la scritta: tutto può cambiare. Il giorno dopo, il 25 aprile, molti quotidiani riportavano la notizia, e Il Foglio e Il Riformista, a loro modo, ne apprezzavano la scelta. Oggi, 26 aprile, Il Giornale a tutta pagina titola: Ecco Red tv, la pecorella rossa che bruca 4 milioni allo Stato. E nel corpo dell’articolo si legge:..una pecora rossa che esce dall’uovo facendo il belato. Geniale. Se poi la spiegano, può essere pure meglio. Ora ditemi voi cosa ci sia da spiegare, anche perché a fianco del pezzo del cattivo giornalista viene pubblicata la foto della pecora rossa che esce dall’uovo con la scritta. Tutto può cambiare. Regola numero 2: leggere gli altri quotidiani e guardare le foto che si mettono in pagina, cosi si evitano brutte figure. Brutta figura non evitata.

3) Ma il cuore dello scoop del cattivo giornalista sta nel fatto che Red tv “bruca” 4 milioni dallo Stato. Il titolo evidentemente non è stato scritto dal cattivo giornalista, perché pur essendo falso ha una sottile ironia che ho apprezzato. Il punto è che la notizia l’abbiamo dato noi in conferenza stampa, anzi, direttamente il sottoscritto, e poi il nostro amministratore delegato ha rilasciato una intervista alla giornalista de Il Sole 24 ore (presente alla conferenza stampa) la quale ha scritto un articolo molto corretto il giorno dopo. Regola numero 3: se proprio non si sa cosa scrivere, evitare di copiare e dare notizie vecchie di due giorni come se fossero degli scoop per far colpo sul proprio lettore. Lettore ingannato.

4) Chi è senza colpa scagli la prima pietra. Evidentemente il cattivo giornalista non ha frequentato il catechismo o non ne ricorda gli insegnamenti. Si perché per lanciare accuse bisogna essere molto ben documentati e soprattutto non avere scheletri nel proprio armadio. In questo caso non ci voleva molta fatica. Capisco non venire alla conferenza stampa, capisco non leggere gli altri giornali, capisco copiare (male) quello che hanno scritto gli altri e rivenderlo per uno scoop, ma che ci voleva a digitare questo indirizzo della Presidenza del Consiglio dei Ministri e verificare ?  Il cattivo giornalista avrebbe visto ( al rigo 530 per chi ha fretta) che il suo editore è tra i beneficiari degli stessi fondi, in altre parole “bruca” nello stesso campo. Ma la differenza è che noi abbiamo per legge il limite alla raccolta pubblicitaria, alla certificazione dei bilanci, alla indivisibilità degli utili per 5 anni dopo l’ultimo contributo e alla produzione di ore giornaliere di trasmissione, oltre ovviamente a tutti gli oneri previdenziali e infortunistici. Una recente ispezione della Presidenza del Consiglio ha certificato che Red Tv è perfettamente in regola. Il quotidiano per cui scrive il cattivo giornalista invece non ha alcun obbligo, può raccogliere quanta pubblicità vuole, i suoi soci (che tra l’altro hanno una qualche parentela con il Presidente del Consiglio se non erro) possono dividersi a fine anno gli utili e nessuno gli dice nulla. Bastava un clic per non dire bugie e non smentire uno dei fratelli, l’editore o il premier.

5) E visto che c’era, il cattivo giornalista uno scoop lo avrebbe veramente trovato. Infatti quel “campo dove brucano” pecorelle e iene è così composto (dati Presidenza del Consiglio 2006):

contributi diretti:coop. giornalisti, stampa estera =111 milioni  =21,39%
contributi diretti:organi di partito  =59 milioni =11,37%
contributi indiretti :agevolazioni postali, telefon. e carta =200 milioni  =38,54%
convenzione RAI   =78 milioni  = 15,03%
radio e tv     =30 milioni    = 5,78%
agenzie di stampa = 41 milioni  =7,90%

