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Cafè Latino 3° puntata

pubblicato da lucianoconsoli il 30/7/2009 alle 15:26
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L'agenda di Oscar Arias

Da poco sono arrivati gli aerei che trasportavano a San Josè di Costa Rica i due Presidenti dell'Honduras, quello destituito Zelaya e quello provvisorio Micheletti. Le due dichiarazioni appena sbarcati sono state di tono notevolmente diverse: Zelaya ha insultato il "golpista" Micheletti mentre quest'ultimo si è augurato che le capacità diplomatiche di Arias portino ad una soluzione nell'ambito "del dettato costituzionale del nostro Paese". Ovviamente siamo alla guerra psicologica e ognuno ha scelto il suo gioco: Zelaya quello del martire e Micheletti quello del costituzionalista. Entrambe sanno che è solo un gioco perché entrambe hanno violato apertamente quelle regole che dicono di volere rispettare. Adesso spetterà al Premio Nobel per la pace e Presidente del Costa Rica Oscar Arias farli sfogare e poi portarli sulla sua agenda. Da quello che mi risulta Arias avrebbe una ipotesi abbastanza precisa dell'obiettivo da raggiungere senza che nessuno dei due perda la faccia. Questi potrebbero essere i punti:
1) Zelaya rientra nel suo Paese con un voto di amnistia per i suoi reati votato dal Congresso.
2) Micheletti si dimette di fronte al Congresso per riconsegnare la Presidenza a Zelaya il quale immediatamente rinuncia a qualsiasi cambiamento costituzionale (o 4 urna) e convoca i comizi elettorali per il prossimo settembre ( ovvero circa due mesi prima della normale scadenza).
3) Si costituisce una commissione con personalità nazionali e internazionali per il controllo della consultazione elettorale.
4) Tutte le parti firmano un patto di riconciliazione nazionale con il quale mettono la parola fine su quanto avvenuto, una sorta di condono tombale come diremmo da noi.
Il percorso è molto impervio, ma Arias può contare, oltre che sulle sue capacità anche sull'appoggio degli Usa, del Canada e di qualche altro membro della OEA. Le varianti a questa agenda sono infinite, ma tutti gli analisti concordano che la pace passa solo se entrambe le parti potranno dire di aver vinto, e quindi Zelaya deve rientrare e ritornare da essere Presidente anche solo per un giorno e Micheletti e gli altri organi costituzionali debbono avere la garanzia che si elegga un nuovo Presidente al più presto e che finiscano i tentativi di stravolgere la Costituzione.
Nelle prossime ore assisteremo forse a qualche rottura, a qualche dichiarazione infuocata per alzare la posta, ma se il buon senso prevale torneranno al tavolo e chiuderanno l'accordo. L'augurio migliore per l'Honduras oggi è quello del Cardinal Rodriguez: Che Hugo Chavez pensi al suo paese e lasci in pace il nostro.
Alla prossima
pubblicato da lucianoconsoli il 9/7/2009 alle 21:53
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tags: Honduras Zelaya Micheletti Arias Costa Rica Chavez

Hillary Clinton su Chavez

" Crediamo che sia necessario avere un dialogo tra gli Stati Uniti e il Venezuela su una serie di questioni" ha detto la segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, in una intervista concessa alla televisione venezuelana Globovision. " Chiediamo di poter discutere quello che vediamo. E parte di quello che speriamo di vedere nei prossimi mesi in Venezuela è un riconoscimento che si possa essere un leader molto forte ed avere opinioni forti senza tentare di prendere troppo potere e di imporre il silenzio a tutti i suoi critici".

