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Chavez e la libertà

 


Bloccato per circa un'ora in aeroporto, al suo arrivo in Venezuela, Mario Vargas Llosa. Le autorita' di Caracas avrebbero controllato minuziosamente le valigie dello scrittore peruviano, in citta' per partecipare al seminario anti-Chavez che si apre domani proprio a Caracas. Una volta uscito dall'aeroporto Vargas Llosa ha raccontato che un funzionario della dogana gli ha spiegato che in quanto cittadino straniero non ha diritto a fare dichiarazioni politiche. Lo scrittore e' molto critico nei confronti del presidente venezuelano Chavez. (Agr
)

Che ne pensa Gianni Minà e tutti gli artisti di Hollywood che si sono fatti immortalare con orgoglio abbracciati a Chavez?
pubblicato da lucianoconsoli il 28/5/2009 alle 8:26
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tags: hugo chavez venezuela mario vargas llosa seen penn gianni minà

Un tetraplegico nel Parlamento Argentino



Quello che vedete al centro della foto è Jorge Rivas, un deputato del Partido Socialista de Argentina, eletto nel novembre 2007. Alla sua destra PIlar di 6 anni e a sinistra Sebastian di 10, i suoi due figli. L'occasione di questa foto è stato il suo primo ingresso al Parlamento Argentino, avvenuto venerdi scorso, dopo un anno e mezzo circa dalla sua elezione. Jorge infatti dopo essere stato eletto e prima dell'insediamento fu vittima di un furto e di una aggressione di cui non sono stati ancora accertati gli autori. In quel tragico episodio Jorge riportò lesioni gravissime e divenne tetraplegico, immobilizzato su di una sedia a rotelle senza poter parlare ne muovere altro che due dita della mano.. Lunghe cure, infinite sedute di riabilitazione e la su fortissima volontà unita alle nuove tecnologie gli hanno permesso venerdi di prendere possesso del suo seggio parlamentare in una cerimonia molto toccante dove anche l'opposizione ha reso omaggio al suo coraggio e alla sua forza. Hanno dovuto predisporre un seggio particolare per lui dove può arrivare sulla sua inseparabile carrozzella, e potendo parlare solo con un sintetizzatore vocale che lui comanda con lo sguardo anche i sistemi audio sono stati adeguati. E' la prima volta che questo succede, ma non cercate la notizia sui nostri giornali: non la troverete. Già questa notizia sarebbe sufficiente a farci morire d'invidia per la sensibilità dimostrata dal Parlamento argentino, ma c'è una notizia nella notizia: per il seggio di Jorge si è dovuto studiare un adattamento del sistema di voto dei deputati che abilita al voto solo i seggi che risultano occupati sulla base di un sistema a "bilancia" che segnala la presenza del deputato. Insomma i "pianisti" ci sono in tutto il mondo, ma qualcuno ha inventato sistemi difficilmente aggirabili. Se infatti la "bilancia" non registra il peso di una persona sullo scranno non abilita il voto. Da noi forse i "pianisti" si sarebbero presentati con pesi da 60 o 70 chili per ingannare la bilancia.
pubblicato da lucianoconsoli il 24/5/2009 alle 19:25
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tags: argentina parlamento jorge rivas

Yoani Sanchez di nuovo on line



Pubblico l'ultimo post dal blog di Yoani Sanchez di cui avevo già parlato. Sembra che Raul Castro faccia sul serio e dovremmo aiutare questo processo, a dispetto del Leader Maximo.

 Credo che l’influenza di Internet sulla nostra realtà sia maggiore di quanto avrei mai pensato. Dopo diversi giorni in cui non è stato possibile collegarsi alla rete dagli hotel, come il Meliá Cohiba, il Panorama e l’emblematico Hotel Nacional, pare che abbiano tolto il divieto. Oggi ho parlato con le stesse impiegate che circa due settimane fa mi mostrarono la risoluzione che escludeva i cubani dall’uso dei servizi negli insediamenti turistici. Mi hanno detto che adesso posso di nuovo comprare la fantastica targhetta che apre la porta al mondo virtuale.

Forse può sembrare un po’ presuntuoso, ma credo che se non avessimo imbastito il caso degli ultimi giorni - denunciando un simile apartheid - ci avrebbero tolto quella possibilità di collegarci alla rete. Abbiamo compreso che si piegano quando sono sotto pressione, che devono modificare i piani quando i cittadini alzano la voce e i media internazionali fanno eco. Ce ne siamo resi conto in occasione del caso Gorki e questa marcia indietro ci conferma che tacere serve soltanto a farci strappare ulteriori spazi. Approfittiamo che adesso dicono che “i cubani possono collegarsi a internet” e prendiamolo come un impegno pubblico. Obblighiamoli a onorarlo e in caso contrario, abbiamo Twitter, Facebook e gli SMS per reclamare quando torneranno a tapparci la bocca.