TOTALE  = 519 milioni  

Come si vede più della metà di quel campo viene brucato da editori che non hanno alcun limite sulla pubblicità o sugli utili, come la RAI e tutti i contributi indiretti. E anche di quei 30 al capitolo radio e tv, solo 5 sono per organi di partito. Se poi il cattivo giornalista avesse scorso la lista e fatto quattro somme avrebbe scoperto che nel 2006 alcuni grandi editori che sono quotati in borsa e dividono utili hanno “brucato” molto:

Mondadori 30 milioni
Sole 24 ore 19,5 milioni
Rcs 23,5 milioni
Espresso 16 milioni
De Agostini 3 milioni
La Stampa 7 milioni
Hachette 3 milioni
Poligrafici 3 milioni
Caltagirone 3 milioni

E potrei continuare, ma bastava forse al cattivo giornalista leggere il primo della lista per tacere e non scagliare pietre. A volte le pietre sono come boomerang.

Caro Direttore Mario Giordano, faccia un favore ai suoi lettori: mandi il cattivo giornalista alle rotative.
E a tutti gli altri dico: una ragione in più per vedere Red tv e non comperare Il Giornale.

pubblicato da lucianoconsoli il 26/4/2009 alle 14:9
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Questa volta in Paraguay.

Domani parto per Argentina e Paraguay. Saranno pochi giorni ma molto intensi. Nei giorni a cavallo tra la fine di aprile e i primi di maggio sarò a Ciudad del Este, la piccola città fondata appena 50 anni fa esattamente nel punto di incontro delle tre frontiere tra Brasile, Argentina e Paraguay. Ciudad del Este è un porto franco, celebre alle cronache per essere il paradiso dei trafficanti di tutto il mondo. Dalle armi alla droga, dall'elettronica alle automobile, puoi trovare di tutto a prezzi veramente imbattibili. Ovviamente si prendono anche grandi fregature e l'ambiente non è sempre dei piu raccomandabili. Ma per qualche giorno Ciudad del Este ospiterà esperti e autorità dei tre paesi frontelieri nel I° Foro de Cooperacion Transfronteriza Argentina-Brasil-Paraguay,  promosso dal Cespi, il Centro Studi di politica internazionale italiano diretto dal mio caro amico Josè Luis Rhi-Sausi. Il Foro è una delle tante iniziative preparatorie della IV Conferenza Italia-America Latina che si terrà ad Ottobre di quest'anno a MIlano.
Ovviamente avrò con me gli strumenti del mestiere, la mia Nikon e la telecamera di RED Tv per documentare e intervistare e con l'occasione potrò rivedere molti amici. Nell'ambito del Foro si terrà poi una sezione molto speciale sulla "tratta delle persone". Infatti a Ciudad del Este non si vendono solo cose ma anche persone. Dopo la vendita dei bambini in Guatemala di cui ho già parlato, questo è un nuovo tassello della mercificazione umana che spero di poter documentare e raccontare.

pubblicato da lucianoconsoli il 25/4/2009 alle 22:44
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Un Pais normal

 
Ieri sera eravamo in piu di cento, con i capelli bianchi e tanti ricordi. Qualcuno ha parlato, altri hanno ascoltato, tutti ci siamo divertiti. Massimo Micucci ha pubblicato oggi su facebook il suo intervento. Ho voluto copiarlo in questo diario per averlo sempre sotto mano. Mi sembra un pezzo di grande affetto, alla maniera di Massimo ovviamente, con quella aggressiva ironia che nasconde i suoi sentimenti. O almeno così mi piace pensare.