Parole che non hanno bisogno di commento. E' il primo pronunciamento chiaro sul "regime" che sta instaurando Chavez.



 
pubblicato da lucianoconsoli il 8/7/2009 alle 19:27
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tags: Chavez venezuela Hillary Clinton

Il Cardinale e il suo alunno

" Siamo un Paese piccolo ma un Paese sovrano. Da quando venne Chavez a insultarci nel mese di agosto del 2008, questo signore sta tentando di mettere le sue mani sul nostro Paese" Con queste dure parole il Cardinal Oscar Andres Rodriguez Mariadaga, Presidente della Conferenza Episcopale dell'Honduras torna sulle ultime vicende del suo Paese. In una intervista rilasciata alla CNN en espanol l'alto prelato racconta molti particolari precedenti alla destituzione di Zelaya. " Il Presidente Zelaya è un mio amico, fu mio alunno, e mi ha molto addolorato tutto quello che è successo perchè l'11 di giugno scorso siamo stati tre ore e mezzo a parlare. Zelaya venne a trovarmi nella mia casa presso la Conferenza Episcopale e parlammo con grande chiarezza di tutti i problemi e mi sembrava che avesse capito che non doveva insistere con la sua clausola, che era in violazione della Costituzione". Il Cardinale aggiunge che anche Zelaya sapeva che insistendo nella proposta di  modifica dell'art. 239 della Costituzione della Repubblica " cessava immediatamente dal suo incarico e resta inabilitato per dieci anni dall'esercizio di tutte le funzioni pubbliche ("Quien proponga la reforma' de este Artículo, 'cesa de inmediato en el desempeño de su cargo y queda inhabilitado por diez años para el ejercicio de toda función pública"). Pertanto, aggiunge il Cardinale, Zelaya quando fu catturato non era più il Presidente della Repubblica. Ma la parte più dura dell'intervista Oscar Andres Rodriguez la dedica a Hugo Chavez, Presidente del Venezuela: " Desidero approfittare di questa occasione che mi offre con questa intervista per rigettare l'ingerenza del Presidente del Venezuela. Siamo un Paese piccolo ma un Paese sovrano. Da quando venne Chavez a insultarci nel mese di agosto del 2008, (per l'adesione dell'Honduras all'ALBA, l'alleanza Bolivariana) questo signore sta tentando di mettere le sue mani sul nostro Paese. Che ci lasci in pace. che si dedichi a governare il suo di Paese e basta".

Mi sembra abbastanza chiaro a questo punto che Zelaya abbia voluto forzare la situazione contando sull'appoggio di Chavez e dell'ALBA, cosa questa ben conosciuta dagli altri Paesi della OEA, tanto da emettere una risoluzione molto preoccupata appena tre giorni prima di quella famosa domenica 28 giugno e che lo stesso Zelaya abbia infranto il dettato Costituzionale. Mi sembra altrettanto chiaro però che nessuno ancora ci spiega perché i poteri costituzionali non hanno arrestato Zelaya invece di deportarlo, infrangendo anch'essi un articolo della Costituzione e più precisamente l'art. 102 che impone che "nessun hondureno potrà essere espatriato ne trasferito in uno Stato straniero" ("Ningún hondureño podrá ser expatriado ni entregado a un Estado extranjero").

Per tali ragioni, la OEA doveva da subito avviare una riconciliazione costituzionale tra le due parti, entrambe illegali, e per tale ragione che fin dall'inizio avevo parlato di due golpe e non di uno soltanto. Ho l'impressione che Micheletti abbia capito e si stia disponendo a trattare. Non altrettanto ben disposto mi sembra Zelaya che continua a parlare di "reintegro senza condizioni nelle sue funzioni di Presidente della Repubblica". Ma il premio Nobel per la Pace Oscar Arias queste cose le conosce bene e sono certo che saprà far meglio della OEA.

Alla prossima.


