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Haiti

questo di Granellini mi sembra il miglior pezzo di oggi.


 “Scossa di coscienza ”

Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremotodi Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com'era la vitanell'isola, fino all'altro ieri. Ho appreso che l'ottanta per cento deglihaitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta percento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Chel'aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge(raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezzapressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Masoprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre dellaloro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamodilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti aselezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno diriflettere sull'incongruenza di una situazione che - complice la potenzaevocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto idetriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che avevatrascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così miviene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza deglihaitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del generepossa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioniallucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loromorire”

 

MassimoGranellini (La Stampa del 15 gennaio 2010)

Pubblicato il 15/1/2010 alle 16.48 nella rubrica Arabesque.

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