L’insegnamento di D’alema nel mondo : di Massimo Micucci

Sappiamo tutti che il compagno D’alema è un uomo modesto e almeno su questo tutti siamo d’accordo.
Non ama che si parli di lui. Gli elogi gli provocano un fastidio profondo. Solo su un tema dei tantissimi di cui si è occupato ha mostrato un qualche orgoglio: il mondo. Ripete spesso, infatti, che non si occupa di partiti né di correnti, ma solo del mondo.
Ed è qualcosa che anche la stampa di parte e gli avversari acerrimi gli riconoscono. Doti notevoli di statista internazionale
Erroneamente si ritiene che questa propensione, quest’apertura globale vengano della sua recente esperienza di governo…non è vero. Si radicano piuttosto in una lunga e meditata elaborazione cui il compagno Massimo D’alema si è dedicato fin da giovanissimo.
Io che ho avuto qualche occasione di seguirlo proprio nei viaggi degli inizi voglio provare a porre l’accento alcuni di quelli che definirei gli insegnamenti del compagno d’alema al mondo.
Per cominciare So già che tutti avete in mente quel viaggio fondamentale a Cuba nel 1978, proprio perché lì si gettarono le fondamenta di questo interesse, di questa inclinazione al mundialismo.
Di quel viaggio si è parlato assai. Meno raccontato come e quanto in quell’occasione egli abbia influito sulla realtà Cubana, negli sviluppi delle conquiste di quel paese. Basti dire che prima che Fidel Castro e D’alema se incontrassero …i Cubani chiamavano Fidel semplicemente “el lider”; solo dopo D’alema presero a chiamarlo el lider Maximo…uno scarto in termini di prestigio popolare di cui Fidel è ancora grato a Massimo. Sempre restando a Cuba ricordate quella notte in cui assieme al gruppo dirigente (di cui abbiamo qui una dispositiva) nell’indiavolato carnevale di Santiago de Cuba diedero una dimostrazione di creativa e ordinata solidarietà facendo il trenino ?
Beh quel simbolo, quella norma innovativa è rimasta tanto impressa nel cuore dei cubani che ancora oggi davanti ai negozi del pane, e dei generi di prima necessità non fanno più... la coda fanno “el trenino italiano”. Di là del folclore resta soprattutto il consiglio che con determinazione D’alema volle dare nel colloquio riservato Fidel: vacci piano con le riforme, attento alla transizione, non farti fregare. Fidel è ancora lì, ha tenuto conto di un suggerimento tanto prezioso. Che mi ricorda quando, un altro statista di origine comunista Gian Carlo Pajetta, ai funerali di Tito, agli albori delle perestrojka si avvicinò al rappresentante del PCUS raccomandandogli : Festina Lente (Affrettatevi ma lentamente)
Debbo dire anche di in una altro viaggio famoso quello in Cina , per ristabilire rapporti con la Gioventù Cinese…un viaggio in cui ho rischiato il posto , poiché avevo attentamente preparat i testi di tre giorni di clìolloqui estenuanti con i didirgenti Cinesi …e mi ero perso solo due fogli : quelli sull’Unione Sovietica, e D’alema si rotrovò a passare dall’Europa al terzo Mondo . Di quel viaggio esistono indimenticabili immagini: D’alema insegna ai cinesi a cantare l’internazionale, coltivare le perle, ad allevare i bachi da seta, a intagliare la giada e persino a tenere le bacchette per il riso Com’è evidente per chi conosca quello sterminato paese i compagni cinesi hanno fatto tesoro prezioso di quei suggerimenti. Oggi hanno sviluppato quelle abilità a livelli allora impensabili. In verità c’è anche una foto in cui assieme a Fumagalli, il sottoscritto, Chiara Risoldi e Walter vitali sembriamo tutti paralizzati da una specie di rigor mortis assieme al gruppo dei giovani comunisti cinesi. Beh D’alema stava cercando di insegnar loro a stare fermi; In questo com’è evidente i Cinesi non riuscirono a seguirlo , in compenso possiamo dirlo senza piaggeria : il messaggio nella sinistra italiana ha avuto un grande successo…
Finisco con due altri insegnamenti e una ispirazione del D’alema Mundial : uno negli incontri con il Dalai lama cui D’alema raccomandò le virtù della calma (era l’epoca di sun tze) della serenità : il risultato fu clamoroso . Pochi lo sanno ma prima di conoscere D’alema sia il Dalai Lama che tutti i buddisti erano praticamente come Fassino nevrotici e stakanovisti…adesso la loro serena accettazione del mondo è proverbiale. Grazie a D’alema !
L’ultima e controversa foto quella sottobraccio agli Hizbollah : oggetto di una campagna vergognosa. D’alema in realtà stava cercando di insegnare la democrazia al Partito di Dio !! Purtroppo davanti alla ipotesi di doversi leggere i libri di Guseppe Vacca la maggioranza di loro ha deciso di continuare a farsi saltare in aria. Che ci volete fare.
Dalle sue esperienze internazionali ha tratto alcune delle idee più brillanti : ad un edicolante di Madrid che lo aveva riconosciuto e gli proponeva un numero del Pais con supplementi e con video, dvd e allegati , rispose “ No , no quiero nada mas ! Solo quiero un Pais Normal “ E si fermò folgorato Pais Normal …era nato il Paese Normale che tutti conosciamo!! A Condoleeza che lo continuava a chiamare davanti ai pescatori pugliesi ha insegnato la ricetta delle orecchiette con le cime di rapa per farla star buona ; A Tony Blair il rapporto con la Chiesa e quello è diventato un predicatore che non si riconosce. Con Clinton è andata male : quando D’alema ha saputo che suonava il sassofono subito gli è parsa una attività poco consona per uno statista (tanto più che lui non suona nessuno strumento)..e anche a lui ha voluto dare dato un consiglio : “Bill se ti piace tanto fattelo suonare da qualcun altro” . Bill ha capito male, ha preso la prima stagista …ed è andata come è andata. Potrei continuare a lungo…ma ognuno di noi ha presente almeno un insegnamento del D’alema Mundial , sta a noi rifletterci e seguirlo oppure guardarcene bene. Della sua generosa perspicacia siamo comunque grati.
pubblicato da lucianoconsoli il 25/4/2009 alle 16:12
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Un articolo di Obama