 

 


    

pubblicato da lucianoconsoli il 8/7/2009 alle 17:45
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HONDURAS: LA SOLUZIONE PASSA DA WASHINGTON


washington, 7 lug - passa dal presidente del costa rica, oscar arias, ed attraverso gli uffici del dipartimento di stato di washington, la soluzione della crisi in honduras, che ha portato alla deposizione del presidente democraticamente eletto, manuel zelaya, e al regime del presidente de facto roberto micheletti. oggi zelaya si è incontrato con il segretario di stato usa, hillary clinton. un incontro che gli usa hanno preferito in un primo tempo trattare in modo molto riservato, senza anticiparne nè l'ora nè il luogo. poi, è stata la stessa clinton a presentarsi al consueto briefing previsto quotidianamente al ministero degli esteri, per dire che "una soluzione alla crisi è possibile". la soluzione è questa: è opportuno che zelaya eviti "il confronto diretto" con coloro che il 28 giugno scorso hanno guidato il colpo di stato in honduras, ed accetti l'ipotesi secondo cui il presidente del costa rica possa fare damediatore tra le parti in causa. "invitiamo le parti a cessare ogni violenza e a cercare una pacifica e durevole soluzione costituzionale, per mettere fine attraverso al dialogo alle divisioni in corso in honduras" ha affermato hillary clinton dopo l'incontro con zelaya. il quale dal canto suo, sia arrivando che lasciando il dipartimento di stato, ha evitato di fare dichiarazioni ai giornalisti. dopo l'incontro si è limitato a confermare l'ipotesi secondo cui la soluzione della crisi dovrebbe essere basata sulla risoluzione adottata dall'onu, che prevede il suo ripristino "immediato e senza condizioni" alla presidenza. mentre il presidente deposto parlava con la clinton, nelle stesse ore una delegazione di parlamentari honduregni facenti capo a micheletti ha tenuto a sua volta nella sede della stampa estera di washington una conferenza stampa. motivo dell'iniziativa era quello di chiarire le ragioni "degli equivoci e dei fraintendimenti" nati nella comunità internazionale successivamente al 28 giugno, giorno in cui zelaya fu caricato su un aereo e portato fuori confine dai suoi stessi militari. a dare quell'ordine era stata la corte suprema dell'honduras, la quale anche oggi ha ribadito la sua posizione: zelaya potrà fare rientro nel suo paese solo se il congresso dell'honduras sarà disposto a concedergli l'amnistia. nel frattempo micheletti ha accettato l'ipotesi, caldeggiata da washington, di una mediazione di arias.

 

Fin qui i fatti del giorno,senz’altro confortanti per il povero paese centroamericano. Le considerazioniperò non sono altrettanto confortanti. Infatti tutta la vicenda ha dimostrato:

  1.            che la OEA non è stata capace di contenere la sua componente “bolivariana” che ne ha egemonizzato e condizionato le scelte.
  2.        che in conseguenza a questa egemonia la OEA ha perduto una grande occasione per dimostrare la sua capacità di intervenire e risolvere le questioni tra i paesi membri senza ricorrere a “papà gringo”,ovvero all’odiato imperialista per alcuni o all’ingombrante vicino per altri.
  3.            che gli Stati Uniti di Obama sono veramente cambiati e se la OEA non ne prenderà rapidamente atto perderà molta della sua influenza. Non credo sia un caso se Fidel ha giudicato la OEA “serva degli imperialisti”.

A margine di tutto ciò, non posso fare a meno di segnalare come un morto in Honduras ha portato al ritiro di tutti gli ambasciatori da Tegucigalpa, ma la strage in Cina di almeno 156 oppositori al regime di Pechino non ha suscitato reazioni. La vita e i principi democratici non sono ovunque uguali, o almeno non lo sono se di mezzo ci sono dei “fondi sovrani” che investono e sostengono i paesi cosiddetti “industrializzati". Il povero Honduras si muore di fame e lo si può isolare, ma la Cina…. E se poi non copre più il 25% del debito americano e parte di quello europeo? Chi ci paga la pensione?

Alla prossima.