* Lunedì scorso, insieme a una dozzina di blogger ho svolto un’indagine in oltre quaranta hotel della città. A eccezione dell’Occidental Miramar, tutti dicevano di non conoscere la regola che proibiva l’accesso a Internet da parte dei cubani.
pubblicato da lucianoconsoli il 24/5/2009 alle 10:27
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tags: cuba yoani sanchez fidel castro raul castro

Il complotto della perfida Albione



"Quella sera in Sardegna Tony mi ha detto 'qualsiasi cosa succeda non far sì che mi facciano delle foto vicino a Silvio con la bandana. Stai tu in mezzo, perchè sennò la stampa britannica ci uccide'". Lo ha raccontato Cherie Blair, moglie dell'ex premier ricordando la famosa passeggiata a Porto Rotondo - era l'agosto del 2004 - con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in bandana. La rivelazione è venuta nel corso dell'intervista rilasciata oggi dalla ex first lady britannica a Fabio Fazio, nella registrazione della puntata odierna di Che tempo che fa.

Tutti comunisti questi inglesi. Aveva ragione LUI sulla pefida Albione.
pubblicato da lucianoconsoli il 23/5/2009 alle 21:3
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tags: berlusconi tony blair bandana

Quei comunisti del Guardian

Oggi Il Guardian, quotidiano londinese, ha pubblicato questo breve editoriale non firmato, quindi espressione della linea del quotidiano:

L'editoriale è intitolato semplicemente "In praise of La Repubblica" (A elogio de la Repubblica). Ecco il testo. "Nonostante rumori minacciosi da parte di Silvio Berlusconi, il principale quotidiano italiano di centro-sinistra si è rifiutato di smettere di chiedere risposte alle 10 domande poste al premier circa la sua relazione con una adolescente napoletana, Noemi Letizia. Nessun altro leader democratico avrebbe potuto ignorare i quesiti su questa amicizia nel modo in cui lo ha fatto Berlusconi. La sua spiegazione di come ha conosciuto la famiglia Letizia non regge. Egli non ha spiegato l'affermazione della sua giovane amica sul fatto che il premier le avrebbe aperto la strada in politica o nello show business. Né ci sono state spiegazioni sulle nuove rivelazioni secondo cui la 18enne signorina Letizia è proprietaria di quattro case. Questa è molto più che curiosità della stampa. Sua moglie ha detto che non può più stare con un uomo che "frequenta minorenni" e che egli "non sta bene". Repubblica ha fatto notare che le dichiarazioni della signorina Letizia sui regali di compleanno ricevuti dall'uomo che lei chiama 'papi' lasciano intendere che erano amici da quando lei aveva 15 anni. La stampa rimane una delle poche forze critiche in una società in cui quasi tutti i canali televisivi rispondono a Mr. Berlusconi. Finora, il suo solo gesto per dare spiegazioni è stato di apparire in un talk show il cui ossequioso presentatore gli ha lasciato pronunciare un monologo autogiustificativo. Ma quando un giornalista di Repubblica ha provato a fargli una domanda questa settimana, Mr. Berlusconi ha perso le staffe. "Che diritto ha di fare domande?", ha gridato. La risposta, in una società democratica, deve essere: "Tutti i diritti del mondo". Repubblica sta combattendo una battaglia solitaria e merita sostegno".

La sinistra comunista ha conquistato il controllo anche del Guardian e del Times. Per fortuna che Berlusconi c'è.
pubblicato da lucianoconsoli il 23/5/2009 alle 20:14
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tags: berlusconi the guardian la Repubblica

Ci possiamo baciare...