Vista la carenza di informazione sulla nostra stampa sulla 5° riunione degli Stati Americani che si è appena conclusa a Trinidad y Tobago ho tradotto un articolo a firma di Barak Obama che è stato pubblicato dai maggiori quotidiani Americani e sud americani. Mi sembra utile conoscere direttamente le fonti.

 
Avvicinandosi alla riunione degli Stati Americani, il nostro emisfero affronta un'opzione chiara. Possiamo superare le sfide che condividiamo con un senso di unione in questo proposito comune o possiamo seguire imbottigliati nei dibattiti del passato. Per il bene di tutti i nostri paesi, dobbiamo optare per il futuro.  
Troppe volte, gli Stati Uniti non hanno cercato né mantenuto le relazioni coi suoi vicini. Ci siamo lasciati distrarre da altre priorità, senza darci conto che il nostro progresso è direttamente vincolato al progresso in tutto il continente americano. Il mio governo si è impegnato con la promessa di un nuovo giorno. Rinnoveremo e manterremo relazioni più estese tra gli Stati Uniti e l'emisfero, per il bene della nostra prosperità comune e la nostra sicurezza comune.  
Per cominciare, abbiamo cominciato ad avanzare in quella nuova direzione. Questa settimana, modifichiamo la politica verso Cuba che non è riuscita a promuovere la libertà né opportunità a beneficio del paese cubano per decadi. In particolare, proibire che i cubanoamericanos visitino i parenti nell'isola od offrano loro risorse non aveva senso, specialmente dopo anni di difficoltà economiche in Cuba ed i devastanti uragani dell'anno scorso. Ora, quella politica è cambiata.  
La relazione tra gli Stati Uniti e Cuba è esempio di un dibattito nel continente che non esce dal secolo XX. Per far fronte alla crisi economica, non è necessario dibattere se è migliore un'economia rigida e diretta dal governo o un capitalismo sfrenato e senza regole; è necessario prendere misure pragmatiche e responsabili che promuovano la nostra prosperità comune. Per combattere la criminalità e la violenza, non è necessario dibattere se la colpa l'hanno i paramilitari di destra o gli insorti di sinistra; è necessaria la cooperazione pratica per rinforzare la nostra sicurezza comune.  
Dobbiamo optare per il futuro invece del passato, perché sappiamo che il futuro offre enormi opportunità se lavoriamo insieme. È per questo motivo che leader, da Santiago e Brasilia fino a Città del Messico cercano di rinnovare la società delle Indie affinché si raggiungano risultati in temi fondamentali come il recupero economico, energia e sicurezza.  
Non c'è tempo da perdere. La crisi economico mondiale ha pregiudicato molto il continente. Ora, anni di progresso nella lotta per battere la povertà e la disuguaglianza, vengono rimesse in gioco. Gli Stati Uniti stanno lavorando per promuovere la prosperità nell'emisfero spingendo il suo proprio recupero. Facendolo, aiuteremo a stimolare il commercio, l'investimento ed il turismo che danno una base più ampia alla prosperità dell'emisfero.  