  


            

          

   

pubblicato da lucianoconsoli il 7/7/2009 alle 23:31
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tags: usa cina hillary clinton chavez cuba obama honduras

Dedicato ai fans di Chavez



Il sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, è al terzo giorno di uno sciopero della fame per protestare contro "lo smantellamento dei poteri regionali nel paese" da parte del governo centrale del presidente Hugo Chavez. Accompagnato da un gruppo di altre dodici persone, Ledezma sta portando avanti la misura di protesta nella sede dell' Organizzazione degli stati americani (OEA), chiedendo una missione della stessa OEA a Caracas.  I media locali hanno d'altra parte protestato oggi contro una riforma dei mezzi di comunicazione previsto dal governo di Chavez, che sta portando avanti una nuova normativa nel settore, regole che prevedono tra l'altro la revoca delle licenze di trasmissione per 285 radio e televisioni del paese. Allo studio a Caracas ci sarebbe inoltre una normativa per punire "delitti mediatici" quali la diffusione di notizie che possano "provocare angoscia o panico tra la popolazione". Qualche giorno fa migliaia di manifestanti sono scesi per le strade di Caracas per protestare contro la presunta intenzione della autorità di chiudere un canale tv privato, mentre in un'altra parte della città, altre migliaia di simpatizzanti del governo, hanno marciato  per protestare contro il "terrorismo mediatico" di alcuni giornali e canali Tv critici nei confronti di Chavez. (ANSA)


Il Direttore Generale dell'OEA, il cileno Insulza, così sollecito nell'accompagnare Zelaya a Tegucigalpa nell'improbabile missione di ritorno in Honduras, farebbe bene a porre anche quest'altro "golpe bianco" all'ordine del giorno dell'Organizzazione degli Stati Americani se non vuole passare alla storia come il signor "due pesi e due misure". E farebbero bene anche gli altri colleghi "Presidenti accompagnatori", così solleciti a rinnovare i principi della carta democratica interamericana a verificare se il Venezuela non la sta violando palesemente. Tralascio l'ormai consueto richiamo ai tanti Gianni Minà nostrani, così solerti a denunciare le violazioni degli "imperialisti" ma dimentichi di ciò che avviene nei paesi "bolivariani". Quel povero Bolivar si rivolterebbe nella tomba se vedesse cosa fanno in suo nome.

Per la cronaca: il nuovo Presidente di Panamà si è dichiarato disponibile a farsi mediatore per riallacciare i colloqui tra Zelaya e Micheletti in Honduras. Qualcuno che dimostra buon senso ancora si trova.


pubblicato da lucianoconsoli il 7/7/2009 alle 3:18
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Adesso parli la diplomazia

Il tentativo di Zelaya di rientrare nel suo Paese, come era facilmente prevedibile, fallito miseramente, irrigidendo le posizioni e lasciando sul campo la prima vittima di questo strano golpe, un giovane sostenitore di Zelaya di 19 anni. Fortunatamente non c'è stato quel bagno di sangue che la Conferenza Episcopale aveva previsto, ma la situazione potrebbe precipitare ogni ora che passa. Quello che oggi ci si augura è che Zelaya se ne stia da qualche parte tranquillo, ritessendo i rapporti con i suoi sostenitori nel Paese e collaborando per una soluzione pacifica, senza appellarsi a "Dio e al popolo" come ha fatto in questi giorni, anche perché Dio, o almeno i suoi rappresentanti in terra hanno già detto di non essere con lui e il popolo, al 60%, come dicono le statistiche più ottimistiche, lo ritiene responsabile di quello che sta succedendo. Tra l'altro se vuole veramente bene al suo "popolo" come dice, dovrebbe sapere che se si insiste sulle misure economiche come quella di interrompere le forniture di petrolio venezuelano, chi se la vedrà paggio sarà proprio il suo "popolo" e non il governo di fatto di Micheletti, che invece potrà contare su di un altro argomento contro di lui.
Dopo il ridicolo giro in aereo sui cieli dell'Honduras, Nicaragua e El Salvador di ben 4 Presidenti e due Direttori Generali, dell'ONU e della OEA, per "riaccompagnare" Zelaya, sarebbe bene che la diplomazia cominciasse a lavorare veramente, senza demagogia e senza nervosismo. Mentre ieri si chiudevano i cieli dell'Honduras per Zelaya, Micheletti apriva un varco sul quale la diplomazia deve entrare subito. Micheletti ha detto che se i candidati alle prossime elezioni, di tutti i partiti, lo richiedessero il Congresso potrebbe anticipare le elezioni Presidenziali, non aspettando il 29 novembre. In altre parole Micheletti sta offrendo alla OEA di indire subito i comizi elettorali per eleggere il nuovo Presidente e ristabilire la normale attività costituzionale del Paese centroamericano. Insulza ovviamente dovrebbe avviare colloqui riservati su questo terreno, chiedere garanzie ferree per il controllo di questa competizione elettorale e convincere Zelaya a sostenere questa ipotesi. La posizione di non trattare con Micheletti oramai non tiene più, vista la risoluzione della OEA che incarica Insulza di mantenere l'attività diplomatica per il ritorno alla democrazia.
pubblicato da lucianoconsoli il 6/7/2009 alle 16:24
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Il Canada rompe il fronte dell'OEA sull'Honduras