Il Governo del Distretto Federale ( Città del Messico) e il Comitato Scientifico di Vigilanza Epidemiologica questa mattina hanno abbassato il grado di allerta sanitaria per il virus A H1N1, dal colore giallo a quello verde, che significa la ripresa al cento per cento di tutte le attività economiche e sociale nella capitale messicana. 
Alla fine della conferenza stampa, il capo del governo capitolino, Marcel Ebrard, rispondendo ad una domanda di una giornalista ha posto la parola fine a tante paure e illazioni con una battuta:
"Sí, ya nos podemos besar".

pubblicato da lucianoconsoli il 21/5/2009 alle 16:3
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tags: città del messico messico influenza suina marcel ebrard

Ultime dalla Pandemia

Pochi ricordano che meno di un mese fa, il 23 di aprile, il mondo era sull'orlo del panico per una temuta pandemia di un virus sconosciuto che stava mietendo vittime a migliaia e che fu paragonata alla temibile "spagnola". Sempre spagnolo parlava il nuovo virus, avendo la sua origine in Messico. L'organizzazione mondiale della sanità si affrettò a porre l'allarme a livello 5 (su 6), ma quando vide che il virus era innocuo tentò di scaricare sul governo messicano le responsabilità prontamente rispedite al mittente. Altri Paesi, come Cina, Perù, Ecuador, Argentina e Cuba chiusero le frontiere e i voli con il Messico, e il redivivo Fidel castro denunciò un complotto messico-americano per aver tardato a dare l'allarme. Insomma in tempi di panico si vede il peggio dell'essere umano e dei governanti e anche questa volta non è stata da meno. Nel frattempo il Messico è in ginocchio, con 1,5 del Pil in meno, 50.000 disoccupati in più e un crollo del turismo pari al 60%. Il turismo è la terza voce delle entrate, dopo le rimesse degli emigranti ( anche queste in calo per la crisi americana) e il petrolio. Comunque, da circa 10 giorni non si registrano vittime in Messico, ma questo non lo leggerete sui nostri quotidiani, quindi continuo a riportare i bollettini ufficiali della Secrateria de salud de Mexico:

Influenza A(H1N1)
Número de casos confirmados2,895Número de defunciones:66  


Casos acumulados hasta las 08:40 hrs. del día 15 de mayo del 2009.

Fuente: Secretaría de Salud.

La notizia positiva di oggi è la visita a Città del Messico dell'alcalde di Madrid Alberto Ruiz Gallardon, che con la sua presenza ha voluto dimostrare ai suoi concittadini che non c'è alcun pericolo a che viaggiare in Messico non solo è possibile ma dopo quello che ha passato è anche un concreto atto di solidarietà. Forse anche qualche nostro governante potrebbe fare altrettanto. Nel frattempo tutti hanno riaperto le frontiere e i voli meno uno. Indovinate chi? Ma certo, è il paese di adozione di Gianni Minà, la patria della libertà che non permette a Yoani Sanchez di andare a Torino a presentare il suo libro. Proprio lei, la Cuba di Fidel.

Alla prossima. 






pubblicato da lucianoconsoli il 19/5/2009 alle 9:18
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tags: cuba fidel castro gianni minà yoani sanchez messico. pandemia

Guatemala - secondo atto.

L'altro giorno tutto il mondo è stato colpito da quel video registrato da un avvocato Guatemalteco prima di essere assassinato. Quelle prime parole ancora risuonano nelle teste di tutti noi: Se vedrete questo video sarò morto... Purtroppo noi abbiamo visto quel video e il povero avvocato è stato ucciso sulla sua bicicletta da sicari spietati. Dopo l'emozione e lo sconcerto avevo fatto una agghiacciante ipotesi: che qualcuno, probabilmente i suoi assassini, avessero costretto l'avvocato a registrare quelle dichiarazioni, magari promettendogli salva la vita. Quell'ambientazione del video, con il panno azzurro dietro le spalle, quel tavolo spoglio, forse gli occhi stessi dell'avvocato mi avevano fatto sospettare. Mi auguravo che altri avessero ripreso questi miei stessi sospetti e avessero indagato. Fino ad ora non ho trovato nulla, ma i fatti cominciano ad arricchirsi di particolari che rafforzano i miei sospetti. Il giorno dopo la divulgazione del video, un giornalista di destra, un certo Mario David Garcia, parlando nel suo programma radiofonico aveva detto di sentirsi minacciato anche lui, che lo avrebbero ucciso come l'avvocato, perchè era stato lui a registrare quel video con le accuse a Alvaro Colom. Il presidente Colom aveva reagito duramente e sapendo la poca credibilità e la corruttibilità della giustizia guatemalteca aveva chiesto e ottenuto che le indagini fossero affidate alla CICIG, la Commissione Internazionale contro l'impunità in Guatemala, una organizzazione appositamente costituita sotto il controllo dell'ONU. La CICIG aveva accettato l'incarico e ha cominciato le indagini. Oggi la prima notizia: Il video fu registrato nell'ufficio di Mario David García, un giornalista indagato per aver appoggiato un colpo militare contro Vinicio Cerezo nel 1988 come risulta dalla relazione della Commissione Per il Chiarimento Storico, una commissione della verità creata dalle Nazioni Unite per stabilire gli abusi commessi durante la guerra civile (1960-1996). Nel frattempo Colom ha ricevuto l'appoggio dei 250 alcalde (una sorta di sindaci-governatori) del Guatemala e domenica prossima sono state annunciate due grandi manifestazioni, una contro e l'altra a favore del Presidente. E' evidente che ora si tenterà la strada dello scontro di piazza, magari con qualche morto, per destabilizzare ancora di più la fragile democrazia. E quando il Paese cadrà nel caos, vedrete che il capo dei narcotrafficanti, El Cachote, miracolosamente fuggirà.
Ma dove sono finiti i giornalisti di guerra? Possibile che nessuno dei nostri quotidiani abbia i soldi e la curiosità per spedire un inviato a seguire questa situazione? Dopo aver riportato la notizia del video-accusa nessuno ha piu informato i lettori di quel che sta succedendo. Tutto si brucia in una emozione e poi si dimentica. Questa non è informazione.
Alla prossima puntata.