Dobbiamo anche agire collettivamente. Nella recente riunione del G-20, gli Stati Uniti promisero di versare quasi $500 milioni in assistenza immediata a popolazioni vulnerabile, e contemporaneamente lavorare coi nostri alleati del G-20 per assegnare risorse considerabili per aiutare i paesi a superare momenti difficili. Abbiamo sollecitato alla Banca Interamericana di Sviluppo che massimizzi i prestiti per riannodare il flusso di credito e siamo pronti per esaminare la necessità e capacità futura del BID. Inoltre, stiamo lavorando per implementare norme strette e chiare che siano appropriate per il secolo XXI, al fine di evitare gli abusi che hanno generato l'attuale crisi.  
Facendo fronte a questa crisi, dobbiamo stabilire nuove fondamenta per la prosperità a lungo termine. Un settore che promette molto è quello dell'energia. Il nostro emisfero ha abbondanti risorse naturali che potrebbero produrre abbondante energie rinnovabile in maniera sostenibile, e contemporaneamente, generare impiego per la nostra gente. In questo modo possiamo far fronte anche al cambiamento climatico che minaccia di elevare il livello del mare dei Caraibi, ridurre i ghiacciai andini e produrre potenti temporali nella costa del Golfo degli Stati Uniti.  
Insieme, abbiamo la responsabilità di agire e l'opportunità di lasciare un mondo di maggiore prosperità e sicurezza. È per questo motivo che sono desideroso di creare una nuova Società delle Indie in materia di Energia e Clima che ci aiuti a condividere tecnologia, potenziare l'investimento e massimizzare il nostro vantaggio comparativo.  
Come promuoviamo la nostra prosperità comune, dobbiamo promuovere la nostra sicurezza comune. Troppe persone nel nostro emisfero si vedono forzate a vivere con la paura. È per questo motivo che gli Stati Uniti appoggeranno fermamente il rispetto per lo stato di diritto, la migliore osservanza della legge e la maggiore solidità delle istituzioni giudiziali.  
La sicurezza dei nostri cittadini deve promuoversi per mezzo del nostro impegno di allearci con chi combatte coraggiosamente i cartelli della droga, le combriccole ed altre reti criminali in tutte le Indie. E dobbiamo incominciare da casa nostra. Se riduciamo la domanda di droghe e restringiamo il flusso di armi e grandi quantità di denaro attraverso la nostra frontiera meridionale, possiamo promuovere la sicurezza negli Stati Uniti ed in altri paesi. E nel futuro, manterremo un dialogo duraturo nell'emisfero per assicurarci di sviluppare pratiche ottime, adattarci a nuove minacce e coordinare i nostri sforzi.  
Finalmente, la riunione dà ad ogni leader che è stato scelto democraticamente l'opportunità di reiterare i valori che condividiamo. Ognuno dei nostri paesi ha intrapreso la sua propria strada democratica, ma dobbiamo essere uniti nel nostro compromesso con la libertà, uguaglianza ed i diritti umani. Per questo motivo mi auguro che arrivi il giorno in cui tutti i paesi dell'emisfero possano prendere il suo posto davanti al tavolo, come una Unità Democratica Interamericana. E così come gli Stati Uniti perseguono l'avvicinamento al paese cubano, speriamo che tutti i nostri amici nell'emisfero si uniscano a noi per appoggiare la libertà, uguaglianza ed i diritti umani di tutti i cubani.  
Questa riunione offre l'opportunità di un nuovo inizio. Dalla promozione della prosperità, sicurezza e libertà a beneficio dei paesi americani dipende lo sviluppo della società del secolo XXI, senza adottare le pose inflessibili del passato. Questa è la leadership e la collaborazione, come soci, che gli Stati Uniti sono pronti ad offrire.  