Alla riunione plenaria della OEA che si sta svolgendo a Washington, dopo l'informativa del Direttore Generale Insulza sul viaggio di ieri a Tegucigalpa, prima che il Presidente di turno sospendesse la seduta per dar tempo alle delegazioni di concordare una decisione, hanno preso la parola gli ambasciatori di Nicaragua e Canada. Il rappresentante del Nicaragua ha denunciato che il governo di Micheletti sta tentando di creare disordini all'arrivo di Zelaya nel Paese dando la responsabilità a Cuba, Venezuela e Nicaragua. L'ambasciatore ha proseguito dicendo che i tre Paesi non hanno nulla a che vedere con eventuali disordini e che la responsabilità sarà tutta dei golpisti di Micheletti. E' evidente che nei documenti consegnati ieri dalla Suprema Corte di Giustizia dell'Honduras al segretario Insulza così come nelle parole del Cardinale Rodriguez si fa riferimento alle eventuali responsabilità di questi tre Paesi prima della deportazione di Zelaya. Ma l'intervento dell'ambasciatore nicaraguense è suonata anche come un mettere le mani avanti se domani, al ritorno di Zelaya, scoppierà quel bagno di sangue che teme la Conferenza Episcopale. Subito dopo è intervenuto l'ambasciatore del Canada che dichiarandosi d'accordo per la sospensione dell'Honduras ha anche affermato che lo statuto della OEA prevede che continuino i rapporti diplomatici con il paese escluso, ma soprattutto ha affermato che la OEA deve riconoscere il contesto nel quale si è arrivati a questa situazione, alle presunte violazioni di Zelaya prima del golpe, e che quindi ritiene che sia necessario evitare per il momento il ritorno di Zelaya nel Paese, anche alla luce dei timori della Chiesa e dello stesso ambasciatore del Nicaragua che aveva parlato prima di lui.
Insomma, il Canada finalmente rompe il fronte unanime nella OEA e consiglia condanna al golpe ma di non insistere sulla verginità di Zelaya.
Mi sembra uno spiraglio di verità che potrebbe evitare il peggio al povero Honduras.
pubblicato da lucianoconsoli il 5/7/2009 alle 2:20
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tags: Honduras Nicaragua OEA Zelaya Insulza