pubblicato da lucianoconsoli il 15/5/2009 alle 23:6
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tags: guatemala Alvaro Colom onu narcotraffico

Gli effetti economici della temuta Pandemia

Per quei pochi che non dimenticano, continuo ad informare sulla temuta Pandemia. Il brano che segue è parte di una interessante analisi della dottoressa Manuela Ciotoli.

"Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanitá, il virus A/H1N1, responsabile della cosiddetta “influenza suina”, conta oltre 5.000 casi accertati in piú di 30 paesi e circa 60 decessi, la maggior parte dei quali in Messico. Anche se il livello di allerta decretato dall'OMS rimane 5 su 6, sembra scongiurato il rischio di una pandemia di proporzioni piú gravi; il virus puó essere curato con i normali antivirali e, se si considera che la semplice influenza stagionale uccide tra le 250mila e le 500mila persone nel mondo ogni anno, non sembra si possa parlare di nuova “febbre spagnola”, anche se le autoritá mondiali non nascondono ancora una certa dose di preoccupazione circa la possibile evoluzione dell'epidemia. In questo contesto, la vittima piú illustre del virus sembra essere al momento l'economia messicana. I danni diretti e indiretti provocati dall'esplosione dell'epidemia la scorso 24 aprile fino ad oggi sono ingenti: gli ultimi dati affermano che l'interruzione di tutte le attivitá pubbliche e la chiusura degli esercizi commerciali hanno provocato danni per quasi 950 milioni di dollari, pari allo 0,7% del PIL. 
Adesso che il peggio sembra passato, è il momento per il governo messicano di contare i danni e di intraprendere le misure necessarie per rimettere in sesto il paese.  Dall'inizio dell'emergenza lo scorso 24 aprile, si calcola che la cancellazione di tutti gli eventi, la chiusura degli uffici e degli esercizi commerciali, nonché la propensione delle persone a restare chiuse in casa, siano gia costate all'industria dei servizi di Cittá del Messico 55 milioni di dollari al giorno; il peso ha subito una flessione del 4% rispetto al dollaro e la borsa locale ha subito una riduzione del 3%. La Confederación de Cámaras Nacionales de Comercio, Servicios y Turismo ha affermato che l'impatto per la chiusura di negozi, musei, cinema, palestre, locali pubblici rappresenta una perdita di 12.645 milioni di pesos (circa 950 milioni di US$), pari allo 0,7% del PIL. Oltre ai costi indiretti per l'economia, occorre considerare naturalmente i costi diretti per l'emergenza sanitaria immediata, come lo stanziamento di 120 milioni di pesos, circa 9 milioni di dollari, impiegati per un programma di pulizia e disinfestazione di scuole, mezzi pubblici e uffici.
La Banca Mondiale ha immediatamente stanziato 25 milioni di dollari per l'acquisto di medicine e per far fronte all'emergenza sanitaria, oltre allo stanziamento di ulteriori 3 milioni di dollari da parte della Banco Interamericano del Desarrollo; oltre a ció, non si esclude l'utilizzo della linea di credito di 47 miliardi di dollari (la cosiddetta “Flexible Credit Line”) recentemente aperta dal Messico con il Fondo Monetario Internazionale, che andrebbe a finanziare le misure che il governo deve intraprendere per ovviare alle perdite subite negli ultimi giorni in tutti i settori dell'economia. Ma il danno d'immagine causato al paese, che coinvolge due settori chiave per l'economia messicana, il turismo e le esportazioni alimentari, potrebbe essere piú duraturo."

pubblicato da lucianoconsoli il 14/5/2009 alle 15:23
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tags: messico influenza porcina crisi economica

Se vedrete questo video sarò morto....