Presidente Barack Obama  
 

pubblicato da lucianoconsoli il 19/4/2009 alle 17:14
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tags: cuba barak obama latino america

Quel che conta è il gesto: l'ignoranza al potere


 
Il solito Hugo Chavez, tanto per non farsi notare ( mi ricorda sempre di piu il nostro Berlusconi nei vertici ufficiali), mentre tutti erano già seduti al tavolo a ferro di cavallo predisposto per l'occasione dell'incontro degli Stati Americani a Trinidad y Tobago, si è alzato dal suo posto e ha raggiunto Obama seduto al suo. Poggiando la mano sulla spalla al Presidente americano ( non vi ricorda le pacche del nostro Premier?) gli ha offerto un libro. Obama, cortesemente si è alzato in piedi, mentre tutti i leader osservavano la scena con immensa libidine del Chavez, ha preso il libro e si è offerto alle telecamere e agli obiettivi fotografici. Non siamo in grado di sapere quali frasi di circostanza si sono scambiati i due, ma sembra che Obama all'inizio avesse pensato ad un libro del capo delle camice rosse venezuelane, che come le opere del mai dimenticato coreano KimHilSung, sono state stampate in qualche miliardo di copie a spese dei contribuenti venezuelani. E invece no, il Chavez aveva regalato a Obama nientepopodimenochè un capolavoro della letteratura latino americana: Le vene aperte dell'America Latina di Eduardo Galeano., L'opera è stata pubblicata per la prima volta nell'anno 1971, quando nel continente latino americano c'erano piu dittature che democrazie. L'opera non poteva circolare durante le dittature militari sudamericane ( Cile e Argentina tra le prime) perché "strumento di corruzione della gioventù". Ma come il nostro amato Presidente operaio, ferroviere, calciatore e via dicendo, probabilmente Chavez non conosce bene ciò di cui parla, o non legge i libri che regala. Se è vero infatti che Galeano è un simbolo dell'emancipazione del Latino America e della denuncia dei misfatti nord americani, è pur vero che Eduardo Hughes Galeano , uruguayano dal bel volto segnato dai suoi 69 anni di impegno civile e letterario, è anche un vero democratico che ha saputo dire e scrivere cose veramente forti contro il regime Castrista a Cuba. Cito solo un brano di una sua intervista di anni fa a Il Manifesto, esattamente di 6 anni fa, il 18 aprile del 2003, nel quale Galeano scriveva:
Il ventesimo secolo e questo scampolo del ventunesimo ci hanno dato testimonianza di un doppio tradimento del socialismo: la destabilizzazione della democrazia e il disastro degli stati comunisti trasformati in stati polizieschi. Molti di quegli stati si sono già disintegrati, senza infamia e senza lode, e i loro burocrati riciclati servono il nuovo padrone con entusiasmo patetico. La rivoluzione cubana nacque per essere diversa. Sottoposta a un'incessante pressione imperiale, è sopravvissuta come ha potuto e non come avrebbe voluto. Si è molto sacrificato quel popolo, intrepido e generoso, per continuare a stare in piedi in un mondo pieno di prostrati. Ma nel duro cammino che ha percorso in tanti anni, la rivoluzione ha perso progressivamente il vento della spontaneità e della freschezza che al principio l'aveva sostenuta. 
Lo dico con dolore. Cuba ci fa male. La cattiva coscienza non m'imbroglia la lingua per ripetere quel che ho già detto all'interno e fuori dell'isola: non credo, non ci ho mai creduto, alla democrazia del partito unico, e non credo neppure che l'onnipotenza dello stato sia la risposta all'onnipotenza del mercato..... Ma le rivoluzioni vere, quelle che si fanno dal basso e dall'interno come si fece la rivoluzione cubana, hanno forse bisogno di imparare cattive abitudini dal nemico che combattono? La pena di morte non si può giustificare, ovunque venga applicata. Credo al sacro diritto all'autodeterminazione dei popoli, in qualunque luogo e in qualunque tempo. Posso dirlo, senza che niente mi tormenti la coscienza, perché l'ho detto pubblicamente ogniqualvolta questo diritto è stato violato in nome del socialismo, con gli applausi di un vasto settore della sinistra, come successe, ad esempio, quando i carri armati sovietici entrarono a Praga nel 1968, o quando le truppe sovietiche invasero l'Afganistan alla fine del 1979. A Cuba sono visibili i segni della decadenza di un modello di potere accentratore, che trasforma in merito rivoluzionario l'obbedienza agli ordini che vengono calati dall'alto.
Questo è Eduardo Galeano, un fiero nemico delle dittature vere e mascherate, dei partiti stato, di ogni potere che limita l'espressione e la libertà. Insomma è un fiero avversario di Fidel Castro e di Hugo Chavez. Ma Chavez questo o non lo sa o non gli interessa. Quel che conta è il gesto plateale, intanto neanche chi scrive le notizie si va piu a documentare.