La Chiesa dell'Honduras contro Zelaya



Colpo di scena in Honduras. Dopo la visita di ieri del Segretario Generale della OEA che aveva incontrato anche le alte gerarchie cattoliche, pochi minuti fa la televisione nazionale ha trasmesso un comunicato della Conferenza Episcopale Hondurena che a firma del Cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga ha invitato la OEA a " prestare molta attenzione a quello che stava succedendo in Honduras" riaffermando il diritto del popolo hondureno a definire il proprio destino". Un chiaro riferimento al non riconoscimento della OEA del governo di Micheletti. Nel comunicato il Cardinale Moraviaga aggiunge che "la rimozione di Zelaya è avvenuta per colpa di alcuni Paesi stranieri che minacciavano la democrazia in Honduras" chiaro riferimento al Venezuela di Hugo Chavez. Alla fine del comunicato l'alto prelato si rivolge direttamente a Zelaya, invitandolo a "non precipitare il Paese, con il suo ritorno, in un bagno di sangue" ricordando che fino ad oggi, da domenica scorsa, non c'è stato neanche un morto. Il comunicato della Conferenza Episcopale entra pesantemente nel gioco politico diplomatico di queste ore. Adesso la OEA, riunita per decidere le misure da adottare, si trova un'altra grande patata bollente sul tavolo. Non è solo la Corte Suprema di Giustizia, il Congresso e tutti gli organi costituzionali dell'Honduras a sostenere che Zelaya stava attuando un golpe nel Paese con l'aiuto di forze straniere, ma anche la Chiesa lo conferma a chiare lettere. 
C'è poi un altro cavillo giuridico non di poco conto per la OEA. Non avendo riconosciuto il governo di Micheletti, se la OEA oggi esclude l'Honduras di fatto sta escludendo Zelaya. Quindi diventa difficile che si possa sostenere il suo ritorno a Tegucigalpa con altri presidenti perchè rappresenterebbe una chiara violazione del diritto internazionale. Se infatti l'Honduras non farà più parte della OEA questa non potrà più esercitare alcun diritto sul Paese, ne tantomeno entrarvi se non invitati.
Credo proprio che sia giunto il momento che Lula scenda in campo per spostare gli equilibri della OEa fino ad ora egemonizzati da Chavez e che l'ONU faccia altrettanto.
Staremo a vedere.
pubblicato da lucianoconsoli il 4/7/2009 alle 20:15
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Venti di guerra in Honduras

Lo spazio per la diplomazia si sta restringendo ogni ora che passa e cresce la tensione e le parole di guerra in Honduras. Ieri la missione del Direttore Generale della OEA a tegucigalpa non ha portato a risultati. Insulza si è incontrato con le gerarchie della Chiesa cattolica e della Suprema Corte di giustizia, oltre ad esponenti delle organizzazioni dei contadini e dei lavoratori hondureni. L'unica cosa che ha riportato indietro Insulza è stata una valanga di documenti che dovrebbero dimostrare i delitti contro la Costituzione perpetrati dal Presidente Zelaya. Poche ore dopo la visita del Direttore della OEA il governo di fatto di Micheletti ha annunciato di uscire dalla Organizzazione degli Stati Americani perchè "la OEA è una organizzazione di Stati indipendenti e non una Corte di Giustizia". Questa mattina probabilmente la OEA deciderà di espellere l'Honduras e Micheletti ha anticipato questa decisione, cambiando anche 10 ambasciatori, tra cui quello all'ONU. Mentre a Tegucigalpa continuano le manifestazioni pro e contro Zelaya, per fortuna senza incidenti, nella notte sono esplose alcune granate contro locali pubblici del governo, Chavez ha annunciato che se necessario mobiliterà il suo esercito per accompagnare Zelaya in Honduras e il Presidente dell'Ecuador, Correa ha dichiarato che accompagnerà Zelaya e "se necessario l'Honduras è un buon posto per morire". Mentre la Chavista Telesur continua a trasmettere in diretta così come la CNN e altre tv internazionali, molti analisti si chiedono fino a quando l'ONU lascerà che quello che sta succedendo in Honduras possa restare un caso "privato" tra Honduras e la OEA. Risulta infatti evidente che la OEA ha fallito nella sua azione diplomatica e i venti di guerra si fanno pericolosamente vicini. L'unica possibilità per la OEA riunita questa mattina è quella di convincere Zelaya a non insistere con il suo ritorno in Honduras, deliberare l'esclusione dell'Honduras dall'organizzazione ma non interrompere i tentativi di dialogo, convincendo magari il governo di Micheletti a convocare subito le elezioni Presidenziali sotto lo stretto controllo degli osservatori internazionali. Se Zelaya invece insiste a ritornare, sarà la guerra civile.
pubblicato da lucianoconsoli il 4/7/2009 alle 18:31
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