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Il Cardinale e il suo alunno

" Siamo un Paese piccolo ma un Paese sovrano. Da quando venne Chavez a insultarci nel mese di agosto del 2008, questo signore sta tentando di mettere le sue mani sul nostro Paese" Con queste dure parole il Cardinal Oscar Andres Rodriguez Mariadaga, Presidente della Conferenza Episcopale dell'Honduras torna sulle ultime vicende del suo Paese. In una intervista rilasciata alla CNN en espanol l'alto prelato racconta molti particolari precedenti alla destituzione di Zelaya. " Il Presidente Zelaya è un mio amico, fu mio alunno, e mi ha molto addolorato tutto quello che è successo perchè l'11 di giugno scorso siamo stati tre ore e mezzo a parlare. Zelaya venne a trovarmi nella mia casa presso la Conferenza Episcopale e parlammo con grande chiarezza di tutti i problemi e mi sembrava che avesse capito che non doveva insistere con la sua clausola, che era in violazione della Costituzione". Il Cardinale aggiunge che anche Zelaya sapeva che insistendo nella proposta di  modifica dell'art. 239 della Costituzione della Repubblica " cessava immediatamente dal suo incarico e resta inabilitato per dieci anni dall'esercizio di tutte le funzioni pubbliche ("Quien proponga la reforma' de este Artículo, 'cesa de inmediato en el desempeño de su cargo y queda inhabilitado por diez años para el ejercicio de toda función pública"). Pertanto, aggiunge il Cardinale, Zelaya quando fu catturato non era più il Presidente della Repubblica. Ma la parte più dura dell'intervista Oscar Andres Rodriguez la dedica a Hugo Chavez, Presidente del Venezuela: " Desidero approfittare di questa occasione che mi offre con questa intervista per rigettare l'ingerenza del Presidente del Venezuela. Siamo un Paese piccolo ma un Paese sovrano. Da quando venne Chavez a insultarci nel mese di agosto del 2008, (per l'adesione dell'Honduras all'ALBA, l'alleanza Bolivariana) questo signore sta tentando di mettere le sue mani sul nostro Paese. Che ci lasci in pace. che si dedichi a governare il suo di Paese e basta".

Mi sembra abbastanza chiaro a questo punto che Zelaya abbia voluto forzare la situazione contando sull'appoggio di Chavez e dell'ALBA, cosa questa ben conosciuta dagli altri Paesi della OEA, tanto da emettere una risoluzione molto preoccupata appena tre giorni prima di quella famosa domenica 28 giugno e che lo stesso Zelaya abbia infranto il dettato Costituzionale. Mi sembra altrettanto chiaro però che nessuno ancora ci spiega perché i poteri costituzionali non hanno arrestato Zelaya invece di deportarlo, infrangendo anch'essi un articolo della Costituzione e più precisamente l'art. 102 che impone che "nessun hondureno potrà essere espatriato ne trasferito in uno Stato straniero" ("Ningún hondureño podrá ser expatriado ni entregado a un Estado extranjero").

Per tali ragioni, la OEA doveva da subito avviare una riconciliazione costituzionale tra le due parti, entrambe illegali, e per tale ragione che fin dall'inizio avevo parlato di due golpe e non di uno soltanto. Ho l'impressione che Micheletti abbia capito e si stia disponendo a trattare. Non altrettanto ben disposto mi sembra Zelaya che continua a parlare di "reintegro senza condizioni nelle sue funzioni di Presidente della Repubblica". Ma il premio Nobel per la Pace Oscar Arias queste cose le conosce bene e sono certo che saprà far meglio della OEA.

Alla prossima.


 

 


    

Pubblicato il 8/7/2009 alle 17.45 nella rubrica Mi casa es tu casa.

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