 

 

pubblicato da lucianoconsoli il 19/4/2009 alle 13:27
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Simpatia cosmica

 «A volte ci siamo disimpegnati, a volte abbiamo cercato di imporre la nostra volontà, ma da oggi non c'è più un partner maggiore e uno minore nei nostri rapporti». Con queste parole Barak Obama ha sintetizzato la nuova politica americana nel summit dei Paesi dell'America Latina. Ha riconosciuto gli errori e anche le atrocità di cui le passate amministrazioni USA si sono macchiate, dalle invasioni militari fino al sostegno dei dittatori e ai tentativi di assassinio di alcuni leader. Ma soprattutto ha riconosciuto la pari dignità di tutti gli interlocutori. "Questo è un nuovo inizio" ha detto Barak Obama alla riunione dell'OAS mettendo simbolicamente fine alla teoria del cortile di casa. L'America Latina da oggi è piu libera, ha conquistato la pari dignità, Messico, Brasile e Argentina sono definitivamente nel G20, per la prima volta non c'è un paese del sud america dove non si svolgano elezioni.  Octavio Paz in un suo splendido saggio tempo fa scriveva: Gli Stati Uniti sono sempre presenti tra noi, anche quando ci ignorano o ci voltano le spalle: la loro ombra copre tutto il continente: E' l'ombra di un gigante. L'idea che abbiamo di questo gigante è la stessa che appare nelle favole e nelle legende: Un grandiglione generoso e sempliciotto, un ingenuo che ignora la propria forza e che non è difficile da ingannare, ma la cui collera ci può distruggere. Paz concludeva il suo saggio con un inno poetico al dialogo, ripreso addirittura da Marco Aurelio, che sembra scritto per questa occasione: Quando spunta l'alba, bisogna dire a stessi: incontrerò un indiscreto, un ingrato, un perfido, un violento... Conosco la sua natura: è della mia razza, non per sangue nè per seme, ma perchè entrambi di una mente e di una funzione che è divina. Siamo nati per collaborare come i piedi e le mani, gli occhi e le palpebre, i denti superiori e quelli inferiori. Il dialogo non è se non una delle forme, forse la più alta, della simpatia cosmica.
Octavio Paz sarebbe molto felice oggi.
pubblicato da lucianoconsoli il 19/4/2009 alle 11:30
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Obama e Chavez: che stomaco.

 

Qualche mese fa Chavez aveva galvanizzato le folle delle sue camicie rosse minacciando "el Senor Obama". Ieri gli ha stretto la mano sussurrandogli: voglio essere tuo amico. Oltre al fatto che non comprerei una auto usata da Chavez debbo riconoscere ogni giorno di piu che la politica non fa per me. Capisco che è la strada giusta, parlare con l'Iran, con Chavez e tutto il resto, ma ci vuole uno stomaco che non mi appartiene. Comunque meno male che c'è Obama. E speriamo che anche Raul non ascolti i cattivi consigli del piu celebre fratello Fidel e non si faccia tirare troppo la giacchetta. Cuba non ne puo piu, e anche i cubani vogliono entrare nel XXI secolo.
pubblicato da lucianoconsoli il 18/4/2009 alle 13:41
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La rabbia e il dolore




