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La scelta dei tempi

Da lontano, circa 9000 chilometri, la politica italiana si vede come da un binocolo rivoltato, piccola piccola, come realmente è. Veltroni conferma le sue dimissioni. Bene, meglio tardi che mai. Se fossi stato in lui lo avrei fatto subito dopo le scorse elezioni, ci sarebbe stato tutto il tempo per discutere della sconfitta ( che non è certo colpa di Veltroni solamente) eleggere un nuovo segretario e un gruppo dirigente, organizzare il partito ed essere pronti per questa tornata elettorale. Ma Walter non ha voluto farlo, anche se ha sempre parlato di stile americano e non si è mai visto negli USA un leader che perde e continua come niente fosse. Poi poteva farlo alla fine dello scorso anno, quando alla Convenzione del PD la sua direzione dovette prenedre atto delle numerose critiche. Anche allora niente. E in questi mesi di segnali ce ne sono stati eccome. Non mi interessa sapere perchè lo ha fatto ora. Mi sembra il momento piu sbagliato. Un comandante in capo non lascia nel mezzo di una battaglia. Ha avuto mesi per lasciare e non l'ha fatto e sinceramente mi sembra irresponsabile farlo ora. Ma va bene così. Non sarà certo una Caporetto o un 8 settembre. Se questo partito ha ancora un motivo per esistere potrebbe essere il momento buono per dimostrarlo. Almeno cosi lo vivo da lontano.

Pubblicato il 18/2/2009 alle 0.0 nella rubrica Povera Italia.

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