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Honduras: scende in campo Lula

Manuel Zelaya, il deposto Presidente dell'Honduras, da qualche ora è nell'ambasciata del Brasile di Tegucigalpa. Appena si è diffusa la notizia i suoi sostenitori si sono riuniti fuori dell'ambasciata e sono stati dispersi dalla polizia con cariche e lancio di lacrimogeni. Il presidente pro-tempore Roberto Micheletti ha chiesto al Brasile la consegna di Zelaya che è stato accusato di numerosi reati contro la Costituzione. Hillary Clinton e Barroso a nome dell'Unione Europea hanno invocato "una soluzione negoziata dell'attuale situazione di crisi in Honduras". Il Presidente brasiliano Lula ha invece dichiarato che "non possiamo accettare che qualcuno che crede di avere il diritto di rimuovere dall'incarico una persona eletta democraticamente possa mettere al suo posto una persona che ritiene di essere migliore" e subito dopo ha aggiunto che "Brasile e Stati Uniti debbono lavorare insieme a favore della democrazia in America Latina".

Fin qui i fatti e le dichiarazioni. Ora proviamo a capirci qualcosa. La prima domanda è che cosa ci stava a fare Zelaya in Honduras? Si, perchè dopo il balletto estivo di Zelaya alla frontiera con il Nicaragua, o i voli aerei nel cielo di Tegucigalpa, tutto il mondo aveva sconsigliato il presidente a riprovarci. Sembra invece che da tre giorni fosse clandestinamente entrato in Honduras e quando se l'è vista brutta si è rifugiato nell'ambasciata brasiliana. A questo punto le domande si moltiplicano. Chi sapeva del suo ingresso? Possibile che la Cia non ne fosse informata? O che Zelaya non avesse detto a nessuno della sua intenzione? Possibile certo ma non probabile. Ma la domanda più importante viene adesso. Perchè ha scelto il Brasile? ovvero il paese latino americano più cauto su tutta la faccenda e più vicino agli Stati Uniti? E non venitemi a dire perchè i suoi "amici bolivariani" hanno chiuso le ambasciate perchè non è vero, anzi continuano imperterriti a finanziare i movimenti pro Zelaya e a mestare nel fango del povero paese centro americano. Ho fatto qualche telefonata in giro per il sud america ai miei amici ben informati e la sensazione prevalente è che questa operazione è la prima vera scesa in campo dell'asse Lula-Obama. A risolvere il caso Honduras ci aveva provato l'organizzazione degli Stati Americani, ma l'influenza di Chavez è ancora talmente forte che ha reso impotente ogni tentativo e ha manifestatamente dimostrato che questi organismi, così come sono oggi, non sono in grado di gestire crisi complesse come quella honduregna. A questo punto Lula e Obama hanno stretto un patto " per lavorare insieme a favore della democrazia in America Latina" come ha dichiarato Lula e hanno fatto rientrare Zelaya e se lo tengono stretto e sotto controllo nell'ambasciata. La prova del nove di questa ipotesi l'avremo nei prossimi giorni. Zelaya è ancora il Presidente legittimo, è nel suo paese e può quindi emanare ordini e disposizioni, prima tra tutte quella di indire nuove elezioni. Micheletti lo ha già fatto, per il prossimo novembre, ma l'esito di tale competizione non sarebbe potuta essere riconosciuta dal mondo esterno. Ma elezioni indette dal Presidente legittimo nessuno potrebbe contestarle. Certo, mi rendo conto che sembra una pantomima, ma a volte le apparenze in diplomazia contano più dei fatti. Staremo a vedere.

Pubblicato il 22/9/2009 alle 16.28 nella rubrica Mi casa es tu casa.

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