Sono stato in viaggio per qualche giorno ma sembra passato un secolo. Il terremoto in Abruzzo sembra avermi riportato bruscamente ad una realtà atroce a volte esorcizzata. Ero in volo tra il Messico e l'Italia quando la terra ha tremato. Avevo ancora la testa all'ultimo discorso del Presidente messicano che aveva fatto approvare del Parlamento una legge che impone a tutti i "servitori dello Stato" ovvero i dipendenti pubblici di ogni ordine e grado che nessuno, in nessun caso, possa avere uno stipendio superiore a quello del primo cittadino messicano che è equivalente a circa 250mila dollari l'anno. Pensavo a cosa sarebbe successo nel nostro Paese se fosse passata una simile legge. Si perchè ce la prendiamo sempre con gli stipendi dei parlamentari ma non vediamo o non vogliamo vedere che altri "servitori dello Stato" tra l'altro senza alcun giudizio elettorale guadagnano molto di più per gestire municipalizzate a aziende pubbliche senza alcun ritegno per l'uso del denaro pubblico, i bilanci o meriti gestionali. Appena sceso a Malpensa per cambiare volo per Roma nel breve scalo tecnico compero i quotidiani e guarda caso trovo proprio su Il Giornale un interessante elenco degli stipendi dei cosiddetti manager di stato e ricevo conferma di questo altro scandalo tutto italiano e la giustezza del provvedimento messicano. Poi la telefonata: c'è stato un terremoto in Abruzzo, ci sono decine di morti. Mi torna alla mente quel giorno di circa 30 anni fa quando guidai una colonna di aiuti in Irpinia, con un  ospedale da campo e tanti aiuti inviati dal Comune di Roma dell'allora sindaco Petroselli. Facemmo base a San Gregorio Magno, epicentro del sisma, raso al suolo e solo dopo decenni ricostruito. Vidi la morte, ne toccai il gelo, ne assaporai l'odore, mi assordò il suo assordante silenzio. Nell'ora di volo tra Milano e Roma, fatto talmente tante volte da sembrarmi un giro in metropolitana, rividi quelle facce disegnate da profonde rughe e bruciate dal sole irpino, tanto simili a quei volti degli indio di origine maya che uscivano dai loro rifugi dopo l'uragano Dean di due anni fa, e ora della povera gente di Paganico, Onna e degli altri paesi abruzzesi devastati. Tornato nella falsa sicurezza delle pareti domestiche, come scopriamo solo in questi momenti, comincia la spasmodica ricerca di informazioni, dettagli, immagini che so per certo che rimarranno per sempre in qualche cassetto della memoria. Scorro l'elenco di amici, conoscenti, colleghi che vivono in quelle zone, i telefoni sono inutili ed illusori strumenti che in questi casi accrescono il senso di impotenza. E con le notizie arriva la rabbia e il dolore. Questi sentimenti, come la vendetta, hanno bisogno di tempo. Ma presto ci dovrò tornare. Adesso c'è solo tempo per mettere al servizio di quella povera gente soldi, tempo e quel poco di professione che anche una piccola tv come RED può mettere al loro servizio.
pubblicato da lucianoconsoli il 8/4/2009 alle 9:5
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E' un giorno felice

Oggi è un giorno felice per tutti gli uomini e le donne che credono che questo mondo possa cambiare. Lo scorso 27 gennaio su questo blog feci un appello al Presidente Obama perchè tra i suoi primi atti ci fosse quello della ratifica degli accordi per il Comitato Onu dei diritti dell'uomo e dell'infanzia. Ieri finalmente la notizia: gli Stati Uniti hanno dato mandato ai propri ambasciatori a Ginevra per la ratifica. La mia amica Rosa Maria Ortiz e tutti quelli che da anni lottano per la difesa dei diritti umani possono oggi brindare, e noi con loro.
pubblicato da lucianoconsoli il 2/4/2009 alle 21:29
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