Con queste parole inizia la registrazione di un avvocato guatemalteco diffuso oggi su youtube e rilanciato dai maggiori network mondiali. Nel video l'avvocato Rodrigo Rosenberg, 47 anni, si rivolge alla telecamera e annuncia che ad ucciderlo è stato il Presidente del Guatemala Alvaro Colom, sua moglie e il suo segretario particolare. Rodrigo Rosenberg è stato effettivamente ucciso domenica scorsa a Città del Guatemala con tre colpi di pistola mentre passeggiava in bicicletta non lontano dalla sua abitazione.
In un messaggio televisivo alla nazione, il presidente Colom ha chiesto alla popolazione di non seguire «la gente che, mossa da cattive intenzioni, inventa fatti per creare instabilità». E in un comunicato il governo ribadisce di essere impegnato in «una lotta aperta contro la criminalità organizzata», che «non si fermerà».
Questa la notizia che potrete trovare qui e qui con il video completo.
Ho conosciuto personalmente Alvaro Colom e ho scritto di lui, temendo per la sua vita per l'impegno che stava mettendo nella lotta al narcotraffico, alla violenza e nel rinnovamento del suo martoriato paese.
Da amico ed estimatore non ho avuto dubbi sulla sua innocenza, ma non nascondo che la notizia mi ha scosso. Ho visto varie volte il video in versione originale, la prima volta, incredulo, non ho quasi capito niente della complicata spiegazione degli intrighi e dei traffici che avrebbero portato l'avvocato ad emettere la sua condanna cosi spietata. Poi ho continuato a vederlo e ogni volta avevo come l'impressione che qualcosa non andasse, mi sembrava troppo premeditato, troppo sicuro quell'uomo dall'aspetto mite che è stato ucciso e che aveva preparato per tempo il suo atto di accusa. Solo all'ultimo mi sono reso conto di quello che non andava: la scena.
Si la scena, quel panno azzurro dietro le spalle, un portacenere nero da sala d'attesa alla destra, un tavolo anonimo senza un oggetto, quella cartellina gialla che sembrava vuota. E quegli sguardi furtivi verso qualcuno che stava dietro la telecamera. E un brivido mi ha percorso la schiena. Il povero avvocato Rodrigo Rosemberg mi ha ricordato le foto che le Brigate Rosse ci mandavano di Aldo Moro. Ma pensateci, se foste minacciati di morte e voleste lasciare il vostro atto di accusa registrato in una cassetta da distribuire dopo la morte pensereste a preparare la scena e a renderla irriconoscibile? Io no, mi metterei forse in salotto, forse con qualche amico come testimone che entra nel video, mostrerei le mie prove e direi che la polizia le potrà trovare dal notaio tal dei tali o nella cassaforte, insomma tutto farei meno che mettere un panno blu e togliere tutto di torno. Ecco la verità dunque: quell'uomo che accusa Colom è un prigioniero, è un condannato a morte a cui chiedono di scavare la buca dove lo seppelliranno. E sono certo che i suoi carcerieri si chiamano Los Zetas, il braccio armato del cartello del narcotraffico del Golfo che stanno facendo di tutto per liberare il loro capo, El Cachote, da circa un anno prigioniero in Guatemala e guardato a vista da 40 poliziotti e 30 soldati fedeli ad Alvaro Colom. Qualche giorno fa hanno anche telefonato alla sede del Presidente per minacciarlo di morte e hanno tentato tutte le strade per liberarlo, dalla corruzzione alle stragi. Ma Colom non molla, e rischia la vita. E allora  adesso tentano con lo scandalo per farlo fuori, per neutralizzarlo, per costringerlo a piegarsi. Spero domani di svegliarmi e leggere che altri giornalisti veri, di quelli che non si limitano a copiare le agenzie, hanno notato le mie stesse cose e ne hanno scritto ai propri lettori.
Lo spero veramente, perchè credo ancora nella verità. E in Alvaro Colom.

pubblicato da lucianoconsoli il 12/5/2009 alle 20:46
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tags: guatemala. alvaro colom narcotraffico los zetas
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